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Baobab Experience: non solo accoglienza…

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Per la Rotta dei Poeti, la storia del gruppo spontaneo di volontari, cresciuto “all’ombra” del Centro che, a Roma, ha aiutato migliaia di rifugiati in transito.

Sono le cinque del pomeriggio di un caldo e nuvoloso giorno d’inverno quando arrivo in Via Cupa, una piccola traversa a pochi passi dalla stazione Tiburtina a Roma. Mi assale un po’ di tristezza: al numero civico 5 sorge quel che rimane del Baobab, il centro policulturale che, a giugno dello scorso anno, ha accolto migliaia di rifugiati in transito.
Il Centro è stato sgomberato lo scorso 6 dicembre, dopo aver fatto fronte a un’emergenza che ha visto arrivare nella capitale molti migranti provenienti dal Corno d’Africa, in procinto di dirigersi verso il Nord Europa.
L’atmosfera immobile e senza vita, che mi circonda, viene spezzata magicamente dagli occhi ridenti di Francesca, chiusa nel suo piumino nero, ma con un aspetto colorato come i murales lasciati sui muri dagli ex abitanti del Baobab.
“Lo sgombero era già stato preannunciato e, dopo la perquisizione della polizia, a fine novembre, giustificata dalle c.d. misure anti-terrorismo, ce lo aspettavamo”, mi racconta Francesca, mostrandomi attraverso la fessura del cancello i resti di quella struttura fino a pochi mesi fa animata da voci, musica e attività.

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Ventinove anni, account in un’agenzia pubblicitaria, appassionata dei temi dell’immigrazione: è lei il volto di un coordinamento di volontari formatosi spontaneamente nel continuo via vai dell’estate scorsa.
“E’ stato facile compattarci – ci spiega – perché avevamo tutti lo stesso obiettivo: dare una mano e andare oltre il puro assistenzialismo”. Supportati da associazioni mediche e legali, attraverso le quali è stato possibile fornire alle persone, che arrivavano, un sostegno pratico e psicologico, i volontari hanno cercato di promuovere socialità e integrazione: “abbiamo chiesto loro di collaborare per tenere pulito il Centro e abbiamo organizzato laboratori per bambini, corsi di italiano e di tedesco, partite di calcetto e serate di ballo”.
Un gruppo di trenta persone, tra i 18 e i 60 anni, dalle professionalità più disparate, intorno al quale sono gravitati un numero inestimabile di donatori, più di mille volontari e innumerevoli cittadini. “E’ indescrivibile – dice Francesca – quello che è successo in quei giorni. Era un continuo di persone, che portavano cibo e vestiario e offrivano il loro aiuto”. 
L’adrenalina che quei racconti scatenano in Francesca è ancora tangibile. 
Ora in via Cupa c’è solo silenzio. Un silenzio quasi irreale, smorzato in lontananza dalle auto che percorrono la via Tiburtina.
Eppure i volontari sono ancora qui, accanto alle porte chiuse del Baobab, con una scenografia desolante: due gazebo, sedie rimediate e un camper prestato da Medu (Medici per i diritti umani). Tutti i giorni, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, svolgono la funzione di info point di prima accoglienza per gli immigrati che continuano a transitare. Danno loro un sostegno fino all’arrivo degli operatori della Sala operativa sociale del Comune, nel tardo pomeriggio, che individuano le strutture d’accoglienza per la notte.

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Francesca ha appena fatto “accomodare” sotto i gazebo tre afgani, uno di loro ha 62 anni. Colgo un’evidente emozione nei suoi occhi ridenti, che per un momento si velano di tristezza. E’ l’effetto che le fa – mi spiega – leggere nei visi dei più anziani il dolore della perdita delle radici.
Questa giovane ragazza che incontro fuori da un camper di sabato pomeriggio mi ridona un filo di speranza. Perché sta qui invece di farsi un giro di shopping? 
Le provoca sconforto pensare che un ragazzo eritreo, giovane, come lei, possa ritrovarsi solo in questa grande città e trascorrere al freddo la notte.
Ecco cosa spinge Francesca a non mollare. Un obiettivo che la accomuna a tanti suoi compagni e compagne: Valentina, Andrea, Roberto, Giulia, Loredana, Sonia, Anna…
Semplici cittadini, incontratisi in una straordinaria sera di estate, che hanno iniziato a scrivere una storia. Baobab Experience, così chiameranno la loro associazione prossima alla nascita. Principale proposito quello di ottenere dalle stesse istituzioni, della quali si sono ritrovati a sopperire le mancanze, una nuova struttura dove poter accogliere gli immigrati che arriveranno nei prossimi mesi.
Una struttura che assomiglierà di certo a un baobab, un albero robusto, dal grande tronco, in grado di rappresentare una casa per tutti.

Mimma Scigliano

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Baobab Experience: non solo accoglienza…

 

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Per la Rotta dei Poeti, la storia del gruppo spontaneo di volontari, cresciuto “all’ombra” del Centro che, a Roma, ha aiutato migliaia di rifugiati in transito.

Sono le cinque del pomeriggio di un caldo e nuvoloso giorno d’inverno quando arrivo in Via Cupa, una piccola traversa a pochi passi dalla stazione Tiburtina a Roma. Mi assale un po’ di tristezza: al numero civico 5 sorge quel che rimane del Baobab, il centro policulturale che, a giugno dello scorso anno, ha accolto migliaia di rifugiati in transito.
Il Centro è stato sgomberato lo scorso 6 dicembre, dopo aver fatto fronte a un’emergenza che ha visto arrivare nella capitale molti migranti provenienti dal Corno d’Africa, in procinto di dirigersi verso il Nord Europa.
L’atmosfera immobile e senza vita, che mi circonda, viene spezzata magicamente dagli occhi ridenti di Francesca, chiusa nel suo piumino nero, ma con un aspetto colorato come i murales lasciati sui muri dagli ex abitanti del Baobab.
“Lo sgombero era già stato preannunciato e, dopo la perquisizione della polizia, a fine novembre, giustificata dalle c.d. misure anti-terrorismo, ce lo aspettavamo”, mi racconta Francesca, mostrandomi attraverso la fessura del cancello i resti di quella struttura fino a pochi mesi fa animata da voci, musica e attività.

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Ventinove anni, account in un’agenzia pubblicitaria, appassionata dei temi dell’immigrazione: è lei il volto di un coordinamento di volontari formatosi spontaneamente nel continuo via vai dell’estate scorsa.
“E’ stato facile compattarci – ci spiega – perché avevamo tutti lo stesso obiettivo: dare una mano e andare oltre il puro assistenzialismo”. Supportati da associazioni mediche e legali, attraverso le quali è stato possibile fornire alle persone, che arrivavano, un sostegno pratico e psicologico, i volontari hanno cercato di promuovere socialità e integrazione: “abbiamo chiesto loro di collaborare per tenere pulito il Centro e abbiamo organizzato laboratori per bambini, corsi di italiano e di tedesco, partite di calcetto e serate di ballo”.
Un gruppo di trenta persone, tra i 18 e i 60 anni, dalle professionalità più disparate, intorno al quale sono gravitati un numero inestimabile di donatori, più di mille volontari e innumerevoli cittadini. “E’ indescrivibile – dice Francesca – quello che è successo in quei giorni. Era un continuo di persone, che portavano cibo e vestiario e offrivano il loro aiuto”.
L’adrenalina che quei racconti scatenano in Francesca è ancora tangibile. 
Ora in via Cupa c’è solo silenzio. Un silenzio quasi irreale, smorzato in lontananza dalle auto che percorrono la via Tiburtina.
Eppure i volontari sono ancora qui, accanto alle porte chiuse del Baobab, con una scenografia desolante: due gazebo, sedie rimediate e un camper prestato da Medu (Medici per i diritti umani). Tutti i giorni, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, svolgono la funzione di info point di prima accoglienza per gli immigrati che continuano a transitare. Danno loro un sostegno fino all’arrivo degli operatori della Sala operativa sociale del Comune, nel tardo pomeriggio, che individuano le strutture d’accoglienza per la notte.

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Francesca ha appena fatto “accomodare” sotto i gazebo tre afgani, uno di loro ha 62 anni. Colgo un’evidente emozione nei suoi occhi ridenti, che per un momento si velano di tristezza. E’ l’effetto che le fa – mi spiega – leggere nei visi dei più anziani il dolore della perdita delle radici.
Questa giovane ragazza che incontro fuori da un camper di sabato pomeriggio mi ridona un filo di speranza. Perché sta qui invece di farsi un giro di shopping?
Le provoca sconforto pensare che un ragazzo eritreo, giovane, come lei, possa ritrovarsi solo in questa grande città e trascorrere al freddo la notte.
Ecco cosa spinge Francesca a non mollare. Un obiettivo che la accomuna a tanti suoi compagni e compagne: Valentina, Andrea, Roberto, Giulia, Loredana, Sonia, Anna…
Semplici cittadini, incontratisi in una straordinaria sera di estate, che hanno iniziato a scrivere una storia. Baobab Experience, così chiameranno la loro associazione prossima alla nascita. Principale proposito quello di ottenere dalle stesse istituzioni, della quali si sono ritrovati a sopperire le mancanze, una nuova struttura dove poter accogliere gli immigrati che arriveranno nei prossimi mesi.
Una struttura che assomiglierà di certo a un baobab, un albero robusto, dal grande tronco, in grado di rappresentare una casa per tutti.

Mimma Scigliano

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Felicia e Peppino tra i Giusti

 

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In occasione della Giornata della Memoria, il direttore di Gariwo, la foresta dei Giusti onlus, Ulianova Radice, ci spiega le motivazioni che hanno spinto la sua associazione a includere le loro storie tra quelle di altre figure esemplari

“La memoria è uno strumento importante per parlare ai giovani delle nostre e delle loro responsabilità. Non è solo un momento per versare qualche lacrima sul ricordo delle vittime dei lager e lavare la coscienza. E’ un richiamo alla responsabilità personale, che collega le vicende di ieri con quelle di oggi”. In questo modo Ulianava Radice, direttore di Gariwo, la foresta dei Giusti onlus, ci racconta con quale spirito anche quest’anno la sua associazione celebra la Giornata della Memoria.
Da diversi anni Gariwo, con l’associazione Giardino dei Giusti, della quale fa parte insieme al Comune di Milano e all’UCEI (Unione delle comunità ebraiche italiane), lavora con i giovani di tutte le scuole del capoluogo lombardo e dell’hinterland. Negli ultimi tre anni è promotrice del progetto didattico “Adotta un Giusto”, un percorso, che stimola gli studenti a entrare in contatto con una figura esemplare, a conoscerne la biografia, il contesto in cui ha vissuto e le sue battaglie a difesa della dignità umana. Il progetto prevede anche visite guidate al Giardino dei Giusti sul Monte Stella a Milano e confluisce nella Giornata europea dei Giusti, che ricorre il 6 marzo di ogni anno.
Nel 2016 l’associazione ha deciso di includere nelle storie dei Giusti anche quelle di Peppino e Felicia: “due figure – ci spiega Ulianova Radice – che sono un esempio di responsabilità civile e umana, grazie al loro coraggio e alla loro fermezza nel non sottomettersi al potere mafioso. Le loro storie ci aiutano a trasmettere ai giovani il messaggio di quanto sia fondamentale, anche oggi, assumersi una responsabilità personale e impegnarsi per essere persone migliori”. 

Ed è con questa motivazione che, domani al Teatro Elfo Puccini di Milano, anche Peppino e Felicia saranno tra i protagonisti dell’iniziativa, aperta a tutte le scuole del territorio milanese e di altre zone d’Italia, intitolata “Fumetto e memoria: i Giusti parlano ai giovani. Da Jan Karski a Peppino e Felicia Impastato”, alla quale interverrà, con la sua testimonianza, la nostra presidente Luisa Impastato, accompagnata dalla lettura di testi su Peppino e Felicia da parte dell’attore Lorenzo Randazzo, interprete di Peppino da piccolo nel film “I cento passi”. Alla mattinata parteciperà anche il fumettista Lelio Bonaccorso, autore, insieme a Marco Rizzo, del fumetto “Peppino Impastato, un giullare contro la mafia”.
L’8 marzo, inoltre, Felicia sarà onorata nel Giardino dei Giusti di Milano, in occasione delle iniziative per la Giornata europea dei Giusti, che inizieranno il 6 marzo. Come tema della Giornata è stata scelta “La resistenza morale e civile delle donne per la propria dignità, patrimonio universale”. La madre di Peppino Impastato sarà tra le sei figure femminili alle quali sarà intitolato un albero all’interno del giardino. Tra queste: Flavia Agnes, avvocato, attivista per i diritti delle donne in India; Halima Bashir, medico del Darfur a favore delle donne vittime di violenza; Vian Dakhil, deputata yazida nel Parlamento irakeno; Sonita Alizadeh, rapper afghana contro la pratica delle spose bambine, e Azucena Villaflor, per le Madres de Plaza de Mayo.
“Il nostro omaggio a Felicia Impastato – conclude il direttore di Gariwo – non è motivato solo dal suo ruolo di madre, un madre che ha difeso strenuamente la memoria del figlio, ma anche dalla sua figura di donna, che va oltre la storia di suo figlio. Una donna, che ha sostenuto l’uguaglianza dei diritti delle donne nel contesto in cui viveva e in tutte le sue relazioni, fino a mantenere con fermezza il suo proposito di non fare entrare i mafiosi in casa sua. Riteniamo che le azioni di Felicia siano state per suo figlio di forte richiamo educativo e che la sua storia possa tramettere ai giovani un messaggio civile e morale, in grado di rappresentare un esempio positivo per la loro crescita personale”.

Mimma Scigliano

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baraccopoli

In lotta per la difesa dei diritti umani

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Tra pochi giorni Giovanni Impastato partirà per il Kenya per seguire da vicino il progetto che la nostra associazione condivide con Afrikasì. Le sue riflessioni prima della partenza…

Negli ultimi giorni, purtroppo, abbiamo ricevuto la notizia che le autorità keniote hanno intimato agli abitanti del Deep Sea slum di Nairobi di rimuovere le loro strutture dalla parte alta della baraccopoli. Nessuno sgombero forzato è ancora stato messo in atto, ma l’emergenza nello slum, seguito dal progetto che condividiamo con l’associazione AfriKasì, è molto alta. 
Tra poco, insieme ai membri del direttivo di Afrikasì e alla presidente Alessandra Tiengo, partirò per Nairobi. Sarà un viaggio duro e un’esperienza difficile, ma le notizie, che arrivano dal Kenya, non mi dissuadono, anzi mi motivano sempre di più. E’ nostro compito difendere la baraccopoli, la sopravvivenza fisica di queste persone e i loro diritti.
Nell’era della globalizzazione, che doveva risolvere tantissimi problemi, lo squilibrio delle risorse è aumentato sproporzionalmente, fino al punto di accentuare forme di schiavismo e di razzismo. Bisogna riflettere e capire cosa sta accadendo intorno a noi e reagire: un sistema neo-liberista e capitalista senza regole sta distruggendo ogni forma di solidarietà umana. Senza parlare del fatto che le maggiori risorse economiche siano in mano a una strettissima minoranza che “detta legge”
Il mondo non ha un bell’aspetto: guerre, distruzioni di territori, mancato rispetto per i diritti umani.
Casa Memoria ha deciso di sostenere il progetto “Diritto allo studio e legalità” di Afrikasì Onlus coerentemente con le proprie idee e nel rispetto della memoria di Peppino.
In attesa di partire, rivivo il ricordo delle battaglie portate avanti nel 1968, insieme a  Peppino, quando bloccavamo le ruspe in procinto di abbattere una parte importante del nostro territorio per far posto alla terza pista dell’aeroporto di Punta Raisi, in difesa dei diritti della realtà e della cultura contadina e di decine e decine di famiglie, che stavano perdendo tutto.
Noi dobbiamo evitare che in questi giorni, a Nairobi, avvenga la stessa cosa. Dobbiamo cercare di far rispettare la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, sostenere la lotta nella baraccopoli con le armi della non violenza e della disobbedienza civile e  promuovere il miglioramento delle condizioni umane, sociali, scolastiche e lavorative della popolazione presente.
Sono orgoglioso di poter vivere questa esperienza e di affrontare questo viaggio insieme a persone che hanno lavorato e rischiato tantissimo, come il fondatore di Afrikasì, il dottor Ennio Maria di Giulio, che sul territorio, dal 2000 a oggi, ha curato 10.500 pazienti, e la dottoressa Alessandra Tiengo (con me nella foto), una psicologa che, con le sue attività, ha difeso il diritto allo studio di 7.500 ragazzi.

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Nonostante siamo consapevoli che i rischi siano notevoli, Casa Memoria, forte dell’esperienza e del messaggio di Peppino, farà la sua parte. In coerenza con quanto lo stesso Peppino sosteneva: “… la cultura… patrimonio di massa in continua evoluzione è frutto del contributo quotidiano di tutti gli uomini in lotta per migliorare le proprie condizioni di vita…”.

Giovanni Impastato

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9mag2015

No agli atti che offendono la memoria

 

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La nostra condanna nel rispetto di chi ha lottato contro la mafia

Molti giornali, che questa mattina hanno ripreso la notizia dei festeggiamenti per i 100 anni del boss Procopio Di Maggio, con tanto di fuochi d’artificio, ci hanno chiesto di commentare la notizia. Lo abbiamo fatto spinti da un senso di amarezza, ma anche da uno spirito di denuncia che da tanti anni ci distingue.
Lo stesso che ci stimola a scrivere queste righe sul nostro sito, che spesso raccoglie e commenta notizie molto diverse, quelle che raccontano storie di accoglienza, di impegno civile e di difesa della dignità umana.
Non nascondiamo la rabbia nello scoprire che a Cinisi siano stati ancora in molti a ossequiare il capomafia più anziano del mondo e a bearsi delle “celebrazioni” del suo centenario.
Forse è vero che – come ha detto il sindaco Giangiacomo Palazzolo – Cinisi non è un paese mafioso, ma è proprio per questo che tutti i cittadini onesti, davanti a queste manifestazioni sontuose e ostentate di stantio potere mafioso, che fanno il paio con gli inchini della Madonna davanti alle case di altrettanti boss o con i funerali solenni di Vittorio Casamonica nelle strade romane lacerate da Mafia Capitale, dovrebbero indignarsi e reagire.
Noi siamo abituati a ben altre celebrazioni, a quelle del 9 maggio in ricordo di Peppino, che ha speso la sua vita in difesa della libertà e per la creazione di una società migliore e a quelle che non dimenticano Felicia, una donna coraggiosa, alla quale molti hanno ritenuto di non rendere omaggio nel giorno del suo funerale.
Sono queste persone, come tante altre vittime di mafia, che sono morte nel silenzio e vengono spesso dimenticate, che noi continueremo a celebrare.
Così come continueremo a condannare tutti gli atti che ne offendono la memoria.
Queste poche parole le abbiamo volute scrivere per tutte queste motivazioni e non certo per dare spazio alla vicenda. Lasciamo questa “incombenza” ad altri.
Solo una breve parentesi… da subito torniamo a occuparci delle questioni che ci stanno più a cuore, come la difesa della legalità democratica e della dignità umana.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

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umberto santino

Al via il “Memoriale laboratorio della lotta alla mafia”

umberto santino

 

In questi giorni una delibera di giunta del Comune di Palermo ha accolto l’idea progettuale del Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato. In un’intervista Umberto Santino ci spiega il progetto.

In questi giorni abbiamo ricevuto con piacere la notizia che il Comune di Palermo, attraverso una delibera di giunta, ha accolto l’idea progettuale, promossa dal Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, di costituire un “Memoriale laboratorio della lotta alla mafia”, che troverà spazio a Palazzo Gulì in Corso Vittorio Emanuele. Con questa decisione si avvia anche il percorso di costituire una fondazione culturale che promuoverà i valori della legalità e della lotta alla criminalità organizzata.
Abbiamo chiesto a Umberto Santino, responsabile del Centro, di spiegarci il progetto del Memoriale e i suoi prossimi sviluppi.

Con il “Memoriale laboratorio della lotta alla mafia” un obiettivo importante è stato raggiunto. Come è nata l’idea di questo progetto e cosa significa per voi il conseguimento di questo risultato?

Si può dire che il progetto di creare uno spazio polivalente fosse presente fin dall’inizio dell’attività del Centro siciliano di documentazione, sorto nel 1977 e successivamente intitolato a Peppino Impastato. La proposta è stata formalizzata nel 2005 e da allora abbiamo raccolto varie adesioni, ma la decisione ufficiale del Comune di Palermo giunge solo ora. Ci siamo rivolti anche alla Regione ma non abbiamo avuto risposta. La delibera comunale certo è il riconoscimento del nostro lavoro in quasi quarant’anni e la realizzazione del Memoriale darebbe continuità alla nostra attività, consentendo una fruizione più ampia.

Come si svilupperà e si articolerà l’iniziativa?

Il primo problema sono i fondi. La Fondazione con il Sud darebbe il 50 per cento, ma il resto dobbiamo raccoglierlo noi.
Faremo una campagna di sottoscrizione e, nel frattempo, daremo corpo al percorso museale con cui racconteremo la storia della mafia e soprattutto dell’antimafia. Nel nostro lavoro i due aspetti sono andati sempre a braccetto, per una scelta di fondo: l’antimafia si può dire che si sia sviluppata coeva alla mafia ed è stata la nostra Resistenza, la nostra lotta di liberazione, che purtroppo non è finita, nonostante i colpi che la mafia ha ricevuto negli ultimi anni. 

Quale sarà la collocazione del patrimonio documentaristico del Centro Impastato?

Il Centro verserà il proprio patrimonio bibliografico e documentaristico, attualmente sacrificato dagli spazi attuali del Centro.
Pensiamo anche a una cineteca e mediateca, se i nuovi locali lo consentiranno.

Che cosa rappresenterà per la storia di Peppino e per tutto il territorio siciliano la realizzazione del Memoriale?

Peppino, grazie all’impegno dei familiari, di alcuni compagni di militanza e del Centro, a lui intitolato fino dal 1980, quando era quasi uno sconosciuto e per tanti un terrorista e un suicida, ormai è diventato uno dei protagonisti della lotta antimafia della seconda metà del Novecento. Il riconoscimento del lavoro del Centro è direttamente legato alla figura di Peppino, finora un caso unico nella lotta alla mafia per la sua provenienza da una famiglia mafiosa. Il Memoriale è uno spazio aperto ai palermitani e ai visitatori che giungono a Palermo, ma nella nostra proposta non dovrebbe essere un figlio unico; potrebbero nascere altri Memoriali in altri centri, per esempio in quelli che hanno visto le lotte contadine o i delitti e le stragi di mafia. Casa Memoria di Cinisi è un Memoriale che ricorda Peppino e Felicia nel luogo in cui hanno vissuto e lottato ed un esempio che dovrebbe essere seguito.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

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Buon compleanno Peppino!

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Per ricordare l’anniversario della sua nascita, in onda su Radio 100 passi, dalle 9.30 alle 20.30, una non stop ricca di appuntamenti.

Oggi Peppino avrebbe compiuto 68 anni. Ogni anno, in questo giorno di inizio anno, lo ricordiamo. La sua “assenza fisica” rappresenta un vuoto difficile da colmare. Tanto tempo è trascorso, ma la mancanza è ancora viva e reale come in quel lontano 9 maggio 1978.
Da, allora, la forza delle sue idee e delle sue azioni ci accompagna.
“Peppino vive” in ogni atto a difesa della dignità umana, in ogni battaglia, nei visi dei tanti giovani che visitano Casa Memoria. Ed è con questa convinzione che continuiamo a diffondere la sua storia, una storia attuale che prosegue grazie al pensiero innovatore e precursore di Peppino e all’impegno di tante persone che s’ispirano a questo pensiero.

Per ricordare l’anniversario della nascita di Peppino, Radio 100 passi, in collaborazione con Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, organizza una non stop radiofonica (sotto il programma dettagliato), in onda dal bene confiscato al boss Tano Badalamenti (oggi sede di Radio 100 passi), che partirà questa mattina alle 9.30 e si concluderà questa sera alle 20.30.
Buon compleanno Peppino!

 

Programma della non stop radiofonica di Radio 100 passi:

– Apertura con Giovanni Impastato e Danilo Sulis
– Umberto Santino: un ricordo di Peppino e nascita a Palermo del “Memoriale laboratorio della lotta alla mafia”
– Ricordando Beppe Fava con Giovanni Caruso suo fotografo e collaboratore
– Dall’Argentina in studio Mariano Nahuel Civitico, collaboratore di Radio 100 passi
– Nascono le nuove “Radio 100 passi community” Collegamento con Genova, Napoli, Salento, Arezzo
– Le nuove trasmissioni di Radio 100 passi nel 2016
– Saluto di Monica Soldano direttore testata giornalistica 100 passi
– Progetto “Onda d’urto” Fondazione con il Sud, Casa Memoria, Osservatorio sulla‘ndrangheta, Rete 100 passi
– “Radio 100 passi Ragazzi” intervista il bambino che interpretò Peppino Impastato nel film “I cento passi”
– L’altra Sicilia – L’antimafia che produce. Ospiti in studio associazioni e rappresentanti di aziende confiscate oggi realtà produttive attive
– Nuove iniziative dei compagni di Peppino.

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