9mag2015

Un 2015 all’insegna della coerenza e dell’umilta’

 

 

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L’anno che stiamo salutando è stato ricco di iniziative e di battaglie. Le difficoltà ci sono, ma noi con il vostro sostegno e “con il coraggio e le idee di Peppino” continueremo

Il fine anno è sempre un momento di riflessione e bilancio. Come ogni anno, in questi ultimi giorni di 2015 proponiamo un resoconto sulle attività, l’impegno e le istanze che cerchiamo di portare avanti in nome della memoria, della giustizia sociale e dei diritti umani.

Anche quest’anno Casa Memoria ha raggiunto obiettivi importanti. L’associazione si è consolidata, mirando a prospettive di impegno e di lavoro che l’hanno proiettata sempre più sia a livello nazionale che internazionale. Sono aumentate notevolmente le iniziative: incontri con le scuole, le associazioni, i movimenti, ma anche con comuni e regioni. E non è mai stato perso il contatto con la società civile su temi come le lotte sociali, la legalità, l’antimafia, sempre in relazione con la storia di Peppino e del suo attivismo.

Una delle cose che ci rende più orgogliosi è il grande numero di visitatori che nel 2015 abbiamo accolto nella nostra Casa Museo. Migliaia e migliaia sono stati i giovani studenti, ma anche le persone provenienti da ogni parte del mondo per conoscere la casa e i luoghi dove Peppino ha vissuto e lottato. Tutto questo grazie al prezioso contributo di Addio Pizzo Travel, di Libera, della cooperativa Libera-Mente che gestisce un bene confiscato alla mafia a Marina di Cinisi, delle cooperative di Libera Terra, della cooperativa Lavoro e Non solo, di Ali-Coop, di Eurocultura e viaggi, del Sindacato di Polizia Squadra Mobile di Palermo e degli scout. Tutte realtà che ringraziamo per la loro importante collaborazione.

Una parte rilevante delle attività è anche legata ai progetti. Abbiamo attivato il progetto “Onda D’urto”, continuazione di quello completato “Un Ponte per la Memoria”, con l’obiettivo di valorizzare l’ex Casa Badalamenti. All’interno del bene confiscato hanono trovato posto la nuova sede della radio web Cento Passi e una sala polifunzionale, dove abbiamo organizzato mostre e convegni di spessore per la valorizzazione del territorio.
Un altro progetto in corso è’ “La Memoria e il Presente”, in partenariato con l’associazione Officina Rigenerazione di Cinisi, attuato dal Dipartimento della gioventù e del Servizio civile nazionale della Presidenza del Consiglio nell’ambito dell’avviso pubblico “Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici”.
E rimanendo sempre in tema di progetti, siamo stati partner della ristrutturazione del primo e del secondo piano della casa dell’ex boss Badalamenti, uno spazio che gestiremo insieme alla biblioteca comunale e per il quale abbiamo fatto la proposta di creare (al secondo piano) un caffè letterario.

Nel 2015 non sono stati neppure trascurati i rapporti con l’associazionismo locale. Molte realtà, come la cooperativa Libera-Mente, l’Azione Cattolica, gli Scout, Asadin, l’Associazione Peppino Impastato e l’Associazione Sportiva Calcio di Cinisi, continuano a collaborare con noi nell’impegno quotidiano.
Grazie a questi rapporti di collaborazione, insieme a quello che da anni ci lega al Centro Impastato di Palermo, siamo riusciti a entrare in contatto con realtà che operano sul territorio nazionale, in particolare con alcune scuole, che ci hanno aiutato nell’organizzazione dell’evento del 9 Maggio per il 37mo anniversario dell’assassinio mafioso di Peppino. Quest’anno il 9 maggio è stato ricco di iniziative, affermandosi come uno dei più interessanti dal punto di vista dei contenuti e dal punto di vista del   numero di partecipanti.
Con coerenza abbiamo evitato strumentalizzazioni della figura di Peppino e abbiamo aperto un dialogo con realtà che fanno parte di culture diverse, cercando di non ingabbiarla in pure ideologie, ma trasmettendo a persone e realtà disparate, soprattutto alle nuove generazioni, il messaggio di rottura, di impegno civile, di lotta e di speranza di Peppino. Le risposte non sono mancate e i risultati sono arrivati. Anche quest’anno ci sono state su tutto il territorio nazionale intitolazioni a Peppino: scuole, strade, piazze e siti.

Possiamo confermare che la memoria di Peppino continua a rimanere viva senza grandi ploclami rivoluzionari o trionfalismi che ci avrebbero portato all’affossamento totale della sua figura e delle sue idee antimafiose e comuniste. Senza spirito di protagonismo, ma con le “armi” della razionalità, della coerenza e dell’umiltà siamo riusciti ad andare avanti alla ricerca del cambiamento e nel tentativo di costruire una società migliore.

Oltre al 9 maggio, nel 2015 il lavoro di memoria si è concretizzato con la publicazione di un libro fotografico curato da Paolo Chirco, edito da Casa Memoria, con le testimonianze dei familiari e dei compagni di Peppino.
Un documento importante per quanto riguarda la ricerca dei resti di Peppino e il tentativo di depistaggio che è stato portato avanti nei suoi confronti.
A questo proposito bisogna ricordare la vicenda giudiziaria con le indagini richieste da parte del Gip contro gli ufficiali dei Carabinieri, Antonio Subranni e Carmelo Canale, e di altri due carabinieri della Caserma di Cinisi responsabili del depistaggio che ha bloccato per tanti anni la verità sul caso di Peppino. Nel quadro rientra anche l’uccisione dei carabinieri della Casermetta di Alcamo. Peppino, nel 1976, aveva fatto delle denunce dettagliate sui servizi segreti, sui campi paramilitari con traffico di armi nel nostro territorio, sul rapporto tra neo-fascismo, mafia e forze dell’ordine, su movimenti insoliti contro i comunisti della zona, soprattutto nei confronti del gruppo di Lotta Continua che a lui faceva riferimento.
I documenti che Peppino aveva raccolto su queste questioni sono scomparsi durante una perquisizione che la nostra famiglia ha subito la mattina dopo l’uccisione di Peppino, il 9 Maggio 1978. Insieme al Centro Impastato abbiamo chiesto che si arrivi fino al completamento delle indagini con il rinvio a giudizio dei veri responsabili e il collegamento con il processo sulla trattativa tra stato e mafia che è in corso a Palermo.

Tra i progetti sostenuti da Casa Memoria è da ricordare quello portato avanti con l’associazione Afrikasì Onlus. Il progetto “Diritto allo Studio e Legalità” per lo sviluppo sostenibile della popolazione residente negli slum di Nairobi con la collaborazione del Coyrep Ong e della comunità locale.
Saremo presenti in Kenya in difesa dei diritti umani e a fianco delle persone alle quali questi diritti vengono quotidianamente negati.

Sempre quest’anno Casa Memoria ha aderito all’iniziativa della Rai per la realizzazione e la produzione di un film sulla vita di mia madre, Felicia, che dovrebbe andare in onda su Rai 1 la prossima primavera.

Il 2015 è stato intenso, ma nel 2016 ci aspettano ancora molte iniziative e battaglie. Non dobbiamo dimenticato la difficile vicenda del Casolare dove è stato ucciso Peppino.
Le promesse del Governatore Crocetta non sono state mantenute. 
Un luogo di memoria si sta perdendo per l’insensibilità e l’arroganza del suo proprietario, che chiede “cifre vergognose” per l’acquisto e mette in atto forme di speculazione, come quella di pretendere un costoso biglietto d’entrata nei confronti di persone venute da ogni parte del mondo per visitarlo.
In collaborazione con l’associazionismo locale e nazionale, cercheremo di creare un percorso della memoria completo: dala sede di Radio Aut, al Casolare, a Casa Memoria con le Pietre d’Inciampo dei Cento Passi, fino all’ex casa del boss Badalamenti.
Il 9 Maggio 2016, invece, lo vorremmo dedicare alle battaglie e ai confitti sociali che sono in corso nel nostro paese: dalla questione immigrazione, ai diritti negati, al diritto allo studio, alla difesa e valorizzazione dei territori, allo squilibrio delle risorse, alle dinamiche del capitalismo economico che, tramite le banche, mettono in serie difficoltà i cittadini fino a estreme conseguenze, al vero concetto di legalità democratica e costituzionale, al problema della corruzione e delle mafie di oggi.
Fin da ora siamo disponibili a valutare proposte che si legano a questi argomenti.

Infine, vi invitiamo a visitare il nostro sito www.casamemoria.it, che stiamo cercando di migliorare sempre di più in modo da trasformarlo in un mezzo non solo di informazione sulle nostre attività, ma anche di confronto e scambio. 
Troverete indicazioni riguardo il tesseramento del 2016: il vostro sostegno è prezioso per continuare le nostre battaglie e realizzare nuove iniziative.
Nell’augurare a tutti voi un felicissimo anno 2016, quindi, vi invitiamo a continuare a sostenerci in questo difficile cammino che “con le idee e il coraggio di Peppino continueremo”.

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Giovanni Impastato

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Il tuo contributo e’ prezioso

 

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Sostieni le nostre attività anche nel 2016 con l’adesione alla nostra associazione.

Negli anni la nostra associazione si è occupata di importanti iniziative. Non solo delle manifestazioni del 9 maggio, anniversario della morte di Peppino Impastato, e del 7 dicembre, in ricordo di sua madre Felicia, ma anche di attività ed eventi di approfondimento e sensibilizzazione sulle tematiche della lotta alla mafia, di sostegno a progetti umanitari e di promozione culturale.
Per continuare il nostro impegno abbiamo bisogno del contributo di tutte le persone che condividono con noi valori e ideali legati alla legalità, alla giustizia sociale e alla dignità umana e che vogliono continuare a tramandare la storia di Peppino, le sue idee, il suo coraggio, il suo impegno.
Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato ha aperto ufficialmente il tesseramento per l’anno 2016.
Coloro che sono interessati ad associarsi possono scegliere tra varie forme di contributo:
contributo di 16 euro (tessera di socio sostenitore per il 2016 più catalogo fotografico “Premio Peppino Impastato 2014”);
contributo di 25 euro (tessera di socio sostenitore per il 2016 più due cataloghi fotografici “Premio Peppino Impastato 2014” e “Tre anni con Peppino”);
contributo di 36 euro (tessera di socio sostenitore per il 2016, più catalogo fotografico “Premio Peppino Impastato 2014” e libro fotografico “9 maggio 1978”);
contributo “lo fai tu”, partendo da un minimo di 50 euro (tessera di socio sostenitore per il 2016 più catalogo fotografico Premio Peppino Impastato 2014”, una maglietta e il libro “9 Maggio 1978 – Le verità negate”).
L’adesione all’associazione sarà valida dall’1 gennaio al 31 dicembre 2016.


Per associarsi scaricare il modulo di socio sostenitore, cliccando qui 

 

Ti aspettiamo, continua insieme a noi “con il coraggio e le idee di Peppino”.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

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preseperandazzo

Buone feste a tutti voi!

 

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Mentre percorriamo questi ultimi passi di 2015, il nostro augurio speciale va a tutti i nostri lettori e a tutti coloro, che da lontano e da vicino, camminano al nostro fianco, ci sostengono e cercano di mantenere sempre viva la memoria di Peppino Impastato e di sua madre Felicia, non dimenticando il loro coraggio di abbracciare il cambiamento.
Come augurio di serene feste vi “regaliamo” l’immagine del presepe semovente di Giacomo Randazzo, che è visitabile presso i locali del comune di Cinisi in piazza V.E Orlando (via San Benedetto) tutti i giorni dalle ore 17 alle ore 20, compresi i festivi a partire dalle ore 16. Un particolare del presepe è iscritto nel libro delle “Espressioni” del Registro delle eredità immateriali della Regione Sicilia ed è presente anche presso Palazzo Bonocore a Palermo nella Mostra arte presepiale regionale.
Un’opera di Giacomo Randazzo, compagno di Peppino, è visitabile anche in forma permanente presso Casa Memoria. Il Plastico del Mulinazzo, che rappresenta lo scenario delle lotte contadine contro l’esproprio delle terre per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Punta Raisi – lo scenario che Peppino ha vissuto e condiviso – è stato inaugurato il 7 dicembre 2014.

Nell’attesa di ritrovarci presto con nuove iniziative e attività, ci auguriamo che questo 2016 possa essere un anno nel quale i diritti umani, senza discriminazione e pregiudizio, possano essere rispettati, affermati e riconosciuti.

Buone feste a tutti voi!

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

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“Salsi colui. Storie sepolte”, teatro e impegno.

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Articolo di Evelin Costa

Giorno 18 Dicembre 2015 al Castello di Carini è andato in scena al Terravecchia Festival “Salsi colui. Storie sepolte” della Compagnia teatrale Proskenion con Mariangela Berazzi, Fabio Butera, Nando Brusco, Giovanni Battista Gangemi, Piccola Orchestra Popolare “O. Panzillo” (Bruno Paura, Massimiliano D’Alessandro, Giuseppe Di Iorio, Valeria Di Ielsi). Musiche e arrangiamenti di Bruno Paura, Nando Brusco, Drammaturgia di Maria Ficara, tecnico audio/luci Antonella Bellocchio, Regia di Vincenzo Mercurio.

Uno spettacolo realizzato all’interno del progetto Onda d’urto, sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD, che prevede il partenariato tra l’Osservatorio sulla ndrangheta e il Teatro Proskenion di Reggio Calabria, Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato e Rete 100 Passi di Cinisi (Pa).

Una collaborazione quella tra le realtà calabresi e siciliane che va avanti ormai dal 2011 con importanti iniziative di recupero dei beni confiscati e di sensibilizzazione sulla memoria delle vittime di mafia. Il racconto musicato rappresentato all’interno del suggestivo Castello è quello della Baronessa di Carini.

Una storia che diventa il pretesto per far riflettere sul potere impunito, sui soprusi nei confronti dei deboli perpetrati da chi non accetta che il potere del più forte venga messo in discussione. Maria Ficara, la drammaturga del Teatro Proskenion, alla fine dello spettacolo mi racconta brevemente come l’idea di questo progetto sia nata anche dalla partecipazione al 9 Maggio a Cinisi e dal ricordo di Peppino Impastato, ucciso da chi voleva imporre il proprio dominio contro la sua scelta di libertà, di ribellione e cambiamento.

Parlando con lei capisco che per una siciliana che vive in Calabria, affrontare vicende come queste, rappresenti una sorta di processo di decostruzione e successiva ricostruzione. Un impegno a portare avanti la memoria di storie ormai collettive, diventate parte di una identità sociale perché tramandate da sempre, come è il racconto dell’uccisione della Baronessa di Carini, ma provando a farlo con una sorta di distacco, con uno sguardo estraneo che arrivi alla sostanza più profonda, ritrovando quegli elementi che rischiano di perdersi, perché introiettati in una sfera più nascosta del sé o lasciati nell’oblio a causa dell’abitudine.

Con questo racconto la drammaturga, all’interno della presentazione dell’opera, scrive: “si vogliono ricordare tutti coloro che hanno perso la vita per mano di chi si è arrogato il diritto divino in nome di una qualsiasi legge del più forte”. Esistono poteri che arrivano ad uccidere per imporre il proprio dominio, poteri, mi dice, di fronte ai quali non fa differenza il genere di appartenenza, si uccide chi vuole stravolgere l’esistente, anche se nel caso della Baronessa di Carini il genere ha una sua importanza, visto che quello narrato è il primo episodio di “femminicidio” che la storia abbia tramandato fino ad oggi.

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Questo, che all’apparenza è un racconto antico, ci parla invece di vicende ancora molto attuali, le spose bambine nei paesi del Terzo Mondo usate come merce di scambio a cui viene ancora oggi imposto il matrimonio, l’uxoricidio, i tanti casi di violenza domestica, i matrimoni combinati tra famiglie mafiose che decidono così di suggellare alleanze convenienti. Non si tratta solo di memoria, si tratta di presente e di interrogativi per il futuro.

La rappresentazione è strutturata in tre parti, la nascita, il matrimonio, la morte. La messa in scena è semplice all’apparenza e proprio per questo riesce ad arrivare all’essenza, è priva di scenografie, abiti di scena particolari, ma solo un palco, i suoi personaggi, alle spalle i musicisti con i loro ritmi ora lenti ora sincopati, scanditi da un tamburo che come un cantastorie ci trasporta all’interno del racconto.

La musica crea atmosfere suggestive. Marce, cantilene, improvvisi sussulti, silenzi e voci che si fanno armonia, concentrazione, sgomento e palpitazione. C’è la culla della neonata baronessa, piccola “femmina” già “vestita da sposa”, a farci riflettere su un destino imposto dalla nascita e poi c’è l’abito da sposa, un abito mai indossato in scena, un abito che danza e che soffre, che diviene simbolo e strumento di tortura, di dolore, di imposizione, di sofferenza, come manette edulcorate per i polsi. Un abito che alla fine subirà una sorta di funerale.

Laura, la baronessa, è l’unica donna in scena, i poteri temporali e spirituali sono rappresentati dagli uomini: chi spia, chi intrappola, chi reclude, chi uccide. Rimane impresso un tango fatto di movenze sensuali e drammatiche, ispirate. Un ballo quasi interiore, solitario e collettivo, che diventa quello di ogni spettatore, uomini e donne, perché nessuno può non sentirsi coinvolto da un racconto antico e moderno che ci parla di oppressi e di oppressori, di cambiamento e di ostinata conservazione dell’esistente, che si insinua in ognuno di noi, sospesi tra paura e voglia di riscatto, complici di silenzi, nutriti di contraddizioni e dubbi, tra urla spesso inascoltate, vittime o ribelli nei confronti di destini immutabili, in una lotta costante tra il fatalismo ed il desiderio di libertà.

donneditrama

Donne dallo sguardo multiplo

 

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Per “La rotta dei poeti” la storia di Trama di Terre, l’associazione interculturale di native e migranti di Imola, che gestisce un centro anti-violenza

Un portone chiuso e il messaggio “Noi siamo a fianco delle donne 365 giorni l’anno voi ve ne ricordate solo uno”. Hanno scelto di vivere così il loro 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, le esponenti di Trama di Terre. L’associazione di Imola, nata dall’idea di trovare un punto di condivisione fra donne arrivate da tutto il mondo, gestisce un centro interculturale, quattro strutture di accoglienza e un centro anti-violenza, che solo nel 2015 ha assistito 104 donne vittime di violenza. 

Il gesto “inconsueto” ha fatto il giro dei social network incontrando il pensiero comune di molte altre rappresentanti del genere femminile stanche di retorica, “di parole e rituali celebrativi, di ripetere nelle piazze elenchi di nomi di donne ammazzate, di numeri, statistiche e di leggere di vittime, non di donne – ognuna con una storia unica” – come hanno scritto nel loro comunicato le donne di Trama -.
La notizia del loro gesto è stata condivisa da molte, anche da chi scrive. Da chi voleva vivere in silenzio il 25 novembre, svigorita dal roboante chiacchierone di tutti questi anni sulla tematica. E’ stato confortante sentirsi confermare che molte altre donne provano lo stesso stato d’animo.
“Non è stata una provocazione – mi racconta Tiziana Dal Pra, presidente e fondatrice, insieme all’algerina Nabila Kovachi, di Trama di Terre – ma un messaggio forte. Il riscontro che abbiamo avuto ce lo ha dimostrato”.
Un messaggio che emotivamente è suonato come un pugno allo stomaco, proprio perché proveniente da persone che, ogni giorno, vivono i bisogni reali e si confrontano direttamente con tanti tipi di violenza: “perché non esiste solo una violenza – sottolinea Tiziana – ma molte violenze e tanti aspetti che devono essere considerati. Con gli anni abbiamo compreso che bisogna mettersi in discussione ed essere attente alle nuove problematiche. Non in una logica di assistenzialismo, ma di accoglienza e comprensione”.

Le donne che varcano il Centro dell’associazione provengono da diversi paesi: Marocco, Europa dell’Est, Eritrea, Nigeria, Congo, Somalia, Senegal, Costa D’Avorio, Cina, Santo Domingo. “Molte di loro – precisa la presidente – non sono consapevoli dei loro diritti e degli strumenti di difesa a loro disposizione. Non possono essere consapevoli di qualcosa che è stato loro omesso. Forniamo conoscenze che un domani potranno essere trasformate a difesa di altre donne. Un patrimonio, che dà loro la possibilità di scegliere”.
Tiziana Dal Pra parla anche delle donne, che nelle ultime ondate di migrazione, arrivano in Italia da sole, in fuga da una guerra che le ha stuprate e da un viaggio che ha portato loro ancora innumerevoli violenze. L’associazione si sta battendo perché a queste migranti si possa conferire lo stato di rifugiate: “ma dove devono andare queste donne?”.
Una domanda che risuona come un macigno, come la descrizione delle tante povertà femminili che Tiziana incontra ogni giorno. Di fronte a questi scenari che cosa vi dà il coraggio di non smettere? “La nostra forza – dice – è il nostro sguardo multiplo: quello dentro di noi, quello verso l’altro e quello verso ciò che ci sta intorno. Traduciamo tutto questo in azione, accoglienza e ascolto, dimostrando alle nostre compagne che le cose possono cambiare”.

Trama di Terre vive la bellezza delle miscellanee, un’unione di lingue, di parole, di sguardi, di pianti, di abbracci, di carezze e di mani che si stringono. La rabbia contro le ingiustizie c’è, ma per lo più si tramuta in lotta. Le diseguaglianze sono una spina da togliere per camminare insieme verso una rotta che è di tutte le donne: quella di rivendicare “un giusto posto nel mondo”. 
Un posto che spetta sempre e non solo una volta l’anno. Ecco perché ho scelto di raccontare Trama di Terre in un giorno qualsiasi di questo consueto periodo natalizio.

Mimma Scigliano

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Donne dallo sguardo multiplo

 

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Per “La rotta dei poeti” la storia di Trama di Terre, l’associazione interculturale di native e migranti di Imola, che gestisce un centro anti-violenza

Un portone chiuso e il messaggio “Noi siamo a fianco delle donne 365 giorni l’anno voi ve ne ricordate solo uno”. Hanno scelto di vivere così il loro 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, le esponenti di Trama di Terre. L’associazione di Imola, nata dall’idea di trovare un punto di condivisione fra donne arrivate da tutto il mondo, gestisce un centro interculturale, quattro strutture di accoglienza e un centro anti-violenza, che solo nel 2015 ha assistito 104 donne vittime di violenza. 

Il gesto “inconsueto” ha fatto il giro dei social network incontrando il pensiero comune di molte altre rappresentanti del genere femminile stanche di retorica, “di parole e rituali celebrativi, di ripetere nelle piazze elenchi di nomi di donne ammazzate, di numeri, statistiche e di leggere di vittime, non di donne – ognuna con una storia unica” – come hanno scritto nel loro comunicato le donne di Trama -.
La notizia del loro gesto è stata condivisa da molte, anche da chi scrive. Da chi voleva vivere in silenzio il 25 novembre, svigorita dal roboante chiacchierone di tutti questi anni sulla tematica. E’ stato confortante sentirsi confermare che molte altre donne provano lo stesso stato d’animo.
“Non è stata una provocazione – mi racconta Tiziana Dal Pra, presidente e fondatrice, insieme all’algerina Nabila Kovachi, di Trama di Terre – ma un messaggio forte. Il riscontro che abbiamo avuto ce lo ha dimostrato”.
Un messaggio che emotivamente è suonato come un pugno allo stomaco, proprio perché proveniente da persone che, ogni giorno, vivono i bisogni reali e si confrontano direttamente con tanti tipi di violenza: “perché non esiste solo una violenza – sottolinea Tiziana – ma molte violenze e tanti aspetti che devono essere considerati. Con gli anni abbiamo compreso che bisogna mettersi in discussione ed essere attente alle nuove problematiche. Non in una logica di assistenzialismo, ma di accoglienza e comprensione”.

Le donne che varcano il Centro dell’associazione provengono da diversi paesi: Marocco, Europa dell’Est, Eritrea, Nigeria, Congo, Somalia, Senegal, Costa D’Avorio, Cina, Santo Domingo. “Molte di loro – precisa la presidente – non sono consapevoli dei loro diritti e degli strumenti di difesa a loro disposizione. Non possono essere consapevoli di qualcosa che è stato loro omesso. Forniamo conoscenze che un domani potranno essere trasformate a difesa di altre donne. Un patrimonio, che dà loro la possibilità di scegliere”.
Tiziana Dal Pra parla anche delle donne, che nelle ultime ondate di migrazione, arrivano in Italia da sole, in fuga da una guerra che le ha stuprate e da un viaggio che ha portato loro ancora innumerevoli violenze. L’associazione si sta battendo perché a queste migranti si possa conferire lo stato di rifugiate: “ma dove devono andare queste donne?”.
Una domanda che risuona come un macigno, come la descrizione delle tante povertà femminili che Tiziana incontra ogni giorno. Di fronte a questi scenari che cosa vi dà il coraggio di non smettere? “La nostra forza – dice – è il nostro sguardo multiplo: quello dentro di noi, quello verso l’altro e quello verso ciò che ci sta intorno. Traduciamo tutto questo in azione, accoglienza e ascolto, dimostrando alle nostre compagne che le cose possono cambiare”.

Trama di Terre vive la bellezza delle miscellanee, un’unione di lingue, di parole, di sguardi, di pianti, di abbracci, di carezze e di mani che si stringono. La rabbia contro le ingiustizie c’è, ma per lo più si tramuta in lotta. Le diseguaglianze sono una spina da togliere per camminare insieme verso una rotta che è di tutte le donne: quella di rivendicare “un giusto posto nel mondo”.
Un posto che spetta sempre e non solo una volta l’anno. Ecco perché ho scelto di raccontare Trama di Terre in un giorno qualsiasi di questo consueto periodo natalizio.

Mimma Scigliano

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Tuko Pamoja (Tutti insieme) per i diritti umani

 

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La nostra associazione a fianco di AfrikaSì Onlus, che da 15 anni opera negli slum di Nairobi, per il progetto “Diritto allo studio e Legalità”.

“Tuko Pamoja”, in lingua swahili, significa “Tutti insieme”.
Tutti insieme nella lotta per il rispetto dei diritti umani e contro ogni forma di violazione e negazione della dignità dell’essere umano.
E’ questa la filosofia che sta alla base della partnership tra Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato e AfrikaSì Onlus nel progetto “Diritto allo studio e Legalità”.
La nostra associazione collaborerà con l’iniziativa che la Onlus, fondata nel 2000 dal dottor Ennio Maria di Giulio, porta avanti nella baraccopoli Deep Sea di Nairobi. Per favorire lo sviluppo sostenibile della popolazione residente negli slum della capitale del Kenya, l’associazione sostiene, condivide e realizza programmi di assistenza sanitaria di base, alfabetizzazione e formazione.
Elemento fondamentale del progetto “Diritto allo studio e Legalità” l’importanza dello studio per acquisire tutti gli strumenti necessari a costruire un mondo migliore. Da moti anni, AfrikaSì, sia a Nairobi che in Italia, promuove incontri di formazione nelle scuole, scambi interculturali tra studenti italiani e kenioti e percorsi scolastici per bambini e ragazzi africani. Grazie all’impegno profuso, di recente, due giovani, cresciuti nello slum, si sono laureati, le prime due lauree legate al progetto dell’associazione in Africa. Un traguardo importante e ricco di soddisfazione ed emozione.
Un legame con i giovani condiviso anche da Casa Memoria, che ogni anno riceve migliaia e migliaia di ragazzi, ricordando l’affetto di Felicia nei confronti dei giovani e le sue parole: “la mafia si combatte con la cultura e non con la pistola”.
Ispirata da quanto diceva Peppino – “… La cultura, patrimonio di massa in continua evoluzione, è frutto del contributo quotidiano di tutti gli uomini in lotta per migliorare le proprie condizioni di vita” – la nostra associazione ha deciso di abbracciare questo progetto umanitario, continuando un’attività che si estende oltre i confini del nostro paese. Qualche anno fa eravamo stati a Calcutta, in India, a fianco dell’associazione Bhalobasa di Perignano (Pisa).
A fine gennaio Giovanni Impastato partirà insieme ai volontari e alle volontarie di AfrikaSì per prestare assistenza agli abitanti della baraccopoli, che quotidianamente vedono i loro diritti negati.

 

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La collaborazione tra le due associazioni è stata presentata sabato scorso a Roma in occasione dei festeggiamenti per i 15 anni di AfrikaSì, introdotti dalla presidente dell’associazione Alessandra Tiengo (nella foto insieme a Giovanni Impastato), che ha ribadito la continuità dell’impegno nella battaglia contro la negazione dei diritti.

 

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“Al di sopra di tutto – ha detto Giovanni Impastato durante la serata – ci deve essere la dignità umana. Anche la legalità non è tale se non ha rispetto della dignità umana. Nel collaborare a questo progetto, siamo guidati dal pensiero di Peppino, che ha sempre combattuto per la difesa dei diritti e della dignità umana”.

Mimma Scigliano

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Un 7 dicembre da ricordare

 

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Corrado Lorefice, nel suo primo discorso da arcivescovo di Palermo, proprio nella giornata in memoria di Felicia, ha avuto parole importanti per Peppino e il suo impegno.

“Peppino Impastato è un uomo che ha custodito un senso bello della giustizia. E nella pagina del vangelo delle beatitudini non si dice: beati i cristiani operatori della giustizia; si dice soltanto beati gli operatori della giustizia. Io sono andato, con i miei parrocchiani a visitare i luoghi di Impastato, a Cinisi. Sono andato con tante famiglie e molti bambini hanno cosi scoperto che è esistito un giovane coraggioso, come Peppino”.
Con queste parole l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, ha reso la giornata in ricordo di Felicia ancora più speciale. Il 7 dicembre, nel suo primo discorso da arcivescovo, il parroco di provincia che Papa Francesco ha voluto alla guida della più grande diocesi siciliana, ha voluto ricordare l’impegno di Peppino.

Da semplice prete, l’arcivescovo Lorefice è venuto diverse volte a visitare Casa Memoria, lo ricordiamo con affetto e con stima. Lo ringraziamo molto per il dono che ci ha voluto fare in una giornata così importante per tutti noi e gli esprimiamo il nostro sentito augurio per questo nuovo gravoso impegno: che lo possa portare avanti con serenità.

 

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Le sue parole hanno coronato una giornata intensa, ricca di emozioni, grazie alle testimonianze, ai ricordi, alle letture di persone che hanno conosciuto Felicia, ma anche alla freschezza di giovani donne, che come volontarie danno continuità all’attività di Casa Memoria, fortemente voluta da questa donna coraggiosa, la cui forza ancora ci sostiene e ci ispira.

La giornata si è chiusa con uno spettacolo di teatro civile, intitolato “Resistere a Mafiopoli” e tratto dall’omonimo libro di Giovanni Impastato e Franco Vassia, che ha unito musica, sandart e parole.
Un grazie sentito a tutti coloro che hanno voluto, ancora una volta, ricordare mia madre, a undici anni dalla sua scomparsa.

Giovanni Impastato

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