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9 maggio 2016: tutti insieme a Cinisi

 

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Saremo in molti a riunirci per ricordare Peppino Impastato. Memoria, impegno e attivismo al centro di tutte le iniziative. Ecco il programma definitivo. Vi aspettiamo!

Il 9 maggio è alle porte. E noi siamo quasi pronti. Come ogni anno, l’appuntamento per le celebrazioni dell’anniversario della morte di Peppino Impastato è fonte di fatica e di grande impegno, ma siamo convinti che ricordare, attivarsi e porre l’attenzione su temi sociali fondamentali e attuali sia molto importante per aprire la strada a un mondo diverso e per risvegliare le coscienze civili. Dal 6 al 9 maggio saremo ancora in molti a Cinisi a portare nel cuore e nella mente Peppino, in occasione del 38mo anniversario del suo assassinio mafioso. Ma soprattutto a portare un impegno unitario contro le mafie e in difesa dei diritti umani, della legalità e della giustizia sociale.
Di seguito pubblichiamo il programma definitivo dell’intera manifestazione e cogliamo l’occasione per ringraziare tutte le associazione e le realtà che hanno partecipato e collaborato per renderlo possibile.

VENERDI 6 MAGGIO

ore 16,30 presso la sala civica del comune di Cinisi Convegno Antiracket Il coraggio di dire NO organizzato dai giovani Democratici. Interverranno: Elena Ferraro, imprenditrice antiracket di Castelvetrano; Gianluca Calì, imprenditore antiracket di Altavilla, Santi Paslazzolo, imprenditore antiracket di Cinisi; Salvo Ruffino (Moderatore).
ore 18,30 presso la sala civica del comune di Cinisi vi sarà la presentazione del libro Insieme a Felicia – Il coraggio nella voce delle donne di Gabriella Ebano, Navarra editore.
Interverranno: Franca Imbergamo (magistrato), Cristina Cucinella (Casa Memoria), Felicia Vitale (familiare di Felicia Bartolotta), Anna Puglisi (C.S.D.G.I.), Lucia Sardo (attrice), Gabriella Ebano (autrice), Ottavio Navarra (editore), Silvana Polizzi (moderatrice). 

SABATO 7 MAGGIO

ore 10,00 presso la sala civica del comune di Cinisi a cura dell’Associazione Peppino Impastato Cinisi: dibattito e presentazione documentaria sul nostro territorio ed in particolare sull’ambiente marino costiero del golfo di Castellammare da Cinisi a San Vito Lo Capo e proposte di risanamento e recupero di alcuni siti tra cui Spiaggia San Cataldo. Interverranno: Silvia Coscienza, Dirigente Dipartimento Acqua e Rifiuti Regione Sicilia; Claudia Ferrari, Sostituto Procuratore della Repubblica del Tribunale di Palermo; Luigi Librici, consulente già direttore ARPA; Claudia Mannino, Deputato Parlamento Italiano, Carlo Bommarito, moderatore – Associazione Peppino Impastato  di Cinisi. A seguire un dibattito per le proposte di recupero.
ore 16,00 presso Casa Memoria si terrà la Premiazione II° Memorial Peppino Impastato Torneo di Calcio organizzato dalla scuola calcio Acd Città di Cinisi
Ore 17:30 Presso la sala civica del comune di Cinisi, l’Associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato Onlus affronterà un tema storico di notevole importanza legato al delitto Moro e all’omicidio di Impastato. Nel convegno intitolato “9 maggio 1978 – Una tragedia italiana”, verranno trattati, per la prima volta dopo 38 anni, due avvenimenti tragici accaduti nello stesso giorno in un momento difficile per la storia del nostro Paese. Saranno presenti: Agnese Moro, figlia di Aldo Moro; Giovanni Impastato, fratello di Peppino; la giornalista-scrittrice Rita Di Giovacchino; Gianfranco Donadio, commissione parlamentare Moro- Impastato, Giovanni Russo Spena, presidente del comitato parlamentare 1998 presso la Commissione antimafia, e Umberto Santino, presidente del Centro Siciliano di Documentazione G. Impastato. Coordinerà l’incontro il giornalista Francesco La Licata.
A seguire un dibattito sulla storia e la memoria di Peppino Impastato a cura dell’ Associazione Peppino Impastato.

DOMENICA 8 MAGGIO

Ore:10,00 Tappa della terza edizione della “Moto Passeggiata alla Memoria”, intitolata quest’anno “Io sono Impastato di Legalità”, organizzata dal Moto Club Polizia di Stato delegazione di Palermo “Ruote libere”, che unisce simbolicamente il 9 maggio 1978, morte di Peppino, all’eccidio di Portella della Ginestra dell’1 maggio 1947. Per l’occasione sarà depositata sul luogo dell’omicidio una corona di fiori in memoria di Peppino.
Ore 10:30 presso la sala civica del Comune di Cinisi – Conferenza “Diritti umani e legalità -Testimonianze dalle ingiustizie del mondo di oggi a cura di Casa Memoria e AfrikaSì Onlus.
I relatori saranno i responsabili di Casa Memoria, AfrikaSì Onlus e rappresentanti di associazioni che si occupano di migranti  e diritto alla casa. Saranno proiettati due brevi video.
– Giovanni Impastato – Casa Memoria
– Alessandra Tiengo – Presid. AfrikaSì Onlus
– Fulvio Vassallo Paleologo – Ass. Diritti e frontiere
– Nino Rocca – Comitato di lotta per la casa 12 Luglio
Coordinerà l’incontro la giornalista e scrittrice Mimma Scigliano.
Ore 13,00 presso Pizzeria Impastato SS.113 contrada Valle Cera Pranzo per raccolta fondi a sostegno del progetto “La memoria e il presente” con Casa Memoria Impastato e Ass. Officina Rigenerazione (Per info: 3209434963)
Ore 16,00 presso la sala civica del comune di Cinisi Seminario su Mafia e Antimafia dal maxi processo ad oggi, organizzato dal Centro Siciliano di documentazione G.Impastato di Palermo.Introduce e coordina: Umberto Santino Presidente del C.S.D.G..
Interverranno: il presidente di Corte d’Assise Angelo Pellino, la docente di Sociologia Alessandra Dino, il presidente di Libero Futuro Enrico Colajanni, il  vicepresidente del Centro Impastato Ferdinando Siringo, che parlerà del progetto del Memoriale.
Ore 17,30 Seconda Premiazione II° Memorial Peppino Impastato presso Casa Memoria
Ore 21,00 presso l’Atrio comunale del comune di Cinisi saranno protagonisti la musica di Federico Cimini e il teatro di Giulio Cavalli.

LUNEDI 9 MAGGIO

Ore: 10,30 presso il casolare in via Sandro Pertini, vicolo 9 Maggio 1978, Presidio di protesta per l’esproprio del casolare dove fu assassinato Peppino Impastato. Ci saranno degli interventi da parte delle associazione che sostengono la nostra causa e delle  performance con interventi teatrali e musicali da parte degli attori del teatro Proskenion di Reggio Calabria e dell’attore Ludovico Caldarera e del musicista Michele Piccione con letture di poesia di Ignazio Buttitta e della leggenda di Colapesce.
Ore 17,00 Corteo storico del 9 maggio da Radio Aut di Terrasini a Casa Memoria Cinisi con interventi conclusivi.
Il CNCA, con il presidente Armando Zappolini, in occasione dell’assemblea nazionale che si svolgerà a Cinisi nei giorni 9 e 10 maggio 2016, parteciperà al corteo in memoria di Peppino. Gli attori del teatro Proskenion di Reggio Calabria saranno presenti anche al corteo con attività di coinvolgimento e di animazione per le strade di Cinisi  riprendendo le esperienze del’76.
Ore 21.00 presso l’Atrio comunale del Comune di Cinisi, VI° edizione del premio “Musica e Cultura”. Saranno presenti la Comunità San Benedetto al Porto di Genova fondata da Don Andrea Gallo e il vignettista Vauro ai quali verrà assegnato il premio che ritireranno nella stessa serata.
La serata si concluderà con una performance dell’artista Annalisa Insardà.

MARTEDI 10 MAGGIO
Ore 21,00: su Rai1 verrà trasmesso il film “Felicia Impastato” di Gianfranco Albano, con Lunetta Savino che interpreta Felicia Bartolotta.
Siamo contenti di comunicare che la Rai ha accettato la nostra proposta di trasmettere in prima visione nazionale il film su mamma Felicia in questo giorno, in continuità con le iniziative del “9 Maggio in memoria di Peppino Impastato”.

Eventi sportivi

Tanti anche gli eventi sportivi tra i quali, la biciclettata organizzata dalla cooperativa Libera-Mente, che gestisce il bene confiscato “Fiori di Campo” a Marina di Cinisi e dall’Associazione Margi Biker, e il campionato di calcio per i bambini II° Memorial Peppino ImpastatoTorneo di Calcio organizzato dalla scuola calcio Acd Città di Cinisi

Mostre che saranno aperte al pubblico dal 6 al 15 Maggio 2016:

Il filo rosso della memoria- Racconto artistico dedicato a Felicia e Peppino Impastato. Mostra pittorica di Pino Manzella. La mostra itinerante organizzata da Cgil Ravenna, Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Cgil Forlì, Coordinamento Libera Ravenna, Presidio Giuseppe Letizia Libera Forlimpopoli, Presidio Libera Forlì e Anpi Bagnacavallo, dopo aver percorso l’Emilia Romagna arriva a Cinisi. Presso sala Civica Comunale
“Ciao Guido – I viaggi” Foto di Guido Orlando. L’ Ass. AsaDin, l’Ass.Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, l’Ass.ne Peppino Impastato e La famiglia Orlando presentano una interessante esposizione di scatti fotografici di Guido Orlando fotografo professionista, compagno di Peppino e cofondatore di Casa Memoria, scomparso qualche anno fa, che raccontano l’anima, la quotidianità, la storia dei luoghi visitati, le emozioni, i sorrisi, la gente.
“LIFE IN THE SLUM” Through our eyes– Testimonianze dalle ingiustizie del mondo di oggi. Life in the slum è il frutto del percorso di studio e di lavoro di ragazze e ragazzi che vivono negli Slum (baraccopoli) di Nairobi. Imparare a fotografare nel cuore delle baraccopoli. E’ qui  che AfrikaSì Onlus ha accolto la richiesta di alcuni giovani che, incuriositi dalla macchina fotografica, hanno espresso la volontà di avvicinarsi al mondo della fotografia. 
Io non ritratto”- Peppino Impastato una storia collettiva. Compagne, compagni,amici e familiari di Peppino ritratti oggi dai fotografi dall’Associazione AsaDin. Presso Sala Civica Comune di Cinisi

Dal 6 al 9 maggio il Camper di Radio 100 Passi sosterà di fronte l`ex casa Badalamenti, intervisterà alla radio gli ospiti presenti per le iniziative e trasmetterà in diretta web il discorso conclusivo del corteo e i concerti con una postazione in piazza Vittorio Emanuele Orlando di Cinisi.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

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La storia di Felicia diventa film

 

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Interpretata da Lunetta Savino, la pellicola è diretta da Gianfranco Albano. Il regista ci illustra cosa ha significato per lui portare Felicia sullo schermo

Il 10 maggio su Rai 1 la storia di Felicia prenderà forma in un film per la tv. Sarà Lunetta Savino a portare sullo schermo il coraggio e la fierezza di Felicia. Il film, basato su una sceneggiatura di Monica Zappelli e Diego De Silva, è stato diretto da Gianfranco Albano.

 

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Il regista ci illustra cosa ha significato raccontare Felicia in un film.

Lei nella sua carriera ha realizzato molti film per la tv, cosa ha significato per lei come regista dirigere la storia di Felicia? Quali sono gli elementi che la differenziano dagli altri suoi lavori?

Questa è la seconda volta che mi capita di girare un film su persone esistite e ancora esistenti. Dieci anni fa ho girato ‘Il figlio della luna’ nel quale si raccontava (protagonista anche in quel caso Lunetta Savino) la vera storia di Lucia Frisone, una straordinaria donna siciliana disposta a tutto pur di offrire un destino umanamente degno al figlio gravemente disabile. Allora come adesso mi si è posto un pressante impegno etico: rispettare la personalità delle persone rappresentate pur all’interno di uno schema filmico che richiede, per definizione, la manipolazione della realtà per raggiungere la verità dei sentimenti e dei comportamenti; nel caso di Felicia essere all’altezza delle aspettative di coloro, che ancora oggi si battono perché la memoria di Peppino e di Felicia continui ad essere la bandiera di una vera battaglia antimafia. Dunque il mio problema non è stato fare ‘un bel film’, ma cercare di trovare una chiave espressiva che stimoli l’attenzione dello spettatore senza tradire il carattere e gli ideali delle persona rappresentate.

Dopo il successo del film “I Cento Passi”, che ha fatto conoscere al mondo la storia di Peppino Impastato, immaginiamo non sia stato facile affrontare questo lavoro sia dal punto di vista cinematografico che “storiografico”. Quali sono state le difficoltà maggiori nel girare il film su Felicia e quali invece gli elementi di forza?

La maggior difficoltà è come mettere in scena personalità, come Felicia, senza tradirle. Senza cadere nella tentazione della spettacolarizzazione dei sentimenti. E sfuggire al rischio del didascalismo e, peggio, della retorica.
Di Felicia esistono alcuni documenti filmati, sono le interviste che lei ha rilasciato nel corso della sua ventennale battaglia. Quei documenti, Lunetta e io, li abbiamo guardati e riguardati… Abbiamo incontrato il figlio, la nuora, i nipoti, gli amici di Felicia e non solo, per giorni e giorni li abbiamo tormentati con domande di tutti i generi, anche molto private, presi come eravamo dall’ansia di voler ‘conoscere’ Felicia. Conoscerla, cercare di capirla, per poi tentare di restituire sullo schermo l’essenza di quella personalità. Di quella persona.
L’essenza, crediamo, di averla individuata nella fierezza. Un comportamento e un luogo dell’anima, oggi, non molto di moda, tanto nella realtà reale come in quella virtuale.

Che cosa l’ha colpita di più della personalità di Felicia e della sua storia?

Intanto il non corrispondere allo stereotipo che ‘noi del nord’ siamo abituati, per superficialità, per incultura e per razzismo, ad attribuire alla figura femminile meridionale. E poi, la fierezza, così animale e insieme così profondamente umana. Quel suo ‘darsi’ senza il problema di dover ‘apparire’, senza cedere alle ricorrenti disillusioni, mantenendo serena forza e implacabile coerenza. Quel suo essere madre che sublima ogni dolore facendosi interprete del pensiero del figlio, sfidando tutto e tutti, pronta anche lei a sacrificarsi come il figlio per quel pensiero.

Lo sappiamo che è difficile giudicare il proprio lavoro, ma secondo lei qual è il risultato raggiunto e perché i telespettatori dovrebbero vedere la fiction su Felicia?  

Mi sembra che il film sia coerente e piuttosto rigoroso e quindi mi dichiaro soddisfatto, in attesa di passare gli esami del piccolo come del grande pubblico. Non volevo un film sul dolore, sul quale peraltro è abbastanza facile speculare. Sono così presuntuoso da credere che nemmeno Felicia lo avrebbe voluto. Volevo un film su un sentimento così poco di moda come la fierezza e credo che Lunetta Savino mi sia stata compagna meravigliosa nel perseguire quest’intento. Ora che il film è finito mi chiedo anch’io perché i telespettatori dovrebbero vederlo.
Perché appassionante? Credo di sì. Per avvicinare realtà che non si conoscono? Eh sì! Per l’interpretazione di Lunetta? Certo! Per non dimenticare Peppino e Felicia? Naturalmente.
Ma soprattutto perché non dovremmo mai perdere un’occasione per riflettere e per chiederci: perché la mafia? perché la ‘dittatura’ della mafia? perché, in nome di più o meno grandi o meschini privilegi, siamo quasi tutti disposti, siciliani e non, a farci servi e rinunciare a qualsiasi forma di libertà?

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

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‘Felicia Impastato’ su Rai 1 il 10 maggio

 

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Noi siederemo in prima fila perché, a dispetto degli indegni spettacoli che i media in alcuni casi ci offrono, riteniamo che siano le storie come quelle di Felicia a dover essere raccontate e conosciute

E’ intitolato “Felicia Impastato” il film per la tv che racconta la storia di Felicia. Andrà in onda su Rai 1 il 10 maggio, il giorno seguente le iniziative del 9 maggio dedicate alla memoria di Peppino, 38 anni dopo il suo assassinio per mano della mafia.
La nostra frase ispiratrice è ormai da molto tempo “Con il coraggio e le idee di Peppino noi continuiamo”, lui e Felicia sono il nostro esempio, ci hanno insegnato valori che dobbiamo continuare a tramandare. Preservare la loro memoria e raccontare al mondo intero quello che è stato il loro impegno nella lotta alla mafia sono doveri dai quali non ci possiamo esimere. La storia di Felicia merita di essere raccontata e di essere conosciuta da tante madri e tanti figli.
Dopo la messa in onda dell’intervista di Salvatore Riina a ‘Porta a porta” in tutti noi c’è stato grande sconforto, ma – come scritto da Giovanni Impastato nella sua lettera indirizzata al direttore generale della Rai – “non permettere al pubblico di conoscere la storia di mia madre sarebbe come darla vinta a un’informazione malata di protagonismo che, pur di affermarsi, è pronta anche a calpestare il dolore dei parenti di tante vittime innocenti”.
Noi non la daremo vinta, non permetteremo a nessuno di calpestare il nostro dolore e quello di tanti altri.
E se un film su Felicia può servire a questo scopo noi non possiamo fare altro che sedere in prima fila insieme a tante altre persone che credono ancora che questa “guerra” possa essere vinta con il coraggio e la responsabilità.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

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9 maggio: teatro, musica e partecipazione

 

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Il Teatro Proskenion e l’Osservatorio sulla ndrangheta, nell’ambito del progetto “Onda d’urto”, animeranno con performance speciali il sit- in al Casolare e il corteo 

Quest’anno il Teatro Proskenion e l’Osservatorio sulla ndrangheta (nel quadro del progetto “Onda d’urto” sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD) hanno voluto preparare qualcosa di speciale per le manifestazioni del 9 maggio. Non è stato ancora deciso di preservare come luogo di memoria il casolare dove Peppino fu ammazzato.
E proprio in quel luogo, la mattina del 9 maggio, in occasione del sit – in organizzato per dare tutti insieme un segnale forte e per chiedere l’esproprio e farlo diventare, finalmente, un patrimonio di memoria, gli artisti del teatro Proskenion s’impegneranno in una performance teatrale e musicale, un atto di protesta, di denuncia di una situazione che è rimasta immutata.

 

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Nel pomeriggio, poi, gli artisti animeranno il corteo da Terrasini a Cinisi con il teatro di strada cercando di dare continuità a quella forza aggregativa e di denuncia tanto usata da Peppino nelle sue lotte civili, che sono tra i ricordi più gioiosi a cui è profondamente legato il fratello Giovanni. Anche Radio Nessun Dorma (la radio web che ha sede presso il bene confiscato gestito dall’Osservatorio sulla ndrangheta) sarà presente con una delegazione e contribuirà a raccogliere interviste che verranno trasmesse da Rete 100 Passi. Il teatro, l’arte, la musica e la radio sono linguaggi ancora attuali per comunicare e resistere.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

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giovanni impastato

Lettera aperta al Direttore Generale della Rai

 

 

giovanni impastato

Dopo la messa in onda alla trasmissione Porta a Porta dell’intervista a Salvatore Riina, Giovanni Impastato scrive al direttore generale della Rai

 Spett.le Direttore Generale

Come lei certamente sa, mio fratello, Peppino Impastato, è stato barbaramente ucciso dalla mafia il 9 Maggio 1978. Dopo il film I Cento Passi di Marco Tullio Giordana, che ha fatto conoscere al mondo la storia di Peppino, due anni fa sono stato coinvolto da Matteo Levi della casa di produzione 11 Marzo Film nel progetto di una pellicola che avrebbe dovuto raccontare il coraggio di mia madre, Felicia Bartolotta Impastato, che, con fierezza e tenacia, si è battuta contro tutto e tutti per ottenere verità e giustizia. 

Una giustizia che è stata conquistata nel 2002 con la condanna di Gaetano Badalamenti, mandante dell’omicidio di mio fratello.
Il film dedicato a mia madre è stato realizzato ed è stato prodotto da una delle reti che stanno sotto la sua direzione, Rai 1, la stessa rete che nella trasmissione “Porta a Porta” ha messo in onda, il 6 Aprile, l’intervista di Salvatore Riina, figlio di uno dei più sanguinosi mafiosi della storia di questo paese, Totò Riina.
Questo figlio che, a differenza di Peppino, di mia madre e di tutta la nostra famiglia, non rinnega un padre mafioso, anzi lo difende e nega ogni condanna pronunciata contro di lui. Tutti conoscono, compreso lei, penso caro direttore, la storia del criminale al quale sono imputabili diverse stragi e le uccisioni di molti padri e figli innocenti. Ritengo inconcepibile che sia stata permesso di dare spazio a questa persona, che non può certo essere considerata un “esempio di virtù”, senza pensare alle conseguenze di un messaggio negativo e diseducativo soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. Una messa in onda che mi sembra lontana anni luce dal “dovere di cronaca” e che possa ricondursi piuttosto a una manovra pubblicitaria, un’operazione di basso livello editoriale per l’uscita di un libro che non merita di essere promosso e tanto meno dalla nostra tv pubblica. Non penso – come sostiene Bruno Vespa – che sia questo il modo di conoscere o studiare il fenomeno. Ma è piuttosto un modo per far crescere l’audience, senza nessun limite, al costo di calpestare la dignità di molte persone – come noi – che hanno pagato un prezzo altissimo con il sacrificio dei propri cari. Non si può giocare con il sangue delle nostre vittime cercando forzatamente lo scoop e destando la curiosità del pubblico con operazioni di cattivo gusto fino a mitizzare il mafioso. Le confesso di essere molto in difficoltà, dopo quello che è successo, nell’accogliere con entusiasmo il film su mia madre, pur rispettando il lavoro e il valore del regista Gianfranco Albano, degli sceneggiatori Monica Zappelli e Diego De Silvia e di una straordinaria interprete come Lunetta Savino. Non so dirle se questo film rispecchi le mie aspettative e quelle dei miei familiari, ma in questo momento non è questo che mi preoccupa.
Quello che mi preoccupa, dopo lo spazio che è stato concesso al figlio di Totò Riina, è che il film non abbia la risonanza che merita, soprattutto come strumento per informare e formare le coscienze. E le confesso anche che tanto è stato il mio sconcerto in queste ore che ho pensato a una diffida alla sua azienda di trasmettere il film, sarei pronto anche a subire tutte le conseguenze di quest’atto se fosse necessario. Ma non permettere al pubblico di conoscere la storia di mia madre sarebbe come darla vinta a un’informazione malata di protagonismo che, pur di affermarsi, è pronta anche a calpestare il dolore dei parenti di tante vittime innocenti.
Le storie di mia madre, di Peppino, di tutti noi e di tanti altri, compresi quei figli delle mafie, che hanno fatto la scelta coraggiosa di rinnegare i loro stessi padri (una fra tutte Rita Atria), meritano di essere raccontate. Siamo noi la linfa di questo paese e, finché vivremo, lotteremo per sconfiggere il potere mafioso, a dispetto di questi indegni spettacoli che i media ci offrono.

Giovanni Impastato

(La lettera aperta è stata pubblicata oggi sul quotidiano La Repubblica)

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Un’officina del pensiero e della creativita’

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Per la serie di interviste dedicate all’esperienza del Circolo Musica e Cultura, abbiamo incontrato Paolo Chirco, un artista eclettico che predilige “il sapere della mano”.

La nostra serie di interviste dedicate del Circolo Musica e Cultura proseguono con Paolo Chirco, che ci ha raccontato il valore di una grande esperienza, un luogo, un territorio, un’officina del pensiero e della creatività.

Qual è il suo legame con il Circolo Musica e Cultura, quando e come è entrato a farne parte e cosa ha rappresentato per lei?

Musica e Cultura è stato un luogo, un territorio. È stata una grande esperienza. Un’officina del pensiero e della creatività. Isola, all’interno di un paese clericale e mafioso, dove qualunque volo del pensiero e del comportamento non aveva speranza di esistere, e promontorio, parte integrante di quel territorio che in quegli anni metteva tutto in discussione, facendo controinformazione dentro il Movimento. Sono entrato a fare parte del Circolo appena dopo la sua costituzione; ho intuito che poteva essere (ed in effetti lo è stato) un luogo dove poter crescere culturalmente e politicamente. Le istanze culturali, che al suo interno si sviluppano, sono varie ed articolate, spaziando dai cineforum al teatro, dalla musica al mimo, dalle mostre d’arte ai murales, dagli incontri e dall’autocoscienza ai pubblici dibattiti e alla controinformazione. E tutte queste istanze erano portate nel territorio e nel tessuto urbano di Cinisi. Tutto ciò ha avuto per conseguenza inevitabile lo scontro diretto con quella mentalità omertosa e clericale, piccolo-borghese ed immobilista, che si oppone a qualunque cambiamento del costume o peggio, della politica e della morale. C’era il bisogno di cambiare tutti insieme una realtà ormai logora e che non ci apparteneva più. Anche a costo di cambiare noi stessi. Anzi, cambiando sicuramente noi stessi.

Quali sono stati le tappe fondamentali del suo percorso artistico da allora a oggi?

Il mio percorso artistico comincia prima della fondazione del Circolo Musica e Cultura, con il conseguimento del diploma al Liceo Artistico di Palermo. Prosegue fino al 1995 con un andamento volto più alla sperimentazione e alla ricerca che ad una produzione artistica costante. Sono anni alterni, dove l’artigianato entra a far parte della mia crescita artistica, sia esso un artigianato creativo, come il Laboratorio di tessitura artigianale che creiamo, tra tanti ostacoli, con la mia compagna Francesca (per non cedere al ricatto delle raccomandazioni nelle assunzioni), sia quello più prettamente tecnico come tipografo, restauratore o falegname. Gli anni del Circolo poi coincidono con la nascita della mia passione per la fotografia. Questo mi porterà a documentare, tra mille dificoltà anche economiche, gran parte delle iniziative che si terranno dentro e fuori il Circolo. L’ultimo comizio di Peppino e le foto sul luogo dell’assassinio, scattate la stessa mattina del 9 maggio, sono tra quelle più significative per la storia che abbiamo dentro ed anche tra le più dolorose. Tutte queste esperienze, artigianato compreso, oggi sono parte integrante del mio fare artistico e confluiscono in quello che chiamo “il sapere della mano”; questo mi permette di tradurre con più facilita le mie fantasie in opere artistiche (ndr. una delle quali nella foto).

Qual è stato il suo legame con Peppino Impastato e come prosegue oggi?

Peppino era di una generazione diversa dalla mia. La sua intelligenza e il suo acume intellettuale lo portavano ad essere alcune generazioni avanti a noi. E questo all’inizio mi incuteva un certo timore. Peppino, di questa sua capacità, non ne ha mai fatto motivo di leadership, mettendosi sempre alla pari di tutti noi. All’interno del Circolo non c’era nessun leader che imponesse una scelta: c’era la proposta, la condivisione delle idee, il dibattito, lo scontro, ma le decisioni erano soltanto collettive, in assemblea. Questo metteva a volte Peppino in minoranza, ma senza nessun problema.

Come continua il vostro impegno civile oggi?

Modi comportamentali come la condivisione, il dialogo, l’autocoscienza, la giustizia sociale, sono insegnamenti pratici che ancora oggi hanno una grande valenza, mantenendo la loro attualità, anche se nella società odierna sono difficili da mettere in pratica. Soprattutto, quando l’esempio, anche istituzionale, è quello della corruzione, del clientelismo, dell’omertà, dell’appartenenza al gruppo dominante che tutto può. Se l’ostentazione mafiosa è ormai finita, non ne è finita la cultura che, anzi, facendosi gruppo politico, si è mimetizzata e spalmata in ogni dove. In questo contesto il solo stare con la schiena dritta, non accettare compromessi e svolgere coscienziosamente il proprio lavoro diventa di per sé un atto rivoluzionario.

L’arte e la memoria, l’arte e l’impegno civile: quali sono i punti focali di questi binomi?

L’uso della memoria come strumento nella collettività è ormai una necessità e un dovere. La memoria fa parte di quello che siamo oggi e non può andare persa o dimenticata, anche se la sua mistificazione o distorsione sono un rischio concreto ed altrettanto deleterio. È stato detto che un popolo senza memoria è un popolo senza dignità e questo perche si perde il contatto con quello che siamo, ci si svuota dei contenuti che sono la nostra storia e la nostra identità. Un recupero della memoria non puo essere soltanto un mero rituale da riproporre sempre uguale a se stesso ad ogni ricorrenza, avulso dall’attualizzazione e dall’impegno civile. Deve essre un progetto umano che cresce nel tempo, dando voce a quegli avvenimenti, a quelle sensazioni, a quelle emozioni che nessuno, fino a quel momento, ha interpretato in quel modo. Ed uno dei modi per farlo è l’uso degli strumenti del pensiero quali l’espressione artistica, sia essa visuale o letteraria. Ed è attraverso questi mezzi, con il loro linguaggio sempre nuovo e diverso, che possiamo riattualizzare cio che è passato pur mantenendone la memoria. Credo che l’attenzione vada sempre rinnovata attraverso stimoli nuovi e l’arte, con la sua plurità di linguaggi e tecniche può essere lo strumento privilegiato.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

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Casolare: una battaglia di tutti

 

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 Il 9 maggio alle ore 10.30, nel luogo dove Peppino è stato ucciso un sit-in per chiederne l’esproprio e farlo diventare un patrimonio di memoria. Unisciti a noi!

Sono trascorsi ormai 38 anni da quel triste mattino di maggio, da quel corpo fatto a pezzi che neppure una madre sapeva riconoscere, da quello sconforto che fu la morte di Peppino. 

È passata una vita. Ed è proprio questo tempo che ci ha permesso di capire. Capire che la giustizia è fatta di pazienza e di strategia. Non è fatta solo di scese in piazza, ma di studio, di condivisione, di passaggi istituzionali, di memoria, di coraggio, di impegno quotidiano, di lacrime e di sorrisi. Siamo partiti da cani bastonati: una famiglia distrutta dal dolore, per giunta, in rottura con la sua stessa provenienza mafiosa, alcuni compagni di Peppino sconvolti dalla tragedia, Anna e Umberto del Centro Impastato che hanno fatto propria la causa. Ci siamo scontrati con la spietatezza della criminalità mafiosa e la complicità delle istituzioni. Il silenzio colpevole e il depistaggio. Pareva impossibile anche poter seppellire Peppino e chiedere la verità, e invece…
E invece in questi anni è successo di tutto: abbiamo scoperto le carte, abbiamo ottenuto le condanne ai processi contro i mandanti dell’assassinio, uno dei quali, Badalamenti, che è stato tra i più grandi boss della storia della mafia. Abbiamo organizzato la prima manifestazione nazionale contro la mafia nel 1979 e centinaia di altre. Abbiamo accolto migliaia di persone a Casa Impastato in base al volere di Felicia, la madre di Peppino. Abbiamo ottenuto la confisca della Casa di Badalamenti e l’abbiamo trasformata in un centro di promozione culturale e sociale per il territorio. E infine, a Palermo, con la collaborazione del Centro Impastato, nascerà un Museo-Memoriale dedicato alla lotta alla mafia. Trentotto anni fa sarebbe parso impossibile, eppure è accaduto. Ma quel che è più straordinario è che non siamo più soli. In migliaia oggi dedicano un pensiero, un’iniziativa, un ricordo, una canzone, un libro, una tesi di laurea a Peppino e Felicia e alla loro storia, e a tutti loro va il nostro ringraziamento. A volte abbiamo trovato una felice sponda anche nelle istituzioni e nella loro collaborazione. Loro sono una nostra parte e noi siamo con loro.
Ma questi 38 anni ci hanno aiutato soprattutto a capire che l’impossibile a volte non è tale e che forse, per divenire possibile, ha solo bisogno di tempo. Il limite si sposta sempre più in là. Oggi abbiamo un nuovo obiettivo da raggiungere: ottenere l’esproprio del casolare dove il 9 maggio 1978 fu ucciso Peppino, che oggi rischia di trovarsi al centro di una squallida speculazione. Noi chiediamo che venga acquisito dalla Regione Sicilia, come stabilito, e affidato ai giovani del nostro paese. Vogliamo che diventi patrimonio di tutti. Ed è proprio a tutti noi che tocca questa battaglia, la battaglia in difesa del nostro territorio, della nostra memoria e delle nostre risorse. La questione non riguarda il solo casolare, come sappiamo è molto più ampia. Progettano di bucare il nostro mare, di costruire ponti mostruosi, di cancellare interi tratti di costa e porzioni di natura ancora incontaminata. Nessuno pensa a conservare quello che abbiamo ma solo a guadagnare, a speculare. Che poi chi è che ci guadagna e chi invece ci perde? Non sarebbe il caso di chiederselo? La responsabilità, quindi, è nostra, è della collettività, di noi tutti, persi nel nostro individualismo, sbandati dalla precarietà della vita, delusi dall’abbandono istituzionale. Quelli che, però, nonostante tutto, tengono a cuore la propria vita e quella di chi li circonda, non in ultimo della propria terra e della sua memoria. Sarebbe il caso di ritrovarsi. Perché scendere in piazza sì non è tutto, ma a volte è necessario. Per ritrovarsi tra i noti e accogliere i nuovi, per guardarsi negli occhi e capire che sì, non si è soli. Perché migliaia di voci sono più forti di una sola ed è impossibile che non si venga ascoltati. È per questo che vi convochiamo il 9 maggio 2016 alle ore 10:30 al sit-in presso il casolare, in contrada Feudo, dove assassinarono Peppino. Cominciamo dal piccolo, aspiriamo a fare grandi cose. Trenotto anni di vita lo insegnano. La lezione ormai l’abbiamo capita.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

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