umberto santino

Al via il “Memoriale laboratorio della lotta alla mafia”

umberto santino

 

In questi giorni una delibera di giunta del Comune di Palermo ha accolto l’idea progettuale del Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato. In un’intervista Umberto Santino ci spiega il progetto.

In questi giorni abbiamo ricevuto con piacere la notizia che il Comune di Palermo, attraverso una delibera di giunta, ha accolto l’idea progettuale, promossa dal Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, di costituire un “Memoriale laboratorio della lotta alla mafia”, che troverà spazio a Palazzo Gulì in Corso Vittorio Emanuele. Con questa decisione si avvia anche il percorso di costituire una fondazione culturale che promuoverà i valori della legalità e della lotta alla criminalità organizzata.
Abbiamo chiesto a Umberto Santino, responsabile del Centro, di spiegarci il progetto del Memoriale e i suoi prossimi sviluppi.

Con il “Memoriale laboratorio della lotta alla mafia” un obiettivo importante è stato raggiunto. Come è nata l’idea di questo progetto e cosa significa per voi il conseguimento di questo risultato?

Si può dire che il progetto di creare uno spazio polivalente fosse presente fin dall’inizio dell’attività del Centro siciliano di documentazione, sorto nel 1977 e successivamente intitolato a Peppino Impastato. La proposta è stata formalizzata nel 2005 e da allora abbiamo raccolto varie adesioni, ma la decisione ufficiale del Comune di Palermo giunge solo ora. Ci siamo rivolti anche alla Regione ma non abbiamo avuto risposta. La delibera comunale certo è il riconoscimento del nostro lavoro in quasi quarant’anni e la realizzazione del Memoriale darebbe continuità alla nostra attività, consentendo una fruizione più ampia.

Come si svilupperà e si articolerà l’iniziativa?

Il primo problema sono i fondi. La Fondazione con il Sud darebbe il 50 per cento, ma il resto dobbiamo raccoglierlo noi.
Faremo una campagna di sottoscrizione e, nel frattempo, daremo corpo al percorso museale con cui racconteremo la storia della mafia e soprattutto dell’antimafia. Nel nostro lavoro i due aspetti sono andati sempre a braccetto, per una scelta di fondo: l’antimafia si può dire che si sia sviluppata coeva alla mafia ed è stata la nostra Resistenza, la nostra lotta di liberazione, che purtroppo non è finita, nonostante i colpi che la mafia ha ricevuto negli ultimi anni. 

Quale sarà la collocazione del patrimonio documentaristico del Centro Impastato?

Il Centro verserà il proprio patrimonio bibliografico e documentaristico, attualmente sacrificato dagli spazi attuali del Centro.
Pensiamo anche a una cineteca e mediateca, se i nuovi locali lo consentiranno.

Che cosa rappresenterà per la storia di Peppino e per tutto il territorio siciliano la realizzazione del Memoriale?

Peppino, grazie all’impegno dei familiari, di alcuni compagni di militanza e del Centro, a lui intitolato fino dal 1980, quando era quasi uno sconosciuto e per tanti un terrorista e un suicida, ormai è diventato uno dei protagonisti della lotta antimafia della seconda metà del Novecento. Il riconoscimento del lavoro del Centro è direttamente legato alla figura di Peppino, finora un caso unico nella lotta alla mafia per la sua provenienza da una famiglia mafiosa. Il Memoriale è uno spazio aperto ai palermitani e ai visitatori che giungono a Palermo, ma nella nostra proposta non dovrebbe essere un figlio unico; potrebbero nascere altri Memoriali in altri centri, per esempio in quelli che hanno visto le lotte contadine o i delitti e le stragi di mafia. Casa Memoria di Cinisi è un Memoriale che ricorda Peppino e Felicia nel luogo in cui hanno vissuto e lottato ed un esempio che dovrebbe essere seguito.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

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peppino-impastato ok

Buon compleanno Peppino!

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Per ricordare l’anniversario della sua nascita, in onda su Radio 100 passi, dalle 9.30 alle 20.30, una non stop ricca di appuntamenti.

Oggi Peppino avrebbe compiuto 68 anni. Ogni anno, in questo giorno di inizio anno, lo ricordiamo. La sua “assenza fisica” rappresenta un vuoto difficile da colmare. Tanto tempo è trascorso, ma la mancanza è ancora viva e reale come in quel lontano 9 maggio 1978.
Da, allora, la forza delle sue idee e delle sue azioni ci accompagna.
“Peppino vive” in ogni atto a difesa della dignità umana, in ogni battaglia, nei visi dei tanti giovani che visitano Casa Memoria. Ed è con questa convinzione che continuiamo a diffondere la sua storia, una storia attuale che prosegue grazie al pensiero innovatore e precursore di Peppino e all’impegno di tante persone che s’ispirano a questo pensiero.

Per ricordare l’anniversario della nascita di Peppino, Radio 100 passi, in collaborazione con Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, organizza una non stop radiofonica (sotto il programma dettagliato), in onda dal bene confiscato al boss Tano Badalamenti (oggi sede di Radio 100 passi), che partirà questa mattina alle 9.30 e si concluderà questa sera alle 20.30.
Buon compleanno Peppino!

 

Programma della non stop radiofonica di Radio 100 passi:

– Apertura con Giovanni Impastato e Danilo Sulis
– Umberto Santino: un ricordo di Peppino e nascita a Palermo del “Memoriale laboratorio della lotta alla mafia”
– Ricordando Beppe Fava con Giovanni Caruso suo fotografo e collaboratore
– Dall’Argentina in studio Mariano Nahuel Civitico, collaboratore di Radio 100 passi
– Nascono le nuove “Radio 100 passi community” Collegamento con Genova, Napoli, Salento, Arezzo
– Le nuove trasmissioni di Radio 100 passi nel 2016
– Saluto di Monica Soldano direttore testata giornalistica 100 passi
– Progetto “Onda d’urto” Fondazione con il Sud, Casa Memoria, Osservatorio sulla‘ndrangheta, Rete 100 passi
– “Radio 100 passi Ragazzi” intervista il bambino che interpretò Peppino Impastato nel film “I cento passi”
– L’altra Sicilia – L’antimafia che produce. Ospiti in studio associazioni e rappresentanti di aziende confiscate oggi realtà produttive attive
– Nuove iniziative dei compagni di Peppino.

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Erri De Luca assolto perche’ “il fatto non sussiste”

 

erridelucaprocesso

 

Ieri abbiamo accolto con soddisfazione la notizia che lo scrittore Erri De Luca è stato assolto dall’accusa di istigazione a delinquere riguardo le sue dichiarazioni sulla Tav. Il giudice ha stabilito che “il fatto non sussiste”. Con la sentenza è stato impedito un sopruso alla libertà di espressione.
Per quanto ci riguarda, come già scritto, confermiamo il nostro impegno a difendere la disobbedienza civile contro ogni abuso di potere e ogni azione che vadano a ledere i diritti e la dignità umana. Ribadiamo, quindi, la nostra solidarietà nei confronti degli abitanti della Val di Susa e di tutti coloro che lottano per difendere tutto ciò.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

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Carnevale di Cinisi

 

 

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Da domenica 15 a domenica 22 Febbraio sarà possibile visitare, presso i locali dell’ex casa Badalamenti,Corso Umberto I 183, Cinisi, la mostra fotografica “Carnevale di Cinisi”, dal 1970 ai giorni nostri, a cura dell’associazione Asadin. L’esposizione sarà aperta al pubblico dalle ore 17:00 alle 20:00.

Per ulteriori informazioni chiamare al 334 1689181 o contattare l’associazione.

 

 

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Grazie Tommaso!

 

Riceviamo e pubblichiamo, con immenso piacere, la lettera di Tommaso Natali. Grazie mille Tommaso!

 

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umberto santino

La “rivoluzione” di Crocetta di Umberto Santino

umberto santino

Umberto santino Presidente Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato

 

Pubblicato su Repubblica Palermo del 18 settembre 2014, con il titolo: Il radicalismo che servirebbe per fare la rivoluzione.

L`intervento del presidente della regione Rosario Crocetta su queste pagine può stimolare alcune riflessioni su quel che accade a Palazzo d’Orleans e più in generale sul quadro politico attuale. Crocetta risponde ad alcune osservazioni che qualche giorno prima aveva fatto Enrico del Mercato: si può tentare di fare una “rivoluzione” tenendo in piedi personaggi della burocrazia regionale che hanno già dato prova di sé lavorando con Cuffaro e Lombardo? Il presidente sostiene che per fare la sua “rivoluzione” è necessario intrecciare alleanze e scomoda perfino Lenin e Gramsci. Mi sembra ovvio che per riuscire a fare qualcosa in un quadro politico complesso bisogna fare dei patti, stringere alleanze, ma il contesto è totalmente diverso da quello della prima metà del Novecento. È cambiata la società, sono cambiate le forme della politica. Ai partiti si sono sostituiti raggruppamenti, più o meno formalizzati, che sono in realtà clan personali, in cui l’unico collante è la fedeltà al capo. Quasi tutti i contrassegni che troviamo sulle liste elettorali recano il nome inserito nel simbolo. La crisi delle ideologie, spazzate via da un’altra ideologia, il neoliberismo, che pretende di porsi come “pensiero unico”, ha prodotto un linguaggio che mira più all’effetto mediatico che all’esposizione di qualcosa che somigli a un programma. Sul piano nazionale, la dissoluzione dei grandi partiti storici ha creato un vuoto che si è affrettato a riempire un personaggio come Berlusconi, forte dei suoi soldi e del suo monopolio televisivo ed editoriale. A sinistra è rimasto molto poco, con gli ex comunisti che si vergognano del loro passato e hanno ceduto il passo agli ex democristiani (anche Renzi viene da quella parte) e con qualche sopravvissuto che non ha nessun ruolo sul piano sociale e si condanna ad affondare agitando vecchie bandiere. Anche Crocetta è un esempio della personalizzazione della politica e non per caso, accingendosi a correre per le elezioni regionali, abbandonando il seggio al Parlamento europeo (un malvezzo troppo facilmente perdonato), non fidandosi del Partito democratico, ha messo in piedi un suo partitino, il Megafono, tirandosi dietro un’icona dell’antimafia istituzionale, Beppe Lumia, già avventuratosi nel sostegno a Lombardo. E della personalizzazione della politica l’attuale presidente della regione porta tutti i segni, a cominciare dall’essersi contornato di persone di cui si fida, con qualche extra che ha fatto notizia ma è ben presto scomparso dalla scena. Queste scelte hanno portato a un conflitto con il Pd siciliano, ridotto a un insieme di gruppi con alto tasso di litigiosità. Effetto dei conflitti interni ed esterni: la rissa permanente. E ogni occasione è buona per inasprirla. Nel suo intervento Crocetta sostiene che la lotta alla mafia non deve assumere i connotati di una lotta di classe ma quelli di una lotta di liberazione come quella dal nazifascismo, che in Sicilia non c’è mai stata una rivoluzione liberal-democratica, che la sua azione si inserisce su questo terreno e mira a una progressiva trasformazione della società, senza tagli delle teste. E a riprova che la sua “rivoluzione” è già cominciata, sciorina i suoi provvedimenti: rotazione, taglio dei compensi e responsabilizzazione dei burocrati regionali, taglio degli sprechi, risanamento del bilancio, raggiungimento degli obiettivi della spesa europea, avvio della riforma delle province, denunce alla magistratura. Bisognerebbe entrare nel merito di queste operazioni, saggiarne la qualità e verificarne lo stato di attuazione, ma qui mi limito ad alcune osservazioni di carattere generale. Le cose che scrive Crocetta, l’orizzonte che delinea sarebbe bene chiamarli con il loro nome: riformismo. E un sano riformismo, oggi come oggi, sarebbe già tanto. C’è da dire poi che la lotta alla mafia ha raggiunto dimensioni di massa quando somigliava alla lotta di classe, con la mobilitazione di centinaia di migliaia di contadini. Negli ultimi anni ha raccolto, e ancora oggi continua a raccogliere, una parte della popolazione di qualche consistenza, ma minoranza. Se Cosa nostra è in crisi, per effetto dei grandi delitti e delle stragi, il blocco sociale transclassista che ricorre all’illegalità come risorsa non si può dire in corso di smantellamento. Rottamata e in via di sparizione è l’economia legale, decimata da una crisi di cui non si vede la fine. Vitaliano Brancati mi pare che dicesse che in Sicilia per essere liberali bisogna essere per lo meno comunisti. I comunisti sono scomparsi ma la necessità della radicalità per cercare di ottenere qualche risultato significativo, continua ad essere attuale. Radicalità nell’analisi e nelle politiche di fronte al neoliberismo, di fronte ai processi di globalizzazione che producono emarginazione e alimentano le mafie. Se non si affrontano questi problemi, si può solo girare a vuoto e operare sui margini. Per fare qualche esempio: che ruolo ha la regione nella vicende della Fiat di Termini Imerese e dell’Eni a Gela? Che ne facciamo dell’autonomia speciale, a suo tempo strappata con il ricatto separatista, con i mafiosi in prima fila e i banditi reclutati come guerriglieri? Doveva essere il volano dello sviluppo ed è stata una greppia e una zavorra. Sembra che la radicalità di Crocetta consista soprattutto in un surplus di autostima. È, e sa di essere, un personaggio, ha alle spalle l’esperienza di sindaco antimafia di Gela, a rischio della vita. Ora corre un altro rischio: quello di incarnare l’icona del salvatore della patria, che divide l’umanità in due schiere: i probi e i reprobi, a seconda che siano con lui o contro di lui. Parla della necessità del dialogo con l’area cattolica, ma non si chiede cosa è stata la Democrazia cristiana in Sicilia, con poche eccezioni. Chi sono gli alleati di Crocetta? Sono interessati a un progetto di rinnovamento o a qualche scampolo di potere? Quale rapporto ha con quel tanto di società civile che negli ultimi anni si è sedimentato? Non basta dichiarare Casa memoria di Cinisi bene culturale, fare i complimenti all’Associazione industriali perché finalmente si sono incamminati sulla strada di Libero Grassi. Le polemiche suscitate dalla resurrezione della tabella H potevano essere l’occasione per intrecciare un rapporto con quanti si muovono tra mille difficoltà e sono penalizzati da scelte che continuano a calcare il pedale del clientelismo e delle relazioni personali. Parecchie associazioni hanno chiesto un incontro senza nessun risultato. E gli appelli per la creazione del Memoriale-laboratorio della lotta alla mafia attendono ancora una risposta.

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