silvia romano

A Silvia – Aisha Romano, donna libera

silvia romano

 

Il 9 Maggio, durante le iniziative online dedicate a Peppino Impastato, emozionati dalla grande partecipazione, ma tristi per il mancato corteo per l’isolamento dovuto al covid-19, virus che ha causato tanti morti, abbiamo appreso della liberazione di Silvia Romano. Abbiamo esultato sentendo questo giorno, per noi così importante, ancora più significativo.

Silvia Romano è una cooperante, si trovava in Kenya per la onlus Africa Milele, come educatrice per i bambini del poverissimo villaggio di Chakama, a circa 80 km da Nairobi. Diciotto mesi fa, il 20 novembre 2018, è stata rapita, prelevata con forza da un gruppo di uomini armati di fucili e machete. Dalle indagini sembra essere emerso che dopo il sequestro, sia stata trasferita in Somalia da un gruppo islamista legato al Al-Shabaab, che da anni controlla alcune parti del territorio somalo, compiendo attacchi terroristici. La cooperante, insieme ai sequestratori, ha dovuto affrontare un lungo e faticoso viaggio per superare il confine e raggiungere la Somalia. E’ stata poi spostata in almeno sei abitazioni diverse, perché i suoi carcerieri riuscivano ad anticipare le operazioni delle forze di sicurezza. Nel corso dell’interrogatorio, dopo la sua liberazione, Silvia ha detto di essere stata trattata bene, di non aver subito violenze fisiche e di essersi volontariamente convertita, dopo circa cinque mesi di reclusione, alla fede islamica, prendendo il nome Aisha. Ancora non si sa molto dell’operazione che ha portato alla liberazione, le trattative sarebbero cominciate molti mesi fa. Come riporta il Corriere della Sera, nel gennaio del 2020, i funzionari dell’Aise hanno ricevuto un video della ragazza in cui diceva di stare bene. Da quel momento, l’Aise, insieme alla polizia locale e ad alcuni agenti segreti turchi hanno avviato il negoziato per procedere alla liberazione.

Quello che riteniamo importante è che questa ragazza, che ha scelto di dedicarsi ai più poveri del mondo, sia stata salvata. Giorno 11 maggio abbiamo festeggiato vedendo Silvia atterrare all’aeroporto di Ciampino e ci siamo emozionati soprattutto per l’abbraccio con la sua famiglia.

Eppure non per tutti è stato così, non tutti hanno festeggiato questa liberazione.

Questo episodio ha messo in luce, per l’ennesima volta, lo stato del nostro Paese, il modo di trattare le notizie da parte di alcuni giornalisti, la strumentalizzazione che una certa politica fa della vita delle persone, come i social siano il megafono di un odio sempre più diffuso. Abbiamo assistito ad un livello di violenza verbale preoccupante, una superficialità e un senso di impunità nel diffamare, attaccare, insultare. Proprio per gli insulti e le frasi minacciose (anche di morte) rivolte a Silvia Romano sui social ed anche in un volantino ritrovato vicino casa sua, l’antiterrorismo milanese ha aperto un’indagine per minacce aggravate contro ignoti e la Prefettura di Milano sta valutando misure di protezione.

Siamo il Paese dove donne come Liliana Segre, vittima della Shoa e adesso anche Silvia Romano, cooperante di 25 anni rapita e liberata, ricevono insulti e minacce, c’è poco da sentirsi sereni.

L’attacco a Silvia Romano, che da ora vorremmo chiamare Aisha, perché è così che lei ha scelto, è stato su vari fronti: le è stata contestata la conversione all’Islam e che per salvarla sia stato pagato un riscatto, cosa di cui ancora non si ha certezza; sono solo scuse, questo comunque non sarebbe né il primo, né l’ultimo caso. Salvare una vita umana dovrebbe essere sempre una priorità.

Forse molti avrebbero preferito che non fosse mai tornata o che fosse tornata morta, che fosse stata costretta a convertirsi, che avesse subito violenze dai suoi carcerieri; forse avrebbero avuto considerazione, forse, perché, già prima del suo rilascio, gli odiatori di professione avevano cominciato ad insultarla per la sua scelta di volontariato all’estero, perché per queste persone e per la mentalità che rappresentano e diffondono, una “brava ragazza” non dovrebbe scegliere di andare in Africa, dovrebbe rimanere nel suo paese, a casa, a svolgere lavori “congeniali alle femmine” e farsi una famiglia “normale” e se proprio non potesse fare a meno di aiutare qualcuno, avrebbe dovuto pensare “solo agli italiani”. Nel momento in cui la sua scelta di donna libera e indipendente l’ha portata verso altre direzioni è scattata la sua condanna, come quella che colpisce molte donne minacciate ed uccise quotidianamente, con il silenzio o la complicità di una società ancora fortemente maschilista.

La scrittrice femminista Lea Melandri ha detto: “L’accanimento vergognoso su Silvia Romano dipende dal fatto che è giovane, è donna e pure volontaria”, “A un uomo nessuno avrebbe riservato questo trattamento ignobile. I vestiti, la religione, la gravidanza, il corpo. Le donne sono sempre state giudicate per questi aspetti della vita privata”.

Aisha è stata insultata facendo leva sul suo corpo, sulle sue scelte, attaccando la sfera interiore della fede, quella più intima dei sentimenti e della sessualità, tipico degli attacchi contro le donne. Le parole che le hanno rivolto politici, giornalisti e persone comuni sono irripetibili e vergognose, da “oca giuliva volontaria” ad altre più volgari.

Fa riflettere che ad altri rapiti di sesso maschile non sia stato riservato un simile accanimento; lo scorso anno sono stati tre gli italiani rapiti e liberati, due di loro convertiti all’islam, nessuno ne ha parlato. Evidentemente il suo essere donna ha segnato la differenza. La donna è additata come “poco di buono”, accusata di complicità con i sequestratori, violata per una seconda volta, costretta ad una nuova prigionia: chiudersi a casa per paura delle minacce dei suoi connazionali. Purtroppo il sessismo e la frustrazione di questa società che non sopporta le donne libere di scegliere la propria vita, la propria sessualità e addirittura la propria fede, non è affatto una novità, ma quando si svela con tanta evidenza, non può non farci pensare e reagire.

Si pensava che questo virus, le tante morti, l’isolamento, potessero portare ad una crescita di sensibilità, ad una riflessione personale e collettiva, ma non è così. La crescita non può avvenire spontaneamente e nemmeno perché siamo stati a casa da soli a pensare; la crescita avviene solo costruendo cultura e solidarietà, impegnandosi dal basso e tramite una riflessione comune, per il superamento di una società triste, oppressa, violenta, impregnata da logiche mafiose e maschiliste, verso una nuova rinascita ideale, sentimentale ed umana. Questo è il momento di ri-cominciare.

Evelin Costa

foto da internet

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luisa okok

Nel nome di Peppino ci sentiremo comunque uniti – Luisa Impastato

luisa okok

 

Il 9 maggio per noi è una data importante, da questo balcone di solito si vede il corso di Cinisi pieno di persone, venute a ricordare Peppino, molti dei quali sono ragazzi, ed è davvero incredibile, nonostante siano passati 42 anni, pensare a quanti di loro si ispirino a Peppino, che era un ragazzo anche lui, alla sua voglia di studiare, di impegnarsi, di lottare contro le logiche mafiose e far sentire la sua voce.

Questo è un 9 maggio sicuramente insolito, fa un certo effetto vedere questo corso vuoto, così come non nego che mi emoziona molto trovarmi di nuovo qui a Casa Memoria, perché Casa Memoria non è solo la casa dove ha vissuto mia nonna, in cui ho vissuto i miei momenti con lei, non è solo la casa di Peppino, ma oggi è custode della loro memoria, è un punto di incontro e di confronto democratico, un punto di partenza ma anche di arrivo. È un luogo collettivo, simbolo di una nuova coscienza antimafia, dove, come dice spesso mio padre, è passata l’Italia migliore, quella che si impegna, che crede ancora che si possa lottare per degli ideali, che crede che l’impegno antimafia sia anche sociale e culturale e che crede che fare memoria oggi, forse più di ieri, sia un forte strumento di resistenza. Casa memoria è l’eredita morale lasciataci da mia nonna Felicia, che non si è chiusa nel suo silenzio, tra le mura di questa casa , ma al contrario ha deciso di lasciare aperte le sue porte continuando da qui a ricordare Peppino.

E fa un certo effetto anche pensare che in questi mesi per la prima volta queste porte siano rimaste chiuse e per la prima volta dopo lunghi anni non abbiamo potuto onorare il nostro impegno, la continuità del percorso tracciato da mia nonna.

In questi mesi, infatti, qui dentro avremmo dovuto incontrare migliaia di persone, soprattutto studenti, così come le scuole sarebbero state anche al centro di questo 9 maggio, che avrebbe visto sfilare in corteo scuole arrivate da ogni parte d’Italia, da quella di Cinisi a moltissimi studenti provenienti tra l’altro da quelle che sono le cosiddette zone rosse, a cui da subito è andato il nostro pensiero.

I ragazzi continueranno ad essere al centro del nostro impegno, perché è da loro e con loro che si devono iniziare a costruire le basi per un radicale cambiamento, quei ragazzi che hanno dimostrato in questi mesi una grande capacità di pazienza e resistenza, continuando a impegnarsi e a studiare da casa.

Avevamo già iniziato a lavorare a questo 9 maggio da settimane, prima che partisse il lockdown, provando, come sempre, a contestualizzare le idee e le lotte di Peppino, che per altro sono sempre tremendamente attuali, nonostante siano passati 42 anni, e ad affrontare temi diversi, insieme alle realtà con cui condividiamo la nostra esperienza quotidiana, e partendo dalle urgenze sociali che coinvolgono il nostro presente che purtroppo l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo sta gravemente contribuendo ad alimentare e alle quali sarà necessario rispondere. La crisi economica colpirà le fasce più deboli in cui la criminalità organizzata tenterà di infiltrarsi, sostituendosi alle istituzioni, se non adotteranno misure adeguate, a causa dalla condizione di povertà a cui andranno incontro milioni di persone e in cui il distanziamento non sarà più solo quello interpersonale, ma sarà conseguenza delle disuguaglianze sociali.

Inoltre si corre il rischio che ad intercettare queste istanze possa essere chi sfrutta queste emergenze per interessi personali o peggio, chi fomenta rabbia, odio e intolleranza.

Anche per questo abbiamo pensato comunque di esserci, oggi.

In questi mesi, come molti, abbiamo perso persone a noi care, con cui avevamo condiviso percorsi e battaglie, abbiamo dovuto rinunciare alla nostra libertà individuale, alla collettività, all’aggregazione, ma abbiamo sentito comunque il dovere di essere presenti in qualche modo, oggi, utilizzando i social, non in sostituzione dei rapporti umani, ma veicolando contenuti ed idee: Peppino attraverso la radio, entrava dentro le casa di tante persone che non potevano andare nei comizi perché avevano paura della mafia, e noi oggi vogliamo entrare nelle case di quelle tante persone che non possono essere qui, a parlare di ciò che lui avrebbe voluto dire ancora oggi, parlare di antimafia e giustizia sociale, ecologia, libertà.

Perché riteniamo fondamentale continuare a dare voce e sostenere chi lotta con atti di solidarietà concreti e con l’impegno sociale e continuare ad onorare la memoria di chi come Peppino si è speso per una società libera dalle prevaricazioni e le prepotenze del sistema criminale mafioso.

Siamo dalla parte di chi in questi mesi ha curato gli altri, dai medici agli infermieri, dai professori agli studenti, dai volontari ed attivisti che hanno difeso il bene comune. Siamo dalla parte di chi ha difeso la vita e la natura, di chi è rimasto a casa, ma è rimasto umano. Siamo accanto ai familiari delle vittime di mafia, che in questi giorni hanno visto la possibilità che vengano messi ai domiciliari boss mafiosi che hanno ucciso i loro cari.

Vogliamo pensare a questo fermo a cui siamo costretti dalla pandemia, come un momento di pausa dalle vite e dai ritmi frenetici a cui eravamo abituati. È un momento di seria analisi e riflessione sulle priorità da cui ripartire, dalla difesa dei nostri bambini, dei nostri anziani, delle fasce meno protette, del diritto alla libertà, alla salute, al lavoro.

Forse è proprio la difficoltà di questo momento che rende necessario ricordare Peppino comunque oggi. E nonostante ci manchi la possibilità di aggregarci, più di assembrarci, sono certa che oggi, nel nome di Peppino ci sentiremo comunque uniti.

Luisa Impastato

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giovanni

Inizia il conto alla rovescia – di Giovanni Impastato

giovanni

 

Carissimi amici compagne e compagni. Non ci saremmo mai aspettati uno scenario del genere. Per tanti anni il 9 Maggio ha rappresentato e rappresenta tuttora un momento di memoria, di lotta e di riflessione.

Non a caso abbiamo insistito per essere presenti ed abbracciarvi in un modo diverso da come abbiamo fatto gli anni precedenti. Non abbiamo rinunciato ad affacciarci da questo balcone di Casa Memoria per salutarvi e ringraziarvi, perché noi siamo convinti che in questo momento ci siete vicini. Ci sono arrivati tantissimi contributi video che abbiamo pubblicato sulle nostre pagine social, sfruttato questi mezzi telematici per non disperderci e stare assieme in maniera virtuale. Ma il cuore di ognuno di noi ha continuato a battere sempre più forte per l’emozione. Abbiamo sentito il vostro affetto e il vostro calore in un momento difficile come questo.

Saluto tutte le realtà che sono state colpite terribilmente dal covid-19 e che dovevano essere presenti quest’anno cosi come lo sono sempre state in precedenza. La Val Brembana, la Val Seriana, Lodi, Bergamo, Brescia, Monza e Milano. Dal Piemonte Alpignano, Cuneo, Asti e Torino. Dall’Emilia Romagna Medicina, un comune in provincia di Bologna, considerata zona rossa, dove abbiamo organizzato una serie di importanti iniziative e tutto il resto d’Italia che ha sofferto.

Il nostro pensiero va alle decine di migliaia di morti, abbiamo perso nostri amici e punti di riferimento sempre presenti a Cinisi e che non rivedremo mai più.

Per questo motivo vogliamo fare una promessa: da domani in poi inizierà per noi il conto alla rovescia per arrivare al 9 Maggio 2021, con una carica ed un entusiasmo maggiore e con le motivazioni giuste per riconfermare il programma che non siamo riusciti a realizzare quest’anno. Rifaremo le nostre proposte affrontando argomenti come il lavoro, la comunicazione, l’impegno di lotta contro la mafia, il fascismo, il razzismo, i decreti sicurezza e tutto il resto. Con l’occasione voglio ringraziare gli ospiti che avevano accettato il nostro invito. Continueremo a portare avanti i nostri progetti con le scuole coinvolgendo gli insegnanti, i dirigenti scolastici e gli studenti. Un ringraziamento al MIUR, Ministero della pubblica istruzione.

Colgo l’occasione per annunciare che Casa Memoria nel rispetto delle regole sulla restrizione per il covid-19 aprirà il 18 Maggio. Nella speranza che tutto possa risolversi nel migliore dei modi vi invitiamo a venire e a sostenerci. Noi garantiremo le visite e l’accoglienza e continueremo a portare avanti le nostre iniziative con le idee e il coraggio di Peppino.

Voglio ringraziare tutte le realtà promotrici del 9 Maggio di quest’anno: Ass.ne Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Centro Impastato – No Mafia Memorial, Ass.ne Peppino Impastato, Rete Cento Passi, Cooperativa Sociale Libera-mente Onlus, FuoriMercato autogestione in movimento, Contadinazioni, Partinico Solidale, Ass.ne Fotografica Asadin, Ass.ne Radio Aut, Navarra Editore, Lab 90045, Ass.ne Musica e Cultura, Movimento Studentesco dei Picciotti, Movimento Studentesco dei Puma, A Sud. Ringrazio il Coordinamento Nazionale di Casa Memoria e tutte le Associazioni e realtà locale e Nazionali che ci hanno sostenuto inviandoci i contributi video.

Cerchiamo di non disperderci e mantenere la memoria storica e collettiva!

Giovanni Impastato

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peppino

9 Maggio 2020 online #distantimauniti

peppino

 

Ti invitiamo giorno 9 maggio a partire dalle 9 del mattino fino a sera a seguire il “9 Maggio 2020 online”,  sulla pagina Facebook di  Radio 100 Passi e la pagina fb di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

Stiamo ricevendo un grande affetto e tanta partecipazione, trasmetteremo ininterrottamente dalle 9:00 del mattino fino alla sera tantissimi video messaggi da tutta Italia, un coro di testimonianze di chi si impegna nei territori. Riflessioni, musica, poesia, teatro, in continuità con quello che Peppino ed i suoi compagni e compagne facevano al circolo Musica e Cultura ed alla Radio.

Vorremmo riabbracciarvi tutti, come ogni anno in corteo, ma sarà comunque un 9 maggio collettivo per rappresentare quel “Noi” di cui parlava Peppino.

In questo momento ci sentiamo vicini alle vittime di questo virus covid 19, con i medici e infermieri, con gli attivisti e volontari, con le vittime delle conseguenze economiche e psicologiche di questa situazione.

La nostra voce continuerà a farsi sentire “con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo” #distantimauniti

In questi giorni invitiamo tutti ad inserire il “motivo” dedicato a Peppino sul vostro profilo fb insieme ad una foto con un foglio con scritta una frase di Peppino o dedicata a lui.

http://www.facebook.com/profilepicframes/?selected_overlay_id=161340338587482

Vi invitiamo anche a vedere in anteprima il  video animazione  realizzato da Valentina Di Mercurio, giovane volontaria di #casamemoriaimpastato e studentessa del Liceo artistico di Palermo.

 

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melino lega

A Melino Imparato e ad Alessio Lega il premio “Musica e Cultura” in ricordo di Peppino Impastato

 

melino lega

 

Il premio “Musica e Cultura” è un riconoscimento istituito nel 2011 dalle associazioni “Casa memoria Felicia e Peppino Impastato”, “Musica e Cultura” e “Centro Impastato di Sanremo”, e viene consegnato il 9 maggio a Cinisi, alla fine del corteo che ogni anno, dal 1979, si svolge tra la sede storica di Radio Aut e la casa di Peppino Impastato e della madre Felicia.

“Musica e Cultura” è un riconoscimento assegnato agli artisti il cui percorso professionale e culturale si caratterizza per una forte componente di impegno etico e sociale, attraverso la promozione dell’uguaglianza, dell’internazionalismo, del pacifismo e della libertà. I valori fondativi di ogni vero rinnovamento sociale, politico e culturale.

Il premio prevede due riconoscimenti: all’artista che si è distinto per la migliore produzione dell’anno e all’artista che con il suo percorso ha contribuito ad alimentare e mantenere viva la memoria di Peppino Impastato. Nelle passate edizioni è stato assegnato a importanti musicisti come Roy Paci, Daniele Sepe, Têtes de Bois, Modena City Ramblers, Maurizio Capone e a personalità forti che con la loro attività hanno tracciato traiettorie di impegno in grado di segnare nel profondo la nostra società: don Andrea Gallo e la comunità di San Benedetto al porto di Genova, Ascanio Celestini, il vignettista Vauro, l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano.

L’edizione 2020 del “9 Maggio”, nelle intenzioni dei numerosi soggetti che da mesi lavorano alle iniziative che si sarebbero dovute svolgere sui territori di Cinisi e Terrasini, segnava marcatamente la necessità del ritorno alla riflessione profonda sui temi dell’impegno contro le mafie, della revisione critica del concetto di legalità, della necessità di tornare all’attività politica nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università, nei quartieri delle nostre città.

Purtroppo l’emergenza sanitaria e il conseguente lockdown ci obbligano, per la prima volta dalla barbara uccisione di Peppino, a svolgere parzialmente quanto era stato pianificato e in una forma solo virtuale: in streaming sui canali social di “Casa Memoria” e di “Rete 100 passi”.

Le motivazioni dei riconoscimenti a Imparato e Lega:

Ci affidiamo alle parole di Peppino e a quelle di Franco Scaldati, che col suo teatro ha direttamente contribuito alla formazione culturale dei giovani del circolo “Musica e Cultura”, per mettere in evidenza quanto i due artisti premiati quest’anno rappresentino per noi gli eredi più autentici di una tradizione culturale e artistica che vede negli sconfitti, nei diseredati, nei dimenticati del mondo, l’umanità portatrice del germe dell’alterità, della possibilità urgente di cambiamento:

«La bellezza è degli sconfitti. Il futuro non è dei vincitori, è di chi ha la capacità di vivere. E chi ha la capacità di vivere, di essere totalmente sé stesso, è inevitabilmente sconfitto. È qui il seme che crea e si traduce in futuro, vita: una sconfitta di straordinaria bellezza. Le facce degli sconfitti, le loro voci, continuano ad esistere. Sono i vincitori che non esisteranno più. Questo è il grande splendore dell’esistenza.» (Franco Scaldati)

«È una grande manifestazione popolare il cui significato si individua in due punti essenziali: condanna aperta dell’attuale classe dirigente per l’inefficienza ormai lungamente dimostrata nel risolvere i problemi più urgenti e vitali dell’isola: ferma volontà di rompere con un mondo e con una maniera di condurre la cosa pubblica, tutte cose che puzzano di marcio[…] La schiera dei marciatori, cui si aggiungono gruppi di gente, contadini, operai della valle del Belice, ha portato “pane e tumazzu” per fare colazione, durante le soste dell’estenuante marcia. Dai loro volti segnati dalle fatiche del lavoro e dalle lunghe sofferenze traspaiono fermezza e soddisfazione: uno stato d’animo davvero sorprendente per la gente di questa zona che conosce molto da vicino la prepotenza di certi personaggi, il “bavagghiu” alla bocca e la lupara”» (Giuseppe Impastato, reportage sulla marcia della protesta e della speranza organizzata da Danilo Dolci nel 1967)

I premiati:

Melino Imparato, attore, erede e custode dello spirito, della poetica e del metodo laboratoriale maturato in decenni di teatro insieme a Franco Scaldati, è oggi una delle voci più fiere e indomite del teatro italiano.

La dedizione con la quale prosegue il percorso poetico scaldatiano, verso un teatro “che sia portatore di poesia, poesia violenta, che chiede implicitamente un cammino più solidale fra gli uomini, senza guardarsi allo specchio, senza appagarsi di se stesso”, luogo di incontro fisico, palcoscenico e laboratorio dal quale restituire alla città di Palermo “lo smagliante sogno di quarant’anni di dolci lacrime e abbaglianti sorrisi, quarant’anni di stupori e di sgomenti, il cuore d’oro della città che veste di stracci”, fanno di Melino Imparato un presidio poetico imprescindibile affinché la città non perda irrimediabilmente la propria anima e la propria memoria.

Alessio Lega è un poeta, cantautore, scrittore e traduttore anarchico, uno dei massimi esperti della canzone politica mondiale. I suoi dischi offrono una corsia preferenziale a quanti vogliano conoscere, attraverso la forma canzone, le tematiche della poesia libertaria.

In tutta la produzione di Alessio Lega sorprende la capacità di raccontare storie, lotte e passioni. Le parole di Lega si “incarnano” e, una volta ascoltate, restano nella memoria, brani di una storia collettiva, inarrestabile e viva, che aspira a scuotere il nostro presente anestetizzato.

Il suo ultimo lavoro, “Nella corte dell’Arbat. Le canzoni di Bulat Okudžava”, è uno dei più bei dischi italiani degli ultimi anni.

Cinisi 2 Maggio 2020

per info: circolomusicaecultura@gmail.com 3356339850

foto Alessio Lega manuelgaribaldi

Alessio Lega

 

foto Melino Imparato

Melino Imparato

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1 Maggio 2020

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Quest’anno non possiamo essere a Portella della Ginestra o nelle piazze delle nostre città a lottare per i lavoratori, per i precari, per le vittime sul lavoro, per i cassintegrati, per i braccianti sfruttati, per i malpagati, per i disoccupati, per le persone che in questo periodo stanno subendo gli effetti indiretti della pandemia del covid-19, per chi soffre ancora di più la crisi economica ed anche per i medici ed infermieri che in questi giorni hanno perso la vita mentre svolgevano il loro lavoro di cura degli altri.

Non possiamo ricordare, nelle nostre terre bagnate di sangue, le vittime della strage di Portella della Ginestra che avvenne il Primo Maggio del 1947. In quell’anno migliaia di contadini e lavoratori si radunarono a Portella per lottare contro il latifondismo, per festeggiare il primo maggio e la recente vittoria del blocco del popolo alle elezioni regionali, subito dopo la fine del regime fascista. La festa fu interrotta da una sparatoria che causò 11 morti e 27 feriti, più altri che si aggiunsero nei giorni seguenti. Strage di Mafia e di Stato, quella fu, come ha scritto Umberto Santino: “un atto di lucida, e ragionata, violenza volto a condizionare il quadro politico, regionale e nazionale”.

Però siamo qui oggi, anche se a distanza, a riflettere sul tema del lavoro, sul tema dei diritti e della libertà. E’ importante non fermarsi mai e andare sempre avanti.

Nella foto in basso un numero dell’Idea Socialista, fondato da Peppino Impastato, che raccontava il 1 Maggio a Portella.

 

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pio la torre

Ricordiamo Pio La Torre

pio la torre

 

Oggi il nostro ricordo va a Pio La Torre che ha combattuto contro la mafia e per questo è stato ucciso.

Pio La Torre nato a Baida, una frazione di Palermo, nel 1927 è stato ucciso dalla mafia il 30 aprile 1982. E’ stato politico e sindacalista impegnato nella lotta alla mafia. I suoi genitori erano contadini, fin da giovane si impegnò nella lotta a favore dei braccianti, prima nella Confederterra, poi nella Cgil e poi aderendo al Partito comunista italiano.

Nel 1952 fu eletto al consiglio comunale di Palermo. Nel 1959 divenne segretario regionale della CGIL. Nel nel 1962 fu eletto segretario regionale del PCI. Nel 1963 fu eletto per il PCI deputato all’Assemblea regionale siciliana e rieletto nel 1967, fino al 1971. Nel 1969 a Roma prese la direzione prima della Commissione agraria e poi di quella meridionale. Enrico Berlinguer lo fece entrare nella Segreteria nazionale del partito. Nel 1972 venne eletto deputato alla Camera nel collegio Sicilia occidentale e si occupò di agricoltura. Propose una legge che introduceva il reato di associazione mafiosa (la cosiddetta Legge Rognoni-La Torre) e una norma che prevedeva la confisca dei beni ai mafiosi. Rieletto alla Camera nel 1976, fu componente della Commissione Parlamentare Antimafia, fu tra i redattori della relazione di minoranza della Commissione antimafia, che accusava uomini politici di avere rapporti con la mafia. Sempre alla Camera nel 1979, fu componente della commissione Difesa. Nel 1981 chiese ai vertici del PCI di riassumere la carica di segretario regionale del partito in Sicilia, si impegnò contro la costruzione della base missilistica NATO a Comiso. Altre sue iniziative furono contro la speculazione edilizia. Alcuni killer lo uccisero insieme a Rosario Di Salvo, mentre in auto stavano raggiungendo la sede del partito.

Quello di Pio La Torre fu un delitto di mafia, venne assassinato perché aveva proposto il disegno di legge che prevedeva il reato di “associazione mafiosa” e la confisca dei patrimoni mafiosi, aveva capito infatti che per dare una svolta alla lotta contro le organizzazioni criminali era necessario colpirle nei patrimoni accumulati, affermava: “Occorre spezzare il legame esistente tra il bene posseduto ed i gruppi mafiosi, intaccandone il potere economico e marcando il confine tra l’economia legale e quella illegale”.

Il suo lavoro rimane di grande importanza ed attualità ancora oggi.

foto da internet

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locandina

Ricordiamo Peppino il 9 Maggio anche sui nostri profili social e seguiamo il 9 Maggio online

locandina

 

9 MAGGIO 2020 ONLINE “Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo”

Invitiamo tutti a partecipare al #9MAGGIO2020ONLINE #DISTANTIMAUNITI “Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo”, ricordando anche da casa, insieme a noi, Peppino Impastato attivista che ha lottato per tutta la vita contro mafia e oppressione, ucciso per questo dalla mafia il 9 Maggio del 1978.

Pochi passi per ricordare Peppino sul proprio profilo social:

1) Scrivere su un foglio A4 una frase o poesia di Peppino, oppure una delle due frasi che furono scritte negli striscioni storici dopo l’uccisione di Peppino: “Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo” e “La mafia uccide il silenzio pure”.

2) Fai un selfie o fatti scattare una foto con il foglio in mano

3) Usalo come foto profilo su facebook e sugli altri social

4) Aggiungi alla foto il motivo della giornata andando su questo link

http://www.facebook.com/profilepicframes/?selected_overlay_id=161340338587482

Si può in alternativa usare questo link per la fotocamera (per fare direttamente lo scatto con il motivo)

http://www.facebook.com/fbcameraeffects/tryit/2960422347382252/

Vi invitiamo a seguire il 9 Maggio online sulla pagina Facebook di Radio 100 Passi https://www.facebook.com/rete100passi/ a cui sarà collegata la pagina fb di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato https://www.facebook.com/CasaMemoriaFeliciaePeppinoImpastato/ e le altre pagine ed i profili delle realtà promotrici.

A partire dalla mattina del 9 Maggio saranno trasmessi video-contributi con messaggi, riflessioni e varie testimonianze di alcuni tra i tantissimi con cui in questi anni abbiamo condiviso memoria e impegno. Tra parole, poesia, musica e teatro, daremo vita ad un coro fatto di tante voci che vogliono rompere il silenzio e dar voce a chi non ne ha. Dalle 16.30 in poi un corteo virtuale richiamerà quello che ogni anno partendo da

coloro che in questi anni hanno mantenuto viva la memoria e le idee di Peppino Impastato.

Interagite con noi con i vostri commenti durante la giornata. “Con le idee ed il coraggio di Peppino noi continuiamo”.

Le realtà promotrici: Ass.ne Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Centro Impastato – No mafia Memorial, Ass.ne Peppino Impastato, Rete 100 Passi, Cooperativa Libera-Mente Onlus, Fuori Mercato autogestione in movimento, Contadinazioni, Partinico Solidale, Ass.ne fotografica Asadin, Ass.ne Radio Aut, Navarra Editore, Lab 90045, Associazione Musica e Cultura, Movimento studentesco dei Picciotti, Movimento studentesco dei PUMA, A Sud.

Il comunicato completo del 9 Maggio online

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giulietto chiesa

Ciao Giulietto Chiesa

giulietto chiesa

 

Oggi il nostro ultimo saluto al giornalista Giulietto Chiesa. Nato nel 1940 ad Acqui Terme in Piemonte, prima di cominciare la sua attività giornalistica era dirigente nazionale della Federazione giovanile comunista Italiana (FGCI). E’ stato corrispondente da Mosca per L’Unità e La Stampa, oltre che per il TG5, il TG1 e il TG3. Nel 2004 viene eletto al Parlamento Europeo. In Italia dà vita al Gruppo del cantiere per il Bene Comune.

Ha raccontato, negli anni, la trasformazione dall’URSS comunista alla Russia moderna, le guerre in Medio Oriente, le contraddizioni della globalizzazione, l’11 settembre, la guerra civile siriana.

Giulietto Chiesa è stato a Cinisi il 9 Maggio del 2016 insieme al suo grande amico Vauro, in quell’occasione partecipò al corteo per ricordare Peppino Impastato che da Radio Aut arriva a Casa Memoria; nel suo profilo fb così commentava le sue foto del corteo: <<A Cinisi, ricordando Peppino Impastato, “assassinato dalla mafia democristiana” 38 anni fa.>>

Lo ricordiamo per il suo impegno giornalistico e per la sua passione politica, sempre critico verso il mondo dell’informazione occidentale ufficiale degli ultimi anni. Aveva scelto un’informazione alternativa e indipendente e sostenuto posizioni “fuori dal coro” e controcorrente, esprimendo sempre e comunque una grande umanità, principalmente nei confronti delle vittime di guerra.

Foto dalla pagina fb di Giulietto Chiesa, 9 Maggio 2016

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Tanto Vale – immagini e parole di Valentina Di Mercurio. “Dal 25 Aprile al 9 Maggio, la storia viva di chi lotta per la liberta’”

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Dal 25 Aprile al 9 Maggio, per ricordare la lotta di resistenza dei partigiani e la liberazione dal fascismo e all’occupazione nazista, per scegliere da che parte stare; i partigiani lottarono contro l’oppressione totalitaria, per la democrazia e la libertà. Noi, seguendo l’esempio di Peppino stiamo fuori dalle logiche mafiose e oppressive, perché vogliamo una società libera, solidale e a misura umana.

Valentina Di Mercurio per la rubrica Tanto Vale ci ha fatto una sorpresa dedicando una illustrazione alla Casa-Museo Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato ed alle persone che quotidianamente la fanno vivere, a partire da Giovanni Impastato e sua moglie Felicia e a loro figlia Luisa Impastato che è anche presidente della nostra associazione, per arrivare agli attivisti/e che si dedicano a vari ambiti di impegno: accoglienze, libreria, segreteria, progettualità, comunicazione etc.

Sono tante le persone che in questi quarantadue anni hanno continuato a lottare in nome di Peppino, da mamma Felicia che ha portato avanti per tutta la sua vita il suo impegno di verità e giustizia, al fratello e gli altri familiari, ai compagni e compagne di Peppino, al Centro Impastato di Palermo e poi molte associazioni, attivisti, volontari, studenti, insegnanti che hanno dedicato il loro tempo a questa storia e noi li ringraziamo tutti e tutte.

Grazie Valentina per aver dedicato una vignetta ad alcune persone che anche in questi giorni cercano di fare vivere la casa museo, pronti a riaprire le porte non appena sarà possibile, seguendo l’esempio di Felicia.

Tanti in questi giorni si stanno impegnando per ricordare Peppino il 9 Maggio 2020 con un evento online, alcune tra le molte persone che ci sono state vicine stanno già inviando il loro video messaggio che giorno 9 trasmetteremo dalla pagina fb di Radio 100 passi a cui si connetteranno le pagine di Casa Memoria e di tutte le altre realtà promotrici: Ass.ne Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Centro Impastato – No mafia Memorial, Ass.ne Peppino Impastato, Rete 100 Passi, Cooperativa Libera-Mente Onlus, Fuori Mercato autogestione in movimento, Contadinazioni, Ass.ne fotografica Asadin, Ass.ne Radio Aut, Navarra Editore, Lab 90045, Associazione Musica e Cultura, Movimento studentesco dei Picciotti, Movimento studentesco dei PUMA, A Sud.

Ecco il comunicato che descrive il #9maggio2020online #distantimauniti. Con le idee e il coraggio di peppino noi continuiamo.

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