logo per home

Tesseramento 2017

logo per home

 

SOSTIENI

Sostieni le nostre attività anche nel 2017 con l’adesione alla nostra associazione. Negli anni la nostra associazione si è occupata di importanti iniziative. Non solo delle manifestazioni del 9 maggio, anniversario della morte di Peppino Impastato, e del 7 dicembre, in ricordo di sua madre Felicia, ma anche di attività ed eventi di approfondimento e sensibilizzazione sulle tematiche della lotta alla mafia, di sostegno a progetti umanitari e di promozione culturale. Per continuare il nostro impegno abbiamo bisogno del contributo di tutte le persone che condividono con noi valori e ideali legati alla legalità, alla giustizia sociale e alla dignità umana e che vogliono continuare a tramandare la storia di Peppino, le sue idee, il suo coraggio, il suo impegno. Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato ha aperto ufficialmente il tesseramento per l’anno 2017.

Ci si può associare con un contributo di 20 euro, l’adesione sarà valida dall’1 gennaio al 31 dicembre 2017. 
Per associarsi scaricare il modulo di socio sostenitore, cliccando qui Ti aspettiamo, continua insieme a noi “con il coraggio e le idee di Peppino”.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato Onlus

 

 {jcomments off}

{loadposition donazione}

devolvi il tuo 5 x mille a Casa Memoria

5 per mille all’associazione

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

cf:  97253040824

 

{jcomments off}

felicia

Biografia di Felicia Bartolotta

felicia

Felicia Bartolotta Impastato Felicia Bartolotta Impastato nasce a Cinisi il 24 maggio del 1915, in una famiglia di piccola borghesia con qualche appezzamento di terreno di proprietà, coltivato ad agrumi e ulivi. Il padre era impiegato al Municipio, la madre casalinga, come sarà anche Felicia. È la primogenita di tre figli, seguono il fratello Matteo e la sorella Fara.

Frequenta la scuola primaria di Cinisi ma arriverà fino alla quarta, non proseguirà gli studi perché ai tempi non c’era in paese una scuola secondaria e bisognava andare in collegio, lei preferì rimanere a casa. Si sposa, nel 1947, con Luigi Impastato, di una famiglia di piccoli allevatori legati alla mafia del paese. Durante il periodo fascista aveva fatto tre anni di confino a Ustica, assieme ad altri mafiosi della zona, e durante la guerra aveva svolto attività di contrabbando di generi alimentari. Dopo non ebbe più problemi con la giustizia. Il cognato di Luigi, Cesare Manzella, marito della sorella, era il capomafia del paese. Manzella muore il 26 aprile 1963, ucciso dall’esplosione di un’auto imbottita di tritolo. Precedentemente Felicia era fidanzata con un giovane, scelto dal padre, come dirà lei stessa: «Prima si stava all’obbedienza… e mi feci fidanzata con uno onesto… ma non lo volevo.Arrivai ad esporre il corredo ma quando dovevo andare a sposarmi dissi: Non lo voglio sposare».

Il 5 gennaio 1948 nasce Giuseppe e l’anno dopo il secondo figlio, Giovanni, che morirà il 9 giugno del 1952 per encefalite. Nel 1953 nasce Giovanni, l’ultimo dei figli. Lei stessa afferma: «Appena mi sono sposata ci fu l’inferno. Attaccava lite per tutto e non si doveva mai sapere quello che faceva, dove andava. Io gli dicevo: “Stai attento, perché gente dentro [casa] non ne voglio. Se mi porti qualcuno dentro, che so, un mafioso, un latitante, io me ne vado da mia madre”». Felicia non sopporta l’amicizia del marito con Gaetano Badalamenti, diventato capomafia di Cinisi dopo la morte di Manzella, e litiga con Luigi quando vuole portarla con sé in visita in casa dell’amico. Il contrasto con il marito si acuirà quando Peppino inizierà la sua attività politica. La morte dello zio colpisce profondamente Peppino, che aveva quindici anni e da tempo aveva cominciato a riflettere su quanto gli dicevano il padre e lo zio. Felicia ricorda che le diceva: «Veramente delinquenti sono allora». L’affiatamento con il marito dura molto poco. Per quindici anni, dall’inizio dell’attività di Peppino fino alla morte di Luigi, avvenuta nel settembre del 1977, otto mesi prima dell’assassinio del figlio, la vita di Felicia è una continua lotta, che però non riesce a piegarla. In quegli anni non ha più soltanto il problema delle amicizie del marito. Ora c’è da difendere il figlio che denuncia potenti locali e mafiosi e rompe con il padre, impegnandosi nell’attività politica in formazioni della sinistra assieme a un gruppo di giovani che saranno con lui fino all’ultimo giorno. Felicia difende il figlio contro il marito che lo ha cacciato di casa, ma cerca anche di difendere Peppino da se stesso. Quando viene a sapere che Peppino ha scritto sul giornale ciclostilato «L’idea socialista» un articolo sulla mafia fa di tutto perché non venga pubblicato: «…fece un giornalino e ci mise che la mafia era merda. Quando l’ho saputo io, salgo sopra e vedo… E dissi: “E dài, Giuseppe figlio, io ti do qualunque cosa se ti mi consegni quel giornalino. Tu non lo devi pubblicare quel giornale”…Andavo da tutti… dicendo di non presentare quel giornalino». E quando l’attività politica di Peppino entra nel vivo, non ha il coraggio di andare a ascoltare i suoi comizi, ma intuendo di cosa avrebbe parlato chiede ai suoi compagni di convincerlo a non parlare di mafia. E a lui: «Lasciali andare, questi disgraziati». Dopo la morte di Peppino, davanti ai resti del figlio, decide di rigettare ogni idea di vendetta e si apre al modo di essere del figlio. La sua è una lotta fatta di parole, di richiesta di giustizia, di denuncia, portata avanti con determinazione: «Ogni volta che vengono giornalisti, io parlo di mio figlio perché tutti devono sapere». In questo modo Felicia continua la rivoluzione del figlio. È la seconda donna a costituirsi parte civile in un processo di mafia, dopo Francesca Serio, madre di Salvatore Carnevale riuscendo ad ottenere giustizia e a vedere condannati i mandanti dell’omicidio del figlio. Muore il 7 dicembre del 2004.  

Le citazioni sono tratte da:

Felicia Bartolotta Impastato, con Anna Puglisi e Umberto Santino,

La mafia in casa mia, La Luna, Palermo 1986-2003.

Altre pubblicazioni dedicate a Felicia: Anna Puglisi e Unberto Santino, Cara Felicia. A Felicia Bartolotta Impastato, Centro Impastato, Palermo 2005, 2007 Anna Puglisi, Felicia Bartolotta Impastato, scheda per www.enciclopediadelledonne.it Gabriella Ebano, Felicia e le sue sorelle, Ediesse, Roma 2005. Nando Dalla Chiesa, Sono la madre di Peppino Impastato, in Le ribelli, Melampo,Milano 2006, pp. 39-60.

{phocagallery view=category|categoryid=5|limitstart=0|limitcount=0|imageshadow=none|displayname=0}

Radio Aut

 Su Radio Aut

Il gruppo OM Il gruppo OM nasceva nell’estate del ’74 e si configurava subito come prodotto di “coagulo affettivo” più che di un vero e proprio processo di aggregazione, all’interno del quale era presente soltanto e vagamente l’esigenza di un’esperienza teatrale quasi fine a se stessa più che di un intervento culturale. Lo avrebbero dimostrato ben presto le iniziative del gruppo stesso che stentava palesemente a definire la propria identità culturale (se non politica) anche se fin dal maggio del ’75 (dopo le prime due rappresentazioni teatrali) cominciava a porsi il problema di una scelta culturale precisa. Seguiva poi un lungo periodo (fino all’autunno del ’76) in cui nel gruppo (che già si era notevolmente frantumato sulla base di interessi culturali nuovi che cominciavano ad emergere) si dibatteva sul problema di una scelta teatrale intesa come scelta di vita. L’iniziativa di un cineforum gestito assieme al PCI e la scadenza del giugno ’76 avevano, da un lato, acuito le contraddizioni interne e, dall’altro, posto in termini più urgenti il problema di una scelta che fosse essenzialmente politica oltre che culturale. L’autunno del ’76 trovava il gruppo ancora impreparato a una scelta collettiva: diventava così impossibile e insignificante il mantenimento della struttura, data l’incapacità a destinarla ad una politica di intervento culturale anche minima. Si decideva non senza fatica, per la prima volta politicamente, di chiudere un’esperienza che minacciava di trascinarsi senza possibilità di sbocchi politici cui approdare collettivamente. A partire da questa scelta si innescava un processo di aggregazione graduale e a livello individuale a “Musica e Cultura” prima, e successivamente a “Radio Aut”, dove chi proveniva dal gruppo OM aveva quanto meno la possibilità di inserirsi in una struttura che coinvolgeva settori giovanili consistenti. Questo processo avrebbe potuto comportare la possibilità di una verifica minima della propria disponibilità ad operare scelte differenziate rispetto all’esperienza di provenienza. Esigenza di nuove esperienze culturali L’aggregazione dei “naufraghi” del gruppo OM a “Musica e Cultura”, dopo alcuni contatti per modi e tempi diversi, si muoveva più per esigenze (fra l’altro non valutate e verificate all’interno del gruppo OM) di nuove esperienze culturali che per scelte politiche precise. Già in aprile al “Circolo” partiva la proposta dell’apertura di “Radio Aut”. Si apriva la discussione quindi sui modi e sui tempi di realizzazione del progetto, da cui emergevano alcune esigenze: quella di trovare modi e spazi nuovi di aggregazione e di lavoro politico-culturale e quella di superare la crisi di sfiducia che serpeggiava all’interno del “circuito”. La disponibilità immediata del materiale radiofonico ha ridotto notevolmente i tempi di installazione e quindi i tempi di discussione. Quando Radio Aut trasmetteva (primi di maggio) ancora non era in piedi un minimo di struttura redazionale che potesse garantire la continuità di produzione e di trasmissione a partire dalle proposte uscite già in sede di discussione ed essere, al tempo stesso, momento di sintesi rispetto alla esigenza di apertura a tutte le realtà di base presenti in zona (Collettivo femminista, Consigli di cantiere, Comitato di disoccupati), e quindi essere momento di intervento e amplificazione politica. Il primo periodo di trasmissione è stato caratterizzato da momenti di buona informazione, (con particolare riferimento ai fatti del 12 maggio a Roma: uccisione di Giorgiana Masi e alla campagna per gli otto referendum), all’interno di una programmazione radiofonica lasciata allo spontaneismo e all’improvvisazione. La fascia oraria di trasmissione (dalle 16 alle 24) registrava la continuità di due programmi soltanto, notiziari e “Onda pazza” (peraltro non frutto di elaborazione redazionale) e sporadicamente la messa in onda di programmi, alcuni molto validi sul piano politico-culturale, frutto della iniziativa personale di qualcuno. Le trasmissioni musicali coprivano un buon 70 per cento della fascia e, pur partendo dall’esigenza di dare spazio a generi non commerciali, non riuscivano però ad avere una loro organicità in quello non collegate, in sede di impostazione e commento, a fenomeni socio-politici e culturali di cui erano espressione più o meno diretta Ciò nonostante assente è stata la discussione per rispondere all’esigenza di mettere in piedi un minimo di gruppo redazionale che assicurasse organicità ai programmi. Comunque è stato quello il periodo di maggiore ascolto: alcune trasmissioni facevano registrare, infatti, un indice senz’altro superiore rispetto alle altre radio. La spaccatura del quarzo ed altri inconvenienti di carattere tecnico immobilizzavano Radio Aut per un mese e mezzo. E stato uno spazio di tempo rimasto inutilizzato: sarebbe stato possibile, infatti, affrontare alcuni problemi di organizzazione interna di vitale importanza per la costruzione ed il funzionamento di una radio democratica. Ma il tipo di aggregazione che aveva caratterizzato “Musica e Cultura” si è rivelata come la cartina di tornasole anche a Radio Aut. Si tentava contemporaneamente il rilancio dell’attività del Circolo a partire dalla proposta di organizzare per i primi di agosto un secondo raduno musicale. E emersa subito l’esigenza di arrivare ad un appuntamento di quel genere con un minimo di proposte politiche, sia nel senso della collocazione all’interno del movimento di opposizione, sia nel senso di apertura dell’iniziativa a tutte le istanze politico-culturali della zona e cittadine: in mancanza di questo, si proponeva di trasformare il raduno in una festa finalizzata esclusivamente al finanziamento di Radio Aut. Mostra sul rapporto mafia-territorio Né l’una né l’altra proposta passavano; il clima di sfiducia e il procedere veloce della disgregazione vanificavano tutto. Si riusciva ad organizzare solo due spettacoli teatrali che portavano alle casse della radio circa 160.000 lire. Subito dopo, a partire da un’impennata di rabbia e di disperazione, si portava finalmente fuori la mostra sul rapporto mafia-territorio. Una notevole partecipazione che si è inserita in un contesto d~ divieto e quindi di sfida rispetto all’autorità costituita, ispirava la convinzione che ci si trovava davanti ad un momento nuovo della vita e della storia del gruppo: il contatto con la piazza e l’inserimento all’interno di una festa in svolgimento focalizzavano però i nostri limiti e le nostre contraddizioni: in realtà eravamo soltanto portatori di una mostra e non protagonisti di una situazione politica che siamo riusciti, sì, a creare ma non a gestire. C’erano già stati i primi contatti con “Villa Fassini” in sede di discussione per la riapertura di Radio Aut (vedasi lettera a L.C. allegata). Il rapporto con Villa Fassini ha avuto un impatto senz’altro negativo con “Musica e cultura” e Radio Aut: e cercheremo di vedere il perché. Innanzitutto perché esso è avvenuto sul terreno che ci è ormai abituale, quello dei rapporti umani e personali; poi, a partire dalle intenzioni di Villa Fassini di inserirsi all’interno di un processo di disgregazione già in atto per mancanza di retroterra politico, perché è stato portatore di posizioni pseudo-culturali e pseuo-ideologiche ammantate di efficientismo e funzionalità che, in assenza di valutazioni puntualmente critiche, hanno funzionato come acceleratore di disgregazione e di penetrazione all’interno del gruppo: è stato il momento in cui passava la proposta delle commissioni a partire dalla teorizzazione del rifiuto di ogni impostazione di carattere politico. Sintomatico a questo proposito è stato il funzionamento di alcune commissioni; non momento di elaborazione politica e culturale ma momento dello stare insieme (vedi tentata esperienza balneare della commissione cultura) a partire dal quale andare in sala trasmissione per proporre non si sa bene cosa Siamo alla vigilia della trasgressione a chiappe selvagge (vedasi lettera a L.C. allegata). L’allargamento della fascia oraria ed il non funzionamento delle commissioni costituivano la caratteristica della nuova fase di trasmissione. In un contesto di spontaneismo selvaggio e di aumentata improvvisazione, marciavano comportamenti e atteggiamenti “originali” spacciati per “trasgressivi”: Incredibili manifestazioni tra l’esibizionismo e il narcisismo, associate alla ricerca e alla proposizione forzata di un linguaggio “disinibito”, allucinanti stravaganze da rotocalco scandalistico venivano esibite come proposte di liberazione sessuo-politica. Radio Aut rischiava di divenire lo strumento di diffusione di un codice comportamentale pseudo-liberatorio e di “cena filosofia freak” che, da Parco Lambro in poi, ha prodotto soltanto situazioni di “pacifico accampamento ai margini della società del lavoro e della miseria”: La scissione del personale dal politico (rifiuto del politico) e la sua riduzione a dimensione privata (autarchia della esperienza) hanno contribuito a creare una situazione di vera e propria “atomizzazione” di settori di movimento tendenti ad allargarsi sempre più e a collocarsi in uno “spazio cuscinetto” tra sinistra rivoluzionaria e sinistra istituzionale. Il rifiuto dell’organizzazione, tipico di cena “area creativa”, si configura di fatto come rifiuto della teoria rivoluzionaria. E uno “spazio cuscinetto” destinato a sfociare sul terreno del disimpegno qualunquistico o a disperdersi tra le braccia gratificanti della mamma revisionista: tutto questo a partire dal processo di radicalizzazione dello scontro sociale e di classe. Area creativa e pratica rivoluzionaria La tendenza del sociale all’autonomia comporta, sì, il rifiuto del politico inteso in senso tradizionale (delega, rappresentatività, centralizzazione burocratica, ecc.) ma non il rifiuto dell’organizzazione autonoma di base e della teoria rivoluzionaria. In queste condizioni, ancora una volta, il “fumo” rischia di giocare il ruolo di veicolo di penetrazione per comportamenti e atteggiamenti. a dir poco, pericolosi. Riteniamo sia urgente l’apertura di un dibattito, su scala generale, sul rapporto tra area creativa e pratica rivoluzionaria (in questo senso è stata concepita la lettera inviata a Lotta Continua e mai pubblicata). Nonostante si fosse tentato più di una volta a Radio Aut, di aprire la discussione su questa problematica non è stato mai possibile farlo collettivamente e in maniera critica, anche se non sono mancate le polemiche e le forzature (allontanamento di Villa Fassini dalla radio). All’interno di un processo di accelerata disgregazione, le trasmissioni continuavano a disarticolarsi e ad essere sempre più precarie: ancora una volta soltanto i notiziari e qualche trasmissione, frutto di iniziative personali, rompevano il procedere caotico dell’attività della radio. Cominciavano ad arrivare i primi contributi, anche se saltuari, del collettivo femminista. A metà settembre, vista l’insostenibilità di una fascia oraria così diffusa (9-24), si tornava a trasmettere dalle prime ore pomeridiane sino alla mezzanotte. Questa soluzione di per sé non risolveva i problemi di organizzazione e produzione radiofonica Infatti emergeva subito dopo l’esigenza di un collettivo redazionale, visto anche come collettivo politico e come momento di riaggregazione del gruppo sulla base di una fuoriuscita nel sociale e di una penetrazione del sociale stesso all’interno della struttura L’inchiesta sulla condizione giovanile è stato il primo passo in questa direzione nuova, anche se ancora stenta a procedere; essa costituisce un tentativo di analisi e di intervento sulla strada dell’elaborazione di una piattaforma politica e della rifondazione di “Musica e Cultura” e Radio Aut: la costituzione del collettivo politico è il momento centrale, di analisi e di sintesi, di quasi due anni di attività. In questo senso, e solo in questo, è da intendere l’interruzione delle trasmissioni di Radio Aut e la costituzione di una commissione aperta che si occupa di ricercare linee di discussione critica sulle esperienze precedenti e proposte di analisi e di interventi politici. Riteniamo che sia il momento di operare delle scelte che possano risolvere la crisi che stiamo vivendo e aprire la possibilità di esperienze sociali e culturali, da valutare collettivamente nelle loro articolazioni, per un nuovo rapporto con la realtà ambientale e territoriale. Da: G. Impastato, Lunga è la notte. Poesie, scritti, documenti, a cura di U. Santino. 2002, 2003, 2006 4. Motivi di una scelta elettorale Cinisi è un piccolo centro del palermitano con una struttura socioeconomica caratterizzata da una fortissima presenza di piccola borghesia agraria e del settore terziario. Emigrazione e terziarizzazione sono state le conseguenze immediate della distruzione del mondo contadino, in seguito agli espropri delle terre per la costruzione dell’aeroporto di Punta Raisi sullo scadere degli anni ’50 e della terza pista trasversale nel ’68. Il proletariato (una quota minoritaria di braccianti occasionali, una quota molto più consistente di edili precari e l’immancabile quota dei mille mestieri) vive una condizione oggettiva e soggettiva di estrema disgregazione e precarietà. Da vent’anni non esiste più una Camera del Lavoro in grado di funzionare almeno come polo di aggregazione, se non di sintesi e di organizzazione politica delle lotte. Una considerevole “area di parcheggio” studentesca completa e definisce il quadro strutturale di un paese che si potrebbe assumere a simbolo del processo di “sviluppo” di questa Repubblica “nata dalla Resistenza e fondata sul lavoro”, almeno per come l’ha vissuta e patito il Sud. Il quadro politico è di facile immaginazione. Una D.C. tra le più clientelari e vigliacche, un PSDI con le clientele in avanzato stato di decomposizione, una “sinistra storica” molto debole e permeabile a penetrazioni clientelari di ogni tipo, completamente subalterna, sia sul piano politico che su quello ideologico alla D.C. e ai suoi “protettori”. E la mafia, (a Cinisi opera uno dei nuclei più organizzati e feroci), che ha assunto dimensioni industriali e si muove in una direzione su uno stato di controllo-integrazione col quadro politico: un fenomeno relativamente nuovo che ha coinciso con l’inserimento del PCI nell’area della maggioranza prima, (fine ’72) e nella giunta poi. Con ciò non intendiamo sostenere che il PCI sia stato veicolo di penetrazione, ma molto più semplicemente che non ha mai fatto niente per ostacolare questo processo e sottolineare al tempo stesso la sua assoluta subalternità alla D.C. In Sicilia il compromesso storico, con buona pace di Occhetto, se lo si vuol fare lo si fa con la mafia. La Sinistra Rivoluzionaria è presente a Cinisi da più di dieci anni e la sua storia è ricchissima di esperienze e di contraddizioni. Dalle lotte contadine di Punta Raisi, ai primi tentativi di organizzare gli edili precari, dalle battaglie politiche sui diritti civili, alla magnifica esperienza di un Circolo giovanile, che rappresenta di fatto l’unico momento di aggregazione di vasti strati giovanili, anche se su un terreno immediatamente culturale. Per citare alcuni dati: nel ’76, alle elezioni politiche, D.P. ha ottenuto da Cinisi il 4,2% dei voti, la più alta percentuale siciliana, e nel ’77 una delle maggiori percentuali di firme sugli 8 referendum. La scelta di presentare una lista di D.P. a questa scadenza non è stata facile né priva di contraddizioni. La crisi del dopo-giugno è stata molto profonda e ha comportato per molti compagni una vera e propria forzatura nell’assunzione di una precisa identità politico-culturale. L’emergere dei nuovi movimenti, la teoria dei bisogni, con tutte le sue implicazioni positive e le sue deformazioni, le contraddizioni uomo-donna e personale-politico, se da un lato hanno arricchito di contenuti nuovi la nostra esperienza, dall’altro hanno allontanato non poco la nostra capacità di intervento politico. C’è stato un momento in cui sembrava affermarsi la decisione di non presentarsi alle elezioni e di puntare a un minimo di ristrutturazione interna funzionale alla ripresa del lavoro politico e all’ulteriore sviluppo e articolazione del nostro lavoro di controinformazione (da un anno abbiamo messo in piedi una struttura radiofonica). ma l’approvazione del dibattito e l’insistenza di molti compagni hanno spostato sulla scelta di presentarci alle elezioni per i motivi che elenchiamo: 1) Negli ultimi anni, se non altro sul terreno della controinformazione, siamo stati l’unica forza di opposizione alle varie maggioranze che si sono susseguite al Comune (siamo riusciti a bloccare alcuni progetti speculativi con evidenti interessi di mafia); 2) Siamo stati l’unico polo di aggregazione a livello giovanile, e questo da dieci anni, sia sul terreno politico che su quello culturale; 3) Sn terreno della difesa della democrazia e dei diritti civili siamo stati e siamo la sola forza della sinistra che abbia prodotto informazione, lotta ed aggregazione; 4) Tutte le lotte operaie e proletarie di questi dieci anni hanno sempre visto nostri compagni in prima fila, fino all’ultima, vincente, degli operai della centrale elettrica di Punta Raisi, per il posto di lavoro: il delegato sindacale è nostro candidato. Partecipare alle elezioni, quindi, per portarvi dentro tutta la nostra esperienza e le nostre proposte di opposizione sociale e politica Una lista aperta, di conseguenza, a tutte le istanze di movimento e di opposizione, una foto fedele della nostra storia. Una lista, la cui composizione parla da sé: quattro operai, due studenti, due insegnanti e quattro disoccupati, di cui due sono compagne del Collettivo Femminista. Questo articolo è stato in parte pubblicato sul “Quotidiano dei Lavoratori” in un numero di aprile ’78, in occasione della presentazione della lista: seguono altri due fogli manoscritti, che forse volevano essere l’inizio di un documento programmatico, purtroppo interrotto: Non ci presentiamo a questa scadenza elettorale con un programma, almeno nel senso in cui comunemente viene inteso questo termine. Siamo una forza di opposizione e, sin da subito affermiamo la nostra indisponibilità a qualsiasi “alleanza” che non sia finalizzata a una battaglia di opposizione, e alla politica del piccolo cabotaggio. Abbiamo fortissima la convinzione, altresì, che una presenza di opposizione non possa esaurirsi sul terreno istituzionale e che la nostra presenza in Consiglio Comunale non sarà altro che un momento, peraltro secondario, dell’articolazione complessiva dell’opposizione sociale e politica a Cinisi. Le nostre saranno, quindi, proposte minime per la costruzione di un movimento di opposizione, a partire dai bisogni dei proletari, delle masse giovanili e femminili, degli emarginati, dei non garantiti. Ma andiamo con ordine: ~ l) Disoccupazione: Cinisi è un paese dove la piaga della disoccupazione ha avuto, almeno negli ultimi dieci almi, caratteristiche peculiari. La figura del disoccupato si è andata sempre più integrando con quella del lavoratore precario (tutti giovani tra i 16 e i 25 anni) che vive una condizione di allucinante circolarità tra emigrazione (fin quando era possibile), disoccupazione e brevissimi periodi di occupazione stagionale, uno o due mesi, nel settore dei servizi turistici (Città del Mare) e dei servizi aeroportuali, che assorbono una quota molto piccola di lavoratori. La ristrutturazione interna dei due settori, che si è espressa in termini di aumento dei ritmi, cumulo delle mansioni e straordinari, ha assottigliato notevolmente le capacità occupazionali. La riduzione della base produttiva, il blocco delle assunzioni e il ricorso a contratti stagionali sempre più limitati ne sono state le conseguenze immediate. Basti pensare che “Città del Mare” ha ridotto il suo organico di svariate decine di unità negli ultimi tre anni e che a Punta Raisi si lavora con un sottorganico complessivo di circa cento unità, mentre la ventilata regionalizzazione dei servizi di terra mette in forse il posto di lavoro per molti altri lavoratori fissi e “garantiti”. E tutto questo nel silenzio, spinto fino alla complicità, dei revisionisti e dei vertici sindacali. In campo femminile la situazione è ancora più allucinante, nel senso che la precarietà dell’occupazione femminile è ancora più drammatica. Le donne costituiscono, ancora una volta, la quota più debole e sono sempre più ricacciate nel ruolo di casalinghe, spose fedeli e madri, che la società patriarcale ha ritagliato per loro. Ma c’è di più: le donne, all’interno del lavoro precario, sono quelle che più di tutti gli altri subiscono la violenza del lavoro nero e sottopagato, in particolare nel settore dell’abbigliamento. Sono presenti anche situazioni di “fabbrica diffusa”, sempre nel settore dell’abbigliamento, dove si produce per fabbriche del Nord o di Palermo che hanno già ristrutturato e licenziato. Da: G. Impastato, Lunga è la notte. Poesie, scritti, documenti, a cura di U. Santino. 2002, 2003, 2006 2. L DOCUMENTO PROGRAMMATICO DI RADIO AUT Proposte di intervento radiofonico 3. La costituzione di un collettivo politico riteniamo sia la condizione indispensabile per un corretto e democratico uso di Radio Aut e per dare finalmente continuità e organicità al suo funzionamento. Solo a partire da una presenza politico-culturale nel territorio, che sia al tempo stesso proposta di mobilitazione e organizzazione autonoma del sociale (comitati di disoccupati, organismi di lotta dei precari, collettivi femministi, circoli e cooperative culturali ed economiche, associazioni sportive ecc.), si può pretendere di costituire un rapporto dialettico tra la struttura radiofonica e l’ambiente. Non perdendo di vista le difficoltà che “Musica e cultura” e Radio Aut attraversano, ci sforzeremo di conciliare le indicazioni di carattere generale con la esigenza di adeguare la ripresa a breve scadenza, delle trasmissioni ai livelli di discussione e di produzione che il gruppo esprimerà. Questo a partire dalla convinzione che il processo di trasformazione della struttura sarà lento e travagliato e che l’aderenza alle indicazioni di carattere generale dipenderà esclusivamente dalla capacità del gruppo di assumere le caratteristiche di collettivo politico. Riteniamo che l’uso democratico di una radio si articoli per livelli differenziati e dialetticamente collegati. Un primo livello è quello dell’informazione e CONTROINFORMAZIONE che si presenta immediatamente come momento di rifiuto e di ridimensionamento dell’informazione di regime e del monopolio dell’industria del consenso (Rai TV, stampa e mass media in genere). La notizia discende direttamente dal sociale e va riproposta, in maniera amplificata, al sociale stesso senza filtri o interventi manipolatori: nel caso di accesso a fonti differenziate (agenzie, notiziari ecc.) si pone un problema di rielaborazione e di verifica nel sociale. Tutto questo presuppone un uso molto ampio di registrazioni dal vivo e una notevole disponibilità di presenza politica. Per quel che riguarda la selezione della notizia il criterio di priorità viene indicato dalla collocazione che una radio si è data all’interno della dinamica dello scontro politico e di classe e dalle esigenze del sociale ad emergere autonomamente. Centrale, a questo “primo” livello, è la creazione di un forte movimento di opinione non scissa dalla crescita di ogni momento di contropotere. Un secondo livello è quello dell’INTERVENTO POLITICO. La radio diventa strumento diretto, come il volantino il video-tape o il megafono, dell’iniziativa di lotta e del progetto politico complessivo di una struttura di base “dislocata socialmente e territorialmente”. È questo il livello dell’agitazione politica vera e propria, dell’istigazione alla rivolta e all’organizzazione autonoma delle proprie lotte: indicazioni minime come quelle relative all’autoriduzione, allo sciopero, all’occupazione di spazi del potere si intersecano con indicazioni di più largo respiro sull’articolazione della “trasgressione” e sulla difesa degli “spazi di contropotere delle masse”. Il tutto da intendere evolutivamente in direzione del terzo livello: quello degli SPAZI AUTOGESTITI. È il livello in cui la realtà sociale si appropria dello strumento radiofonico e lo usa direttamente per allargare e difendere “le macchie liberate” e come mezzo di coordinamento delle lotte e delle iniziative di massa. All’interno di questo secondo livello trovano libertà di espressione realtà non immediatamente collegate al territorio come “cristiani per il socialismo”, “amnesty international”, “CISA” ecc.: questi spazi si inseriscono a pieno titolo all’interno del processo di crescita di un movimento di opinione democratico ed opposizione alla politica del compromesso storico. PROPOSTE E INDICAZIONI PER UNA FASE DI TRASMISSIONI A RADIO AUT. Data l’attuale fase (precaria) di discussione e di elaborazione la conseguente impossibilità di “tenere” la solita fascia oraria di trasmissioni per l’assenza di una struttura redazionale, si propone l’apertura di una fase sperimentale di produzione e di trasmissione. Al momento è difficile calcolare la durata della fase stessa perché tutto dipende dalle decisioni, dalle scelte che il gruppo riuscirà ad esprimere in tempi che probabilmente potranno essere anche lunghi. Riteniamo innanzitutto che sia urgente la riapertura di radio aut per evitare da un lato “che la pausa”, ove fosse sconsideratamente e ulteriormente allungata possa compromettere le residue attuali possibilità di intervento radiofonico, e dall’altro estinguere l’esigua fascia d0ascolto. La proposta di un periodo sperimentale prevede la riduzione della fascia oraria di quattro ore (indicativamente 20-24) estendibile fino a sei ore (18-24) previa, immediata verifica degli attuali livelli di produzione e “copertura”. Riteniamo che in questo modo sia possibile far partire un’esperienza redazionale mai avuta fino ad oggi che potrebbe anche rivelarsi molto utile per un successivo allargamento della produzione e della fascia oraria. La fascia ridotta di quattro ore viene articolata e coperta nella maniera che segue: Ore 20-21: Spazio musicale; programma musicale con caratteristiche specifiche (musica classica, cantautori italiani o stranieri, jazz, pop, folk ecc.). Riteniamo indispensabile che il programma abbia una sua particolare impostazione critica. All’inizio di questa ora (primi 10-15 minuti) inserire un intervento breve di controinformazione su argomenti o fatti di costume, di cronaca mondana, di politica nazionale, regionale e locale, di avvenimenti e manifestazioni culturali in genere. Ore 21-21,30: Primo notiziario: questo notiziario è principalmente a carattere nazionale, regionale e locale. Per quanto riguarda la selezione e la elaborazione delle notizie attinte dai maggiori quotidiani e dalle riviste politiche, avviene con un preciso criterio di priorità: lotte sociali e operaie, movimento e repressione, produzione e ristrutturazione, lotte per i diritti civili e democratizzazione F.F. A.A., notizie regionali e locali. Ore 21,30-22: Spazio musicale – leggero (liscio, musica da juke box, film ecc.). Ore 22-23: Programma speciale. È il programma di informazione e controinformazione più organico e articolato della fascia di trasmissioni; si occupa di argomenti, questioni, situazioni, che vanno dal contesto locale a quello regionale, nazionale e internazionale. Dovrebbe essere di maggiore produzione redazionale per la preparazione del quale si consiglia l’uso più ampio di registrazioni dal vivo, testimonianze dirette (ove è possibile): è un momento di elaborazione collettiva. Nel caso non fosse possibile realizzare il programma, la trasmissione verrebbe sostituita da uno spazio musicale con le stesse caratteristiche dello spazio musicale delle 20-21, in cui dovrebbero inserirsi almeno un paio di interventi di controinformazione (10-15 minuti, come sopra). Ore 23-23,30: secondo notiziario: questo notiziario è principalmente a carattere internazionale con registrazioni di emittenti straniere come Radio Tirana, Praga, Mosca, Pechino e Londra. Il notiziario riprende inoltre le notizie più rilevanti del contesto nazionale. Ore 23,30-24,00: notturno: il programma deve essere animato, da un commento che nonostante il tono di disimpegno, consenta brevi considerazioni su uno spaccato di vita quotidiana e sociale. Da: G. Impastato, Lunga è la notte. Poesie, scritti, documenti, a cura di U. Santino. 2002, 2003, 2006

Circolo Musica e Cultura

Sul circolo “Musica e Cultura”, 1975-76

La nascita del Circolo “Musica e Cultura” si colloca all’interno di un contesto politico (il dopo 15 giugno) in cui si dava quasi per scontato un governo di sinistra a brevissima scadenza e il rilancio, su basi rivoluzionarie, dell’iniziativa politica di massa, affievolitasi dopo la primavera del ’73 (occupazione di Mirafiori), a partire anche dalle prime scelte di istituzione capitalistica e dalla conseguente riduzione della capacità di incidenza della nuova classe operaia. Questo spiega gli iniziali rapporti di collocazione tra PCI e sinistra rivoluzionaria, da una parte, e la particolare estensione della iniziativa, fin dagli inizi, coincidente, di fatto, con un fenomeno di orientamento generico a sinistra presente all’interno di larghi settori di opinione giovanile, dall’altra. Non a caso, infatti, il momento da cui ha preso materialmente le mosse “Musica e Cultura”, il concerto del 28 dicembre 1975, è stato caratterizzato da precise prese di posizioni, almeno nel documento di presentazione, rispetto al tentativo di boicottaggio messo in atto da un prete e rispetto a tutto un modo di gestire la politica da parte della DC e della mafia. Nel gennaio del ’76, dopo alcuni incontri in cui veniva espressa apertamente l’esistenza di altri momenti di aggregazione a partire dal fatto musicale, si apriva lo spazio di via Faro Pizzoli. E quella che possiamo definire la prima fase, la fase musicale del circolo: la musica, di fatto, era centrale in questo periodo di attività e la si intendeva come un mezzo di per sé alternativo e quindi di rottura. Il fatto stesso che certe espressioni musicali hanno strutture differenziate rispetto alla musica tradizionale, veniva inteso come momento politico aggregante e quindi sufficiente a motivare comportamenti “eversivi”. Questo atteggiamento ha contribuito non poco a caratterizzare il tipo di aggregazione di Musica e Cultura, costruita più su basi emozionali che politico-culturali, anche se proprio in quel periodo è emersa per la prima volta la esigenza di una produzione autonoma, nella fattispecie musicale. La proposta dell’apertura di un cineforum all’interno dell’attività del circolo, anche se partita da esigenze politiche precise (nel senso della caratterizzazione antifascista), si risolveva di fatto in un ulteriore contributo, per l’incapacità di dibattito e di proposte politiche, all’aggregazione su basi emozionali: la proiezione era più un momento dello “stare insieme e conoscersi” che un’occasione di incontro e chiarificazione politica. Prevalente, comunque, era l’interesse musicale: buona parte degli sforzi venivano concentrati nell’organizzazione del secondo concerto, che si teneva nei locali del circolo alla fine di marzo. Che il punto di vista sul ruolo della musica si sia radicalizzato ed esteso in quella occasione lo dimostra ampiamente il manifesto stesso di convocazione: due pugni chiusi che spezzano una catena, su uno sfondo rosso con scritti sopra i nomi dei gruppi musicali che aderivano. Frattanto, a livello nazionale, cominciavano a nascere i primi circoli del proletariato giovanile e ad emergere le prime posizioni sul nuovo modo di vivere e far politica: la crisi della militanza, l’esplodere della contraddizione femminista e la battaglia per l’aborto contribuivano largamente a diffondere la tendenza, da parte dei due movimenti di massa (femminista e giovanile), all’affermazione dell’autonomia delle loro lotte a partire dai propri bisogni. E la posizione di un binomio (personale-politico) che di fatto e molto contraddittoriamente caratterizzerà la storia del movimento extraistituzionale fino ad oggi. Tutta questa problematica all’interno di “Musica e Cultura” veniva vissuta molto di riflesso e sporadicamente: i tre dibattiti, tra fine marzo e i primi di aprile, sulla condizione della donna e sull’aborto non riuscivano infatti a coinvolgere la struttura nel senso di iniziative di mobilitazione, anche se hanno lasciato delle tracce su cui più avanti, all’inizio dell’estate, si innesterà un processo di aggregazione a livello femminile. Un secondo ciclo di proiezioni, estremamente disarticolato sul piano dei contenuti e staccato da qualsiasi esigenza di intervento politico-culturale organico e alcune esperienze teatrali, proposte indipendentemente da qualsiasi considerazione sul fatto teatrale e sul rapporto tra teatro e iniziativa politico-culturale, chiudevano questa fase di attività di Musica e Cultura, alla vigilia delle elezioni politiche del giugno del ’76. Scelta antirevisionista In campagna elettorale esplodeva la contraddizione col PCI. Fin dagli inizi, infatti, il PCI si era posto nei confronti del circolo in termini di egemonizzazione burocratica. Già in gennaio un primo tentativo di trasformare la struttura nel circolo ARCI; poi in marzo il, il tentativo di far partire il tesseramento UDI; infine, in maggio, in campagna elettorale, la proposta di aprire la struttura a tutti i partiti del cosiddetto “arco costituzionale” per adeguarla alle esigenze del compromesso storico. Messo in netta minoranza su quest’ultima sua proposta, il PCI usciva di scena quasi definitivamente.

 

appunti1

Testo autobiografico

{jcomments off}

appunti1Arrivai alla politica nel lontano novembre del ’65, su basi puramente emozionali: a partire cioè da una mia esigenza di reagire ad una condizione familiare divenuta ormai insostenibile. Mio padre, capo del piccolo clan e membro di un clan più vasto con connotati tipici di una società tardo-contadina e preindustriale, aveva concentrato tutti i suoi sforzi, fin dalla mia nascita, nel tentativo di impormi le sue scelte ed il suo codice comportamentale. _ riuscito soltanto a tagliarmi ogni canale di comunicazione affettiva ed a compromettere definitivamente ogni possibilità di espansione lineare della mia soggettività. Approdai nel PSIUP con la rabbia e la disperazione di chi, al tempo stesso, vuol rompere tutto e cerca protezione.

Creammo un forte nucleo giovanile, fondammo un giornale ed un movimento d’opinione, finimmo in tribunale e su tutti i giornali. Lasciai il PSIUP due anni dopo, quando d’autorità fu sciolta la Federazione Giovanile (erano i tempi della Rivoluzione Culturale e della morte del “Che”)…  Il ’68 mi prese quasi alla sprovvista. Partecipai disordinatamente alle lotte studentesche e alle prime occupazioni. Poi l’adesione, ancora una volta su un piano più emozionale che politico, alle tesi di uno dei tanti gruppi marxisti-leninisti (la Lega). Le lotte di Punta Raisi e lo straordinario movimento di massa che si è riusciti a costruirvi attorno. È stato anche un periodo delle dispute sul Partito e sulla concezione e costruzione del Partito: un momento di straordinario e affascinante processo di approfondimento teorico.

Documenti di Peppino Impastato

{jcomments off}

Arrivai alla politica nel lontano novembre del ’65, su basi puramente emozionali: a partire cioè da una mia esigenza di reagire ad una condizione familiare divenuta ormai insostenibile. Mio padre, capo del piccolo clan e membro di un clan più vasto con connotati tipici di una società tardo-contadina e preindustriale, aveva concentrato tutti i suoi sforzi, fin dalla mia nascita, nel tentativo di impormi le sue scelte ed il suo codice comportamentale. _ riuscito soltanto a tagliarmi ogni canale di comunicazione affettiva ed a compromettere definitivamente ogni possibilità di espansione lineare della mia soggettività. Approdai nel PSIUP con la rabbia e la disperazione di chi, al tempo stesso, vuol rompere tutto e cerca protezione. (…) Creammo un forte nucleo giovanile, fondammo un giornale ed un movimento d’opinione, finimmo in tribunale e su tutti i giornali. Lasciai il PSIUP due anni dopo, quando d’autorità fu sciolta la Federazione Giovanile (erano i tempi della Rivoluzione Culturale e della morte del “Che”)…  Il ’68 mi prese quasi alla sprovvista. Partecipai disordinatamente alle lotte studentesche e alle prime occupazioni. Poi l’adesione, ancora una volta su un piano più emozionale che politico, alle tesi di uno dei tanti gruppi marxisti-leninisti (la Lega). Le lotte di Punta Raisi e lo straordinario movimento di massa che si è riusciti a costruirvi attorno. È stato anche un periodo delle dispute sul Partito e sulla concezione e costruzione del Partito: un momento di straordinario e affascinante processo di approfondimento teorico. Alla fine di quell’anno l’adesione ad uno dei due tronconi, quello maggioritario del PCD’I (m-l): il bisogno di un minimo di struttura organizzativa alle spalle (bisogno di protezione), è stato molto forte (…) Passavo con continuità ininterrotta da fasi di cupa disperazione a momenti di autentica esaltazione e capacità creativa: la costruzione di un vastissimo movimento d’opinione a livello giovanile, il proliferare delle sedi di partito nella zona, le prime esperienze di lotta di quartiere, stavano lì a testimoniarlo. Ma io mi allontanavo sempre più dalla realtà, diventava sempre più difficile stabilire un rapporto lineare col mondo esterno, mi racchiudevo sempre più in me stesso. Mi caratterizzava una grande paura di tutto e di tutti e al tempo stesso una voglia quasi incontrollabile di aprirmi e costruire. Da un mese all’altro, da una settimana all’altra, diventava sempre più difficile riconoscermi. Per giorni e giorni non parlavo con nessuno, poi ritornavo a gioire, a riproporre: vivevo in uno stato di incontrollabile schizofrenia E mi beccai i primi ammonimenti e la prima sospensione dal Partito. Fui anche trasferito in un altro posto a svolgere attività politica, ma non riuscii a resistere più di una settimana: mi fu anche proposto di trasferirmi a Palermo, al Cantiere Navale: un po’ di vicinanza con la Classe mi avrebbe giovato. Avevano ragione, ma rifiutai. E tutto questo stato di cose perdurò fino al ’71, quando “decisi” di fuoriuscire dalle condizioni in cui mi dibattevo e dalla politica. Mi innamorai follemente di una ragazza, ma riuscii a costruire soltanto un rapporto lunghissimo e schizofrenico, incomprensibile, kafkiano addirittura. Il risultato: ne uscii con le ossa rotte e ancora più incapace di rapporti col mondo esterno.  Mi trascinai in seguito, per qualche mese, in preda all’alcool, sino alla primavera del ’72 (assassinio di Feltrinelli e campagna per le elezioni politiche anticipate). Aderii, con l’entusiasmo che mi ha sempre caratterizzato, alla proposta politica del gruppo del ‘‘Manifesto’’: sentivo il bisogno di garanzie istituzionali, mi beccai soltanto la cocente delusione della sconfitta elettorale. Furono mesi di confusione e disimpegno: mi trovavo di fatto fuori dalla politica. Autunno ’72. Inizia la sua attività il Circolo Ottobre a Palermo, vi aderisco e do il mio contributo. Mi avvicino a “Lotta Continua” e al suo processo di revisione critica delle precedenti posizioni spontaneistiche, particolarmente in rapporto ai consigli: una problematica che mi aveva particolarmente affascinato nelle tesi del “Manifesto”. Conosco Mauro Rostagno: è un episodio centrale nella mia vita degli ultimi anni. Aderisco a “Lotta Continua” nell’estate del ’73, partecipo a quasi tutte le riunioni di “scuola-quadri” dell’organizzazione, stringo sempre più i rapporti con Rostagno: rappresenta per me un compagno che mi dà garanzia e sicurezza: comincio ad aprirmi alle sue posizioni libertarie, mi avvicino alla problematica renudista. Si riparte con l’iniziativa politica a Cinisi, si apre una sede e si dà luogo a quella meravigliosa, anche se molto parziale, esperienza di organizzazione degli edili. L’inverno è freddo ma tranquillo, la mia disperazione è tiepida. Parto militare: è quel periodo, peraltro molto breve, il termometro del mio stato emozionale: vivo 110 giorni in continuo stato di angoscia ed in preda alla più incredibile mania di persecuzione. Per la prima volta penso seriamente al suicidio. Mi congedo, tra una convalescenza e l’altra, nella primavera del ’75. (Il testo completo dell’autobiografia di Peppino nel volume Lunga è la notte, pubblicato dal Centro Impastato.)

Poesie di Peppino Impastato

Poesie di Peppino Impastato

 

1 Un mare di gente

a flutti disordinati

s’è riversato nelle piazze,

nelle strade e nei sobborghi.

È tutto un gran vociare

che gela il sangue,

come uno scricchiolio di ossa rotte.

Non si può volere e pensare

nel frastuono assordante;

nell’odore di calca

c’è aria di festa.

2

Appartiene al suo sorriso

l’ansia dell’uomo che muore,

al suo sguardo confuso

chiede un po’ d’attenzione,

alle sue labbra di rosso corallo

un ingenuo abbandono,

vuol sentire sul petto

il suo respiro affannoso:

è un uomo che muore.

3

Fiore di campo nasce

sul grembo della terra nera,

fiore di campo cresce

odoroso di fresca rugiada,

fiore di campo muore

sciogliendo sulla terra

gli umori segreti.

4

È triste non aver fame

di sera all’osteria

e vedere nel fumo

dei fagioli caldi

il suo volto smarrito.

5

E venne a noi un adolescente

dagli occhi trasparenti

e dalle labbra carnose,

alla nostra giovinezza

consunta nel paese e nei bordelli.

Non disse una sola parola

né fece gesto alcuno:

questo suo silenzio

e questa sua immobilità 

hanno aperto una ferita mortale

nella nostra consunta giovinezza.

Nessuno ci vendicherà:

la nostra pena non ha testimoni.

6

Lunga è la notte

e senza tempo.

Il cielo gonfio di pioggia

non consente agli occhi

di vedere le stelle.

Non sarà il gelido vento

a riportare la luce,

né il canto del gallo

né il pianto di un bimbo.

Troppo lunga è la notte,

senza tempo, infinita.

7

Passeggio per i campi

con il cuore sospeso

nel sole.

Il pensiero,

avvolto a spirale,

ricerca il cuore

della nebbia.

8

Seduto se ne stava

e silenzioso

stretto a tenaglia

tra il cielo e la terra

e gli occhi vuoti

fissi nell’abisso.

9

Fresco era il mattino

e odoroso di crisantemi.

Ricordo soltanto il suo viso

violaceo e fisso nel vuoto,

il pianto delle donne,

il singhiozzo della campana

e una voce amica:

“è andato in paradiso

a giocare con gli angeli, tornerà presto

e giocherà a lungo con te”.

10

Stormo d’ali contro il sole,

capitombolo nel vuoto.

Desiderio,

erezione,

masturbazione,

orgasmo.

Strade silenziose,

volti rassegnati:

la notte inghiotte la città. 

11

Il cuore batte con l’orologio

il cervello pulsa nella strada:

amore e odio

pianto e riso.

Un’automobile confonde tutto:

vuoto assoluto.

Era di passaggio.

12

Sulla strada bagnata di pioggia

si riflette con grigio bagliore

la luce di una lampada stanca:

e tutt’intorno è silenzio.

13

Nubi di fiato rappreso

s’addensano sugli occhi

in uno strano scorrere

di ombre e di ricordi:

una festa,

un frusciare di gonne,

uno sguardo,

due occhi di rugiada,

un sorriso,

un nome di donna:

Amore Non  Ne  Avremo.

14

I miei occhi giacciono

in fondo al mare

nel cuore delle alghe

e dei coralli.{jcomments off}

Bibliografia di Giuseppe Impastato

Impastato, Lunga è la notte. Poesie, scritti, documenti, a cura di U. Santino. 2002, 2003, 2006. 232 pagine. Eu. 10,00.

U. Santino (a cura di), L’assassinio e il depistaggio. Atti relativi all’omicidio di Giuseppe Impastato. 1998. 416 pagine. Eu. 20,66.

U. Santino (a cura di), Chi ha ucciso Peppino Impastato. Le sentenze di condanna dei mandanti del delitto. 2008. 400 pagine. Eu. 20.

Mostra fotografica Peppino Impastato. Ricordare per continuare. 24 poster, formato 70×100, Eu. 100; cartella-catalogo, Eu. 10

Giovanni Impastato e Franco Vassia, Resistere a Mafiopoli. La storia di mio fratello Peppino Impastato, Stampa alternativa, Viterbo, 2009. 127 pagine e album fotografico. Eu. 14,00.

F. Bartolotta Impastato, La mafia in casa mia. Intervista di A. Puglisi e U. Santino. La Luna, Palermo, 1986. Ristampa 2000, 2003. 69 pagine. Eu. 13,5.

Le parole non bastano. I ragazzi di Cinisi ricordano Peppino Impastato. 42 pagine. Eu. 2,58

IMPASTATO E LA REDAZIONE DI RADIO AUT: “ONDA PAZZA” registrazioni di Radio Aut – ( a cura di Salvo Vitale e Guido Orlando) Edizioni Stampa Alternativa Roma 2008

IMPASTATO E LA REDAZIONE DI RADIO AUT ( a cura di Salvo Vitale e Guido Orlando): “Onda pazza 2” – Ed. Stampa alternativa Roma 2010

IMPASTATO E I SUOI COMPAGNI: “Notiziari di Radio Aut” (a cura di Salvo Vitale e Guido Orlando) Edizioni Alegre Roma 2008

VITALE-GUIDO ORLANDO: “Tre anni con Peppino” (Nuova edizione ampliata del testo “: Da Musica e Cultura alla Manifestazione Nazionale Antimafia (raccolta fotografica a cura dell’Associazione Culturale Peppino Impastato Cinisi 2008

Fava: Cinque Delitti Imperfetti – Edizione Mondadori – 1994, pp. 9-44

Parlamentare Antimafia: Relazione sul caso Impastato 2000

PARLAMENTARE ANTIMAFIA: Relazione sul “Caso Impastato”, 2000, ora pubblicato in “Anatomia di un depistaggio”, Editori Riuniti, Roma 2001.

M. Zappelli, C. Fava: I cento passi – Feltrinelli Milano 2001

RIZZO-LELIO BONACCORSO: “Peppino Impastato, un giullare contro la mafia (la storia di Peppino a fumetti)- Edizioni Becco Giallo 2009

PORCHIA-TIZIANO RIVERSO: “100 passi 100 sorrisi” (matite satiriche il ricordo di Peppino Impastato)- Ed. Zem Sanremo 2009

DI VITA: “Non con un lamento” (Peppino Impastato, vertigini di memoria) – Navarra editore- Palermo 2010

D’ANGELO: “Peppino, Cose nostre, varie ed eventuali” – Ed.Il sole di tutti Bergamo 2010.

RIZZO-LELIO BONACCORSO: “Peppino Impastato, un giullare contro la mafia (la storia di Peppino a fumetti)- Edizioni Becco Giallo 2009

VITALE (a cura): “Peppino è vivo” nuova edizione ampliata delle poesie su Peppino, Edizioni EGA (Abele) Torino 2008

VITALE-GUIDO ORLANDO (a cura): Amore non ne avremo , riedizione delle poesie di Giuseppe Impastato, edizioni Navarra, Marsala, 2007

Vitale, Nel cuore dei coralli. Peppino Impastato, una vita contro la mafia, Rubbettino, Soveria Mannelli 1995, seconda edizione interamente riveduta 2002, € 15,50. In libreria.

VITALE: “Peppino Impastato, una vita contro la mafia” Rubbettino 2008 (terza edizione)

Vitale: Quasi un urlo di libertà (Poesie per Peppino Impastato) – Edizioni della Battaglia – Palermo 1996

SCHIMMENTI (a cura): 26 canzoni per Peppino Impastato (CD doppio) edizioni “Il Manifesto” 2008 Archivio su Peppino Impastato con sede in Corso Umberto 220 Cinisi, presso Giovanni Impastato

 

{jcomments off}