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In ricordo di Felicia

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Per l’anniversario della morte di Felicia Bartolotta Impastato, in programma un contenitore ricco di iniziative culturali e sociali

Il 7 dicembre sono dodici anni che mamma Felicia ci ha lasciato.
Come sempre dalla sua scomparsa, la ricorderemo anche quest’anno con un programma culturale e sociale di grande interesse e valore.
Le iniziative a Cinisi inizieranno venerdì 2 dicembre alle ore 17, presso ex Casa Badalamenti (Corso Umberto I, 183) con la presentazione del libro di Umberto Santino, “La strage rimossa”. Il volume si concentra su una storia dimenticata dagli storici, sulla Sicilia e la Resistenza, che non si trova nelle pagine dei libri e riflette il silenzio collettivo. L’11 settembre 1943, tre giorni dopo l’8 settembre a Nola, i nazisti uccisero, fucilandoli, alcuni ufficiali dell’esercito italiano, tra essi il capitano palermitano Mario De Manuele.
Il libro contiene anche una rassegna degli scritti sulla Resistenza e sul ruolo della Sicilia. “Come mai la strage di Nola non è entrata, come meriterebbe, nella storia d’Italia?”. Queste pagine nascono da questa domanda e vorrebbero provare a dare una risposta.
A parlarne con l’autore, la presidente della nostra associazione, Luisa Impastato, e Giuseppe Ruffino.
Grazie al patrocinio dell’associazione Volarte Italia di Cassano Magnago, in provincia di Varese, invece, Casa Memoria ospiterà l’esposizione di due importanti opere: il dipinto quattrocentesco “La Natività” della Bottega di Filippo Lippi e un codice membranaceo del XIV secolo contenente i “Sermones” di Jacopo da Varagine.
L’inaugurazione si svolgerà martedì 6 dicembre, alle ore 17, con una presentazione delle opere presso ex Casa Badalamenti, e proseguirà con l’apertura dell’esposizione presso Casa Memoria.
Interverranno all’iniziativa Don Armando Zappolini, presidente del Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza), Umberto Santino, presidente del Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, il critico d’arte Aurelio Pes e la giornalista de La Repubblica, Paola Nicita.

Il programma si chiuderà mercoledì 7 dicembre, giorno dell’anniversario della morte di Felicia, con un convegno che avrà come tema “Diritti negati: dallo stragismo alle vittime della tratta”. Ospite speciale Claudia Pinelli, figlia di Giuseppe Pinelli, l’anarchico volato dalla finestra della questura di Milano la notte del 15 dicembre 1969, tre giorni dopo la strage di Piazza Fontana.
Il convegno vedrà la partecipazione anche di Osas Egbon, responsabile dell’associazione “Donne di Benin city”, nata a Palermo da un gruppo di donne nigeriane, che, da un passato difficile come vittime della tratta e dello sfruttamento della prostituzione, hanno tracciato un percorso di riscatto e integrazione, di Nino Rocca, impegnato nella Rete sociale a sostegno della lotta alla tratta, e di Umberto Santino, presidente del Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato. Al convegno interverranno anche la presidente della nostra associazione, Luisa Impastato, e la giornalista e scrittrice Mimma Scigliano, collaboratrice di Casa Memoria.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato

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LA STRAGE RIMOSSA

 

 

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 In occasione della riccorrenza per la morte di Felicia Bartolotta Impastato, il 2 dicembre a Cinisi Umberto Santino presenterà il suo libro “La strage rimossa”

Venerdì 2 dicembre a Cinisi (Pa) sarà presentato l’interessante libro di Umberto Santino, “La strage rimossa”.
L’11 settembre 1943, tre giorni dopo l’8 settembre, a Nola, i nazisti uccisero, fucilandoli, alcuni ufficiali dell’esercito italiano, e tra essi il capitano palermitano Mario De Manuele. Una storia dimenticata dagli storici, sulla Sicilia e la Resistenza, che non si trova nelle pagine dei libri e riflette il silenzio collettivo.

Il libro contiene anche una rassegna degli scritti sulla Resistenza e sul ruolo della Sicilia. “Come mai la strage di Nola non è entrata, come meriterebbe, nella storia d’Italia?” Queste pagine nascono da questa domanda e vorrebbero provare a dare una risposta.

A parlarne con l’autore, alle ore 17, presso ex Casa Badalementi (Corso Umberto I, 183) la presidente della nostra associazione Luisa Impastato e Giuseppe Ruffino.

 

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Tobia Giordania 2015-104

Ripartire Non Dalla Guerra

 

Tobia Giordania 2015-104

La Rotta dei poeti racconta il progetto di alcuni ragazzi e ragazze di Vicenza che hanno scelto di attivarsi per far conoscere il contesto dei profughi siriani e iracheni in Giordania

Ripartire “Non Dalla Guerra”. E’ un “No” deciso, entusiasta, colmo di speranza quello di questi giovanissimi che mi ritrovo davanti.
Uno di loro l’ho conosciuto due anni fa, in un campo anti – mafia, proprio a Cinisi. Si chiama Tobia e scrive canzoni. Canzoni che inneggiano alla pace, alla libertà, alla giustizia, alla verità.
Giovanni, Tommaso, Massimiliano, Matteo, Enrico, Davide, Chiara… Sono solo alcuni dei nomi di questi ragazzi tra i 18 e i 25 anni che nella provincia di Vicenza hanno dato vita al progetto “Non Dalla Guerra”.
Tutto è nato spontaneamente, nell’estate del 2014, dopo il primo viaggio in Giordania di Giovanni e Tommaso, i fondatori del progetto. Ad Al Mafraq, nel nord del paese, a 20 km dal confine siriano e a dieci chilometri dallo Zaatari Camp, il più grande campo profughi al mondo dopo quello di Dadaab in Kenya, che ospita 90 mila siriani. Un’altra meta è stata Madaba, 35 km a sud ovest della capitale Amman, una città che negli ultimi anni ha accolto molti profughi iracheni.
Nel 2015 Giovanni e Tommaso si sono portati dietro altri compagni e compagne, oggi sono in trenta a credere e ad attivarsi per questo progetto che ha l’obiettivo di far conoscere alle realtà quotidiane di questi giovani il contesto della guerra e la situazione dei profughi in Giordania.
Sono tutte scelte spontanee quelle che seguono i viaggi. “Dopo aver visto – raccontano – non si può tonare alla propria vita e far finta di niente. E’ importante calarsi nei panni dell’altro e pensare a cosa si può fare per rendere il mondo migliore”.
Ognuno mette a disposizione quello che ha e quello che sa fare, come Matteo, che cura il sito, i social network e il blog dei racconti legati ai viaggi. Laggiù, in Giordania, insieme ai suoi compagni, di storie ne ha sentite molte. Storie che appaiono così lontane, ma che entrano nel cuore e creano vicinanza. E allora ritorna quella inevitabile conseguenza di mettersi nei panni dell’altro: “noi siamo stati solo più fortunati, ma potremmo essere noi quel ragazzo che cade sotto le bombe, quella donna che perde il marito una mattina qualunque per un colpo diretto alla testa o quelle migliaia di profughi che arrivano con i barconi sulle rive del nostro Mediterraneo”.
E’ una responsabilità poco comune, forse anche nei più adulti, quella che vedo negli occhi di questi ragazzi, che hanno deciso di sensibilizzare, soprattutto ragazzi e ragazze come loro, portando le loro testimonianze nelle scuole, mostrando documentazioni fotografiche, attivando percorsi legati al tema della non violenza, raccogliendo fondi tra i giovani per i progetti di scolarizzazione in Giordania… Una strada un po’ difficoltosa, ma il loro pensiero è che il cambiamento debba partire dai luoghi educativi e culturali.
C’è bisogno di ricostruire. C’è bisogno di ripartire…
Ripartire dai valori della pace e della fratellanza, dall’istruzione… ma “Non Dalla Guerra”.
Perché la lotta è anche pace – sottolinea Tobia – la lotta per i diritti, per l’uguaglianza a favore di tutte le persone che questi diritti li hanno persi. La forza della loro voce è l’arma non violenta di questi ragazzi e ragazze – ci tiene a precisare Massimiliano.
Dai loro viaggi, dai volti, dalle storie, dai vissuti hanno capito che la libertà non è scontata e che i muri, le guerre, le bombe sono a un passo da persone che come noi – ricorda Matteo in uno dei suoi post – hanno un sogno nel cassetto, uno scopo…
Ecco perché risvegliare le coscienze è diventata la missione di questi giovani con la poesia nel cuore e la bellezza negli occhi.

Mimma Scigliano

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I Libri D’Artista di Paolo Chirco

 

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La mostra sarà inaugurata domenica prossima alle 17.30, al Margaret Cafè a Terrasini, e sarà visitabile fino al 9 dicembre

Sarà inaugurata domenica 20 novembre, alle ore 17.30 al Margaret Cafè a Terrasini (PA), la mostra di Libri d’Artista di Paolo Chirco intitolata “LIBER”, promossa e curata dall’Associazione Asadin con la collaborazione di Evelin Costa.

Paolo Chirco espone una serie di Libri d’Artista, dai molteplici significati e simboli stratificati in una materia imponente, ruvida, ispida alle volte, come fosse una scorza granulosa e granitica dentro la quale si dischiudono memorie, speranze, malinconie, idealità, delicatezze quasi impreviste. I libri di Paolo Chirco sono come degli scrigni che contengono tesori fatti di materia povera, antitetica al suo reale valore concettuale
La scelta di realizzare un libro esprime l’esigenza dell’artista di affrontare un discorso culturale e la forma si fa significato e strumento di idee, al di là delle parole che di solito sono contenute in un libro. La storia, la memoria, le verità, i cicli naturali, la cultura, l’oppressione e la libertà sono nel contenuto e nel contenitore. Libri che rimangono pietrificati nel tempo, come se una colata di cemento liquido li avesse impietriti per renderli imperituri, o una raffica di sabbia li avesse cristallizzati per sempre, fermando il tempo in un ultimo istante, che lapidariamente conserva la sua roca voce in un’estrema effige. Libri la cui carta si è pietrificata e colmata di elementi che parlano un linguaggio universale, che oltre ogni idioma si fa subito comprensibile, perché tocca livelli istintuali, quasi ancestrali, arrivando direttamente alla mente e alla sfera emozionale. E’ come se la necessità di cultura e di meditazione, l’importanza di conoscenza e conservazione, la brama di scoperta e protezione, la ricerca di svelamenti e testimonianza, cercassero una voce, non potessero fare più a meno di tacere e volessero farsi eterne. 
In questi libri sono presenti materiali di ogni tipo, quelli che un artigiano, un contadino, un pensatore, un pescatore, un raccoglitore, un meticoloso collezionista, un tessitore, un sarto, un musicista, un falegname conserverebbero nel cassetto più remoto del proprio opificio.

Paolo Chirco dona nuova vita a questi piccoli e poveri elementi, pezzetti di sostanza, frammenti di tempo materico, anelli ruvidi tra passato e futuro, e da essi crea un racconto nuovo. C’è un elemento che non manca quasi mai da questi libri, stridente strumento di verità dolente. Il filo spinato che opprime, la catena che imbriglia, ruggine che ricopre il fil di ferro che lega con la sua morsa ogni pagina di speranza. E’ la fiducia tradita, l’oppressione che rende opaca la storia, come una moneta ossidata in un mondo scintillantemente illusorio in cui tutto diventa silenzio, fallacità. E’ la catena che opprime il lavoro, la rete che imbriglia, che soffoca la voce libera e le libere parole che vorrebbero volare come piume di uccello dalle pagine di un libro. E’ il filo spinato di un lager che separa gli spiriti affrancati, che emargina i diversi, che con rabbia taglia e lacera il dialogo, la parola e ogni speranza. C’è una forte esigenza di ribellione in questi libri, c’è il racconto di una storia fatta da chi ha vinto, ma è un racconto che non vuole disperdere la storia degli umili, dei contadini, di chi ha sudato il proprio pane quotidiano. C’è la sconfitta, ma c’è anche la lotta, quella contro un mondo meccanico, sterile, fatto di ingranaggi e vincoli. Inchiodato è il mondo, come lo sono le pagine ferite da punte roventi che lacerano la carne, come in una passione che non è quella di un Cristo idealizzato, ma quella di tutti gli sconfitti dell’umanità. C’è un mondo romantico allo stesso tempo, perché romantica è la rivoluzione, che nulla sarebbe senza amore. Leggiadro come quella piuma che vuole librarsi e liberarsi nell’aria, come merletti laceri, come una rosa che è pegno di un amore interminabile e come note di musica che liricamente non smetteranno mai di suonare, perché nessuna oppressione può mai attenuare la musica, asfissiare l’amore, zittire le parole, lenire la voglia di libertà che nasce e mai muore nell’essere umano. La vita meccanica e opprimente trasforma gli umani in esseri inanimati, paurosi, inaspriti dal potere o dalla sottomissione, immobili e muti come le pagine di un libro senza parole e senza voce, ma tutti conservano al proprio interno un fremito d’emancipazione. Così le pagine immobili e cementificate solo in apparenza, contengono significative parole e molte idee, simboli e astrazioni ed insorgono inaspettatamente contro l’immobilismo, spezzano il filo spinato e danno voce al proprio animo forte e delicato al contempo, ribelle ma amorevole, appassionato ma soave e libero come la musica che scolpisce la memoria oltre il corporeo e sopravvive  alla storia, ai vinti e ai vincitori, per raccontarci un mistero che è oltre ciò che vediamo, ma  che è tutto umano. 

La mostra sarà visitabile presso la sala espositiva del Margaret Cafè fino al 9 dicembre, tutti i giorni dalle ore 9 alle ore 23.

Evelin Costa

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Due giornate formative nelle scuole

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“Mafia e tutela dei diritti” è il titolo delle iniziative organizzate da Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato negli istituti scolastici di Cinisi e Terrasini

“Mafia e tutela dei diritti” è il titolo delle giornate formative svoltasi all’interno dell’Auditorium Peppino Impastato dell’Istituto Comprensivo Statale di Cinisi, svoltesi il 10 novembre, e all’interno dell’ Auditorium dell’Istituto Giovanni XXIII di Terrasini, il 12 novembre, che hanno coinvolto i ragazzi di tutte le terze classi di tutte e due gli istituti.
Le iniziative sono state caratterizzate da attenzione, curiosità e partecipazione da parte dei giovani adolescenti e del corpo docente.
Ad aprire e organizzare la giornata formativa sia per Cinisi che Terrasini è stata Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato ONLUS che da qualche anno tesse reti con le istituzioni scolastiche del comprensorio, attraverso progetti formativi, non ultimo quello proposto quest’anno, dal titolo “Azioni di legalità” destinato agli istituti scolastici di Cinisi, Terrasini e Carini con l’obiettivo di permettere ai ragazzi di far muover i primi passi sull’analisi del fenomeno mafioso e delle sue degenerazioni, scoprendo i luoghi della memoria, legati alla figura di Peppino Impastato e delle tante vittime di mafia che rappresentano oggi dei punti saldi della storia dell’Antimafia.
A tal proposito, l’esperto Daniele Marannano , co-fondatore di Addio Pizzo, ha parlato del fenomeno estorsivo, partendo dai soggetti e dalle modalità di collaborazione, per la prevenzione e il contrasto al fenomeno, e dagli strumenti normativi e finanziari per le vittime di estorsione, sottolineando l’importanza del ruolo dei cittadini a fianco a chi denuncia. Marannano ha poi parlato dell’esperienza di Addio Pizzo, del consumo critico antiraket, mostrando il materiale documentaristico prodotto dall’associazione fin dalla sua nascita, passando poi per l’analisi di alcuni casi di denuncia maturati sul territorio, come la testimonianza diretta dell’imprenditore edile Gullo di Monreale, a Cinisi, e dell’imprenditore Santi Palazzolo, a Terrasini. Entrambi con coraggio e senza esitare hanno denunciato coloro che, con minacce e prepotenza, voleva estorcere denaro alla loro impresa.
Per finire, i ragazzi hanno potuto assistere alla video-intervista sulla storia di Addio Pizzo.
“Parlare con i più piccoli – dice, con emozione, Daniele Marannano- che sono sempre espressione di genuinità, è un arricchimento, con loro ci si confronta senza pregiudizi e retro pensiero, cosa che, purtroppo, non si può fare con le generazioni più adulte. Con questo spirito stamattina si è svolto l’incontro alla scuola Meli dove non si è parlato di eroi ma di cittadini e cittadinanza, fondamentali per superare malcostume, illegalità diffusa e criminalità organizzata.”

santi

 

Forte ed emozionante, anche la testimonianza del pasticcere Santi Palazzolo che ci ha inviato queste parole.
Per due motivi ho accolto con molto piacere l’invito di Cristina, responsabile di Casa Memoria, a incontrare i ragazzi della scuola media di Terrasini.Il primo è perché sono fermamente convinto che i giovani siano i portatori sani di una nuova coscienza civica e a essi dobbiamo prestare sempre più attenzione. Il secondo motivo è perché i miei figli hanno avuto un ruolo importante nella mia vicenda, e quindi mi presento a loro non come imprenditore ma come genitore.
La vicenda che mi vede vittima di una richiesta di pizzo è importante e ha dei risvolti inquietanti perché siamo di fronte non a un ricatto perpetrato da mafiosi nel senso più conosciuto del termine, ma siamo di fronte ad un tipo diverso di fenomeno mafioso. Siamo di fronte a individui che hanno una doppia faccia, da un lato l’immagine di una persona per bene che vive in modo attivo l’impegno nella lotta al racket, dall’altro quella di una persona avvezza a comportamenti di tipico stampo mafioso.
Parlare con i ragazzi e spiegare loro che non abbiamo bisogno di etichette per distinguerci tra “buoni” o “cattivi”, è stato molto importante perché oggi più che mai occorre una coscienza civica “normale” in cui tutti sono chiamati a fare la loro parte tutti i giorni, nelle cose di tutti i giorni. Dobbiamo abbandonare l’idea che tutto si possa ricondurre al concetto di legalità ma semmai dobbiamo tutti focalizzare la nostra attenzione sul concetto di “Responsabilità” .
Mi auguro che questo tipo di confronto possa essere sempre più esteso e partecipato verso i nostri giovani e colgo l’occasione di ringraziare Casa Memoria per l’impegno nel promuovere tutto ciò.

Cogliamo questa costruttiva occasione, dunque, per ringraziare la preside dell’istituto, Benedetta Lidia Bartolotta e la professoressa Gemma Cammilleri, il vice preside Alberto Cipolla e i suoi collaboratori, per aver accolto fin da subito le nostre proposte con spirito di apertura al mondo dell’associazionismo.
Le iniziative di questi giorni rappresentano il proseguimento di un percorso condiviso e coincidono con la prima fase di un progetto che ci porterà, durante tutto l’anno scolastico, a incontrare, scoprire e approfondire fatti sociali legati ai valori di giustizia, equità sociale, legalità, partecipazione attiva e memoria storica.

Cristina Cucinella

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Con AfrikaSi per i diritti negati

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In questi giorni, a Roma, Casa Memoria ha partecipato a due iniziative promosse dall’associazione che da sedici anni porta avanti un progetto a sostegno della popolazione dello slum Deep Sea di Nairobi, in Kenya

In questi giorni, a Roma, Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato ha partecipato ad alcune iniziative, accanto ad AfrikaSì Onlus, l’associazione che, da sedici anni, opera nello slum Deep Sea di Nairobi in Kenya e con la quale collaboriamo per il progetto “Diritti allo studio e Legalità”, portando nelle scuole il valore della dignità dell’uomo e della difesa dei diritti negati.
Lunedì 7 dicembre, presso la Camera dei Deputati, è stata inaugurata la mostra fotografica “Life in the SLUM – Through our eyes”, che illustra la realtà delle baraccopoli raccontata attraverso gli occhi di giovani nati e cresciuti nello slum Deep Sea. La mostra è il frutto di un corso, organizzato da AfrikaSì e iniziato dal fotografo Adriano Castroni nel 2006.
Un progetto lungo e intenso che ha permesso di assecondare il desiderio di questi giovani di avvicinarsi al mondo della fotografia e di raccontare la natura ambigua e complessa della loro terra. Un susseguirsi di volti, luoghi e scorci per raccontare la vita di milioni di anime che popolano le baraccopoli africane.
La mostra, nei mesi scorsi, è stata esposta anche a Cinisi, presso l’ex casa Badalamenti. Fino al 18 novembre, l’esposizione è visitabile alla Camera dei Deputati (ingresso di Piazza Campo Marzio 42) dalle ore 10 alle ore 18, escluso il sabato e la domenica.

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Insieme ad AfrikaSì Onlus, presente in alcuni teatri romani a sostegno del progetto a Nairobi, Casa Memoria è intervenuta ieri al Teatro Vittoria per omaggiare la compagnia di uno spettacolo intenso e struggente, che racconta la storia de La Plata Rugby, un gruppo di ragazzi che alla fine degli anni ’70, nell’Argentina della dittatura dei militari, venne decimato dalla ferocia degli emissari di Videla ma che rimase in campo a giocare fino alla fine del campionato.
Lo spettacolo “Mar Del Plata. Gli ‘angeli del rugby’ che osarono sfidare il regime argentino”, diretto da Giuseppe Marini e scritto da Claudio Fava, sceneggiatore anche dei Cento Passi insieme a Monica Zapelli, è un forte richiamo ai diritti negati, che ancora oggi sono perpetuati nei confronti dei più deboli e in difesa dei quali AfrikaSì e la nostra associazione si battono mettendo in atto iniziative che possano servire a sensibilizzare e a scalfire l’indifferenza che troppo spesso cala su situazioni di violenza e di mancanza di rispetto della dignità umana.
“Noi non molliamo”, ha detto la presidente di AfrikaSì, Alessandra Tiengo. Giovanni Impastato, presente alla rappresentazione, ha sottolineato le analogie e i riferimenti storici in comune tra la storia dei ragazzi de La Plata Rugby e la storia di Peppino. Erano gli anni in cui Peppino combatteva contro la mafia e stava per essere ucciso, gli anni in cui la dittatura di Vileda “si rifaceva l’immagine” con il Mondiale di Calcio, svoltosi proprio in Argentina nel 1978.
“Continuiamo a portare avanti la memoria di Peppino – ha detto Giovanni Impastato – e ricordando le sue lotte per i diritti negati portiamo avanti battaglie antimafia contro ogni ingiustizia sociale che leda i diritti umani e rechi violenze alle persone più deboli, come nel caso degli abitanti delle baraccopoli a Nairobi. Ecco perché sosteniamo e continueremo a sostenere AfrikaSì nei suoi progetti e nelle sue battaglie”.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

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