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Grazie Tommaso!

 

Riceviamo e pubblichiamo, con immenso piacere, la lettera di Tommaso Natali. Grazie mille Tommaso!

 

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Cinisi dice “no” alla mafia con “Libera”

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di Alice Iacopelli tratto dal sito www.cinisionline.it

Cinisi 16 gennaio 2015. Si è svolto all’interno del Palazzo dei Benedettini l’incontro tra il presidente di Libera Palermo, Giovanni Pagano, e le associazioni territoriali di Cinisi quali Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato, Officina Rigenerazione, associazione Totò Zangara, Azione Cattolica, gruppo Scout Cinisi 1 e Libera-Mente, Società Cooperativa Sociale.

Incaricato alla formazione di un presidio di Libera a Cinisi, Davide Serughetti ha organizzato l’appuntamento con l’intento di dare il via ad un progetto che possa coinvolgere non soltanto le associazioni ma anche i singoli cittadini che abbiano i requisiti minimi di cui ha parlato Pagano ovvero “…spirito critico, positivo e costruttivo”.

La grande macchina operativa di Libera si occupa infatti di sensibilizzare la cittadinanza sul tema della lotta alla mafia e sulle modalità che si possono adottare per impedire il diffondersi della corruzione, dell’evasione fiscale, del racket.

L’organizzazione no-profit è stata fondata nel 1995 e il suo presidente è don Luigi Ciotti; come la definisce Pagano è una “associazione di associazioni” che promuovono campi di formazione alla legalità per i giovani, progetti antiusura e che si impegnano nella lotta per la confisca dei beni mafiosi.

Questo consorzio agisce in modo capillare in tutta Italia e si divide in più settori:

Libera Ufficio Legale che supporta e tutela tutte le vittime del racket e dell’usura;

Libera Sport che interviene nel campo dello sport e sostiene uno stile di vita sano allontanando i giovani dall’uso di sostanze dopanti;

Fondazione Libera Informazione che promuove attività coinvolgendo gli organi di informazione;

Libera Internazionale che combatte il traffico di droga e di stupefacenti ed è presente in tutto il mondo. Considerando tali obiettivi, è chiaro che non poteva non esistere a Cinisi, nel paese di Peppino Impastato, un presidio dell’associazione anti-mafia per eccellenza e lo stesso Giovanni Impastato ha ribadito, durante la riunione, come questa iniziativa di Libera sia “…un segnale forte di presa di coscienza soprattutto dei giovani”. Poiché il presidio è un fondamentale punto di riferimento per tutta la società civile e soprattutto per ricordare e difendere la storia di Peppino, Giovanni Impastato ha dato inoltre massima disponibilità per svolgere gli incontri di Libera nell’ex casa Badalamenti o a Casa Memoria, luoghi che per la loro importanza storica e civile darebbero maggiore significato a tutte le iniziative.

L’invito di venerdì 16 è stato rivolto solo ad associazioni ma naturalmente tutta quanta la cittadinanza interessata potrà iscriversi a Libera dando un contributo valido e concreto per estirpare o quantomeno impedire la diffusione di quel male che, giorno dopo giorno, pur cambiando forma continua ad esistere: la mafia.

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umberto santino

Sulla proroga dell’inchiesta sul depistaggio delle indagini per l’assassinio di Peppino Impastato

umberto santino

 

Umberto Santino Presidente Centro Siciliano di Documentazione Giuseppe ImpastatoCentro Impastato

Sulla proroga dell’inchiesta sul depistaggio delle indagini per l’assassinio di Peppino Impastato

La notizia che il gip Maria Pino ha deciso di prorogare di sei mesi l’inchiesta sul depistaggio delle indagini per l’assassinio di Peppino Impastato offre l’occasione per fare il punto sullo stato dei lavori. I mandanti dell’assassinio di Peppino, i capimafia Vito Palazzolo e Gaetano Badalamenti, sono stati condannati rispettivamente a 30 anni di carcere, il 5 marzo 2001, dopo un processo con rito abbreviato, e all’ergastolo, l’11 aprile 2002, con un processo in videoconferenza. Successivamente Badalamenti e Palazzolo sono deceduti. Nell’ottobre del 1998, su sollecitazione del Centro Impastato, presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un comitato “allo scopo di condurre una approfondita indagine sulle vicende connesse alla morte di Giuseppe Impastato” e nel dicembre del 2000 la Commissione ha approvato una relazione sul depistaggio delle indagini che, per iniziativa del Centro Impastato, è stata pubblicata più volte nel volume Peppino Impastato: anatomia di un depistaggio. Le prime due edizioni, presso gli Editori Riuniti, sono del 2001 e del 2006, la terza edizione, presso Editori Riuniti University Press, è del 2012. Nell’aprile del 2011 la procura di Palermo riapriva l’inchiesta sul depistaggio.

Come rappresentante del Centro Impastato, il 23 maggio dello stesso anno inviavo una lettera alla Procura in cui scrivevo che il Centro era fortemente interessato a una “ricostruzione completa dei fatti e delle responsabilità” e richiamavo due punti fermi: la condanna dei mandanti del delitto e la relazione sul depistaggio. E a proposito di depistaggio sottolineavo che erano già stati individuati come principali responsabili il procuratore capo del tempo Gaetano Martorana e l’allora maggiore dei carabinieri Antonio Subranni. Riportavo il testo del fonogramma redatto dal procuratore la mattina del 9 maggio 1978, in cui si parlava di “Attentato alla sicurezza dei trasporti mediante esplosione dinamitarda” e si ricostruiva così l’accaduto: “Verso le ore 0,30-1 del 9.05.1978, persona (…) identificata in tale Impastato Giuseppe (…) si recava a bordo della propria autovettura (…) all’altezza del km 30+180 della strada ferrata Trapani-Palermo per ivi collocare un ordigno dinamitardo che, esplodendo, dilaniava lo stesso attentatore”. Nasceva così la pista dell’attentato terroristico e il ritrovamento successivo di una lettera di Peppino Impastato in cui manifestava propositi suicidi, che rimontava a parecchi mesi prima, presumibilmente al novembre del 1977, completava la ricostruzione: un attentatore-suicida.

Contro questa ricostruzione i familiari, i compagni di militanza di Peppino, il Centro siciliano di documentazione operante dal 1977, si attivavano per smantellarla, indicando la matrice mafiosa del delitto. La nuova inchiesta, condotta dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dal sostituto Francesco Del Bene, mirava ad accertare le responsabilità di Antonio Subranni, generale in pensione, per favoreggiamento, e di Carmelo Canale, allora brigadiere e successivamente tenente colonnello, per falso. Tra i risultati della nuova attività investigativa il reperimento dell’allora casellante, Provvidenza Vitale, data per irreperibile, ma nel novembre del 2012 la procura decideva di archiviare le indagini per prescrizione. In un comunicato del Centro prendevo atto della decisione ma osservavo che, trattandosi di un depistaggio delle indagini per un omicidio, non si sarebbe dovuto ricorrere alla prescrizione. L’ex generale Subranni dichiarava che non intendeva avvalersene. Successivamente il gip Maria Pino decideva di non accogliere la richiesta della procura e di lasciare aperta l’indagine. Nei giorni scorsi ha deciso una proroga di altri sei mesi. Tra le vicende da accertare c’è il cosiddetto “sequestro informale” (cioè illecito) di materiale a suo tempo sequestrato presso la casa della zia Fara, da cui abitava Peppino, e presso la casa della madre. Di queste materiali non si è saputo più nulla. Si è parlato di una cartella contenente documenti sull’assassinio dei carabinieri Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo nella casermetta di Alcamo Marina, del 27 gennaio 1976. Una vicenda riemersa in seguito alle dichiarazioni di un ex carabiniere che ha detto che le confessione degli incriminati erano state estorte con la tortura.

Le dichiarazioni hanno portato alla liberazione di Giuseppe Gulotta, condannato all’ergastolo. Tra le carte che abbiamo potuto recuperare c’è un volantino, a firma Lotta continua, del 31 gennaio, in cui si dà un giudizio durissimo sulle perquisizioni dei carabinieri nelle case di militanti del Pci e della sinistra rivoluzionaria, alla ricerca di fantomatiche Brigate rosse. Nel documento, certamente di mano di Peppino, si parla di stato d’assedio, si sottolinea che in quella zona opera la mafia e che il “terrorismo politico in Sicilia ha sempre avuto una matrice chiaramente fascista”. Si legge ancora: “Ma la mafia non c’entra, dicono i carabinieri, bisogna cercare a sinistra” e “da piazza Fontana all’eccidio di Alcamo corre un filo unico di provocazione e di sangue”. Siamo nel 1976, Peppino e il suo gruppo sono contrarissimi alla lotta armata, che considerano un’espropriazione della lotta popolare, ma denunciano che la lotta al terrorismo minaccia di risolversi nella criminalizzazione della sinistra. In quel clima maturerà la scelta dei mafiosi di far passare l’assassinio di Peppino per un atto terroristico. Non hanno previsto la scelta antimafiosa dei familiari, la tenuta dei compagni di militanza, l’impegno del Centro siciliano di documentazione. Non so cosa potranno fare gli investigatori nei prossimi mesi. Quel che è certo è che daremo il nostro contributo al pieno accertamento della verità., come abbiamo fatto in tutti questi anni.

 

Pubblicato su “Repubblica Palermo” del 14 gennaio 2015, con il titolo: Perché serve scoprire chi depistò su Impastato.

 

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Tesseramento 2015

 

 

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L’associazione “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato Onlus” costituitasi nel luglio 2010 è formata dalla Famiglia Impastato e da alcuni collaboratori, tra cui Guido Orlando, oggi purtroppo scomparso, che faceva parte del gruppo di compagni di lotta di Peppino.

La Famiglia Impastato, infatti, dopo un periodo lungo 32 anni di impegno per la giustizia e la verità e la collaborazione con il “Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato” di Palermo e l’”Associazione Peppino Impastato” di Cinisi ha deciso di costituirsi formalmente come gruppo associativo.

Negli anni si è occupata di importanti iniziative, non soltanto le manifestazioni in ricordo di Peppino ogni 9 maggio, anniversario del suo assassinio, e in ricordo di Felicia Bartolotta, sua madre, ogni 7 dicembre, anniversario della sua scomparsa, ma anche eventi di promozione culturale, di approfondimento e di sensibilizzazione ecc. trattanti le tematiche annesse alla lotta contro la mafia e per i diritti di tutti.

Importanti sono stati anche i risultati ottenuti e le battaglie condotte negli ultimi quattro anni, tra cui la confisca e l’affidamento alla stessa associazione di una parte, dell’ex casa del boss Badalamenti, mandante dell’omicidio di Peppino oggi sede di una web radio e di un circolo culturale multifunzionale; il rinnovo del vincolo posto sul casolare dove fu ucciso Impastato; la richiesta di apertura delle indagini sul depistaggi istituzionali seguenti all’assassinio; l’ottenimento del riconoscimento di “Casa Memoria” come bene di interesse storico culturale, simbolo della storia collettiva e della lotta contro la mafia.

L’associazione ha il fine di conservare la memoria dell’attività culturale, sociale e politica di Giuseppe Impastato e della madre Felicia Bartolotta Impastato, attraverso la raccolta di materiali, libri, scritti, documenti e altro utili per documentarne l’impegno contro la mafia e i suoi complici.

Educazione alla legalità, Divulgazione Scientifica (dibattiti, conferenze in luoghi pubblici: beni confiscati, ) su tematiche inerenti la legalità.

Accoglienza a Casa Memoria con itinerario dei Cento passi e mini-tour sui luoghi più significativi della storia di Peppino Impastato.

Manifestazioni autonome o in collaborazione con altri enti.

Riportiamo alcune iniziative: Le quattro edizioni del premio Musica e Cultura, all’interno delle iniziative del 9 Maggio, assegnati ad artisti di notevole pregio artistico e di impegno civile e culturale come: Roy Paci, PippoPollina, Modena City Rambies e Cisco,Tete de bois, Andre Satta e Moffo Schimmenti e infine Daniele Sepe e Francesco Impastato.

 

Ciclo memorie di mafia: dal 18 Luglio al 28 settembre 2012

18 Luglio 2012 L’aria grigia della mafia e la borghesia mafiosa. Intervengono: Michele Prestipino – procuratore aggiunto DDA Reggio Calabria; Claudio La Camera Presidente dell’osservatorio sulla ndrangheta; Giovanni Impastato 25 Luglio 2014 Terra di ndrangheta, presentazione del libro “Porto Franco” con Francesco Forgione (ex presidente della commissione antimafia) e Lirio Abate (giornalista)

23 agosto 2012: Presentazione del libro I due Capitani di Francesco Vitale- Giornalista Rai 2. Intervengono: l’autore del libro, Rosy Greco testimone del naufragio della Concordia, Francesco La Licata giornalista de La Stampa e ing. Vincenzo Daino

24 agosto 2012: Incontro dibattito “Mafia e Politica” Intervengono:Enzo Ciconte Docente universitario, scrittore, ex componente della commissione antimafia, Claudio La Camera Presidente dell’osservatorio sulla ndrangheta, Elena Ciravolo Presidente Cooperativa Libera-mente.

25 agosto : Tour dell’impegno e della memoria sui luoghi dove ha vissuto e lottato Peppino Impastato Lunedì 3 Settembre: Incontro “Mafie e donne” con Alessandra Cerreti (Sostituto Procuratore della DDA di Reggio Calabria), Anna Puglisi e Felicia Vitale. Introducono Giovanni Impastato e Claudio La Camera. Presentazione del volume “Anatomia di un depistaggio”.
Interverranno Carlo Lucarelli, Giovanni Impastato, Umberto Santino, Giovanni Russo Spena, Pino Manzella, Francesco Lalicata, Claudio La Camera

4 Settembre: Installazione delle “pietre di memoria” nel percorso dei “Cento passi”. L’installazione sarà inaugurata da Luigi Pelazza (Le Iene). Incontro “Vittime di mafia”: con Danilo Chirico, Alessio Magro autori del libro “Dimenticati”. Introduce Giuseppe Creazzo (Procuratore di Palmi). Venerdì 28 settembre Presentazione del documentario “ Il Generale” sul Generale dei Carabinieri Dalla Chiesa, prodotto da Daniele Esposito in collaborazione con Dora Dalla Chiesa ( figlia di Nando Dalla Chiesa). “A seguire dibattito con Nando Dalla Chiesa, Dora Dalla Chiesa, Daniele Esposito, Umberto Santino, Giovanni Impastato e Claudio La Camera.

L’adesione ha validità dal 1 gennaio al 31 dicembre 2015

IL VOSTRO CONTRIBUTO ANDRÀ A SOSTEGNO DELLE INIZIATIVE PER L’ANNO 2015: Plastico del Mulinazzo, avamposto dell’economia rurale e della socialità dei cinisensi, devestato dalla costruzione della terza pista dell’aeroporto Punta Raisi, oggi Falcone e Borsellino, allestito in uno spazio all’interno di Casa Memoria, realizzato da Giacomo Randazzo, autore del presepe semovente (iscritto al R.E.I. Patrimonio dell’Unesco); Accoglienza dei gruppi accompagnati dai volontari nel percorso dei Cento passi Iniziative del 9 Maggio Iniziative estive Iniziative del 7 Dicembre costi di gestione Casa Memoria

Con un contributo di:

16.00 € Riceverai la tessera di Socio sostenitore per il 2015 e in omaggio il calendario di Casa Memoria

Grazie!

con un contributo di:

28.00 € Riceverai la tessera di Socio sostenitore per il 2015 e in omaggio il calendario di Casa Memoria + il libro “La Memoria e l’arte”

Molte grazie!

Il contributo tessera lo fai tu!

 Riceverai la tessera di Socio sostenitore per il 2015 e in omaggio il calendario di Casa Memoria + il libro “La Memoria e l’arte”* e in più altri gadget.

Se volete potete sostenerci in qualunque forma e in qualunque modo, visitantdo il sito: www.casamemoria.it sul ink aderisci 2015 finestra tesseramento 2015.

Scarica il modulo modulo socio sostenitore lo statuto dell’associazione lo trovate su archiviodocumenti

 

 

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Charlie Hebdo, la mafia, il Centro Impastato e Peppino

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Umberto Santino  Presidente Centro Siciliano di Documentazione Giuseppe Impastato

 

 

Charlie Hebdo, la mafia, il Centro Impastato e Peppino

“De la chute du mur de Berlin à la chute de Toto Riina”: questo era il titolo di un servizio pubblicato nelle pagine centrali di Charlie Hebdo del 20 marzo 1996, firmato da Phil (Philippe Val), il giornalista, e da Riss ( Laurent Sourrisseau), il vignettista. Un lungo articolo, tanto puntuale e rigoroso quanto pungente e spiritoso, com’era la cifra del settimanale parigino, irriverente e trasgressivo. Erano venuti al Centro Impastato e avevamo parlato del nostro lavoro, di Peppino Impastato, della mafia e della lotta contro di essa. E avevamo capito subito che parlavamo la stessa lingua, lontana da ogni retorica e venata di ironia e di autoironia. Avevo parlato degli stereotipi, allora come ora, circolanti sulla mafia. Delle dichiarazioni di Buscetta che avevano ricostruito l’organigramma di Cosa nostra e avevano portato all’arresto di capi e gregari, ma pretendevano di imporre l’idea di una mafia buona, la sua e quella dei suoi amici, e di una mafia cattiva, degenere e tralignata, quella dei corleonesi, che avrebbero trasformato la mafia in una fabbrica a ciclo continuo di stragi e di omicidi. Lo sottolineava Val, riportando le mie parole: la mafia fin dall’inizio era stata violenta; la ricostruzione secondo cui c’era stata una “mafia tradizionale” in competizione per l’onore e solo negli anni ’70 si sarebbe formata una “mafia imprenditrice” in competizione per la ricchezza, era una storiella fondata sull’ignoranza della storia reale.

Il fatto nuovo era che con il traffico di droga l’accumulazione illegale era cresciuta a dismisura e lì andava cercata la ragione della nuova stagione di guerra all’interno e all’esterno. Difficilmente un giornalista, soprattutto se si occupa di mafia, ascolta con attenzione (molti sanno già cosa scriveranno e fanno finta di ascoltare e di prendere appunti), soprattutto quando si accorge che le cose di cui si sta parlando sono diverse da quelle che ha scritto e godono di ampio credito nei circuiti mediatici che contano, appaltati al supermafiologo di turno. Le frasi tra virgolette del servizio di Val riportano proprio quello che avevo detto, non banalizzano né distorcono. Sembra ovvio, ma è una rarità.

Dopo l’incontro al Centro i due redattori di Charlie Hebdo sono andati a Capaci, a trovare il sindaco Pietro Puccio, e hanno parlato con lui delle condizioni di vita nella provincia siciliana. Con un tasso di disoccupazione troppo alto e un’economia legale troppo debole per poter fronteggiare lo straripamento dell’economia illegale. Con un’assemblea regionale fatta di inquisiti e con tentativi di cambiamento che già allora apparivano precari e difficili.

Da Capaci a Cinisi il passo è breve e a Cinisi c’è l’incontro con la memoria di Peppino Impastato, già preannunciato durante la visita al Centro. Il fratello Giovanni racconta, per l’ennesima volta, una storia che allora era conosciuta a pochi, lontana dagli schermi cinematografici e televisivi. E nel racconto delle attività di Peppino, figlio di un mafioso e nipote del capomafia, non potevano non esserci il circolo Musica e Cultura, un centro sociale ante litteram, e soprattutto Radio Aut. E Onda pazza, con gli sbeffeggiamenti dei mafiosi e dei plenipotenziari del paese: l’irrisione come igiene culturale, che spalanca santuari, viola segreti, devasta il rispetto e fa dei cosiddetti “uomini d’onore” delle macchiette ridicole. A Cinisi, nei lontani anni ’70, Peppino e il suo gruppo potevano pensare che una risata avrebbe seppellito la mafia, spianato la “montagna di merda”, anche se erano ben consapevoli del fascino del denaro e della forza di legami destinati a perdurare anche nel mutare del contesto.

E due giornalisti parigini ritrovavano nella lontana Sicilia un precedente e una sorta di giovane antenato. Come loro, lucido e dissacrante, impietoso e blasfemo. Il servizio si concludeva con un’immagine di Palermo di sera, con le strade affollate di ragazze in minigonna, e un accenno a quanto accadeva in un contesto più ampio: Andreotti sotto processo, Berlusconi lanciato sul palcoscenico politico con un partito-azienda, che ricicla il lessico calcistico e si presenta come il nuovo interlocutore della mafia. Il futuro, che oggi guardiamo come déjà vu, è già cominciato. Nel servizio campeggiavano i disegni di Riss: i volti di Peppino e di Puccio, alcune vignette su Riina, la carta delle famiglie mafiose della provincia di Palermo, uno scorcio del corso di Cinisi, con le frecce che indicano la casa di Badalamenti e quella della famiglia Impastato, a molto meno di cento passi, e al centro la riproduzione di una fotografica in cui si vedono, appoggiati a uno scheletro di alberello, i maggiorenti di Cinisi nei primi anni ’60, con una didascalia che li indica con nome e cognome: il sindaco Leonardo Pandolfo, il capomafia Cesare Manzella, Luigi Impastato, padre di Peppino, Masi Impastato, il nuovo boss Gaetano Badalamenti, Sarino Badalamenti.

L’icona della mafia istituzionalizzata. Riss è rimasto ferito nella strage di ieri, il direttore, Stéphane Charbonnier, Charb, è stato ucciso e con lui sono morti Georges Wolinski, Jean Cabut, Tignous, il meglio della satira mondiale. Una strage con dodici morti, frutto, previsto e prevedibile, di un fanatismo religioso che si nutre di intolleranza e di stupidità. Charlie Hebdo continuerà, ma lo sappiamo: purtroppo una risata non riuscirà a seppellire tanta idiozia e tanta viltà. Pubblicato su “Repubblica Palermo” del 9 gennaio 2014, con il titolo: Quando Charlie Hebdo prese in giro la mafia, i suoi segreti e gli uomini d’onore.

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Il gip di Palermo sul caso Impastato: “Depistaggi su inchiesta. Riaperte le indagini”

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di Daniela Giannola tratto da www.cinisionline.it

 

Il giudice respinge la richiesta di archiviazione e ordina al pm Del Bene di continuare le indagini sulle manovre messe in atto dai carabinieri dopo l’omicidio di Peppino Impastato, avvenuto il 9 maggio del 1978 a Cinisi. Nel registro degli indagati sono stati iscritti quattro militari dell’Arma.

  

Le indagini sui depistaggi attuati dagli inquirenti dopo l’uccisione di Peppino Impastato devono andare avanti. Lo ha stabilito Maria Pino, il giudice per le indagini preliminari di Palermo, rigettando l’istanza di archiviazione del pm Francesco Del Bene. Nel registro degli indagati sono stati iscritti quattro militari dell’Arma i quali parteciparono alle perquisizioni in casa Impastato successive al’omicidio del giovane attivista antimafia di Cinisi: il generale Antonio Subranni per favoreggiamento, e i sottufficiali Francesco De Bono, Francesco Abramo e Carmelo Canale per falso. Reati che rischiano di cadere in prescrizione, motivo per cui il pm Del Bene aveva chiesto l’archiviazione. “La notte in cui morì Peppino i carabinieri vennero a casa nostra e sequestrarono diversi documenti appartenenti a mio fratello che raccolsero in quattro grandi sacchi neri. Quando, dopo mesi, chiesi la restituzione dei documenti mi riconsegnarono soltanto sei volantini”, ha dichiarato Giovanni Impastato, fratello del militante di DP, depositando in procura un esposto che aveva fatto aprire l’inchiesta nel 2011 per capire cosa era effettivamente accaduto nelle ore successive alla morte di Peppino. Il pm Del Bene aveva scoperto diverse falle nell’inchiesta dei militari dell’Arma. Nel 2011 gli investigatori si resero conto del fatto che Provvidenza Vitale, possibile testimone chiave dell’omicidio, non fu mai stata interrogata. La signora Vitale rappresenta una testimone chiave proprio perché casellante di turno al passaggio livello tra Cinisi e Terrasini la notte tra l’8 e il 9 maggio del ’78. I carabinieri scrissero che la testimone risultò irreperibile mentre la donna è sempre rimasta nella provincia di Palermo. Rintracciata 35 anni dopo dal pm, la donna, ormai novantenne, ricorda ben poco della notte dell’omicidio Impastato. Gli inquirenti durante le indagini sono entrati in possesso di un verbale redatto ai carabinieri il quale citava: “Elenco del materiale sequestrato informalmente a casa di Giuseppe Impastato”. Il “sequestro informale” è illegale. Agli atti un ulteriore verbale, questo autorizzato e formale, che certifica il sequestro di sei volantini e lettera, i quali contenevano scritti d’ispirazione politica con propositi di suicidio. Giovanni Impastato dichiara però che da casa loro fu portato via molto altro, tra cui appunti sulla strage della casermetta avvenuta ad Alcamo Marina. Caso, anche questo, ancora oggi pieno di incognite.

 

 Ad oggi i reati per falso e favoreggiamento sono caduti in prescrizione. Il reato che può ancora essere perseguibile, l’unico, è l’eventuale concorso in omicidio del militante cinisenze ribellatosi alla sua stessa famiglia di origine mafiosa.

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Il Centro Impastato e Casa Memoria per Charlie Hebdo

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Nel numero del 20 marzo 1996 i redattori di Charlie Hebdo, Val e Riss, hanno pubblicato un bellissimo servizio dal titolo “De le chute du mur de Berlin à la la chute de Toto Riina”. Puntuale e rigoroso, acuto e spiritoso, come il giornale in cui lavoravano.

Li avevamo incontrati nella sede del Centro, avevamo parlato del nostro lavoro, di Peppino Impastato, della mafia e della lotta contro di essa e avevamo apprezzato la loro lucidità e il loro coraggio.

Poi si erano recati a Cinisi, a riascoltare le registrazioni di Onda pazza, come a trovare una corrispondenza con il loro modo di fare giornalismo, corrosivo e controcorrente.

I redattore di Chiarlie Hebdo sapevano di essere in pericolo e più volte hanno subito minacce e intimidazioni, ma non si sono mai tirati indietro. Con la strage di oggi la barbarie e l’intolleranza hanno voluto cancellare uno dei pochi esempi di gionalismo libero e intelligente, di satira graffiante e demolitrice di miti e fanatismi.

L’unica risposta è che Charlie Hebdo continui il suo cammino.

Umberto Santino

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I limiti della satira ed il messaggio di Peppino.

 

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Luca Soldi Coordinatore Provinciale Libera di Prato

 

Sappiamo bene che la satira ferisce più di qualche seriosa esternazione.

Sappiamo che passato un primo momento di compiacimento, nei confronti di chi soffre protagonismo, spesso agita, mette in discussione, ridicolizza.

Rende fragile quanto appare solido. Minimizza i dogmi.

Deride il potere, le istituzioni, gli apparati politici e quelli religiosi. Coloro che sono chiusi in se stessi.

Sconvolge il politicamente corretto. Ma anche le mafie, i corrotti, gli incapaci.

Ecco che qui la satira diventa offensiva, provocatoria, blasfema.

Ne sappiamo qualche cosa anche noi che a Prato abbiamo ricostruito, nello scorso novembre, la figura di un’altro eroe moderno, Peppino Impastato.

Una persona che aveva compreso, nell’estrema punta d’Italia, quanto la satira ferisse le cupole mafiose più di tante leggi speciali.

Quanto la satira riuscisse a raggiungere l’obbiettivo di screditare il malaffare con la forza di un sorriso.

Lui, attraverso le onde della radio, aveva compreso quanto alto era il valore di quegli sberleffi, di quelle prese in giro, di quelle divertenti verità che raccontavano il male, i pregiudizi di un sistema. Il prezzo pagato, come sappiamo, era stato, anche in questo, caso altissimo.

Formidabile era stata in quelli stessi anni la presenza di un periodico satirico come il Male.

Formidabile e devastante per come aveva inciso con le sue copertine provocatorie che riproducevano i quotidiani del tempo con notizie false, assurde, o semplicemente spiazzanti.

Su temi politici, religiosi o tremendamente delicati come quelle sul terrorismo.

Ne cito solo una, quella spudoratamente falsa come quella dell’arresto dell’attore Tognazzi, presentato come il capo delle Br.

Anche nel caso de il Male, il percorso, fu pieno di minacce, denunce e sequestri nella linea di una satira scomoda a tutto e tutti.

E così via seguendo, arrivando ai nostri giorni, alla tragedia di Charlie Hebdo, quante voci e quante altre penne pungenti hanno disegnato, scritto e descritto il sopruso o più semplicemente il potere costituito, la voglia d’ingabbiare?

Denunciando con una critica pungente, disegnando, con il graffio di un pennino, le storture di un mondo che ci vorrebbe inquadrati, schierati, tifosi di un partito, di una squadra, di una religione.

Nell’unico intento della sublimazione della piena libertà.

Ecco, dunque serve per questo, comprendere che il limite della satira non può essere stabilito o definito.

Nel pieno rispetto della regola principe della satira e cioè il limite di non avere limiti.

Nel non avere timore reverenziale nei confronti di niente e nessuno. In una filosofia più vicina a quella anarchica che a quella barricadera.

Creando, nelle stanze chiuse, un vortice di aria nuova, fresca.

Oggi verso il mondo islamico come ieri, o domani, verso quello del cattolicesimo più ortodosso.

Contro i proclami delle destre becere ma anche verso le certezze di qualche sinistra salottiera.

Vedremo, se passata l’indignazione generale, cesserà la voglia di ripubblicare testi e vignette.

Per questo, vedremo, se passato il dolore, la rabbia, la doverosa celebrazione, da parte di tutti, riusciremo a superare tutto quello che fino all’altro ieri, della satira, disturbava?

Solo allora sapremo se saremo in grado di continuare ad apprezzare la continua ventata rivoluzionaria senza che questo consenso che circonda la satira nasconda la volontà di cavalcarla, o di utilizzarla per fini opportunistici.

Un abbraccio Luca

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rete100passi

Buon compleanno Peppino e Radio 100 passi.

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 fondazione   onda durto  cinisi

 

In occasione della prima trasmissione di Rete 100 Passi in diretta dall`ex casa Badalamenti, Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato vi augura un nuovo anno all`insegna delle scelte consapevoli e della lotta alle mafie per la ricostruzione di una società democratica.

Vi ricordiamo inoltre la campagna di tesseramento a sostegno delle tante iniziative in programma per il 2015.

 

 

5 gennaio diretta non stop dalle 10 alle 20 aperta alla partecipazione del pubblico.

Come ogni anno il 5 gennaio festeggiamo il compleanno di Peppino Impastato e l’anniversario della prima trasmissione di Radio 100 passi che ha aperto i microfoni non a caso nel giorno della sua nascita.

Dopo che nel 2007 nasceva Rete 100 passi per riprendere il cammino interrotto da Peppino Impastato, il primo passo fu quello di dare vita a Radio 100 passi.

Abbiamo voluto sin dal primo passo dare una diversa impronta alla nostra attività scegliendo di commemorare le vittime di mafia nel giorno della loro nascita e non in quello del loro assassinio, per questo le nostre trasmissioni sono iniziate il 5 gennaio e non il 9 maggio.

La tradizionale diretta non stop di quest’anno sarà trasmessa da Cinisi dalla nuova sede nella casa confiscata al boss Badalamenti.

La conduzione tecnica sarà affidata ai giovani che hanno frequentato il corso del progetto Onda d’urto nato con il sostegno della Fondazione con il Sud che prevede anche la creazione di una rete europea di radio impegnate per la diffusione della cultura della legalità.

Il pomeriggio sarà all’insegna della musica live con il cantautore Giacomo Carpa, e la cantautrice Cassandra Raffaele che ha già al suo attivo un brano dedicato a Peppino Impastato e che presenterà l’anteprima del suo prossimo cd.

Durante le trasmissioni la radio sarà aperta alle visite del pubblico che potrà partecipare attivamente alle trasmissioni o semplicemente assistere ai live.

Rete 100 passi info@100passi.net

tel. 335 8087476

portale: www.rete100passi.it

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