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Globalizzazione divoratrice di odori sapori e sensazioni da ricordare !

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Venerdi scorso abbiamo organizzato come Casa Memoria un’ interessante dibattito sulla produzione locale, sulle autoproduzioni e sulla cultura contadina come trasmissione di valori, sono emerse delle riflessioni molto interessanti come la riconquista di esperienze sensoriali ormai perse di fronte ad un cibo bello alla vista ma privo di sapore e odore, imballato in involucri di plastica che aumentano a dismisura l’impatto ambientale.

Per non parlare delle relazioni che si sono perse tra la gente e della mancanza di fiducia con il produttore dove l’unica garanzia è rimasta la pubblicita che ci assicura la genuinità e la provenienza italiana del prodotto ma che in realtà non dice nulla sulla provenienza delle materia prime, dove e come viene trasformato e dove imballato.

A proposito di ciò vogliamo pubblicare un messaggio inviatoci qualche giorno fa sulla nostra posta elettronica da una signora, cliente del negozio-pizzeria Impastato, che da una chiaccherata con Giovanni Impastato è tornata indietro nel tempo ricordando con un po’ di malinconia esperienze piacevoli vissute in quel luogo ma che difficilmente possono ripetersi.

Il nostro auspicio è che si ritorni a rivivere quei momenti. 

 

“Da 45 anni trascorro le vacanze estive tra Marina di Cinisi e Villa Grazia di Carini. Quanti ricordi davanti a questo esercizio commerciale. Questa mattina con Giovanni Impastato ci siamo soffermati a pensare a quanto tempo fa risale la nostra conoscenza e la frequentazione del suo negozio di alimentari. Torno indietro nel tempo, di qualche decennio e mi ritrovo nel suo rustico locale, molto grande, di un fascino particolare. Entrando ci si trovava di fronte un alto e lungo bancone in legno, sul quale facevano bella mostra dei formaggi tipici siciliani, dal caciocavallo piccante al buon primo sale o tuma e l’immancabile pecorino. Dietro al bancone una madia, una lunga cassapanca rettangolare in legno che custodiva il profumatissimo pane caldo e insieme al pane arrivavano delle grandi teglie rettangolari di pizza e sfincione e se non si arrivava all’orario giusto si doveva rinunciare a quelle profumate e invitanti porzioni di prelibatezze appena sfornate. Entrando sulla destra c’erano delle grandi botti, dalle quali si stillava del buonissimo vino rosso e bianco, a noi piaceva moltissimo il vino che qui chiamano “Alto grado” e ne facevamo sempre una scorta prima di tornare in città.

C’era anche uno spazio dedicato alla vendita di alcuni quotidiani e si respirava un’atmosfera casalinga, ricca di odori, di sapori e sensazioni difficili da dimenticare. Era una delle nostre mete giornaliere, lì ci si incontrava spesso con amici o conoscenti intrattenendosi piacevolmente a chiacchierare. Nello spazio antistante il negozio c’erano dei tavolini quasi sempre occupati da automobilisti o camionisti che si fermavano per riposare e consumare qualcosa. Durante questo lungo periodo, da villeggianti estivi, che va dagli anni 70 ad oggi , purtroppo abbiamo vissuto anche la triste esperienza della tragica perdita di Peppino, ragazzo coraggioso e orgoglio di tutti noi siciliani. Qualche volta capitava di incontrare la Signora Felicia, che custodendo nel cuore la terribile ferita per la tragica perdita del figlio, non mancava di regalare ai clienti un gentile indimenticabile sorriso. Personalmente avrei avuto voglia di abbracciarla per dimostrarle tutta la mia solidarietà per ciò che aveva subito. Ho pensato, oggi, in occasione di questo incontro a quanto sia cambiata la vita durante questi lunghi o brevi, a seconda come si voglia pensare, anni trascorsi.

Si sono persi gli odori i sapori e anche le immagini legate a quel tipo di conduzione familiare, tutto ciò che è impossibile ritrovare in un grosso e dispersivo centro commerciale, dove mancano di sicuro tutte quelle relazioni umane di cui accennavo, l’atmosfera che si respirava nella piccola ma per certi versi grande realtà creatasi nello spaccio dei signori Impastato!

Giuliana Zanasi Bongiorno{jcomments on}

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Settembre: con la scuola per la legalita` contro le mafie

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Tanti i progetti per il prossimo anno scolastico all’insegna dell’impegno politico e sociale contro la mafia e la corruzione.

Sono tante le novità di questo mese di settembre appena iniziato.

Sono iniziate le riprese per la realizzazione di un film tv dedicato alla figura di mia madre. Noi come Casa Memoria e come famiglia Impastato abbiamo approvato questo grande progetto, proposto da Rai1 e prodotto dalla Casa di Produzione “11 Marzo” di Matteo Levi. Si ripete per noi, ma in maniera diversa, l’esperienza vissuta precedentemente con il film “I Cento Passi”di Marco Tullio Giordana, film di grande successo, girato a Cinisi nel 1999 con il coinvolgimento di buona parte della nostra comunità e che è servito a promuovere il nostro territorio e a far conoscere la figura di Peppino Impastato in tutto il mondo, con grande rispetto per il lavoro politico di denuncia, di impegno sociale e culturale portato avanti precedentemente dalla famiglia, da compagni di militanza e dal “Centro Impastato”di Palermo.

Il nuovo anno scolastico porterà ancora una volta molti insegnanti e molte scuole a impegnarsi in progetti per la legalità e contro la corruzione. In molti casi saremo coinvolti come Casa Memoria garantendo una nostra presenza nelle scuole in altri casi sarà Casa memoria ad ospitare i ragazzi in gita a Cinisi a visitare i luoghi delle memoria. Le scuole per organizzare le diverse iniziative potranno come sempre fare riferimento alla segreteria di Casa Memoria, dove i volontari della nostra associazione saranno a disposizione per ogni informazione e per fornire il supporto organizzativo necessario.

giovanni impastato

 

Per le scuole ritengo interessante segnalarvi due importanti progetti:

Il progetto di educazione alle legalità “Sulle orme dei veri eroi”, promosso dal Liceo F.De Andrè di Brescia” , che in occasione del 9 maggio 2015 è venuto a Cinisi con una delegazione di 42 studenti + 4 docenti accompagnatori. Sull’onda della grande emozione dei 4 giorni passati a Casa memoria il liceo propone per il 2016 un nuovo progetto per permettere anche altre scuole di tutta Italia di vivere le stesse esperienze. Visitare i luoghi cari a Peppino, il centro studi Borsellino, la fondazione Falcone, onorare la tomba di Don Pino Puglisi nella cattedrale di Palermo. L’idea è quella di creare una carovana che veda protagonista almeno una scuola per regione. In allegato trovate la presentazione del progetto. Il professore Mario Bruno Belsito è il riferimento per chi volesse partecipare: la sua mail è tabbarano@alice.it

Sempre rivolto alle scuole è il progetto “Un libro per Peppino” promosso dal Centro Culturale Peppino e Felicia Impastato di Sanremo insieme a Casa Memoria Impastato di Cinsi, in collaborazione la casa editrice Zem di Vallecrosia. Il progetto è finalizzato alla pubblicazione dei migliori elaborati dedicati a questa importante figura del movimento antimafia, non solo italiano, ma internazionale. Il progetto prevede l’impegno della casa editrice Zem a pubblicare ogni anno in occasione del 9 maggio una tesi scelta da una giuria composta da giornalisti e studiosi.

Per informazioni sul progetto e sulle modalità di partecipazione potete contattare la segreteria di Casa Memoria (info@casamemoria.it), o il Centro Impastato di Sanremo (stampa@casamemoria.it ) o la casa editrice Zem sul sito o via mail stampa@edizionizem.com

Il libro ‘Io sono Peppino‘ di Simona Della Croce, presentato a Cinisi lo scorso 9 maggio costituisce la prima pubblicazione del progetto “Un libro per Peppino. Le tesi su Peppino Impastato diventano libri”. Storia, Memoria e Informazione: sono questi i grandi temi del libro, che ricostruisce le modalità con cui gli organi di stampa hanno raccontato la storia di Peppino in anni in cui non c’era internet e l’informazione non era libera. La pubblicazione per il taglio originale, il linguaggio semplice e gli interessanti spunti per una riflessione sul ruolo dell’informazione è particolarmente adatta ad un utilizzo nelle scuole per incontri o laboratori didattici.

Per contatti con l’autrice simona.dellacroce@yahoo.it

Un saluto a tutti

Giovanni Impastato

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PENSA GLOBALE MANGIA LOCALE

pensaglobale

 

 Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato Onlus in collaborazione con il Codifas, Genuino Clandestino e Porto di terra sono liete di invitarvi a partecipare a una tavola rotonda, nell’ambito di un ciclo di iniziative di democrazia partecipata, per l’incontro

PENSA GLOBALE MANGIA LOCALE

che si terrà venerdì 25 settembre 2015 alle ore 19,00

presso l’ex casa Badalamenti, in diretta su Rete100 passi.

 

L’incontro ha la finalità di promuovere una spesa consapovole, spingendo i consumatori verso iniziative di consumo locale a km0 e autogestito nella trasparenza. E fare partire da queste iniziative una campagna per l’approvazione di proposte che favoriscano il consumo di prodotti locali, le autoproduzioni e l’agricoltura contadina.

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salvo

Il casolare ha un senso se resta com’e’

salvo

di Salvo Vitale

 

Il casolare ha un senso se resta com’è Non entro in merito alla polemica tra Giovanni Impastato e Manfredi Vitello che si può leggere sul sito di Casa Memoria. Parliamo di un luogo dov’è stato ucciso un uomo che aveva messo a disposizione la sua vita nella lotta per una società diversa, dove non ci fossero mafie, dove si potesse parlare liberamente, dove non esistesse più la regola centrale del tanto decantato liberalismo, ovvero “c’è cu mancia e c’è cu talia”.

Parliamo di un posto dove il rinvenimento di alcune tracce di sangue, fatto dai compagni di Peppino e non da chi avrebbe dovuto fare le indagini correttamente, è servito a dare all’omicidio la giusta svolta e a smontare l’impostazione che ne stavano facendo carabinieri, magistrati e brava gente del territorio. Parliamo di un luogo che ancora ha un suo fascino un po’ macabro e che ingenera emozioni e tristezza in chi ha avuto la possibilità di visitarlo.

Nella stradella che porta In quel luogo ho attaccato, per conto dell’Associazione Peppino Impastato, il 9 maggio del 2014, assieme a Pino Dicevi, una targa con la scritta “Via Nove maggio”: un atto, direbbe qualcuno, di disobbedienza civile, perchè solo il al Comune compete il diritto di indicare i nomi e sistemare targhe segnaletiche, ma spero che, in questo caso, dopo che è passato qualche anno, non si svegli un qualsiasi rappresentante comunale della legge a chiederne la rimozione: ci vorrebbe coraggio e molto disprezzo per la storia di Peppino, la cui azione e la cui immagine.

E’ il caso di dirlo, non può essere accostata a quella di Salvatore Badalamenti. Anche qua, evitiamo inutili polemiche, per favore. Parliamo infine di un posto in cui, ai bordi della linea ferrata i compagni di Peppino piantarono un tabellone, ai bordi della ferrovia, con la scritta: “Peppino Impastato, assassinato dalla mafia qui”. Con la stessa scritta, nel 2014, Pino Dicevi e Salvo Vitale hanno affisso, sulla facciata del casolare, una lapide lignea, costruita da Paolo Chirco: anche qua qualche cultore della legalità ad ogni costo potrebbe accusarci di violazione di proprietà, così come c’è violazione ogni volta che un privato oltrepassa il cancello per visitare il luogo. Parliamo di un posto che i compagni di Peppino più volte hanno ripulito, perchè adibito a ricovero per bovini da chi non ha mai intravisto la”sacralità” che esso emana e ha preferito custodirvi o farvi custodire le “vacche cinisara”. Parliamo di un posto in cui vennero lasciati in pasto ai corvi e alle gazze i brandelli del corpo di Peppino, che, da quel posto si rigenerano in ogni primavera e sembrano essere stati seme per tutti coloro che amano Peppino e ne vogliono conservare e trasmettere la memoria e le idee. Parliamo di un posto su cui sono state fatte promesse di acquisto, di gestione, di sistemazione, di messa in sicurezza, di inserimento nei luoghi di memoria della Sicilia, da rappresentanti politici siciliani, ultimo Crocetta, una volta compagno, che poi si sono dimenticati di tutto. E infine parliamo di un posto in cui vandali o oscuri ammiratori hanno portato via,distrutto e snaturato il sedile di pietre in cui sono state ritrovate le macchie di sangue di Peppino. A mio parere, economicamente, quel posto non vale niente, sia perchè vi è stato a suo tempo apposto un vincolo, grazie alle pressioni dei compagni di Peppino e di Giovanni Impastato, sia perchè la vicinanza della linea ferrata non consente utilizzazioni abitative, nel caso qualcuno volesse costruirvi qualcosa. Quindi un posto in cui qualsiasi valutazione è possibile, a partire da una cifra più che simbolica di diecimila euro, a cento, o addirittura, come mi sembra di capire, a quattrocentocinquanta, cifra su cui va fatto un botto.Crocetta aveva promesso, in caso di mancato accordo per la vendita, la procedura d’esproprio e l’acquisizione ai beni immobili della Regione, ma non se n’è fatto niente. Apprendo, dal blog di Cinisi Libera che il proprietario è disponibile a cedere il posto a questa Associazione , la quale avrebbe in mente di farne un museo della memoria o non so cos’altro e, a tal fine, avrebbe lanciato, tramite facebook una proposta di raccolta fondi. Che vuol dire? Che in questo posto saranno fatti dei lavori per la messa in sicurezza della casa? Che il tutto sarà sbancato da qualche motopala e sistemato per accogliere “i turisti”? Che all’ingresso bisognerà pagare il biglietto? Che ci sarà un custode? (ben venga)? Che sarà ripristinato il sedile di pietra, magari apponendovi false macchie di sangue? Che nei paraggi, se non lì dentro, sarà edificata una costruzione in cui si esporranno reperti e simbologie antimafia già presenti altrove?. Se così è non ci sto. Quel posto ha un significato se resta così com’è, nella sua terribile testimonianza di luogo in cui è stato consumato un orribile delitto dai mafiosi di Cinisi. Vale quanto la foiba di Rocca Busambra, in cui venne precipitato Placido Rizzotto, o il cosiddetto giardino della memoria che sta sotto il posto dell’autostrada dove vennero uccisi Falcone, la moglie e la scorta e dove ci sono i resti accartocciati di una macchina. E vale come tanti altri posti segnalati da lapide, come tappe di un tragico calvario e di una storia infinita di cui siamo vittime. Cioè, quel posto non si tocca,perchè appartiene alla storia. In ogni caso sono dell’avviso che bisognerebbe segnalare qualsiasi iniziativa si intenda adottare per il casolare all’autorità comunale e a quella regionale per valutare eventuali provvedimenti. Se vogliamo bene a Peppino lasciamo stare le polemiche, diamoci da fare per costruire il mondo “con le idee e il coraggio di Peppino” . E’ difficile, vero?{jcomments on}

 

NOTA: Mi sembra che l’uscita dall’aula consiliare del sig. Vitello nel corso della commemorazione del trigesimo della morte di Felicia Impastato sia un atto grave e non può essere motivato dal disprezzo nei confronti di chi si ritiene paladino unico della legalità: qui il gesto è fatto nei confronti di Felicia e non di Giovanni, non prendiamoci per i fondelli.

Fra l’altro c’è in mezzo la mancata denominazione dell’aula consiliare al proposto Leonardo Pandolfo, su cui sarebbe il caso di fare una approfondita valutazione tratteggiandone i tre aspetti di scienziato , di storico e di politico. In merito alla mancata partecipazione ai cortei del nove maggio perchè non invitato, anche qua non scherziamo: non ci sono mai stati invitati, ma solo gente che sentiva interiormente di fare qualcosa per Peppino. Non si va a questo tipo di cortei perchè invitati. E questo il sig. Vitello lo sa bene. C’è infine un accenno a Mimmo Micale che è presidente dell’associazione, ma che è stato anche assessore di Palazzolo, ovvero dello stesso sindaco che ha offerto una parte della casa confiscata a Badalamenti all’Associazione Impastato e una parte all’associazione Casa Memoria di Impastato, ma che ha anche deciso l’intitolazione dell’aula consiliare a Peppino Impastato e non a Leonardo Pandolfo. A parte tutto mi pare che MImmo sia stato un ottimo assessore. Ci sono pertanto conversioni sauliane, riconversioni, proposte, controproposte, cambi di prospettiva e quant’altro sembra tipico di una normale dialettica all’italiana. Ma per cortesia, lasciamo riposare in pace Peppino rispettando il posto in cui è morto. 

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( 13 settembre 2015 )

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IL CASOLARE: I QUAQUARAQUA’ E GLI SCIACALLI DEL TERZO MILLENNIO.

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Di Giovanni Impastato

 

Noi, come famiglia Impastato e come Associazione “Casa Memoria”, ci siamo trovati spiazzati ( in realtà non siamo ancora certi delle nostre reazioni, che vanno dal disgusto all’incredulità) da una notizia appresa in questi giorni, che ha come protagonista un’associazione locale/comitato civico, “Libera Cinisi”, forse costituitasi da poco, la quale dovrebbe gestire il Casolare  dove è stato ucciso Peppino, di  proprietà del farmacista Venuti, che ha messo a loro disposizione.

Tutti noi in paese conosciamo la passata generosità del Venuti, soprattutto con i mafiosi, generosità che si ripete ancora oggi con un suo parente, Manfredi Vitello, firmatario di questa proposta su Facebook  e forse presidente della (personalmente mai sentita prima) associazione (che, nonostante il nome potrebbe lasciare intendere, non avrà sicuramente nulla   a che fare con Libera di Don Ciotti). Eppure lo stesso Vitello Manfredi, molto conosciuto a Cinisi quale ex consigliere comunale di Forza Italia,  non ha mai nascosto il suo disprezzo per il nostro impegno,  la nostra storia e per la figura di Peppino Impastato, fino al punto di non avere un minimo di rispetto anche nei confronti di mia madre. Durante una seduta straordinaria del consiglio comunale di Cinisi, per il trigesimo della sua morte,  avvenuta il 7 dicembre del 2004, in occasione della quale il Vitello, assieme ad altri due suoi colleghi consiglieri del suo partito, Vincenzo Pizzo e Pinella Alfano,  è uscito dall’aula in segno di disprezzo per la sua figura.

Ci chiediamo come mai, a questo punto, sia nata in lui questa improvvisa “vocazione”, questo interesse a preservare, addirittura con un museo, la figura di Peppino, militante comunista, nonostante la sua, diametralmente opposta, posizione politica. Ci sembra inoltre di ricordare, che fosse uno dei sostenitori dell’intitolazione dell’aula consiliare di Cinisi all’onorevole Pandolfo ( allora proponemmo anche di appendere nella futura aula, la foto di Pandolfo ritratto con Gaetano Badalamenti, Cesare Manzella e altri esponenti di spicco della mafia locale), invece di dedicarla proprio a Peppino Impastato ( eh si, lo stesso che ora si premura di tutelare ) come poi è stato fatto. Noi ricordiamo bene, inoltre, le richieste del farmacista Venuti di 480.000 euro, che sono  pervenute alla Regione Sicilia e alla Famiglia Impastato per la cessione del Casolare. Cifre assurde che dimostrano la mancanza di rispetto per un luogo della memoria ( e anche un po’ per la dignità dei richiedenti!). E pensare che l’Assessore Armao (Governo Lombardo) dopo una nostra denuncia attraverso il quotidiano “la Repubblica” sul degrado del Casolare, ridotto quasi ad una discarica, si era impegnato a risolvere il problema venendo a Cinisi per un sopralluogo, offrendogli 120.000 euro, una cifra considerevole dato il reale valore del Casolare. La raccolta fondi che “Libera Cinisi” si propone di portare avanti “per acquistare e restaurare il bene al fine di creare un museo” sembra quindi piuttosto ambiziosa, a fronte di queste cifre.

Ma la volontà che li spinge a preservare la memoria storica di Peppino, deve essere notevole , date le cifre da raggiungere e il forte sforzo di pentimento, a questo punto, per le azioni e le idee passate! Chissà se questo afflato ” mistico” li porterà anche a percorrere il corteo del prossimo nove maggio!

La verità è che  purtroppo  questi fatti, ma sarebbe meglio dire questi ” scherzi” , succedono a causa dell’inefficienza delle istituzioni e dell’attuale amministrazione Regionale che, dopo tante promesse di esproprio fatte dal Governatore Crocetta, non si è mai avuto un seguito, una presa in giro senza nessun passo avanti, fino al punto che lo stesso farmacista Venuti ha proibito l’accesso a miglia di visitatori, un vero crimine nei confronti della memoria storica. Non riusciamo a capire come mai questo caso non si vuole risolvere e come mai, sia il comune di Cinisi che la Regione Sicilia, non prendano ancora nessun provvedimento nei confronti di queste forme di sciacallaggio che infangano l’immagine della nostra comunità.  

Noi non permetteremo mai  che tutto finisca in mano a persone squallide che hanno denigrato la nostra storia e la nostra memoria. Non crediamo nei “miracoli” e, considerato che nessuno dei facenti parte di questo movimento si è mai visto, né si è mai avvicinato a noi, non crediamo neppure nella loro buonafede. Non rimarremo a guardare chi il giorno prima ne infanga la memoria e il giorno dopo tenta di specularci, offendendo chi da anni si è battuto e si batte per salvaguardare la figura di Peppino, diventato ormai simbolo nazionale della lotta contro le mafie e riconosciuto da migliaia di persone ( che sia proprio questa la “spinta”?). 

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umberto santino

Il piccolo Alan, la Chiesa e gli Stati di fronte ai migranti

umberto santino

Di Umberto Santino, Presidente del Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato”

C’è voluta l’immagine del piccolo Alan riverso su una spiaggia e in braccio a un poliziotto turco, una sorta di deposizione della vittima innocente dei mali del mondo, per svegliare l’Europa e convincere i suoi governanti e rappresentanti, ad esclusione di fascisti e razzisti, a mutare atteggiamento nei confronti dei profughi e dei migranti.

Anche il papa, che per il suo primo viaggio era andato a Lampedusa e aveva già invitato ad aprire chiese e conventi a poveri e disagiati, ha rivolto un appello a parrocchie, conventi, santuari ad ospitare le famiglie dei migranti e questa volta pare che le sue parole non cadano nel vuoto. L’anno scorso i senza casa di Palermo gli avevano indirizzato una lettera, dopo aver verificato che il cardinale e altri prelati, a cui avevano ricordato le parole del pontefice, avevano risposto con un sorrisino e un no alla richiesta di concedere conventi e altre proprietà abbandonati e occupati da decine di famiglie. Ci sono stati gli sgomberi e si è toccato con mano che quelle del papa erano, per altri uomini di chiesa, solo belle parole destinate a rimanere tali. Ma anche la lettera che i senza casa gli avevano inviato non ha avuto risposta.

Ora sembra che la musica sia cambiata e i senza casa replicano il loro appello: non provocate guerre tra poveri, non mettete i poveri di Palermo contro i migranti che fuggono da guerre e persecuzioni. Su questi terreni si misura il comportamento di religiosi e credenti: si adeguano alle parole del papa, reagiscono più o meno di buona voglia a una congiuntura o si tratta di un mutamento destinato a durare? Ė una domanda che si inserisce in un quadro più ampio: cos’è la chiesa cattolica con un papa come Francesco? Cosa vorrà e potrà essere? Nell’ultimo numero di Micromega sacerdoti, credenti e laici rispondono ad alcune domande su temi cruciali: gli assetti finanziari e il potere della curia, la famiglia e la sessualità, il ruolo delle donne, il rapporto tra stato e morale cattolica. Tra le riposte, quelle di due sacerdoti da anni impegnati dalle nostre parti, Cosimo Scordato e Francesco Stabile, sono tra le più lucide e coraggiose. Sottolineano in particolare l’esigenza di una chiesa povera e dei poveri: finora un’utopia che dovrebbe archiviare duemila anni di storia.

Se la chiesa comincia a fare la sua parte e alcuni stati europei si schiodano dal loro egoismo, le notizie che arrivano non si sottraggono a una logica che continua a essere quella dell’emergenza e del pronto soccorso. Somigliano più a un’eccezione che a una nuova regola. Se si vuole cambiare passo occorrono atti concreti e continuativi. Lo sottolineano i partecipanti alla marcia dei piedi scalzi per un’Europa senza muri con le loro richieste: offrire vie legali di fuga, corridoi umanitari sicuri per le vittime di guerre, catastrofi e dittature; assicurare un’accoglienza degna e rispettosa per tutti, con la chiusura e lo smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti, una vergogna e un affare per chi ha colto anche questa occasione per accaparrarsi il denaro pubblico; creare un vero sistema unico di asilo in Europa superando il trattato di Dublino. E bisogna agire sulle cause: guerre e dittature, fanatismi e intolleranza non sono ineluttabili, scaturiscono da processi storici e non da tare antropologiche. Per affrontare questi problemi e avviarli a soluzione occorre ridefinire le politiche internazionali, dall’Unione europea e alle Nazioni Unite. Un compito che sembra impossibile ma si tratta di cominciare, partendo da una presa d’atto: i muri, i fili spinati, le chiusure, le strategie attuali, all’insegna del neoliberismo e della globalizzazione, non risolvono i problemi, ma li aggravano e li rendono insolubili. Escludendo ed emarginando grandi masse della popolazione mondiale, hanno portato a una situazione che rischia di diventare ingovernabile. Qualcuno dice che ci sono i semi di una terza guerra mondiale. Siamo in tempo per scongiurarla e la mobilitazione dei cittadini pronti ad accogliere i migranti nelle loro case dimostra che possiamo reagire all’indifferenza e all’assuefazione e premere decisamente su stati e organizzazioni internazionali, troppo spesso dominati da logiche da comitati d’affari di minoranze privilegiate. Solo così Alan e tanti bambini come lui, vittime di una moderna strage degli innocenti, non saranno l’icona di una pietà passeggera e ipocrita.

Pubblicato su Repubblica Palermo del 12 settembre 2015, con il titolo: Senzatetto e migranti se ora la Chiesa si dà da fare pure a Palermo.

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IV CONVEGNO DI DEMOCRAZIA PARTECIPATA

produzione agricola

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato è lieta di invitarvi a partecipare al IV° convegno di Democrazia partecipata sulla Valorizzazione della produzione agricola nel nostro territorio. L’ iniziativa si svolgerà sabato 5 settembre, alle ore 19,00 nella sala polifunzionale al piano terra dell’ ex casa Badalamenti, in diretta su Rete 100 passi

La conferenza si propone come momento di riflessione sulle tante potenzialità che può offrire oggi il settore agricolo: dalla necessità di rivalutare prodotti eccellenti fuori commercio ma tipici del luogo i cui custodi sono i territori e le tradizioni locali, attraverso nuovi modelli di sviluppo e di mercato nel rispetto di chi produce e in armonia con l’ambiente a nuove realtà produttive che si stanno sviluppando negli ultimi anni.

Il coinvolgimento di diversi attori darà luogo ad un dialogo tra i giovani del territorio che hanno voglia di intraprendere un’ ‘attività nel settore agricolo legata allo sviluppo economico del territorio e alla produzione di prodotti di qualità fuori dalle grandi distribuzioni e inseriti in circuiti di mercato che possano tutelarne il valore. Con esperti del settore che possano dare un contributo e valide informazioni sulle potenzialità e le risorse che si possono utilizzare nel settore agricolo.

Per ultimo, come nei precedenti incontri, interverranno realtà locali che raccontenno la loro esperienza e i risultati raggiunti nel settore come quello dello slow food o del biologico.

Interverranno: 

Pietro Puccio; Presidente del G.A.L golfo di Castellammare

Marco La Valva; Esperto programmazione P.S.R

Aldo Ruffino; Assessore alle Attività produttive

 

Moderatore: Aldo Failla; Responsabile Agecontrol

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