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"La mafia uccide, il silenzio pure."

La rotta dei poeti

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Giovanni Impastato: Disobbedienza civile e globalizzazione

 

foto giovanni

 

Ieri 23 Novembre un’ importante iniziativa-convegno presso il bene confiscato ex casa Badalamenti sul tema della disobbedienza civile, dedicata alle esperienze di Rimaflow, Riace e del movimento No Muos. 

L’iniziativa è stata promossa da: Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Ass.ne Peppino Impastato, Fuori Mercato, Contadinazioni, No Muos, Associazione Radio Aut, Centro Studi Giuseppe Impastato, Rete 100 Passi, Ass.ne Asadin, Cooperativa Libera-mente Cinisi.

 

Riportiamo la relazione introduttiva di Giovanni Impastato. Anche se molto impegnativa e lunga vi invitiamo a leggerla e a dare un contributo per aprire un dibattito sui temi trattati.

 

 

Disobbedienza civile e globalizzazione

 

"In questo periodo si sono intensificate forme di repressione, intimidazione ed ingerenza da parte dei Poteri, non solo nei confronti di quelle singole persone che hanno portato e portano avanti un impegno per i diritti umani, contro la mafia, per la libertà e la giustizia sociale, finalizzato al cambiamento della nostra società, ma soprattutto verso quei movimenti che hanno tentato di difendere i territori da speculazioni, devastazioni ambientali e malaffari. Esempi di questo sono il movimento No Tav, No Tap, No Muos, il progetto di Mimmo Lucano a Riace che, oltre ad un innovativo sistema di accoglienza, ha anche dato vita ad un modello sociale ed economico alternativo, e poi la cooperativa sociale Rimaflow che ha tentato di riqualificare una fabbrica destinata alla chiusura creando una “Cittadella dell’altra economia”. Altri casi emblematici della violenza repressiva di Stato sono le dolorose vicende che hanno colpito Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi e le rispettive famiglie. Da non dimenticare è anche il caso di Giulio Regeni, il giovane ricercatore ucciso in Egitto, che ancora attende verità e giustizia. Il nostro ricordo va anche a Vittorio Arrigoni, attivista, pacifista e reporter, rapito e ucciso a Gaza da un gruppo terrorista dell'area jihādista salafita a cui le istituzioni italiane non hanno dato nessun riconoscimento pubblico.

 

Tutti gli attacchi subiti ci fanno comprendere che il potere costituito non accetta di essere messo in discussione e la fa pagare a chi si oppone e si ribella in maniera concreta, con denunce, con progetti politici e con programmi che possono mettere in difficoltà lo stesso potere.

 

La storia degli ultimi anni ci insegna molto bene tutto questo. Una storia che riguarda i movimenti di protesta nati alla fine degli anni ’90 ed inizi del ‘2000 che sono stati brutalmente cancellati con l’intento di scoraggiare ogni possibile tentativo di costruire un’alternativa al sistema dominante. Le speranze nate a Seattle, dove cominciava il suo percorso il variegato movimento no global, vengono spente a Genova dalla violenza repressiva dello Stato che distruggerà le potenzialità di questo movimento e colpirà un’intera generazione di cui cancellerà sogni e speranze.

 

Nel novembre del 1999 a Seattle iniziano i lavori del WTO (World Trade Organization, Organizzazione Mondiale per il Commercio), i potenti del mondo si riunivano per discutere la liberalizzazione del mercato, la deregulation, i nuovi accordi commerciali globali e le questioni climatiche, guardando solo alle dinamiche economiche del mercato mondiale, senza pensare alle conseguenze sociali e politiche delle loro decisioni. I governi di tutto il mondo abbracciano la fede nel libero-mercato, e nei “valori americani” della libera competizione e dell’individualismo già predicati fin dagli anni ottanta da Reagan. Nasce quello che può essere definito un nuovo totalitarismo, come scrive Ignacio Ramonet è “quello dei regimi globalitari fondati sui dogmi della globalizzazione e del pensiero unico, che non ammettono nessun’altra politica economica, subordinano i diritti sociali dei cittadini alla ragione competitiva e cedono ai mercati finanziari la direzione totale della società dominata.”. E’ quello che Toni Negri definirà un vero e proprio “Impero”, il mercato mondiale è infatti politicamente unificato intorno a quelli che da sempre sono stati considerati segni della sovranità: il potere militare, quello monetario e, infine, quello comunicativo, culturale e linguistico. Un ordinamento sovranazionale, mondiale, totale.”

 

Una grande reazione popolare dà vita al cosiddetto popolo di Seattle ed alla nascita del movimento NO global. Un movimento che, operando al di fuori della classica organizzazione partitica o sindacale, sfrutta al meglio la struttura del sistema di comunicazione globale e grazie a internet si espanderà geograficamente come non era mai avvenuto prima. Associazioni eterogenee e molto lontane tra loro si uniranno contro le guerre e contro le politiche dei potenti che guardavano solo al capitale e non al lavoro: il mondo cristiano, i partiti comunisti, i movimenti per i diritti umani, gli ambientalisti, i movimenti civili, gli anarchici e tutto il mondo anticapitalistico proveniente dai movimenti del ‘900. Il grande obiettivo comune era mettere un freno al potere del capitale finanziario globale. Scrive James O’ Connor: “Il movimento metterà a nudo il capitale globale evidenziandone le conseguenze negative sui mercati finanziari, la riduzione dei posti di lavoro, la distruzione della terra e delle altre risorse”. Erano movimenti che condannavano anche la violenza ed il militarismo quali strumenti della risoluzione dei conflitti e denunciavano il commercio di armi, la crescita delle spese militari e la crescente repressione nei confronti degli attivisti che si opponevano a tutto questo Sistema.

 

Dopo le proteste di Seattle, il movimento organizzò il primo World Social Forum, un controvertice organizzato a Porto Alegre in Brasile in contemporanea con il vertice del WTO che si teneva a Davos. Porto Alegre era un comune guidato dal Partito dei Lavoratori brasiliano, divenne simbolo di un modo diverso di concepire la globalizzazione, al WSF si incontravano decine di migliaia di persone provenienti da più di cento Paesi. L’intento era quello di costruire “un’ampia alleanza a partire dalle lotte e dalla resistenza a un sistema fondato sul patriarcato, il razzismo e la violenza, che privilegia gli interessi del capitale sui bisogni e le aspirazioni dei popoli”. 

 

Nell’aprile del 2000 in occasione del G7 di Washington, il movimento organizza manifestazioni che bloccano la città della Casa Bianca, a Praga nel settembre dello stesso anno il movimento scende in piazza contro un incontro della Banca Mondiale, a Montreal in ottobre si tiene l’incontro dei ministri delle finanze dei banchieri centrali dei 20 paesi più industrializzati del mondo, anche qui il movimento organizza manifestazioni e proteste,  a dicembre durante il Consiglio Europeo a Nizza il movimento scende ancora in piazza. Ad ogni riunione dei potenti, i no-global si organizzano per manifestare che un’altra idea di mondo esiste, lo slogan è “Un altro mondo è possibile”. 

 

I potenti cominciavano a temere questo esperimento di protesta e di elaborazione economica, politica e sociale. 

 

Sarà in Italia che verrà attuato il massimo grado di repressione. Il primo momento è nel Marzo 2001 a Napoli, in occasione del Global Forum. Scendere in piazza non era scontato, c’era ancora al governo il centrosinistra. I manifestanti vengono caricati duramente dalla polizia, alla caserma Raniero le violenze continuano e la democrazia quel giorno viene letteralmente sospesa.

 

La violenza raggiunge il culmine nel luglio 2001 a Genova. Il nuovo governo di centrodestra si era appena insediato nel mese di giugno. A Genova si riuniva il G8, la città per questa occasione si riempie di manifestanti provenienti da tutto il mondo. Genova viene militarizzata. Le forze dell’ordine colpiscono con una violenza cieca i tanti manifestanti pacifici riuniti in un grande corteo, invece i black block sono liberi di devastare la città. Mentre i potenti del mondo si riuniscono nei loro palazzi, si sperimenta una follia istituzionale, organizzata e mirata. Il 20 luglio durante gli scontri viene ucciso Carlo Giuliani, un giovane anarchico, che muore per il colpo di un proiettile sparato da un carabiniere. La repressione continua anche nella scuola Diaz dove i manifestanti dormivano e alla caserma di Bolzaneto. Nel 2012 la sentenza della Cassazione condannerà i vertici della polizia coinvolti in questa carneficina. Tuttavia dopo quel tragico luglio del 2001 è stato molto più difficile protestare o costruire un’alternativa a quel sistema economico globale che si è poi dimostrato fallimentare. Come infatti avevano previsto i movimenti no global, nel 2008 il capitalismo mondiale imploderà, avverrà il fallimento della quarta banca d'investimenti degli Usa, a dare la misura dell’immediato choc finanziario sarà il repentino crollo delle Borse, dagli Usa la crisi si sposterà velocemente in Europa. Questa grandissima crisi economica, non ancora superata, dimostrerà la fallacità delle politiche neoliberiste, del capitalismo selvaggio e del mercato globale finanziario. 

 

Nell’ambito della discussione riguardante la globalizzazione, bisogna affrontare oltre la questione del mercato così detto “legale”, anche l’esistenza di un mercato “illegale” ed analizzare la relazione tra globalizzazione e mafia.  Secondo l’analisi di Umberto Santino in “Breve storia della mafia e dell’antimafia” nel capitolo intitolato proprio “Mafie e globalizzazione”, “la globalizzazione non è solo il prodotto del progresso tecnologico e non riguarda soltanto l’economia”, ma “ha anche una matrice politica che si può riferire alla caduta del socialismo reale e all’espansione del modo di produzione capitalistico”. “Il mondo globalizzato non è però tutto omologato nel progresso, ma è solo il 20 % della popolazione ad usufruire delle ricchezze di questo sistema, il restante 80% vive nella povertà e nell’emarginazione. All’interno di questo quadro anche il crimine diventa transnazionale e globalizzato”. “Sono gli stessi processi di globalizzazione a produrre le condizioni che generano il crimine”. Per comprendere meglio è necessario partire dall’analisi del rapporto tra mafia e capitalismo. Scrive ancora Umberto Santino che in questo rapporto si possono distinguere tre fasi. Nella prima fase, che riguarda il passaggio dal feudalesimo al capitalismo, nascono organizzazioni mafiose laddove non si afferma il monopolio statale, un esempio è la mafia siciliana. Nei paesi a capitalismo maturo invece si trovano organizzazioni mafiose in presenza di determinate condizioni come l’immigrazione, il proibizionismo, le droghe. Infine, nel capitalismo globalizzato, la diffusione delle mafie si spiega con le opportunità offerte dagli stessi processi di globalizzazione. Molte aree del pianeta vengono tagliate fuori dalle logiche di mercato e per queste l’economia illegale è l’unica economia possibile o la più conveniente. Anche all’interno delle società più evolute aumentano le differenziazioni sociali, favorendo il ricorso all’accumulazione illegale. La crescita dell’economia finanziaria e speculativa si identifica con la globalizzazione stessa, il movimento giornaliero di capitali diventa sempre più alto ed in questo quadro è sempre più difficile distinguere i flussi legali da quelli illegali, proliferano i paradisi fiscali e nuove forme di circuitazione del denaro, i così detti futures, derivati, etc.”

 

Abbiamo sopra accennato a cosa succederà nel 2008 a causa dei derivati e dei fondi a rischio: il crac di Lehman Brothers, la crisi della finanza sregolata che causerà il tracollo economico peggiore della storia moderna con più di settanta paesi del mondo finiti in recessione.

 

Tornando al 2000, leggiamo sempre in “Breve storia della mafia e dell’antimafia” di Santino, nel mese di dicembre a Palermo si è svolta una conferenza delle Nazioni Unite che ha varato una convenzione sul crimine transnazionale, in contemporanea alcune associazioni e centri studi, tra cui il Centro Impastato, hanno svolto un seminario internazionale su “I crimini della globalizzazione”. Secondo alcune stime il traffico di droghe è la maggior fonte di guadagno mondiale per le organizzazioni criminali, segue il traffico di armi, le “ecomafie” (abusivismo edilizio, traffico di rifiuti ed il mercato dei “nuovi schiavi”.

A Cinisi nel 2002 sul modello dei social forum e sulla base della relazione, appena analizzata, tra globalizzazione e mafie, nasce il Forum Sociale Antimafia dedicato a Peppino Impastato, una delle più longeve esperienze di questo tipo, che si protrarrà fino al 2013. A dare vita al Forum Sociale furono la famiglia Impastato, l'Associazione Peppino Impastato, il Centro di Documentazione Antimafia Giuseppe Impastato e l'Associazione Radio Aut.

 

Si erano appena conclusi i processi contro i mafiosi incriminati come mandanti dell’omicidio di Peppino. Il 10 Marzo del 2001 veniva condannato il mafioso Vito Palazzolo e sempre a Marzo si concludeva il processo contro il capomafia Gaetano Badalamenti. La commissione parlamentare antimafia nel dicembre del 2000 aveva approvato una relazione in cui si diceva che alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine e della magistratura avevano depistato le indagini avallando la montatura orchestrata dai mafiosi che volevano far passare Peppino per terrorista e suicida.

Era il ventiquattresimo anniversario dell’assassinio di Peppino Impastato, il Forum volendo unire Cinisi a Genova organizza un incontro storico tra mamma Felicia e Heidi Giuliani. Felicia da allora diventa punto di riferimento costante della resistenza antimafia, l’ANPI la definisce Partigiana Antimafia. 

Il Forum diventa un luogo di confronto e di iniziativa unitaria, elaborando un progetto di riflessione e di lotta “contro la globalizzazione neoliberista, contro la guerra e il terrorismo, contro i processi di finanziarizzazione e di emarginazione che portano al proliferare delle mafie a livello locale ed internazionale, per l’affermazione dei diritti fondamentali e per un’autentica partecipazione democratica”. La proposta del Forum nasceva dall’esperienza di varie realtà impegnate in attività socio-culturali, nell’impegno per la pace, dai centri sociali e associazioni di immigrati che cercavano di riappropriarsi degli spazi territoriali, sottraendoli al dominio mafioso. 

 

Questa significativa esperienza si è prolungata per molti anni subendo poi i colpi della disgregazione politica e sociale e la crisi della sinistra. I movimenti sono stati altalenanti e divisi, la repressione ha avuto effetti sociali, mediatici e psicologici molto forti.

 

Mentre i movimenti sul piano locale, nazionale ed internazionale hanno subito questo forte arresto ed una crisi sempre più profonda, possiamo però affermare con molto orgoglio che la figura di Peppino, militante comunista, ha continuato ad essere un importante punto di riferimento di quello che è rimasto della sinistra e di tutti quelli che da diverse realtà e provenienze si battono per la giustizia e la libertà, un punto di riferimento che cresce ed emerge sempre più. Questo è avvenuto grazie ad un incessante lavoro ed impegno di Casa Memoria e del Centro Impastato, che hanno resistito difronte alle grandi difficoltà ed anzi hanno rilanciato la loro attività valorizzando una nuova generazione che non ha conosciuto Peppino, ma che ha continuato a portarne avanti i valori e gli ideali, tenendo aperta la casa di Felicia anche dopo la sua morte nel 2004, continuando, secondo la sua volontà, ad incontrare ogni giorno migliaia di persone provenienti da tutto il mondo. Una delle ultime iniziative è il No Mafia Memorial ideato dal Centro Impastato, che avrà sede a Palermo e che diventerà un luogo di memoria con l’obiettivo di far conoscere la vera storia della mafia e dell’antimafia. 

 

Come Casa Memoria abbiamo svolto un impegno sociale ed educativo che ha coinvolto principalmente le scuole.  Siamo stati a fianco di tutte le realtà che si battono per i diritti negati. Questo è stato il tema principale del trentanovesimo e del quarantesimo anniversario dell’uccisione di Peppino.

Ci siamo impegnati insieme ad altre associazioni e realtà del territorio anche per il caso riguardante l’attivista di Partinico Emiliano Puleo che Il 7 luglio 2017, durante il G20 ad Amburgo, è stato ingiustamente recluso nel carcere Billwerder insieme ad altri quattro ragazzi italiani: Alessandro Rapisarda, Riccardo Lupano, Orazio Sciuto e l’appena diciottenne Fabio Vettorel. Emiliano si era recato dove si riuniva il G20, per esprimere il proprio dissenso contro le politiche internazionali. E’ stato arrestato, non durante i tumulti, ma mentre si incamminava per fare ritorno nell’ostello in cui alloggiava. Le prove per il suo arresto erano inconsistenti. Dopo tre mesi di carcere in Germania il 4 ottobre Emiliano è stato liberato. Dal balcone di Casa Memoria abbiamo esposto lo striscione per Emiliano, mettendolo insieme a quello in solidarietà di Giulio Regeni. Successivamente abbiamo esposto lo striscione  a Terrasini durante la presentazione del libro Oltre i cento passi in presenza di Vauro che ha poi realizzato una vignetta per Emiliano.

 

Al 40° è stato realizzato un corteo con più di diecimila persone che si riconoscono ancora nelle idee di Peppino e che si battono per i diritti umani. Abbiamo avuto uncollegamento in diretta con la famiglia Regeni e speriamo, nel prossimo 9 Maggio di avere con noi questa famiglia che lotta per la verità riguardo il proprio figlio ucciso in Egitto, ed anche la presenza della famiglia Cucchi e Aldrovandi con cui siamo stati da sempre vicini e solidali. Vogliamo costruire insieme a tutte queste persone e realtà di lotta una grande manifestazione contro le mafie, contro il fascismo e contro la repressione. Continuando a coinvolgere il mondo delle scuole a cui è fondamentale trasmettere queste idee.

 

Oggi che la repressione si sta intensificando e colpisce sempre più duramente chi cerca di costruire alternative, spazi ed esperimenti di libertà, da Cinisi ricominciamo un percorso di impegno unitario e collettivo, propositivo e dal basso che riprenda e non disperda queste energie.

Abbiamo dato solidarietà a Mimmo Lucano, invitandolo a Cinisi nella sede di Radio Aut e con varie iniziative tra cui invitare i Sindaci del territorio a gemellarsi con Riace. Stiamo sostenendo Turi Vaccaro pacifista incarcerato per le sue azioni di disobbedienza civile contro il Muos, abbiamo dato solidarietà a Massimo Lettieri, presidente della cooperativa Rimaflow, arrestato a luglio ed attualmente agli arresti domiciliari, coinvolto riteniamo ingiustamente in un’inchiesta per un traffico illecito di rifiuti, probabilmente un pretesto per bloccare un’esperienza nata dal basso. 

 

Ci riuniamo oggi per riflettere insieme e solidarizzare con chi è direttamente colpito dalla nuova repressione, bisogna reagire a un clima che si sta facendo sempre più teso. Elementi che sembravano ormai acquisiti, come l’antifascismo sono nuovamente messi in discussione dall’emergere di nuovi e vecchi fascismi. Riteniamo che sia per questo fondamentale ripartire dai valori costituzionali e dell’antifascismo. 

Il governo sta cavalcando gli effetti della crisi economica e per creare consenso sta dando ai tanti che vivono una difficoltà sociale ed economica un capro espiatorio, gli immigrati. Il razzismo e l’odio sociale si stanno diffondendo, alimentati da scelte governative che con leggi e provvedimenti attaccano fortemente i più poveri del mondo e chi si batte per l’accoglienza, la solidarietà ed i diritti umani.

 

Ci teniamo a ribadire che la disobbedienza civile è uno strumento per opporsi a quelle leggi che negano i Diritti Universali dell’Uomo, ad iniziative politiche che vanno contro i principi della nostra Costituzione e che sono contro la democrazia e la libertà. 

La vera legalità, non è solo il rispetto delle leggi, ma soprattutto il rispetto della dignità umana e della giustizia sociale, è la capacità di alzare la testa, sapersi ribellare e lottare per i propri diritti, per la salvaguardia dell’ambiente, contro i soprusi dei potenti stando dalla parte degli ultimi del mondo, questo è quello che ci ha insegnato Peppino e questo è quello che continueremo a portare avanti."

 

 

 

 

 

Commenti   

+1 #4 Capolavoro politicoAntonio Catozzi 2018-11-27 23:07
Ciao Giovanni,ho letto attentamente la tua relazione.Non esagero affatto nel definirla un vero capolavoro.Mi hanno colpito tanti spunti e tantissime riflessioni,in particolare quella riguardo la disfatta della sinistra e contemporaneame nte la crescita e l'affermazione della figura di Peppino militante Comunista.Quest a cosa dovrebbe far riflettere quelle persone che hanno cancellato la vera cultura di sinistra nel nostro paese.La disobbedienza civile in questo momento e' importane e necessaria per l'affermazione dei valori e per la dignità umana.Mi hanno pure colpito i riferimenti storici che hai messo in evidenza in riferimento alle lotte sociali dei movimenti . Grazie per questo grande contributo.
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+1 #3 Buon gustoEnza Lipari 2018-11-25 21:21
Stupita dal tuo stile e dal buon gusto per come riesci a comunicare e trasmettere le emozioni,sempre più raro oggi incontrare persone come te.Per me è stato un momento importante averti conosciuto. A presto,ci vediamo a febbraio.
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+1 #2 Il senso della disobbedienzaFranca Rogiaro 2018-11-25 18:35
Il senso della disobbedienza:U n tuffo nella storia con una analisi precisa e puntuale.Un grande intervento raro ed appassionante.L a vera Sinistra dei grandi valori e della grande cultura.Grazie Giovanni,per sempre riconoscenti per il tuo coraggio e la tua tenacia.Ti voglio bene,tanto,tant issimo bene.
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+1 #1 Elogio della disobbedienzaLavinia Spalanca 2018-11-24 20:40
Ciò che si sta verificando in Italia è analogo a quanto accaduto in Germania negli anni ’30. Cavalcando il malessere dei tedeschi usciti dalla prima guerra mondiale, Hitler fonda sull’odio, sul sospetto dell’altro e la violenza il proprio sogno di dominio. Il bersaglio principale era l’ebreo, ma anche gli intellettuali non erano certo apprezzati, essendo l’espressione del libero dissenso. Nell’Italia di oggi, ancora prostata dalla crisi economica, il nemico numero uno è diventato il migrante, e chiunque affermi una visione alternativa a quella istituzionale. Ma il vero nemico, quello con cui dobbiamo fare i conti ogni giorno, c’è già, senza bisogno d’inventarcene uno. Ed è la mafia, in tutte le sue forme, soprattutto quelle legate al potere istituzionale. Obbedire a tutto questo significa farsi complici dell’illegalità legalizzata. Dunque disobbedire, in questa triste epoca storica, è un nostro assoluto dovere.
Lavinia Spalanca
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