libro Paolo Chirco r

“In Memoria” Installazione artistica di Paolo Chirco a Cinisi

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Giorno 4 Novembre alle 12.00 si inaugurerà presso il Salone comunale di Cinisi l’Installazione artistica di Paolo Chirco intitolata “In Memoria”, dedicata ai caduti cinisensi della Prima Guerra Mondiale, che sarà poi in esposizione permanente presso la Biblioteca Comunale “Francesco Paolo Abbate” di Cinisi, che si trova nel bene confiscato alla mafia, ex casa badalamenti.

L’installazione è costituita da cinque libri d’artista e tre pannelli che contengono 71 piastre autentiche in ferro ceramica dedicate ognuna ad un caduto cinisense. E’ un’opera di importante valenza storica e di grande impatto emotivo. Libri che hanno il colore scuro e la consistenza della pietra lavica, ormai immobile e granitica. Sono realizzati con materie povere, contengono chiodi e filo spinato a rammentare il dolore della guerra e rappresentano la memoria e la cultura: “Un popolo senza memoria storica è come un albero senza radici”, per questo non si possono cancellare pagine di storia che se pur dolorose sono indispensabili per interpretare l’oggi e per scrivere un nuovo domani.

Il 4 novembre del 1918 si concluse la Prima Guerra Mondiale, un evento che ha segnato in modo profondo e indelebile l’inizio del ‘900, in questa data si commemora la firma dell’armistizio siglato a Villa Giusti (Padova) con l’Impero austro-ungarico ed è divenuta la giornata dedicata alle Forze Armate. E’ questa una data in cui bisogna anche ricordare che “La Grande Guerra” fu una delle guerre più sanguinarie della storia in cui tanti ragazzi, poco più che adolescenti e non sempre consapevoli del proprio destino, persero la vita, sacrificati dai potentati dominanti in nome della Nazione, utilizzando il loro amore per la patria. Fu una vera carneficina in cui a livello mondiale morirono tra militari e civili più di 15 milioni di persone. Secondo le stime più accreditate furono 780.000 i militari italiani caduti durante il conflitto, a cui bisogna aggiungere tanti che morirono successivamente per le ferite riportate e le vittime civili. C’è un grande debito nei confronti di questi giovani ormai dimenticati e dinanzi al loro martirio non si può non riflettere su quanto ogni guerra rappresenti una tragedia per l’umanità, al di là delle vittorie e delle sconfitte.

Paolo Chirco in omaggio ai caduti del suo paese realizza quest’opera e la dona alla collettività. Ci racconta che almeno trent’anni fa durante alcuni lavori di riqualificazione a scuola vennero ritrovate 71 piastre di caduti destinate ad essere buttate. Decise di conservarle per tutti questi anni. Quest’estate insieme alla Dottoressa Maria Antonietta Mangiapane, Direttrice della Biblioteca Comunale di Cinisi, pensano alla possibilità di creare un’installazione artistica che contenga queste piastre ritrovate, per donarle alla comunità cinisense tramite un linguaggio artistico che renda più significativo il messaggio di recupero della memoria storica.

Il Comune di Cinisi ha apprezzato questa proposta e l’inaugurazione dell’installazione è stata inserita tra gli eventi ufficiali che si svolgeranno la mattinata del 4 Novembre a Cinisi, successivamente queste opere saranno collocate in Biblioteca e vi sarà dedicata una giornata per la riscoperta della memoria.

Paolo Chirco nasce a Cinisi (PA). Consegue la maturità artistica nel 1972 a Palermo. Ha continuato la sua ricerca artistica ed il suo fare arte in maniera ciclica e discontinua, con una autoformazione da autodidatta. Ha cominciato ad esporre nel ’95. Tra la prima produzione artistica, volta ad un approfondimento sia tecnico sia stilistico e la produzione odierna, si sono inframmezzati anni dedicati con fervore alla fotografia, alla tessitura, all’incisione calcografica, intercalando lavori vari (dal tipografo al restauratore). Tutte esperienze che oggi mescola nella composizione delle sue opere. Continua la propria ricerca artistica con passione e curiosità, sperimentando nuove tecniche.

Ha esposto su invito e/o selezione in diverse località siciliane, in Italia e all’estero.

Di lui hanno scritto fra gli altri: Claudio Alessandri, Vittoria Bellomo, Francesco Carbone, Claudio Cirà, Laura Coppa, Salvo Ferlito, Aldo Gerbino, Pino Giacopelli, Andrea Greco, Giuseppe Mendola, Marcello Palminteri, Adriano Peritore, Giorgio Olmoti, Pino Schifani, C.J. Shane, Aldo Torrebruno.

                                                                                        Evelin Costa

 

Scrive Paolo Chirco:

“Questa installazione non vuole essere una commemorazione, anche se dovuta. Una ricorrenza che, come tutte le ricorrenze, si accendono e si spengono nel breve giro di un discorso, se pur accalorato, sentito, profondo. Vuole essere Memoria viva, documentata come fonte storica a cui attingere per conoscere parte della nostra identità di cittadini di questo paese. Fa parte di un progetto di più ampio respiro iniziato tempo fa con la pubblicazione, da parte dell’amministrazione comunale, del libro “Cinisi d’altri tempi” e trova genesi nelle mostre fotografiche di denuncia sullo scempio del territorio fatte dal Circolo Musica e Cultura e si intreccia inevitabilmente con le pubblicazioni sul caso Impastato.

Dicevo di una memoria viva come punto di partenza e non di arrivo. Per questo invito e penso alla Scuola, quella Scuola parte integrante del territorio. Un bacino di utenza largo, che tocca tutti gli strati sociali e che può recuperare, con progetti di studio tematici, quella parte di storia e quindi di memoria che diventa sempre più lontana, flebile ed alla lunga inesistente.

I dimenticati è come se non fossero mai esistiti.”

                                                                                                                                                     

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#ioleggoperche’ “Tutti in campo” un libro che racconta Peppino Impastato

io leggo perchè

Il 26 ottobre 2018 un’incantevole mattinata trascorsa con i ragazzi dell`I.C Giovanni XXIII di Terrasini.


In occasione della manifestazione 
#ioleggoperchè abbiamo deciso di presentare un testo per ragazzi che racconta la vita e l’impegno di Peppino Impastato.


Per l`Ass. Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato e per Navarra editore è intervenuta Cristina Cucinella; per raccontare il libro “Tutti in campo” e tu conosci la storia di Peppino Impastato, era presente una delle autrici, Adriana Saieva, una Maestra davvero speciale.


Ringraziamo la Prof.ssa Alice La Paglia che ci ha accolti con entusiasmo e gratitudine ed il Prof. Giorgio Spinosa, per averci dato questa magnifica opportunità.

Cristina Cucinella

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Invito a Mimmo Lucano nella casa che fu la sede di Radio Aut

 

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Da Cinisi l’invito di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, dei compagni dell’associazione Peppino Impastato  e di altre associazioni che si impegnano nel territorio ad ospitare Mimmo Lucano nella casa che quarant’anni fa fu la sede di Radio Aut!

 

Ieri il Tribunale del riesame ha revocato la misura di arresti domiciliari disposta dal giudice di Locri nei confronti di Mimmo Lucano, sostituendola con il divieto di dimora. 
Allontanano Mimmo dal paese dove ha speso tutta la sua vita e dove ha creato un modello virtuoso riconosciuto in tutto il mondo.

 

Siamo con Mimmo Lucano e ci impegneremo con lui affinchè non venga smantellato il modello Riace, esempio di solidarietà, accoglienza e umanità, ma allo stesso tempo per dare il nostro sostegno invitiamo Mimmo Lucano a Cinisi nel paese di Peppino Impastato a cui lui è molto legato. Abbiamo disponibile a Terrasini, paese limitrofo a Cinisi, la casa che fu la sede di Radio Aut per ospitare Mimmo.

 

“Da questo luogo così importante per tutti noi continueremo a fare sentire la tua voce e la voce di chi si batte per la giustizia sociale ed i diritti umani!”

 

Cinisi Solidale

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#iostoconriace Assemblea pubblica del 15 ottobre 2018

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Giorno 15 Ottobre a Casa Memoria Impastato a Cinisi si è tenuta un’Assemblea Pubblica Territoriale convocata da Cinisi Solidale in solidarietà con Mimmo Lucano e contro il tentativo di smantellamento del modello Riace. Presenti tante singole individualità e associazioni di Cinisi, Terrasini, Capaci, Partinico, Castellammare del Golfo, Villagrazia di Carini, Raffadali. Tante le realtà di diversa provenienza e storia che hanno trovato molti punti di convergenza: Associazione Officina Rigenerazione, Associazione LabNovecento45, Associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato ONLUS, Libera-mente società cooperativa sociale, Gruppo 8 Marzo, Azione Cattolica Parrocchia Ecce Homo, Gruppo incontrarsi è cultura, Associazione culturale Peppino Impastato Onlus, Clan del Gruppo Scout Cinisi 1, Associazione Culturale Asadin, Circolo Metropolis di Castellammare del Golfo, Parrocchia di Capaci, esponenti di Partinico Solidale.

Rivendichiamo il percorso di disobbedienza civile che Mimmo Lucano ha portato avanti in questi anni, volto a creare un modello sociale ed economico che mette al centro l’essere umano ed i suoi diritti fondamentali, basato sui valori della Costituzione e sui Diritti Universali dell’uomo. Il modello Riace, oltre al sistema di accoglienza, ha riguardato la gestione delle acque, il sistema di raccolta differenziata ed altri aspetti che hanno disturbato interessi economici e speculativi. Ad esempio la creazione di un bonus, che può essere speso solo nei negozi riacesi, ha permesso di non chiedere prestiti alle banche e quindi di non pagare interessi in attesa dell’arrivo dei finanziamenti al Comune. Un modello che si è rivelato virtuoso, dove l’integrazione di tanti immigrati ha coinvolto e beneficiato i cittadini del piccolo comune calabrese. Riace era quasi disabitata, adesso è rinata, si è ripopolata, sono nate nuove attività commerciali e botteghe di artigianato tradizionale e molti riacesi emigrati sono tornati. E’ questo modello nella sua interezza che viene messo in discussione ed è questo che rivendichiamo. Mimmo Lucano ha dato una risposta concreta di contrasto alla povertà che riguarda sia migranti che autoctoni, senza arricchirsi personalmente e dimostrando che la solidarietà può rappresentare anche una risorsa economica collettiva. Se ci sono leggi che possono rischiare di penalizzare chi si impegna per la solidarietà e la salvezza di vite umane, come la Bossi Fini o il decreto sicurezza, è necessario metterle in discussione e prendere una posizione contro queste leggi, proprio in nome dei principi costituzionali.

Il governo attuale sta portando avanti provvedimenti di natura razzista e sta diffondendo un clima di odio in tutto il Paese, quello che sta avvenendo a Riace rientra in questo clima. Proprio su Riace si sta giocando uno scontro di ideali e valori molto forte che è solo la punta di un iceberg di un processo di trasformazione della realtà in senso razzista ed autoritario. Ne è esempio la circolare emessa il 9 ottobre dal dipartimento delle libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, in cui si delibera il trasferimento dei richiedenti protezione internazionale di Riace verso altre strutture entro 60 giorni e la restituzione di tutti i soldi destinati a Riace. I fondi destinati a Riace, erano stati già sospesi mesi fa, mettendo in forti difficoltà il Comune, molte persone, lavoratori, commercianti e professionisti, che hanno già svolto il loro lavoro non sono ancora stati retribuiti. Il Viminale ha poi precisato che “non ci sarà alcun trasferimento obbligatorio: i migranti si muoveranno solo su base volontaria”, rimane il fatto che se si applicheranno le deliberazioni della circolare, il modello Riace, che a livello mondiale è stato considerato un esempio di accoglienza e modello alternativo virtuoso, rischia di essere smantellato. La disposizione del ministero dell’Interno riguarda quei migranti già inseriti nel sistema della seconda accoglienza, gli SPRAR, quei centri dove si favorisce la reale integrazione dei migranti, finanziati dal Ministero dell’Interno e amministrati dai Comuni e da altri enti locali che, con la collaborazione del terzo settore, provvede all’accoglienza e alla tutela dei richiedenti asilo e dei soggetti che usufruiscono di altre forme di protezione umanitaria al fine di agevolare il loro inserimento socioeconomico.

C’è il rischio che con lo smantellamento del modello Riace, a catena venga messo in discussione l’intero modello di accoglienza degli SPRAR e soprattutto il nascente modello degli “SPRAR diffusi”.

Il governo sta cavalcando gli effetti della crisi economica, fornendo ai tanti che vivono una difficoltà sociale, economica ed esistenziale un capro espiatorio, che guarda caso, sono i più poveri tra i poveri: gli immigrati. Cosa pericolosa e già vista nella storia. Una deriva che va fermata con un’azione di resistenza culturale, politica e sociale, con un’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, con iniziative di inclusione che riguardino tutte le fasce deboli della società senza distinzioni etniche.

L’assemblea ha deciso di impegnarsi a sostenere Riace, il suo modello e Mimmo Lucano. Faremo partire un Corteo da Cinisi, simbolicamente da Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato. Creeremo Rete con una serie di iniziative (feste interculturali, incontri, interventi nelle scuole, proiezioni, testimonianze, presentazioni di libri, iniziative artistiche etc) diffuse nel territorio sotto uno stesso slogan e logo #iostoconriace, raccogliendo fondi per Riace e facendo conoscere la verità su questa esperienza, perché il modello Riace continui ad esistere e si diffonda. Per dare un sostegno economico ci impegneremo anche nelle adozioni a distanza di bambini delle famiglie riacesi. Chiederemo ai Sindaci dei vari Comuni gesti simbolici e concreti: fare un gemellaggio con Riace e adottarne il modello.

Questa è un’occasione affinchè, contro il progetto di questo governo e più in generale alla ventata razzista e reazionaria che si sta diffondendo in tutta Europa, si sviluppi e concretizzi un’alternativa basata sulla solidarietà e la centralità dell’essere umano.

                                                                                  Assemblea pubblica Territoriale-Restiamo Umani                                                                                                                              Cinisi Solidale

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“Sulla mia pelle”, sulla pelle degli ultimi e di chi lotta per loro. In ricordo di Stefano Cucchi.

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Giorno 11 ottobre 2018 vediamo in gruppo il film “Sulla mia pelle”, di Alessio Cremonini, dedicato alla vicenda di Stefano Cucchi, trentunenne romano arrestato il 15 ottobre del 2009 e morto una settimana dopo all’ospedale Pertini di Roma.

Coincidenza vuole che la data in cui decidiamo di vedere questo film rimarrà nella storia di questa dolorosa vicenda. Durante la giornata, infatti, arriva la notizia della grande ed inaspettata svolta avvenuta all’udienza del processo nel quale sono imputati cinque carabinieri per la morte di Stefano Cucchi. Uno dei carabinieri imputati, Francesco Tedesco, rompendo un muro di silenzio che aveva segnato il caso per tutti questi anni, ammette il pestaggio e accusa i colleghi Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo della violenta aggressione nei confronti del giovane. In questo momento il pensiero non può non tornare a Stefano e a quello che ha subito, ma anche alla sua famiglia ed in particolare ad Ilaria Cucchi, la sorella, che senza tregua da quasi dieci anni si batte per la verità e giustizia.

Una coincidenza che ha reso ancora più toccante la visione di un film che per tutto il tempo si focalizza sulla sofferenza e la tragica odissea di un ragazzo stritolato da un sistema solo all’apparenza democratico, ma nella sua concretezza vendicativo, crudele, violento, indifferente, lento, magmatico e monolitico nei mille gangli di una burocrazia che più che tutelare sembra voler imbrigliare e punire.

Stefano Cucchi non è un martire perché non è un Santo, ma subisce un martirio, non è un eroe, non è l’eroe di nessuno, anzi è un antieroe, rappresenta la parte più fragile e oscura della società, è vittima di se stesso e di una serie di ingranaggi sistemici che schiacciano senza pietà e senza sconti chi è debole e incapace di sorreggersi, chi fa scelte sbagliate, chi non riesce a salvarsi. La domanda che implicitamente percorre tutto il film è se chi è fallace, delinquente, debole, meriti per questo la tortura o la morte, se si può morire tragicamente e in solitudine all’interno delle mura di uno Stato, che ipocritamente afferma di voler riabilitare chi sbaglia e che invece si rende colpevole ed incapace di dare risposte alle proprie inadeguatezze.

“Sulla mia pelle” è un film che non specula sulla violenza e sul dolore, non celebra e non assolve nessuno, non colpevolizza e non crea santini. Tutti i protagonisti del film sembrano anelli deboli di un sistema sbagliato, nessuno ne esce positivamente, nessuno è vincitore. E’ una storia di perdenti, di persone vere, umane anche nella miseria umana e addirittura nella disumanità. E’ la storia di un ragazzo che non riesce a sopravvivere a questa società, si rifugia nella droga, delinque e dopo tanti tentativi di riabilitarsi continua a non farcela, è la storia di uno di tanti, di quelli che soccombono, perché non sempre nella vita c’è il lieto fine, anzi forse non c’è quasi mai. E’ la storia di una famiglia per bene, una famiglia stanca ed impotente che non sa più sostenere questo figlio caduto in un tunnel, che ogni volta che si rialza nel suo metaforico ring crolla subito dopo con tutto il suo peso. Dopo anni di tentativi e speranze disilluse, al momento dell’arresto prevale lo sconforto, la delusione, l’amarezza, la sofferenza, l’inadeguatezza. Il film mostra l’arrendevolezza di questi genitori di fronte agli ostacoli di una burocrazia che non è a misura umana; la madre, come tante mamme nella stessa condizione, si domanda se una notte in carcere potrebbe forse dare una lezione al figlio. Ha fiducia in uno Stato che poi si rivolterà contro di loro.

Il voler rispettare le regole può frenare la capacità di analizzarle per capirne l’essenza che non sempre è positiva. Non ci insegnano a pensare, a ribellarci, a disobbedire alle regole disumane, a favore di una legge universale che tutela l’essere umano, siamo abituati ad accettare ciò che è imposto senza ragionare e ad abbassare la testa.

La fiducia nello Stato porterà questa famiglia a seguire le regole di un sistema che complica la vita, che sembra spingerli ad adattarsi, a combattere poco, ma come non capirli? Chi ne è capace e chi può farlo? Lo Stato è democratico, ma complicato e può fare paura.

E poi nel film c’è lo Stato, lo Stato è rappresentato da diverse persone. I Carabinieri violenti e crudeli, quelli che probabilmente hanno devastato il corpo e la mente di Stefano, quelli che, secondo la testimonianza del loro collega, lo hanno massacrato con una violenza inaudita. Braccia armate di uno Stato punitivo? Vittime essi stessi dell’ essere “carne da macello” buttata nel peggio della società per miseri stipendi e con la tentazione di abbrutirsi? Bulli crudeli che agiscono indipendentemente dal sistema o frutti di un sistema sbagliato nelle sue viscere? Non c’è risposta. Non c’è giustificazione. Si vede solo che la violenza è ingiusta, qualunque sia la colpa commessa.

Ci sono poi le guardie carcerarie, quelle che ogni giorno condividono la reclusione. Il carcere è brutto in sé, il carcere non salva nessuno ed è punitivo anche per chi ci lavora. Ci sono gli altri carabinieri quelli che cercano di aiutare il ragazzo, ma si stancano subito di farlo, perché non c’è tempo per lui, non c’è tempo per gli ultimi. C’è una Giudice frettolosa, l’avvocato demotivato, ci sono gli infermieri ed i medici, tutti sembrano capire poco la gravità della situazione, probabilmente perché l’abitudine li ha anestetizzati ed immunizzati al dolore, forse disumani, ma anche umani nella loro indifferenza.

E poi c’è Stefano che non si fa aiutare, non permette a nessuno di salvarlo, in una sterile e flebile protesta contro quello che gli sta accadendo, nella totale inconsapevolezza di essere a rischio della propria vita, paradossalmente pensa al futuro, teme ripercussioni da parte dei carabinieri che pensa di incontrare di nuovo per le strade delinquenziali della sua città, pensa che a casa ha altra droga e teme di essere scoperto e di avere altre conseguenze, ragiona con la mente obnubilata dalla droga, dal dolore e da una strana lotta per la sopravvivenza che lo porterà invece ad abbandonarsi alla morte. Stefano ha sbagliato, Stefano non si fa aiutare, Stefano non sa salvarsi, Stefano ha voglia di mandare a quel paese tutti, dottori, polizia, guardie, parenti, non si rende simpatico agli altri e non sa usare né il pietismo, né l’empatia per avvicinare chi entra in contatto con lui, non si fida di nessuno, caccia via tutti, ma merita di morire per questo?

E’ una storia di difficoltà, dolore, indifferenza, solitudine. Stefano è solo e mentre guardiamo il film tutti ci sentiamo soli, chiusi in gabbia, abbandonati da tutto.

Se la domanda è: “è possibile entrare vivi in un carcere che è un luogo dello Stato ed uscirne morti dopo una settimana”, a questa domanda si può rispondere con altre domande: “Il carcere è un luogo dove è tutelata la vita? Esiste la tortura di Stato? Il carcere può essere umano? Lo Stato come considera chi è ultimo tra gli ultimi?”.

Ilaria Cucchi, La sorella di Stefano, ha intrapreso una battaglia legale in difesa di suo fratello “morto per Stato”, in cerca della verità, è una lotta importante nel nome di tantissime persone che come Stefano muoiono nelle carceri ogni giorno, da suicida o da suicidati, di tanti che vengono picchiati dentro le caserme in quel sottile limite tra regole e non regole.

Ilaria Cucchi per questo è stata criticata, accusata, sviscerata in ogni aspetto della sua vita, “bullizzata” anche dalla politica, ma è stata sostenuta da quelli che non hanno la forza o le possibilità di lottare in casi simili e da lei si sono sentiti rappresentati e da chi si impegna nella difesa dei diritti umani.

Il caso ha visto depistaggi e omertà, ma senza sosta questa donna ha continuato la sua battaglia legale e con le istituzioni, anche se queste non sono state sempre buone con lei, con la sua famiglia e ancor prima con suo fratello. Adesso, in seguito alla confessione di uno degli imputati, saranno molti a doversi scusare.

Mentre il processo dovrà seguire il suo corso, bisognerebbe portare avanti una battaglia collettiva sulla disumanità che si vive nelle carceri, che più che riabilitare ricreano o acuiscono le condizioni per delinquere anche dopo aver scontato la pena.

Sentiamo con troppa facilità inneggiare alle carceri, quando le carceri sono per essa stessa natura un non luogo dove si interrompe l’umanità. Dovremmo invece riflettere su altre alternative alla reclusione, perchè una società civile e a misura umana dovrebbe essere dalla parte degli ultimi, sostenere e non solo punire chi cade.

Difficile restare indifferenti a “Sulla mia pelle”, lascia attoniti, scossi e doloranti. Magistrale l’interpretazione di Alessandro Borghi, credibile ed autentico in ogni sequenza di un film sincero e capace di suscitare più dubbi che risposte.

Ci si augura che venga fatta verità e giustizia e che in una società civile e umana non ci siano più le condizioni che possano far accadere un episodio come questo.

Evelin Costa

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Visita a Casa Memoria di Martin Guevara Duarte, nipote del Che

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Una giornata emozionante a Casa Memoria con Martin Guevara Duarte, nipote del Che proprio nella data dell’anniversario della morte di Ernesto Che Guevara. Martin, che si trovava in Sicilia per percorrere la “Trasversale sicula”, ha interrotto il suo cammino per incontrare Luisa Impastato che lo ha invitato a visitare Casa Memoria ed i compagni/e di Peppino.

10 Ottobre 2018

Il resoconto dell’incontro nell’articolo di Carola Catalano su Palermo Today

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Solidarieta’ a Claudio Fava

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Come Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato diamo la nostra solidarietà a Claudio Fava, Presidente della commissione antimafia regionale, a cui stamattina è stata recapitata una busta contenente un proiettile calibro 7,65. Leggiamo che la Digos ha già provveduto al sequestro ed ad avviare le indagini.

Fava sta conducendo un’inchiesta parlamentare sul caso Montante e sui depistaggi di via D’Amelio. La settimana scorsa, su proposta della commissione presieduta da Fava, l’Ars ha approvato una legge che impone ai parlamentari di dichiarare l’eventuale appartenenza alla massoneria. Riscontriamo in questo periodo un clima di tensione e di intimidazione che colpisce soprattutto chi si sta impegnando nel sociale, contro la mafia, per la libertà e la giustizia. Siamo vicini a tutti quelli che si battono per una società libera e continuiamo il nostro impegno nel nome e nelle idee di Peppino.

8 Ottobre 2018

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

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Solidarieta’ a Mimmo Lucano

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Oggi purtroppo apprendiamo che Mimmo Lucano è agli arresti domiciliari per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Mimmo Lucano, Sindaco di Riace, ha creato nel suo paese un modello di accoglienza degli immigrati riconosciuto positivamente a livello mondiale, ha favorito la solidarietà e l’integrazione, permettendo a Riace di rinascere anche economicamente e di diventare un esempio di civiltà e umanità.

Oggi chi lotta per l’accoglienza e per la salvaguardia di ogni vita umana si sente direttamente colpito da questo arresto e da un clima pesante nei confronti di chi si impegna per i diritti umani. Come Casa Memoria chiediamo che Mimmo Lucano sia liberato e che si ridiscuta una legge che ha ampi margini di interpretabilità e può essere usata contro chi pratica una buona accoglienza e chi salva vite umane.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

2 Ottobre 2018

#iostoconmimmolucano #iostoconriace 

 

Segue l’analisi di Umberto Santino Presidente del Centro Impastato su Repubblica Palermo

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