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In scena a Cinisi ‘Resistere a Mafiopoli’

 

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Lo spettacolo, tratto dall’omonimo libro di Giovanni Impastato e Franco Vassia, debutterà in prima nazionale il 7 dicembre. Musica, parole e sand art per la storia di un grande impegno.

Debutterà in prima nazionale il 7 dicembre, proprio a Cinisi, lo spettacolo “Resistere a Mafiopoli”, tratto dall’omonimo libro di Giovanni Impastato e Franco Vassia. In occasione della giornata in ricordo di Felicia, alle ore 21, presso la Sala Civica del comune di Cinisi, parole, musica e sand art si uniranno per dar vita a una contaminazione artistica di grande effetto, che avrà come filo conduttore la storia di Peppino, di Giovanni Impastato e della loro famiglia, quella di una vita impegnata nella lotta contro la mafia e contro uno status che sembrava impossibile sfaldare. 

Sul palcoscenico, s’intrecceranno le musiche originali di Christian Ravaglioli, musicista polistrumentista e compositore di eccellente levatura artistica, che vanta collaborazioni con Vinicio Capossela, Jovanotti e con scrittori come Alessandro Bergonzoni e Stefano Benni, e le animazioni di Massimo Ottoni, il primo artista a presentare al pubblico la tecnica della sand art in Italia.

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La sand art è l’arte di manipolare e trasformare in figure animate la sabbia, con un particolare uso della luce e in adesione armonica con la musica. Ottoni creerà disegni e figure in tempo reale usando le mani come pennello e la sabbia come colore. Il tutto sarà ripreso da una telecamera e trasmesso su un uno schermo video.
Le sonorità di Ravaglioli, le animazioni di Ottoni, insieme alle parole di Giovanni Impastato, che sarà sul palco insieme ai due artisti, come voce recitante, sviluperanno atmosfere suggestive e cariche di emozioni.

 

resistere a mafiopoli from christian ravaglioli on Vimeo.

L’idea dello spettacolo è nata due anni fa, da un incontro tra i tre attori della scena al Castello di Introd, in Valle d’Aosta. “Sono rimasto molto colpito – racconta Christian Ravaglioli, regista dello spettacolo insieme a Maria Chiara Giordani – dalla storia di Peppino e anche di Giovanni e di tutta la loro famiglia, una storia di grande impegno che è stata portata avanti con forza in tuti questi anni. Teniamo molto a questo spettacolo, sul quale abbiamo molti progetti anche in futuro”.
Un progetto in cui gli artisti credono particolarmente tanto che “Resistere a Mafiopoli” rappresenta anche la prima produzione dell’associazione Arte Teatro Socjale, di cui Christian Ravaglioli è presidente. Una realtà che opera a Piangipane, frazione del comune di Ravenna, con lo scopo di diffondere e insegnare teatro, musica e l’espressività artistica in generale. Il progetto è realizzato con la partecipazioene  di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

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Un impegno che oltrepassa i confini

 

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A tu per tu con il musicista Francesco Impastato, che da anni collabora con la nostra associazione in Germania.

Limpegno della nostra associazione ha un respiro internazionale. Sono diverse le persone che, conosciuta la nostra attività, ci sostengono al di là dei confini nazionali, contribuendo a diffondere le idee di Peppino.
Una di queste persone è il musicista Francesco Impastato, compagno di Peppino e fautore, insieme a lui, del Circolo Musica e Cultura. Da anni, residente in Germania, è rappresentante della nostra associazione nella realtà tedesca.
Attraverso questa intervista, Francesco Impastato ci racconta la sua esperienza.

Che cosa significa per lei la storia di Peppino Impastato e perché ha deciso di farla conoscere anche al suo paese di adozione, la Germania?

Sono stato e continuo a essere uno dei compagni di Peppino. Insieme a lui, ho creato il Circolo Musica e Cultura. Il concerto, svoltosi negli anni Settanta a Cinisi, ha gettato le basi per questa inziativa, e si può dire che sono stato tra le cause scatenanti degli eventi che hanno portato alla fondazione del Circolo. In quel periodo, facevo parte del movimento musicale davanguardia che si era sviluppato in tutta Italia. Da lì, è nata la mia collaborazione con Peppino, che poi, negli anni, è diventata per me e per tanti elemento portante del nostro impegno.
Il mio impegno politico in Germania è iniziato da subito. Non potevo sopportare lidea che, quando mi si chiedeva da dove venissi e rispondevo dalla Sicilia, mi si bollasse con letichetta mafia. E così ho cominciato a impegnarmi politicamente nella nuova realtà in cui ero andato a vivere.
Oggi rappresento lAssociazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato in Germania e organizzo varie attività culturali per portare avanti il pensiero di Peppino.
E importante far sapere che la nostra attività ha varcato i confini del nostro piccolo paese siciliano e che è riuscita ad ampliare il dibattito sul fenomeno della mafia, dando allimpegno dellassociazione un respiro internazionale.

Come si svolge il suo impegno civile in Germania e quali sono le iniziative più recenti che ha realizzato?

Sono insegnante di lingua e nei miei corsi propongo lavori incentrati sui temi della mafia e dellantimafia, temi che i miei studenti conoscono poco.
Come musicista produco opere musicali che esprimono il bagaglio culturale della nostra cultura popolare siciliana. Lultimo cd è intitolato La Storia di Peppino Impastato e rappresenta la figura del vecchio cantastorie riproposta in chiave moderna. Lopera è divisa in tredici periodi che raffigurano le fasi salienti dellattività di Peppino e il lavoro portato avanti dai suoi compagni e dalla sua famiglia dopo la sua morte. Nelle mie rappresentazioni la musica è accompagnata dalle immagini dei quadri tipici dei cantastorie che propongono questi tredici periodi.

Quali sono le reazioni dei tedeschi nei confronti della storia di Peppino e del movimento antimafia?

I tedeschi sono molto attenti alla cultura, specialmente a quella italiana. Collaboro con associazioni e organizzazioni che sono disposte al dialogo e alla collaborazione su queste tematiche. E anche con il circuito dei negozi del Weltladen, che vendono prodotti dei beni confiscati alla mafia e di altre realtà che lavorano nel campo culturale antimafia. Nellambito di questo circuito organizziamo concerti abbinati alla degustazione dei prodotti. Questi incontri ci danno la possibilità di dialogare direttamente con il contesto tedesco.

Collaborano con Lei musicisti di diverse nazionalità, perché questa scelta?

Per me è molto importante incontrare le diverse etnie musicali, arricchiscono e danno la possibilità di maturare tematiche interessanti per sviluppare dei dibattiti costruttivi con fatti e non solo con parole.

La musica e l’impegno civile: che cosa può fare la musica a questo scopo?

La musica in questo campo può fare tantissimo. Attraverso la proposta creativa sia lartista che lascoltatore hanno la possibilità di riflettere e vedere quanto sia di primaria importanza limpegno civile. Sviluppare, attraverso la musica, un dibattito culturale sul tema della mafia significa cancellare vecchi pregiudizi che, in passato, hanno creato discrepanze reciproche tra paesi diversi. Alcune volte anche noi italiani siamo abituati a etichettare i tedeschi come figli di quel periodo buio che li ha trascinati alla vergogna mondiale attraverso il nazismo.
Personalmente sono per il dialogo e il confronto tra i popoli. Il pensiero di Peppino mi aiuta a capire ogni giorno quale strada devo percorrere per avere sempre un comportamento dignitoso che possa essere un esempio per me e per gli altri. Essere un compagno di Peppino significa questo.
E per questo che Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

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locandina7dicembre

Memoria e impegno per ricordare Felicia

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Un incontro – dibattito e uno spettacolo in prima nazionale: così il 7 dicembre celebreremo il coraggio e la forza della donna i cui valori continuano a ispirarci

 

Il 7 dicembre, a undici anni dalla sua scomparsa, ricorderemo Felicia, non solo come mamma di Peppino Impastato, ma anche come donna coraggiosa e forte, capace di opporsi al potere mafioso.
Ricorderemo il suo impegno, al quale continuiamo a ispiraci, e ancora una volta quello di Peppino, in prossimità dell’anniversario della sua nascita, il 5 gennaio.
La giornata di lunedì 7 dicembre prevede due avvenimenti importanti. L’incontro – dibattito in ricordo di Felicia, che si svolgerà presso l’ex casa Badalementi, in via Corso Umberto I 220, a Cinisi, a partire dalle ore 16.30, si concentrerà sul tema “donne contro la mafia”, ricordando figure femminili del sud che si sono battute e impegnate nella lotta alla criminalità organizzata.
Numerosi gli ospiti dell’incontro, moderato da Mimma Scigliano: Anna Puglisi e Umberto Santino del Centro Siciliano di Documentazione G. Impastato, Felicia e Luisa Impastato, per la famiglia Impastato, Daniela Pizzo e Cristina Cucinella, volontarie di Casa Memoria.
La sera, alle ore 21, presso la Sala Civica del Comune di Cinisi (piazza Vittorio Emanuele Orlando), si svolgerà la prima nazionale dello spettacolo “Resistere a Mafiopoli”, la storia di Peppino Impastato tratta dal libro – intervista di Giovanni Impastato e Franco Vassia. Una rappresentazione di teatro civile che riunisce le musiche originali di Christian Ravaglioli, la sandArt di Massimo Ottoni e le parole di Giovanni Impastato.
Lo spettacolo è prodotto da Ass.Arte Teatro Socjale con la partecipazione di Casa Memoria.
Tutta la giornata sarà trasmessa in diretta da Radio 100passi. La radio organizzerà anche un’intera giornata in diretta di musica, dibatti, incontri, interviste il 5 gennaio 2016, in occasione dell’anniversario della nascita di Peppino.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

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felicia009

“Non voglio vendette, ma giustizia”

 

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Le parole di Felicia ancora oggi ci accompagnano. Dopo 11 anni, il 7 dicembre, la ricorderemo ispirati dalla sua forza e dai suoi valori.

 

Andare avanti e mantenere sempre aperte le porte della nostra Casa, rispettando la volontà di Felicia. E’ stato questo l’obiettivo, che abbiamo perseguito subito dopo la morte di mia madre e in tutti questi anni.

All’impegno e alla memoria si è aggiunta la coerenza e, con il tempo, la nostra Casa è diventata un punto di riferimento e una meta importante per coloro, che credono ancora nella possibilità di costruire un mondo migliore.
Oggi Felicia e Peppino vivono nel ricordo di tante persone che, da ogni parte del mondo, vengono a trovarci per portare solidarietà e sostegno al nostro difficile cammino.
Nonostante siano trascorsi undici anni, sentiamo sempre la mancanza di Felicia. Il vuoto che lei ha lasciato siamo riusciti a colmarlo solo con la nostra attività e il nostro impegno, facendo tesoro delle sue idee e del suo coraggio.
La sua rottura con il sistema mafioso ci ha stimolati, spinti a procedere fino al punto di ottenere dei risultati importanti. La sua denuncia è stata tagliente e ha messo in serie difficoltà i mafiosi. Dopo le sue coraggiose scelte, divise tra un marito mafioso e un figlio attivista e militante comunista, che lottava contro lo strapotere della mafia nella nostra realtà, siamo arrivati alla verità soprattutto grazie al sostegno del Centro Impastato di Palermo e dei compagni di Peppino.
Il cammino iniziato da mia madre ci ha portato alla conclusione dei processi con le condanne di Badalamenti e Palazzolo come mandanti dell’omicidio e con la relazione della Commissione  antimafia sul depistaggio e sulle responsabilità dei giudici e dei carabinieri che condussero le prime indagini.

Felicia ha avuto la capacita e la sensibilità di trasformare il suo grande dolore in forza e sete di giustizia, non smettendo mai di ricercare la verità.
“La mafia non si sconfigge con la pistola, ma con la cultura. Non voglio vendette, ma giustizia”: queste sono le parole che Felicia ripeteva ai ragazzi delle scuole che accoglieva nella nostra Casa. In queste parole si nascondeva la sua forza, una forza che ancora oggi ci ispira.
Ed è in nome di questa forza che il 7 dicembre, dopo undici anni dalla sua scomparsa, la ricorderemo, pensando che i suoi valori ancora oggi – come quando era in vita – possano essere d’aiuto alle nuove generazioni.

Giovanni Impastato

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maestrodanilocasertano

Il maestro corsaro

maestrodanilocasertano

Mimma Scigliano, nella sua rubrica “La rotta dei poeti”, ci racconta la storia di un maestro di strada…

Cambiare il sistema educativo del nostro paese. E’ questo il sogno di Danilo Casertano, maestro di strada che opera nel perimetro dell’Idroscalo di Ostia. Un territorio dove si trovano diversi ragazzi in abbandono scolastico e a rischio di dispersione, dopo l’ennesima bocciatura alle scuole medie.

Mi parla dall’altra parte del mondo. Per tre mesi, i cinesi l’hanno voluto lì per creare “asili nel bosco”.
L’Asilo nel bosco è un progetto innovativo che la sua associazione, l’associazione Manes, insieme a L’Emilio, realtà che fa parte del circuito internazionale di educazione alternativa Reevo, ha portato in Italia. Una scuola “a cielo aperto” nella campagna di Ostia Antica, che ospita venticinque bambini.
Quando gli chiedo a quanti chilometri si trova dalla realizzazione del suo sogno. “Sto già nel sogno”, mi risponde. Il sogno cammina con lui, si sta già realizzando, soprattutto perché ora non è più solo il suo, ma è diventato quello di tanti altri.
E la meta – è convinto – non è così lontana.

Tanti ragazzi, provenienti da situazioni familiari e sociali difficili, “salvati” in molti anni. Ma “salvati” non è il verbo giusto. I ragazzi non si salvano, si amano. Non si giudicano, si accolgono. Non si conquistano, si avvicinano, piano piano, con autenticità e verità. Quello che conta è esserci.
L’educare è collegato al vivere. Giovani vite, come quelle che un maestro di strada incontra, non sono film. Il finale, lieto o no, non c’è.
La presenza consiste in un lavoro sistematico sul territorio, come quello di presa in carico di ragazzi a rischio, che, dal 2014, Casertano e i suoi compagni svolgono in collaborazione con l’Istituto comprensivo Amendola – Guttuso di Ostia.
“Per questi ragazzi – spiega – è importante scoprire che esistono adulti, in grado di rapportarsi con loro in maniera diversa. Il mostrare che ci siamo, qualsiasi cosa accada, costruisce un legame affettivo, che potrà dar loro un domani differente”.
Di formazione Steineriana, Danilo si definisce un maestro corsaro. Per anni, ha portato il suo bagaglio innovativo e alternativo anche in ambienti d’insegnamento non a lui vicini, all’interno dei quali si è sentito “speciale”, ma, al tempo stesso, emarginato. Una marginalità culturale, che lo fa sentire ancora più vicino ai suoi ragazzi.
Dopo un lungo periodo di “contro” e di “altro”, però, il maestro Danilo – come lo chiamano in Cina – ha capito che sarebbe successo molto di più se si fosse fermato a dialogare con quei contesti estranei e istituzionali.
“La lotta – dice, con consapevolezza – rimane dentro di me, quotidiana e costante. Una lotta, che acquisisci e che, man mano, si trasforma in forza”.

 

asilonelbosco

 

Fare scuola pubblica, aperta a tutti e appartenente al popolo – “un concetto di appartenenza che la scuola statale italiana ancora non contempla”, sottolinea – è la direzione. Una ragione di vita per Danilo Casertano
La sua ricetta per raggiungere l’obiettivo: “si fa, basta solo trovare il modo”, afferma convinto.
Partire dall’obiettivo finale è la cosa migliore, dopodiché la ricerca continua perché il viaggio, come il sogno, è oggi.
La nave del maestro corsaro è pronta a ripartire, la rotta è ignota, ma la bellezza e la poesia dei volti e degli atti di tutti quei ragazzi, ai quali è giusto “regalare” un po’ di futuro, l’accompagnano.
Lì in fondo al mare c’è sicuramente qualcos’altro da scoprire.

Mimma Scigliano

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maestrodanilocasertano

Il maestro corsaro

 

maestrodanilocasertano

 

Mimma Scigliano, nella sua rubrica “La rotta dei poeti”, ci racconta la storia di un maestro di strada….

Cambiare il sistema educativo del nostro paese. E’ questo il sogno di Danilo Casertano, maestro di strada che opera nel perimetro dell’Idroscalo di Ostia. Un territorio dove si trovano diversi ragazzi in abbandono scolastico e a rischio di dispersione, dopo l’ennesima bocciatura alle scuole medie.

Mi parla dall’altra parte del mondo. Per tre mesi, i cinesi l’hanno voluto lì per creare “asili nel bosco”.
L’Asilo nel bosco è un progetto innovativo che la sua associazione, l’associazione Manes, insieme a L’Emilio, realtà che fa parte del circuito internazionale di educazione alternativa Reevo, ha portato in Italia. Una scuola “a cielo aperto” nella campagna di Ostia Antica, che ospita venticinque bambini.
Quando gli chiedo a quanti chilometri si trova dalla realizzazione del suo sogno. “Sto già nel sogno”, mi risponde. Il sogno cammina con lui, si sta già realizzando, soprattutto perché ora non è più solo il suo, ma è diventato quello di tanti altri.
E la meta – è convinto – non è così lontana.

Tanti ragazzi, provenienti da situazioni familiari e sociali difficili, “salvati” in molti anni. Ma “salvati” non è il verbo giusto. I ragazzi non si salvano, si amano. Non si giudicano, si accolgono. Non si conquistano, si avvicinano, piano piano, con autenticità e verità. Quello che conta è esserci.
L’educare è collegato al vivere. Giovani vite, come quelle che un maestro di strada incontra, non sono film. Il finale, lieto o no, non c’è.
La presenza consiste in un lavoro sistematico sul territorio, come quello di presa in carico di ragazzi a rischio, che, dal 2014, Casertano e i suoi compagni svolgono in collaborazione con l’Istituto comprensivo Amendola – Guttuso di Ostia.

“Per questi ragazzi – spiega – è importante scoprire che esistono adulti, in grado di rapportarsi con loro in maniera diversa. Il mostrare che ci siamo, qualsiasi cosa accada, costruisce un legame affettivo, che potrà dar loro un domani differente”.
Di formazione Steineriana, Danilo si definisce un maestro corsaro. Per anni, ha portato il suo bagaglio innovativo e alternativo anche in ambienti d’insegnamento non a lui vicini, all’interno dei quali si è sentito “speciale”, ma, al tempo stesso, emarginato. Una marginalità culturale, che lo fa sentire ancora più vicino ai suoi ragazzi.
Dopo un lungo periodo di “contro” e di “altro”, però, il maestro Danilo – come lo chiamano in Cina – ha capito che sarebbe successo molto di più se si fosse fermato a dialogare con quei contesti estranei e istituzionali.
“La lotta – dice, con consapevolezza – rimane dentro di me, quotidiana e costante. Una lotta, che acquisisci e che, man mano, si trasforma in forza”.

 

asilonelbosco

 

Fare scuola pubblica, aperta a tutti e appartenente al popolo – “un concetto di appartenenza che la scuola statale italiana ancora non contempla”, sottolinea – è la direzione. Una ragione di vita per Danilo Casertano
La sua ricetta per raggiungere l’obiettivo: “si fa, basta solo trovare il modo”, afferma convinto.
Partire dall’obiettivo finale è la cosa migliore, dopodiché la ricerca continua perché il viaggio, come il sogno, è oggi.
La nave del maestro corsaro è pronta a ripartire, la rotta è ignota, ma la bellezza e la poesia dei volti e degli atti di tutti quei ragazzi, ai quali è giusto “regalare” un po’ di futuro, l’accompagnano.
Lì in fondo al mare c’è sicuramente qualcos’altro da scoprire.

Mimma Scigliano

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feliciaviaggio

Note di verita’: diario di un viaggio

 

 

feliciaviaggio

 

 

Da Francesco Guccini a Maurice Ravel

Appena un mese dopo dall’intitolazione di una Villa della città di Genova a Peppino Impastato, torniamo in Liguria.
Questa volta partiamo insieme, io e mia moglie Felicia: abbiamo deciso di fare questa esperienza, convinti che vivremo una settimana ricca di confronti, di relazioni umane e di scambi con giovani volti, che ci confermano che il nostro impegno non è vano e che vale la pena continuare la nostra strada.

La prima tappa è il Liceo classico-linguistico “Da Vigo” di Rapallo.
I ragazzi sono molto interessati alla nostra storia e molto emozionati, cosi come gli insegnanti, attivissimi nell’organizzare la giornata.
Incontrare così tanti giovani affettuosamente legati alla figura di Peppino, ci rende felici e ci stupisce ancora, nonostante i tanti volti e le tante storie incrociate in questi anni.

Il tempo di una breve pausa, al gusto di una deliziosa focaccia ligure, e ripartiamo per Sanremo, dove ci aspettano al Club Tenco per intervenire alla Rassegna della canzone d’autore, quest’anno dedicata a Francesco Guccini.
Le lotte, l’entusiasmo, le motivazioni che ci hanno portato a credere e a lottare  per un mondo migliore, le battaglie politiche, sociali, ecologiche, culturali: sono state alla base del mio intervento, che ha cercato di ripercorrere quel lontano periodo storico e di ricordare come tutte queste esperienze fossero portate avanti, soprattutto, per sconfiggere la mafia.
Anche Francesco Guccini è presente, la sua emozione è evidente nel momento in cui parlo di Radio Aut e del Circolo Musica e Cultura, del nostro lavoro legato alla musica di quel tempo e anche alle sue canzoni, che facevamo ascoltare in radio.
Quest’anno la partecipazione di Casa Memoria al Premio Tenco è attiva e coinvolgente, grazie alla collaborazione con il Centro Impastato di Sanremo.

Domenica 25 ottobre siamo a Ceriale, presso la Casa dei Circoli culture e popoli, per presentare la tesi di laurea diventata libro di Simona Della Croce, “Io sono Peppino. La storia che vi racconterò non è la mia”, presentata anche a Cinsi lo scorso 9 maggio.

Il giorno dopo è la volta di due scuole, il Liceo Giordano Bruno di Albenga e l’Istituto Don Bosco di Alassio. Ed è ancora emozione e scambio. Nei nostri itinerari non mancano mai le mattinate insieme ai ragazzi, entrare nelle scuole è importante, così come è fondamentale l’educazione alla legalità nei confronti dei giovani, nostra speranza non solo per il futuro, ma anche per il presente, che ha bisogno di venti freschi e liberi. In questo crediamo molto.

La “Settimana di incontri e di impegno antimafia”, nella quale siamo stati coinvolti, si conclude il 27 ottobre, in Piemonte, a Cuneo, prima in provincia, a Fossano, con l’incontro nella scuola superiore “G. Vallauri” e, poi, con la manifestazione molto partecipata “Resistenze di Oggi” organizzata da Centro culturale Ignazio Vian. Il 28 ottobre è sveglia all’alba, lasciamo i territori che, in questi giorni, ci hanno riempito il cuore di umanità e di speranza, alla volta di Milano. E’ lì che si concluderà il nostro viaggio con la giornata “In ricordo di Peppino Impastato”, organizzata dall’Associazione Civile Giorgio Ambrosoli.
Al Teatro Dal Verme possiamo ammirare i lavori realizzati dagli studenti di Milano su Peppino. E’ veramente impressionante cosa riescono a produrre le giovani menti affezionate a Peppino.
Il pomeriggio, all’università Bocconi, è una kermesse di personaggi illustri: Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio Ambrosoli, Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, e Andrea Sironi, rettore della Bocconi.
La giornata si conclude con un incontro dibattito su Peppino “Il coraggio della Verità”, dove intervengo a fianco di Ambrosoli e del filosofo Salvatore Natoli. Il dibattito è condotto da Ferruccio De Bortoli, ex direttore de Il Corriere Della Sera.

Il nostro viaggio ha avuto una compagna eccezionale come la musica, un veicolo importante per trasmettere temi attuali e civili, come Peppino ci ha insegnato.
Neanche a farlo a posta, il tutto finisce con un grande concerto, sempre dedicato a Peppino, sulla musica di Joseph Maurice Ravel, diretto dal maestro Stefano Montanari e trasmesso in diretta su Radio 3.

Anche adesso che siamo tornati, ci sembra di sentire le note. Queste note che si diffondono nell’aria, così come le idee e il messaggio di Peppino. Un messaggio alla ricerca della verità. Tornando a casa ci rendiamo conto quanta attenzione e quanto affetto nei nostri confronti e della nostra storia siamo riusciti a raccogliere in tutti questi anni, grazie al lavoro della nostra Associazione. Un impegno che ha cercato di raggiungere un pubblico sempre più numeroso e vario, senza perdere mai la coerenza e mantenendo un grande rispetto per la figura di Peppino Impastato.

Giovanni e Felicia Impastato