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Auguri disobbedienti contro mafia, fascismo e razzismo

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Sono già passati 41 anni dall’assassinio mafioso di Peppino, 40 dalla prima Manifestazione Nazionale contro la mafia nella storia d’Italia, tenutasi a Cinisi il 9 Maggio del 1979. Quello che è avvenuto in tutto questo tempo fa ormai parte del patrimonio politico e culturale del nostro paese, un patrimonio che andrà ricordato in occasione del prossimo anniversario.

Con l’entrata del nuovo anno, più che un bilancio, bisogna fare una riflessione profonda per capire se e quanto siamo ancora disponibili ad andare avanti, se siamo ancora “vivi” e se il “passaggio del testimone” proposto nel precedente anniversario stia finalmente cominciando. La nostra attenzione deve essere proiettata in questo senso.

Il 2018 è stato un anno molto intenso che ha visto la massima concentrazione durante il 9 Maggio. Dopo una settimana di convegni dedicati ai diritti negati, la mattina di giorno nove abbiamo coinvolto tantissime scuole al Casolare ed il pomeriggio abbiamo realizzato un corteo con più di 10.000 persone. Il 9 Maggio ha continuato a vivere anche durante tutti i mesi successivi nei molti incontri in tutta Italia e nelle tante visite di singoli, gruppi, scolaresche che abbiamo accolto quotidianamente a Casa Memoria.

Ormai in tanti conoscono la nostra storia, quello che abbiamo fatto. E’ sufficiente passare da Casa Memoria a Cinisi e poi recarsi a Palermo al “No Mafia Memorial” a Palazzo Gulì per vedere il frutto del lavoro e dell’impegno portato avanti in tutti questi anni. Risultati che possono essere importanti per il coinvolgimento di nuove generazioni e non solo, per formarle all’impegno per la memoria collettiva.

Qualcosa esiste già, bisogna dare il giusto valore e non piangersi più addosso. Se vogliamo sconfiggere i nuovi fascismi e razzismi che fanno riferimento a Salvini, Di Maio e alla “Casaleggio Associati” dobbiamo fare sul serio, impegnarci ed essere presenti nelle occasioni più importanti. Le elucubrazioni mediatico-telematiche da “fighettini all’ultima moda” non ci portano da nessuna parte. Dobbiamo toglierci dalla nostra mente alcuni concetti piccolo borghesi.

La nostra proposta è organizzare a Cinisi per il prossimo 9 Maggio una Grandissima Manifestazione Nazionale Contro la Mafia, contro le ingiustizie sociali, dalla parte degli ultimi del mondo e nel ricordo di Peppino, in continuità con la Manifestazione di 40 anni fa, organizzata allora dal Centro Siciliano di Documentazione (oggi Centro Impastato), da Radio Aut, dalla Famiglia Impastato e da Democrazia Proletaria, con l’obiettivo chiaro e preciso di sviluppare e far crescere in questo nostro paese una vera cultura di sinistra, espressione dei grandi valori e della Disobbedienza Civile. Dobbiamo rimboccarci le maniche, responsabilizzarci ed essere partecipi, considerando i valori ed il patrimonio che abbiamo a disposizione, un patrimonio da difendere, per evitare che venga disperso.

E’ necessario renderci conto dell’importanza del nostro ruolo e di quello che possiamo ancora fare, superare una mentalità ristretta ed alcune forme di torpore, improduttive, che in alcuni casi logorano i rapporti umani oltre a renderci inefficaci. Bisogna costruire rete e ricostruire un tessuto sociale che negli ultimi anni si è esaurito a causa della crisi economica e non solo, della cattiva politica e del disimpegno. Se oggi Salvini e le destre stanno facendo le proprie fortune anche noi abbiamo la nostra parte di responsabilità, non si devono cercare alibi e dare la colpa agli altri. Mi auguro che questa consapevolezza e presa di coscienza in noi avvenga il più presto possibile prima che sia troppo tardi.

L’obiettivo è quello di andare avanti, costruire un futuro migliore e continuare a difendere la memoria della migliore Sicilia, quella che ha lottato e che lotta contro la mafia, quella che trovandosi al centro del Mediterraneo è terra di solidarietà e di accoglienza.

Auguriamo a tutti un Felice 2019, di riflessione, memoria, lotta, impegno!

Giovanni Impastato

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NATALE SOLIDALE

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Cari amici e care amiche, come Casa Memoria vogliamo augurarvi un Natale sereno che porti con sé sogni e speranze.

E’ questo un momento dell’anno che può essere celebrato con spirito religioso, ma anche con motivazioni laiche, una ricorrenza che unisce “mondi” diversi ed apparentemente lontani, ma che hanno in comune la voglia di costruire pace, l’interesse per il bene comune ed i principi umanitari.

La nostra è una riflessione che vuole mettere al centro, oltre ogni individualismo, l’attenzione verso gli altri, verso il Noi, ritornando ai valori collettivi, alla difesa dei diritti umani, dei più deboli, dei poveri ed in primo luogo dei bambini che spesso sono vittime di giochi di potere molto più grandi di loro. L’infanzia va protetta e custodita, i piccoli di tutto il mondo devono ricominciare a sognare e devono poter sperare in un futuro migliore.

In questo Natale auspichiamo quindi la costruzione di un mondo di tutti i colori, un mondo più umano, un mondo solidale ed accogliente. Per questo ci impegneremo con la cultura, la lotta, la memoria e con nuovi progetti, per questo continueremo una battaglia contro la mafia e per la libertà.

Il nostro è il Natale di tutti, ed in primo luogo degli ultimi, un Natale dove non si consumi ma si costruisca, un Natale che invece di separare unisca e che ci renda più consapevoli e felici.

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UN TRISTE NATALE “SENZA LA SINISTRA”

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Da diversi anni non si fa altro che parlare di crisi della Sinistra, che questa non esiste più e che “tutto sta andando a rotoli”. Noi, che riteniamo di far parte della Sinistra, siamo tristemente allarmati e scoraggiati fino a rischiare la depressione. 

Purtroppo negli ultimi anni sembriamo esserci trasformati in un “esercito di immotivati”, con la difficoltà di lottare, si partecipa a qualche comparsata, per poi rimetterci in pigiama e riaccendere il telefonino…

 

Si parla sempre meno di lotte sociali e siamo tutti terrorizzati dallo scontro politico e dagli ideali, quelli veri che ci aprivano le porte verso il cambiamento. La vera cultura di Sinistra è scomparsa, per tanti anni non si è fatto altro che presentare liste elettorali senza un legame con la realtà e i territori, cercando di accaparrarsi qualche posto in Parlamento. Addirittura ci si divide con l’1,2 %.

 

Ci si lega con più facilità alla rete, i social sembrano essere diventati l’unico “luogo di impegno”, ma questo ha creato la nostra solitudine e ci ha resi schiavi di un mondo virtuale. Purtroppo il mondo reale è diventato un deserto. 

Diamo via continuamente alle esternazioni su Facebook. Ognuno ha qualcosa da dire, si comunica con l’amico e tutto finisce come è iniziato, subito dopo non ricordiamo niente e si diffonde sempre di più la presunzione e l’ignoranza. Non a caso Umberto Eco sosteneva che “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.”

 

Si legge e si pensa poco ed è fastidioso constatare che non ci si preoccupa abbastanza di una situazione del genere. Tante volte si preferisce non prendere posizione e non partecipare a scadenze ed iniziative importanti. Questi sono gli ostacoli che impediscono la nostra crescita e che bloccano un vero progetto politico di Sinistra.

 

Non abbiamo più intellettuali veri, qualcuno appare smarrito e demoralizzato, i rassegnati in genere non danno fastidio. Anzi, uno dei motivi dell’assenza del conflitto sociale è proprio il dilagare della rassegnazione. Sono finiti i tempi di Pasolini e di Sciascia che con il loro libero pensiero e le loro provocazioni riuscivano a trasmettere tante emozioni e si apriva un dibattito nel Paese, intellettuali veri, lucidi e pieni di entusiasmo. 

 

Non c’è tempo da perdere, prima che sia troppo tardi, le chiacchiere e le lamentele non bastano. Dobbiamo partire dal presupposto che non sono stati gli altri che ci hanno buttato nel baratro, ma siamo stati noi che ci siamo caduti, siamo responsabili del fallimento e dell’assenza di un vero soggetto politico, la mancanza di entusiasmo e la nostra incompetenza ci hanno portato al degrado morale e politico. 

 

Sarebbe il caso di ricominciare da capo. Non mancano affatto i punti di riferimento, partire dalle tante esperienze di lotta che in alcuni casi non sono state considerate e che hanno contribuito a suscitare una vera riflessione. Da Peppino Impastato fino ad arrivare alle lotte dei movimenti che difendono i propri territori, la battaglia di Riace, il lavoro e l’impegno di lotta contro la mafia. Nello stesso tempo non bisogna trascurare la memoria collettiva.

All’indifferenza e alla rassegnazione si è aggiunta la paura, l’insicurezza e la cultura del precariato.

 

Raccogliere le istanze dal basso, alimentare i conflitti sociali, creare lo scontro politico e nello stesso tempo trasmettere ai giovani la cultura della Disobbedienza Civile, sono i punti principali ed essenziali per costruire la vera Sinistra nel nostro paese e per abbattere il sistema Neo-Liberista, espressione della Globalizzazione e di un Capitalismo senza regole.

 

Oggi siamo di fronte ad un contesto che si sta imbarbarendo sempre di più, abbandonati a noi stessi con il peggiore governo che abbiamo avuto dal dopo guerra ad oggi, il tessuto sociale è stato totalmente demolito. Ricostruirlo non sarà facile, bisognerà provarci con tutti i mezzi che abbiamo e con la consapevolezza che ci si deve impegnare in maniera seria ed efficiente, cercando di coinvolgere le fasce giovanili con un approccio diverso rispetto a prima. L’umiltà e la razionalità ci possono aiutare tantissimo, considerando il fatto che tutto è cambiato.

 

Tante realtà Associative possono contribuire a fa crescere la vera cultura di Sinistra, allo stesso modo in un momento di totale disgregazione bisogna farsi carico delle tematiche care a tutti: l’ambiente, i diritti Umani, l’Antifascismo, l’Antimafia e la difesa della Democrazia. Convergere su questi obiettivi è uno sforzo che dobbiamo fare a prescindere delle appartenenze e dalle sfumature, con preciso riferimento ai grandi valori della Costituzione.

 

Se perdiamo ancora tempo c’è il rischio che questo nostro paese possa finire in mano alle peggiori ipotesi che ci possono portare direttamente all’avvento del  fascismo, come è avvenuto negli anni ’20. Pasolini, quasi cinquant’anni fa, aveva le idee chiare su come l’anima del popolo italiano potesse essere scalfita dalla nascita di nuovi fascismi:  “il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione) – e oggi potremmo aggiungere anche internet e tutto il resto – non solo l’ha scalfita, ma  l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre…”

 

Come Casa Memoria, in coerenza con le idee di Peppino, continueremo a dare il nostro contributo come sempre abbiamo fatto.

La nostra proposta per il 41° anniversario è organizzare una grande manifestazione nazionale contro la mafia, unitaria, che possa esprimere finalmente i veri valori di una sinistra democratica ed antifascista, per  raccogliere le istanze dal basso.

 

Giovanni Impastato

 

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Giuseppe Pinelli

In ricordo dell’anarchico Pino Pinelli

Giuseppe Pinelli

 

 

Oggi ricorre l’anniversario dell’assasinio dell’anarchico Pinelli, avvenuto tre giorni dopo la strage di Stato di Piazza Fontana del 12 Dicembre 1969. Pino Pinelli venne buttato giù da una  finestra della questura di Milano, dopo l’interrogatorio che avrebbe dovuto confermare la montatura per incolpare gli anarchici e salvaguardare i fascisti, complici con i servizi segreti dello Stato, che avevano organizzato la strage per alimentare la  nota “strategia della tensione” e distruggere il movimento anarchico e comunista e le lotte studentesche ed operaie di quel periodo.

In questa giornata di memoria, Giovanni Impastato ha fatto pervenire un comunicato a Claudia Pinelli, figlia di Pino, nostra amica e compagna di lotta. 

 

“Dopo il ricordo di mia madre Felicia del 7 Dicembre voglio salutare un’altra donna coraggiosa e piena di dignità, Licia Pinelli, moglie dell’anarchico Pino Pinelli ucciso il 15 Dicembre  del ’69, buttato giù dalla finestra  di una stanza della questura di Milano, dove era trattenuto per accertamenti in seguito all’esplosione di una bomba collocata dai fascisti in Piazza Fontana del 12 Dicembre 1968.”

Nella foto in basso Giovanni Impastato e Licia Pinelli

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Nuove sinergie, Casa Memoria e ass.ne Calabresi di Alpignano e Caselette

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L’Associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato Onlus ha nominato l’Associazione Calabresi di Alpignano e Caselette, REFERENTE di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato per il Piemonte. Si è così rafforzato ed ufficializzato un legame già esistente da alcuni anni. Giovanni Impastato, in più occasioni, è stato infatti invitato dall’associazione Calabresi ed ha tenuto diversi incontri organizzati nel territorio piemontese.

“L’intento comune è di creare insieme un ponte ideale per veicolare i valori e la figura di Peppino Impastato nel territorio della Regione Piemonte e per proseguire e sviluppare i progetti di legalità già iniziati insieme negli ultimi anni”, questo è stato scritto nel documento firmato dai Presidenti delle due associazioni, Luisa Impastato e Pasquale Lo Tufo.

Abbiamo, per questa occasione, avuto modo di conoscere Pasquale Lo Tufo, Presidente dell’associazione Calabresi e Milena Girardi, anche lei socia, arrivati direttamente da Alpignano a Casa Memoria. Quello con loro è stato un incontro emozionante, in nome di ideali e valori comuni e con la volontà e la determinazione di intraprendere progetti da realizzare in sinergia. Era presente all’incontro anche Giovanni Impastato.

E’ molto importante per Casa Memoria poter creare e rafforzare questo tipo di legami con altre associazioni che operano nel territorio nazionale e non solo. Sentire il sostegno e la voglia di impegnarsi insieme in iniziative per la legalità, la giustizia sociale, contro la mafia e contro ogni oppressione.

Sono tante le associazioni che in questi anni sono diventate referenti di Casa Memoria, il loro contributo è prezioso e fondamentale affinchè la voce di Peppino continui a farsi sentire, noi li ringraziamo per aver scelto di far parte di questo percorso.

Un riconoscimento oggi va ai soci dell’associazione Calabresi di Alpignano e Caselette, nuovi Referenti di Casa Memoria, vi aspettiamo a Cinisi a respirare l’emozione che continua a suscitare la casa che mamma Felicia ha deciso di aprire per dedicarsi ad un racconto di verità e giustizia, una donna che ha trascorso la sua vita a difendere la memoria del figlio Peppino, ucciso dalla mafia, e che contro di questa si è battuta con coraggio.

Proprio a Felicia, durante il mese di Marzo, saranno dedicate alcune giornate che si svolgeranno sul territorio piemontese in presenza di Giovanni Impastato, su iniziativa dell’associazione calabresi di alpignano.

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Francesca Serio, prima donna che denuncio’ la mafia. Incontro con Franco Blandi

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Venerdì 14 Dicembre alle ore 18 avremo la possibilità di incontrare a Casa Memoria Franco Blandi, che presenterà il suo ultimo libro “Francesca Serio. La madre”, Navarra Editore, 2018.

L’incontro fa parte della Rassegna letteraria intitolata “Il valore di essere donne”, curata da Navarra Editore e Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato. Dedichiamo l’iniziativa a Felicia Bartolotta Impastato, una madre che ha lottato contro la mafia per difendere la memoria del figlio. Da mamma Felicia ad un’altra mamma anticonvenzionale e coraggiosa, Francesca Serio, “Così questa donna si è fatta in un giorno: le lacrime non sono più lacrime ma parole, e le parole sono pietre”, è questa una frase che Carlo Levi dedica alla protagonista del romanzo scritto da Franco Blandi.

Franco Blandi, in quello che può essere definito un romanzo-verità, racconta la vicenda umana e giudiziaria della madre di Salvatore Carnevale, il sindacalista barbaramente ucciso dalla mafia il 16 maggio 1955. Francesca Serio fu la prima donna a denunciare apertamente la mafia, fu una donna forte e anticonvenzionale che fermamente si oppose agli stereotipi femminili del suo tempo e fu paladina della lotta alla mafia già nel secondo dopoguerra. Separatasi dal marito, con il figlio ancora in fasce, si trasferisce a Sciara e sceglie il lavoro nei campi: uno scandalo per una società che relegava le donne tra le mura domestiche. Subito dopo la Seconda guerra mondiale, il giovane Salvatore Carnevale sull’onda degli ideali del socialismo, comincia a occuparsi dei problemi dello sfruttamento dei lavoratori della terra fino a far applicare la legge di riforma agraria. La reazione dei mafiosi non tarda: Turiddu Carnevale viene barbaramente trucidato dalla mafia il 16 maggio 1955. Francesca Serio, che già era stata accanto al figlio nelle lotte sindacali, dopo l’assassinio dedica la sua vita alla ricerca di verità e giustizia, denunciando i mafiosi autori dell’omicidio Carnevale e riuscendo a farli condannare in primo grado all’ergastolo. In questa battaglia avrà accanto Sandro Pertini.

Tra diario intimista e fedele ricostruzione dei fatti, un racconto originale, in equilibrio tra fonti storiche e romanzo, che restituisce uno spaccato della storia delle lotte dei contadini in Sicilia contro lo strapotere padronale e mafioso ma soprattutto la dimensione più intima della vita di Salvatore Carnevale e Francesca Serio, madre coraggio, la cui storia merita di essere tramandata.

Franco Blandi è nato a S. Agata di Militello (ME), laureato in Scienze dello Spettacolo e delle produzioni Multimediali ed in Scienze dell’Educazione e della Formazione, si è specializzato in informatica presso l’Università della Calabria. Esperto di arti visive e formazione, è stato docente di materie informatiche, tecnologie multimediali, fotografia e video. E’ fotografo, documentarista e scrittore, direttore artistico della rassegna Nebrodi Cinema DOC e di ZYZ – annuario fotografico contemporaneo, film e documentari sul tema della valorizzazione e salvaguardia dell’ambiente e su tematiche sociali. E’ presidente dell’Associazione URIOS, culture, arti, solidarietà. E’ direttore artistico di Zyz – Annuario Fotografico Contemporaneo, promosso dall’Editore Navarra (Palermo). E’ componente dell’Associazione Fotografi Naturalisti Italiani (AFNI). Ha pubblicato “La Petite Sicile. Analisi e testimonianze di una integrazione dal basso” in A. Michelin Salomon (A cura di), “Intercultura: Quali competenze. Contesti e ricerche”. Pensa Multimedia Editore, 2013. Ha pubblicato anche “Interior of Sicily. Il paesaggio naturale e agrario dell’interno della Sicilia”, 2015, MediAdvisor. Con Navarra Editore ha già pubblicato “Appuntamento alla Goulette. Le assenze senza ritorno dei 150.000 emigrati italiani in Tunisia” (2012) e “Vittorio De Seta. Il Poeta della verità” (2016) e. Ideatore, regista autore di documentari, video, spot e cortometraggi. Ha ricevuto diversi riconoscimenti per i suoi lavori.

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Franco Blandi

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Ciao Felicia

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Oggi 7 Dicembre 2018 è l’anniversario della scomparsa di Felicia. Di mattina le è stata intitolata una via di Palermo, nel quartiere Bonagia.

L’iniziativa continua a Cinisi alle ore 16:30 presso il bene confiscato ex casa Badalamenti, che presto diventerà “Casa 9 Maggio”.

Durante il pomeriggio per ricordare Felicia:

•Proiezione del servizio giornalistico sulla deposizione di Felicia nel processo contro Badalamenti prodotto dalla RAI;

•Proiezione di immagini di Felicia e letture a cura di Anna Puglisi di stralci della sua testimonianza, pubblicata nella nuova edizione del libro La mafia in casa mia;

•Interventi di Giovanni Impastato, Umberto Santino, Luisa Impastato.

Durante l’iniziativa del 7 Dicembre presso il bene confiscato ex casa Badalamenti, sarà possibile visitare la mostra di Pino Manzella “Ciao Felicia” a cura dell’ associazione asadin. Pino Manzella espone dipinti e fotografie dedicate alla mamma di Peppino che ha dedicato tutta la vita per difendere la memoria del figlio, intraprendendo una lotta coraggiosa contro la mafia e diventando punto di riferimento per tanti giovani che andavano a visitare la sua casa. La mostra sarà visitabile su appuntamento fino al 7 gennaio.

Diretta su Radio 100 Passi

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Intitolazione della Via Felicia Bartolotta Impastato a Palermo

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“Il Sorriso e la Poesia” – per Felicia

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In occasione del 14esimo anniversario della scomparsa di Felicia Bartolotta Impastato, madre di Peppino Impastato, il 6 dicembre alle ore 21 presso il Salone comunale di Cinisi, l’attrice abruzzese Margherita Di Marco porterà in scena la pièce “Rosetta Malaspina ovvero da un punto dell’eternità”.

L’attrice abruzzese Margherita Di Marco sarà in scena con la pièce “Rosetta Malaspina ovvero da un punto dell’eternità”.

Lo spettacolo – realizzato in collaborazione con Teatro Proskenion per la regia di Vincenzo Mercurio – si ispira alla storia vera di una donna e poetessa calabrese che prova a resistere e reagire alla cultura mafiosa dominante nella Calabria degli anni ’50, ma da tutti viene considerata pazza.

Rosetta costruisce e racconta, attraverso il linguaggio della poesia, la sua personalissima ‘visione della realtà’ che per tutti diventa però follia. “L’unico modo che ha per sopravvivere – si legge nella sinossi dello spettacolo – è di costruirsi un altro mondo, piccolo quanto una stanza. Con la poesia gioca come su un’altalena che la fa volare e divertire per poi ritornare nel tempo in cui vive, con la rabbia di chi urla al vento i pensieri di una profonda solitudine”.

A portare in scena il personaggio di Rosetta, l’attrice Margherita Di Marco che ha realmente conosciuto la donna ormai anziana nel piccolo paese di Caulonia, raccogliendone la commovente testimonianza.

La storia di Rosetta Malaspina nelle scorse settimane è stata già portata in scena a Vienna, ospite dell’istituto Italiano di Cultura.

Stavolta la pièce aprirà la “due giorni” di interventi in omaggio a Felicia Impastato, una delle donne che più ha segnato la biografia dell’attrice.

La rassegna, intitolata “Il Sorriso e la Poesia” – Felicia Impastato e Rosetta Malaspina – e organizzata dalla Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, prevede tra l’altro anche l’intitolazione a Felicia dell’attuale via Bassotto a Bonagia, nella città di Palermo (la cerimonia si terrà il 7 dicembre alle 9.00). Il 7 dicembre pomeriggio proiezioni e interventi in onore della donna che, con la sua esperienza di coraggio, ha testimoniato il valore della lotta contro la cultura mafiosa. Interverranno Giovanni Impastato, Luisa Impastato, Anna Puglisi e Umberto Santino.

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Pubblichiamo anche un contributo scritto da Maria Concetta Biundo dedicato a Felicia:

UN URLO

Un urlo, un urlo profondo che parte dalla viscere ed arriva alla gola, un urlo che contiene un no; è quello che Felicia avrebbe voluto fare uscire quando suo figlio è morto, quando suo figlio è stato ridotto a pezzettini perchè è saltato in aria.

Un no forte e potente di fronte alla notizia:”Ma come non lo sai? E’ saltato in aria mentre stava mettendo una bomba. Sì, lì nella ferrovia , per fare saltare il primo treno che porta i lavoratori a Palermo.”

Un no forte e potente di fronte a chi diceva: “ Ma cosa potevamo aspettarci! quello, un terrorista, un folle, uno che non aveva rispetto per nessuno, uno che prendeva in giro tutti: il sindaco, il prete, il capomafia, gli dava quei soprannomi strani: Tano Seduto, Geronimo , ma quando mai si è sentito dire che le persone che contano in un paese possano essere così denigrati, presi in giro. Solo un folle come lui poteva farlo, e ora, pure terrorista, ma, si sapeva…….Cosa altro ci si poteva aspettare da gente come lui, con quelle idee strane….

Ma che diceva?……difesa dei diritti, parità, ma che sono queste cose, ma quando mai…..Non si è saputo da sempre che il ricco comanda ed il povero ubbidisce? Non si sa da sempre che chi nasce povero è destinato a rimanere tale?….. ma cosa andava cercando! Voleva cambiare il mondo? Voleva fare la rivoluzione? Mah….era soltanto un folle, e pure terrorista, come quelli……. chi sono quelli là al nord ……le Brigate Rosse, uno di quelli era!

Felicia si sentiva esplodere sempre più l’urlo dentro mentre dietro il funerale del figlio e di quella bara vuota, vedeva quelle finestre chiuse, quasi che ci si vergognasse pure ad affacciarsi per vedere passare il funerale.

Certo come si fa, pensava la gente, ad andare dietro al funerale di un folle, per magari essere presi pure per folli, pure rivoluzionari, pure…. no, meglio tenersi lontani, ignorarlo, uno come lui non merita neanche la pietà umana, e poi ……….chi sono tutti quelli che vanno dietro a questo funerale! Tanti folli come lui, capelli lunghi, barba, no no, meglio starsene alla larga.

Quell’urlo di Felicia che rimaneva chiuso tra le viscere e la gola, si allargava ed era pronto ad esplodere , ma lei non voleva farlo udire a chi avrebbe soltanto riso ed avrebbe detto: Ben ti sta, non eri tu che andavi dietro a tuo figlio, che te lo tenevi in casa invece di allontanarlo ! ma che figlio era il tuo, era soltanto un folle, e tu ci andavi dietro!

Felicia sentiva che quell’urlo dentro doveva andare in un’altra direzione, lei non doveva arrendersi di fronte a chi si aspettava che crollasse.

Lei doveva rimanere lucida per dire un no fermo e deciso a chi le diceva: era uno di noi e dobbiamo vendicarlo! E lei, a rispondere : non era uno di voi ed io non voglio violenza ma giustizia!

Doveva rimanere ferma e lucida per andare in tribunale a chiedere giustizia, per accusare l’assassino di suo figlio che non era un terrorista ma che era stato ucciso!

Sentiva la gente che dietro le finestre chiuse spiava i suoi passi! Come poteva placare quell’urlo che sarebbe voluto uscire contro questa gente , che rimaneva convinta che suo figlio era un terrorista!

Felicia si girava per la casa, guardava tutti quegli oggetti appartenenti al figlio, i libri, i tanti libri su cui studiava, i giornali, tutto quello che rappresentava il suo mondo.

Ecco cosa doveva fare ! Doveva fare conoscere a tutti chi era suo figlio.

Così ha aperto le porte ed ha cominciato a parlare del figlio, del figlio che studiava, che conosceva, che voleva si cambiare il mondo ma per renderlo più giusto, che prendeva in giro i potenti ma per dimostrare che erano piccoli e fragili… questo era suo figlio e per questo era stato ucciso, perchè voleva smascherarne le malefatte e farli apparire meno potenti.

Questo era suo figlio, e di lui doveva parlare, e quell’urlo che sentiva dentro, cominciava piano piano a diventare una voce che parlava alla gente che cominciava

ad avvicinarsi alla sua casa , una voce che raccontava, che insegnava, che raccomandava ai ragazzi che la andavano a trovare di diventare delle persone libere, come diceva suo figlio, che non era folle , non era terrorista, era solo giusto e sognava rispetto, parità, uguaglianza .

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Maria Concetta Biundo (Foto Massimo Russo Tramontana)

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Iniziative per ricordare Felicia – 6 e 7 Dicembre

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2004-2018. 14° anniversario della scomparsa di 

Felicia Bartolotta Impastato

 

Il 6 e 7 Dicembre si dà il via alla due giorni di iniziative dedicate a Felicia Bartolotta Impastato, mamma di Peppino, che ha dedicato la sua vita nella battaglia per ottenere giustizia e verità per il figlio ucciso dalla mafia. Felicia ha aperto le porte della sua casa, accogliendo visitatori da tutta Italia e raccontando la storia di impegno contro la mafia portata avanti da Peppino, garantendo così che la memoria di questa esperienza non si disperdesse.

Dopo quattordici anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 7 Dicembre 2004, ricordiamo Felicia con due giorni di iniziative che abbiamo intitolato “IL SORRISO E LA POESIA” Felicia Bartolotta Impastato e Rosetta Malaspina.

 

Il 6 Dicembre 2018 

 

Ore 21:00 a Cinisi presso il Salone Comunale.


Letture dedicate a Felicia.


Spettacolo teatrale “Rosetta Malaspina ovvero da un punto dell’eternità” di e con Margherita Di Marco – Regia di Vincenzo Mercurio – Produzione: Compagnia dei Merli Bianchi e Teatro Proskenion.

 

Lo spettacolo si ispira alla storia vera di una donna e poetessa calabrese che prova a resistere e reagire alla cultura mafiosa dominante nella Calabria degli anni ’50, ma da tutti viene considerata pazza.

Rosetta costruisce e racconta, attraverso il linguaggio della poesia, la sua personalissima ‘visione della realtà’ che per tutti diventa però follia. “L’unico modo che ha per sopravvivere – si legge nella sinossi dello spettacolo – è di costruirsi un altro mondo, piccolo quanto una stanza. Con la poesia gioca come su un’altalena che la fa volare e divertire per poi ritornare nel tempo in cui vive, con la rabbia di chi urla al vento i pensieri di una profonda solitudine”.

A portare in scena il personaggio di Rosetta, l’attrice Margherita Di Marco che ha realmente conosciuto la donna ormai anziana nel piccolo paese di Caulonia, raccogliendone la commovente testimonianza.

 

Il 7 Dicembre 2018 


Ore 9:00 A Palermo sarà intitolata a Felicia l’attuale via Bassotto a Bonagia.


Ore 16:30 a Cinisi presso il bene confiscato ex casa Badalamenti


Per ricordare Felicia: 


•Proiezione del servizio giornalistico sulla deposizione di Felicia nel processo contro Badalamenti prodotto dalla RAI;
•Proiezione di immagini di Felicia e letture a cura di Anna Puglisi di stralci della sua testimonianza, pubblicata nella nuova edizione del libro La mafia in casa mia;
•Interventi di Giovanni Impastato, Umberto Santino, Luisa Impastato.

 

Sarà esposta presso l’ex Casa Badalamenti la Mostra di Pino Manzella “Ciao Felicia” a cura dell’ass.ne Asadin.

 

Diretta su Radio 100 Passi

 

L’iniziativa è organizzata e promossa Ass.ne Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Centro Siciliano di Documentazione Giuseppe Impastato, No Mafia Memorial, Comune di Palermo, CGIL Palermo, Ass.ne Peppino Impastato, Comune di Cinisi, Ass.ne Asadin, Compagnia dei Merli Bianchi, Teatro Proskenion.

 

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Omaggio a Felicia

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Siamo quasi pronti per le iniziative in memoria di Felicia a quattordici anni dalla sua scomparsa. Il 6 e 7 dicembre a Cinisi ricorderemo questa donna, questa madre che per tutta la vita ha lottato con tenacia e coraggio per ottenere giustizia per il figlio ucciso dalla mafia e che ha avuto la forza di trasformare il dolore in racconto di verità. 

Pubblichiamo il testo che Luisa Impastato, Presidente di Casa Memoria, figlia di Giovanni Impastato e nipote di Felicia ha scritto per i dieci anni dalla morte della nonna, un bel modo per ricordarla. 

 

Di Luisa Impastato

 

“Per anni ti ho ascoltata raccontarmi, raccontarti, esplorare i tuoi ricordi, il tuo dolore.  Sono già passati dieci anni da quando ci hai lasciati, da quando, per chi crede o vuole crederci, o semplicemente sperarci, hai raggiunto Peppino. Ci hai lasciato un vuoto enorme, compensandolo con la tua storia, quella storia che continuiamo a raccontare.

 

Quella casa non è mai stata più la stessa, dopo la tua assenza; per anni quel vuoto è stato difficile da sopportare, eppure abbiamo fatto di tutto perché la tua voce continuasse a riecheggiare tra quelle mura, le stesse che non hai mai voluto lasciare per perseguire la tua battaglia. Abbiamo cercato non di sostituirti, ma di onorarti, continuando a parlare di tuo figlio come facevi tu, soprattutto ai ragazzi, a quelle decine di migliaia di ragazzi che in dieci anni hanno messo piede in quelle stanze, che hanno percorso quei metaforici cento passi.

 

Tutto è cambiato e non è cambiato nulla.

 

Tu non ci sei più, ma ci sono i tuoi ricordi, imperituri, che hanno dato voce alle idee di Peppino, custodendone la memoria, non vanificando la sua morte. Quella porta è rimasta aperta a quanti hanno voluto, e vogliono, attraverso l’esperienza di Peppino, conoscere e condividere, ancora adesso, dopo quasi 40 anni, le sue lotte, i suoi principi.

 

In dieci anni il tuo paese è rimasto lo stesso che ha disertato i tuoi funerali, ma è anche quello dei nuovi ragazzi, che con passione, ancora viva, danno il loro  prezioso contributo alla tua stessa casa, lavorando come volontari.

Noi siamo cambiati in dieci anni, abbiamo maturato l’idea che l’eredità lasciataci è una responsabilità enorme, che deve continuare a vivere sulle nostre gambe, con le nostre voci. Abbiamo portato avanti progetti che hanno aperto quella famosa breccia nel nostro paese, che hai sempre auspicato.

Sono cambiata io; dieci anni fa ero una diciassettenne piena di sogni, assetata delle tue parole, in un’età in cui avevo ancora troppo bisogno del tuo esempio e della tua presenza concreta.

 

Ora sono madre anche io, nonna. E capisco.

Ho ascoltato per anni i tuoi ricordi, ho sentito sempre vivo il tuo dolore, manifesto con i tuoi abiti neri mai tolti, in trent’anni. Lo hai gridato sussurrandolo, lo hai impresso in queste stanze e lo hai trasformato in forza.

Ma solo adesso, ora che sono madre come lo fosti tu, posso immaginare il peso che ti sei portata addosso e quanta straordinarietà c’è stata nella tua voglia di riscatto, di giustizia.

Solo ora che vedo e so cosa significa crescere e amare un figlio, quella che è diventata la sua e la tua storia, la  tua casa, attraverso te, assume un significato immenso. Ora che ho un figlio anche io, vedo con occhi diversi la tua rabbia e il tuo coraggio.

Sebbene la strada sia ancora lunga, a dieci anni dalla tua scomparsa, continuiamo a parlare di te, abbiamo raggiunto obbiettivi inimmaginabili, coinvolto realtà un tempo impensabili.

 

Adesso non raccontiamo piu solo la storia di Peppino, ma anche la tua storia, quella di una madre che ha sfidato la mafia, che non si è piegata al suo volere e che ha dato voce alle idee di un figlio barbaramente ucciso.

Anche se fosse minimo il contributo che Casa Memoria potrebbe dare alla società civile, alle nuove generazioni, a chiunque, se riuscisse a insinuare nelle coscienza di chi ci ascolta la voglia di cambiare, di non piegarsi, di non arrendersi alle troppe storture che siamo costretti a vivere, significherebbe che ti stiamo rendendo giustizia, che stiamo continuando quel percorso da te iniziato subito dopo la morte di Peppino, quello che lo ha reso, grazie al tuo perseverare, alla tua stoica voglia di lottare, una storia mai dimenticata e che ti ha fatto diventare “mamma Felicia”, madre coraggio e simbolo della lotta contro la mafia e la sopraffazione.

 

A distanza di dieci anni, nonna, mi manchi allo stesso modo, ma mi piace pensarti col sorriso e con una consapevolezza: hai perso un figlio, ma ne hai trovati migliaia.”

 

Scritto già pubblicato su www.cinisionline.it

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