foto luisa con mamma e nonna

Omaggio a Felicia

foto luisa con mamma e nonna

 

Siamo quasi pronti per le iniziative in memoria di Felicia a quattordici anni dalla sua scomparsa. Il 6 e 7 dicembre a Cinisi ricorderemo questa donna, questa madre che per tutta la vita ha lottato con tenacia e coraggio per ottenere giustizia per il figlio ucciso dalla mafia e che ha avuto la forza di trasformare il dolore in racconto di verità. 

Pubblichiamo il testo che Luisa Impastato, Presidente di Casa Memoria, figlia di Giovanni Impastato e nipote di Felicia ha scritto per i dieci anni dalla morte della nonna, un bel modo per ricordarla. 

 

Di Luisa Impastato

 

“Per anni ti ho ascoltata raccontarmi, raccontarti, esplorare i tuoi ricordi, il tuo dolore.  Sono già passati dieci anni da quando ci hai lasciati, da quando, per chi crede o vuole crederci, o semplicemente sperarci, hai raggiunto Peppino. Ci hai lasciato un vuoto enorme, compensandolo con la tua storia, quella storia che continuiamo a raccontare.

 

Quella casa non è mai stata più la stessa, dopo la tua assenza; per anni quel vuoto è stato difficile da sopportare, eppure abbiamo fatto di tutto perché la tua voce continuasse a riecheggiare tra quelle mura, le stesse che non hai mai voluto lasciare per perseguire la tua battaglia. Abbiamo cercato non di sostituirti, ma di onorarti, continuando a parlare di tuo figlio come facevi tu, soprattutto ai ragazzi, a quelle decine di migliaia di ragazzi che in dieci anni hanno messo piede in quelle stanze, che hanno percorso quei metaforici cento passi.

 

Tutto è cambiato e non è cambiato nulla.

 

Tu non ci sei più, ma ci sono i tuoi ricordi, imperituri, che hanno dato voce alle idee di Peppino, custodendone la memoria, non vanificando la sua morte. Quella porta è rimasta aperta a quanti hanno voluto, e vogliono, attraverso l’esperienza di Peppino, conoscere e condividere, ancora adesso, dopo quasi 40 anni, le sue lotte, i suoi principi.

 

In dieci anni il tuo paese è rimasto lo stesso che ha disertato i tuoi funerali, ma è anche quello dei nuovi ragazzi, che con passione, ancora viva, danno il loro  prezioso contributo alla tua stessa casa, lavorando come volontari.

Noi siamo cambiati in dieci anni, abbiamo maturato l’idea che l’eredità lasciataci è una responsabilità enorme, che deve continuare a vivere sulle nostre gambe, con le nostre voci. Abbiamo portato avanti progetti che hanno aperto quella famosa breccia nel nostro paese, che hai sempre auspicato.

Sono cambiata io; dieci anni fa ero una diciassettenne piena di sogni, assetata delle tue parole, in un’età in cui avevo ancora troppo bisogno del tuo esempio e della tua presenza concreta.

 

Ora sono madre anche io, nonna. E capisco.

Ho ascoltato per anni i tuoi ricordi, ho sentito sempre vivo il tuo dolore, manifesto con i tuoi abiti neri mai tolti, in trent’anni. Lo hai gridato sussurrandolo, lo hai impresso in queste stanze e lo hai trasformato in forza.

Ma solo adesso, ora che sono madre come lo fosti tu, posso immaginare il peso che ti sei portata addosso e quanta straordinarietà c’è stata nella tua voglia di riscatto, di giustizia.

Solo ora che vedo e so cosa significa crescere e amare un figlio, quella che è diventata la sua e la tua storia, la  tua casa, attraverso te, assume un significato immenso. Ora che ho un figlio anche io, vedo con occhi diversi la tua rabbia e il tuo coraggio.

Sebbene la strada sia ancora lunga, a dieci anni dalla tua scomparsa, continuiamo a parlare di te, abbiamo raggiunto obbiettivi inimmaginabili, coinvolto realtà un tempo impensabili.

 

Adesso non raccontiamo piu solo la storia di Peppino, ma anche la tua storia, quella di una madre che ha sfidato la mafia, che non si è piegata al suo volere e che ha dato voce alle idee di un figlio barbaramente ucciso.

Anche se fosse minimo il contributo che Casa Memoria potrebbe dare alla società civile, alle nuove generazioni, a chiunque, se riuscisse a insinuare nelle coscienza di chi ci ascolta la voglia di cambiare, di non piegarsi, di non arrendersi alle troppe storture che siamo costretti a vivere, significherebbe che ti stiamo rendendo giustizia, che stiamo continuando quel percorso da te iniziato subito dopo la morte di Peppino, quello che lo ha reso, grazie al tuo perseverare, alla tua stoica voglia di lottare, una storia mai dimenticata e che ti ha fatto diventare “mamma Felicia”, madre coraggio e simbolo della lotta contro la mafia e la sopraffazione.

 

A distanza di dieci anni, nonna, mi manchi allo stesso modo, ma mi piace pensarti col sorriso e con una consapevolezza: hai perso un figlio, ma ne hai trovati migliaia.”

 

Scritto già pubblicato su www.cinisionline.it

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locandina rassegna

Presentazione del libro LA SIGNORA LUCIA DI NAPOLEON Storia di una donna di Lucia Capizzi e Rosaria Cascio

locandina rassegna

 

Si apre la Rassegna intitolata “Il Valore di essere donne”, curata da Navarra Editore e Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato. Dedichiamo l’iniziativa a Felicia Bartolotta Impastato, una madre che ha lottato per difendere la memoria del figlio e contro la mafia, aprendo la sua casa come luogo di verità, giustizia e cultura. 

Il primo appuntamento il 1 Dicembre ore 18.00, presso Casa Memoria con la presentazione del libro “LA SIGNORA LUCIA DI NAPOLEON Storia di una donna” di Lucia Capizzi e Rosaria Cascio. Saranno presenti le autrici del libro Rosaria Cascio e Lucia Capizzi.

“Una storia di riscatto. Lucia Capizzi è nata a Palermo nel 1928, oggi ha novant’anni. Ha la quinta elementare, vive nella borgata marinara Arenella. Orfana di padre e abituata fin dalla più tenera età a lavorare, nel ’46, finita la guerra, si propone come commessa nella ditta di calzature Spatafora. Viene assunta e ne esce nel 1998 come direttrice del prestigioso Napoleon, negozio di punta dedicato all’élite cittadina. La sua storia personale attraversa la Storia e ci regala un accurato spaccato di Palermo, dagli anni della Seconda Guerra Mondiale agli anni Ottanta.”

Le autrici: Lucia Capizzi è nata e vive a Palermo, dove ha lavorato cinquant’anni per la Spatafora. Dal 1947 al 1998 la signora Lucia da commessa è diventata direttrice, padrona di casa di Napoleon, il più prestigioso dei negozi-salotto degli Spatafora.

Rosaria Cascio è insegnante di Lettere nei licei a Palermo. È cresciuta nei gruppi giovanili di padre Giuseppe Puglisi e da anni è impegnata in un’attività di testimonianza nelle scuole e nelle comunità. Ha pubblicato, con F. Palazzo e A. Cavadi, Beato fra i mafiosi. Don Puglisi: storia, metodo, teologia (Di Girolamo, 2013), con R. Lopes e N. Lanzetta, P.G. Puglisi. Sì, ma verso dove? Identikit di un beato animatore vocazionale (Il pozzo di Giacobbe, 2015) e con S. Ognibene, Il primo martire di mafia. L’eredità di Padre Pino Puglisi (Dehoniane 2016). Da insegnante ripropone in classe la pedagogia e la metodologia dell’educatore Puglisi. Di questa relazione educativa racconta il libro pubblicato nel 2015 da Navarra Editore, Io pretendo la mia felicità. Ho pagato tanto e adesso me la merito, scritto insieme ad una sua classe di liceo. Il libro è poi diventato uno spettacolo teatrale.

 

Il valore di essere donne

“Così questa donna si è fatta in un giorno: le lacrime non sono più lacrime ma parole, e le parole sono pietre”. E’ una frase che Carlo Levi dedica a Francesca Serio, madre coraggio in lotta contro la mafia, ma possiamo dedicarla a tutte le protagoniste di una Rassegna Letteraria che sono donne coraggiose in cerca del proprio riscatto. Che siano madri, lavoratrici, artiste o prostitute hanno in comune la lotta per migliorare la propria condizione, per uscire dagli stereotipi, per trasformare le lacrime in forza. Una forza che è proprio “la forza delle donne”, perché se qualcuno ha voluto ritenere l’essere donna un limite, ci sono donne che hanno dimostrato che proprio l’essere donna è il valore aggiunto.

Nei libri scelti che hanno tutti come sfondo la Sicilia, terra di oppressione, ma anche di coraggio, le protagoniste vivono una vita non convenzionale, uscendo da ciò che è stato loro predestinato, iniziano un percorso di emancipazione. Da Francesca Serio che lascia il marito, sceglie di lavorare nei campi fuori dalle mura domestiche e che lotterà fino alla fine per dare giustizia al figlio Salvatore Carnevale, ucciso dalla mafia, a Lucia Capizzi, donna nata povera in una borgata di Palermo, che si riscatterà tramite il lavoro diventando la direttrice di Napoleon, un prestigioso negozio della sua città in anni in cui alle donne non era concesso di sfidare un mondo tutto al maschile, a Lia Pasqualina Noto, pittrice palermitana, che sfidò le convenzioni sociali e artistiche del suo tempo. La donna a quel tempo era relegata al ruolo dei “dilettanti”, per un periodo si fingerà uomo per essere riconosciuta come artista, ospiterà nella sua casa ebrei e anarchici durante il fascismo. Arriviamo poi alle madri e figlie prostitute di “Malavita”; mentre incombe la povertà e la guerra, saranno costrette dal loro status sociale a una condizione da cui sembra impossibile uscir fuori, vessate da uomini che credono di poter dominare su tutto, anche sul corpo femminile, vittime di soprusi di ogni tipo, cercheranno in ogni modo di autodeterminarsi. La rassegna si conclude con il libro fotografico di Nerina Toci, artista nata in Albania e trapiantata in Sicilia, che racconta inquietudini, dubbi e disagi del mondo femminile, ma soprattutto la liberazione dagli stereotipi. Un percorso introspettivo che si esprime con un linguaggio artistico, teatrale, a volte ironico. Gli ambienti che fanno da sfondo sono quelli di una Sicilia decadente, surreale e poetica.

Sono racconti di donne, per donne e per uomini, per aprire un dialogo costante verso un futuro di libertà, giustizia e armonia.

I prossimi appuntamenti:

14 Dicembre ore 18.00, presso Casa Memoria

FRANCESCA SERIO La madre, di Franco Blandi

Sarà presente l’autore, Franco Blandi.

La vicenda umana e giudiziaria della madre di Salvatore Carnevale, il sindacalista barbaramente ucciso dalla mafia il 16 maggio 1955. Prima donna a denunciare apertamente la mafia, la madre di Carnevale, Francesca Serio, ci racconta per la prima volta, attraverso la penna di Franco Blandi, la sua vita anticonvenzionale e la ricerca di giustizia per il figlio.

L’autore: Franco Blandi, nato a S. Agata di Militello (ME), fotografo, documentarista e scrittore, è direttore artistico della rassegna Nebrodi Cinema DOC e di ZYZ – annuario fotografico contemporaneo. Con Navarra Editore ha già pubblicato “Appuntamento alla Goulette. Le assenze senza ritorno dei 150.000 emigrati italiani in Tunisia” (2012) e “Vittorio De Seta. Il Poeta della verità” (2016).

 

21 Dicembre ore 21.00, presso Ex Casa Badalamenti (sala conferenze)

MALAVITA, di Giankarim De Caro

Sarà presente l’autore Giankarim De Caro.

“Madri puttane, preti immorali, aristocratici e soldati raccontati con vivido realismo in un romanzo mai volgare che lascia l’amaro in bocca.

Sullo sfondo di una Palermo decadente, due generazioni di prostitute si confrontano con la durezza del cinquantennio a cavallo delle due grandi guerre, e con le difficoltà della loro condizione di donne sole.

L’autore: Giankarim De Caro nasce a Palermo nel 1971 dove tutt’ora lavora e vive. Ha sempre coltivato la sua passione per la lettura di autori narrativi italiani e stranieri e per i viaggi che lo portano ad essere un buon conoscitore dell’Asia. Appassionato amante della sua terra e della storia della sua Palermo decide di intraprendere l’avventura di narratore. Malavita è il suo primo romanzo.

 

19 Gennaio ore 18.00, presso Ex Casa Badalamenti (sala conferenze)

LIA PASQUALINO NOTO L’artista che sfidò il suo tempo di Luisa Maria Leto

Sarà presente l’autrice Luisa Maria Leto.

“Sfidò le convenzioni sociali e artistiche del suo tempo, fu la prima donna ad aprire una galleria d’arte, ospitò nella sua casa ebrei e anarchici durante il fascismo: ecco la “scandalosa” vita di Lia Pasqualino Noto. Costretta a fingersi uomo per raggiungere l’apice del riconoscimento artistico, Lia Pasqualino Noto è oggi considerata una delle maggiori pittrici italiane del ‘900.

L’autrice: Luisa Maria Leto diplomata in flauto traverso al Conservatorio di Palermo, ha suonato sotto la direzione di Nicola Piovani. Ha curato mostre per l’Accademia di Belle Arti di Palermo e collaborato con la rivista Il Palindromo e la testata online ifioridelmale.it. Con Navarra Editore ha già pubblicato nel 2015 “Palermo. Storie dalla città interrotta”.

25 Gennaio ore 19.00, presso Ex Casa Badalamenti

L’IMMAGINE È L’UNICO RICORDO CHE HO di Nerina Toci

Prefazione di Letizia Battaglia.

Sarà presente l’autrice Nerina Toci.

Nerina Toci, classe 1988, è una talentuosa fotografa siciliana di origini albanesi. Dal 2015 indaga dentro se stessa attraverso l’immagine che le restituisce la sua macchina fotografica. “L’immagine è l’unico ricordo che ho” è il suo primo libro.

Letizia Battaglia scrive nella prefazione: “Un po’ teatro, un po’ cinema, un po’ danza. Le fotografie di Nerina Toci si nutrono di molteplici elementi. Ma l’inquietudine la fa da padrona”.

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poster artemisia

25 Novembre iniziative contro la violenza e per il riscatto delle donne

poster artemisia

 

Oggi è il 25 Novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Questa data è stata istituita nel  1999 dall’assemblea Generale delle Nazioni Unite, in ricordo del terribile assassinio delle tre sorelle Mirabal avvenuto durante il regime domenicano nel 1960. 

La violenza sulle donne purtroppo continua a crescere. In Italia ogni due, tre giorni c’è una vittima, una donna uccisa da un uomo, solitamente un familiare, padre, marito, fidanzato, ex.

Tutta la società si rende complice di queste violenze alimentando una mentalità ancora maschilista,  lo è quando tace, quando alimenta la logica del possesso, quando non sostiene le donne che denunciano, quando definisce i femminicidi, “raptus di follia”, perché non è follia se pensiamo che fino 1981 in Italia la legge riconosceva il “Delitto d’onore”. 

Finchè una donna avrà paura di uscire da sola per strada, finchè esisterà una donna licenziata perchè incinta, finchè una donna sarà uccisa per aver lasciato il proprio fidanzato o marito, finchè sarà costretta a non studiare o ad essere picchiata nelle strade in cui si prostituisce (e quasi mai lo fa per scelta), bisognerà portare avanti questa lotta, una lotta che deve essere la lotta delle donne e degli uomini per una società migliore.

In questa giornata si svolgono diverse iniziative, anche nel nostro territorio. A Terrasini sarà realizzata l’installazione “Memoria di Artemisia …e le sue sorelle”  con l’ass.ne culturale Asadin. L’installazione partendo dall’opera di Pino Manzella dedicata alla pittrice caravaggesca Artemisia Gentileschi, attraverserà la Piazza Duomo fino ad arrivare alla Piazza Falcone e Borsellino. All’interno dell’ex Antiquarium  sarà esposta la mostra di Asadin “‘Nzemmula, ritratti per la  libertà”.

Sempre all’ex Antiquarium dalle 17.30 comincerà l’iniziativa di riflessione sul fenomeno con gli interventi di Vera Abbate (introduzione), Felice Internicola (che racconterà il vissuto di Artemisia Gentileschi), Francesca Randazzo (processi e violenze), Giuseppa Chirco (voci sul campo).

Come Casa Memoria e Navarra Editore lanciamo anche in questa giornata la Rassegna letteraria intitolata proprio “Il valore di essere donna”, che si svolgerà a partire da giorno 1 Dicembre tra Casa Memoria e il bene confiscato ex Casa Badalamenti.Dedichiamo la rassegna a Felicia Bartolotta Impastato, una madre che ha lottato per difendere la memoria del figlio e contro la mafia, aprendo la sua casa come luogo di verità, giustizia e cultura.

Evelin Costa 

Pubblichiamo sotto il contributo di Maria Concetta Biundo, che ha fatto parte del Circolo Musica e Cultura e del Collettivo femminile a Cinisi.

“25 novembre 

giorno del ricordo delle tante donne uccise per mano di un uomo. 

25 novembre     

giorno del  ricordo di una mano maschile che, senza appello, senza processo, senza difesa, contro ogni principio di democrazia, uccide una donna.     

25 novembre       

giorno delle denuncia di una violenza che trasforma l’ uomo in un folle omicida senza che nessun freno interiore gli fermi la mano prima che sia troppo tardi.                                                           

 25 novembre. 

giorno del ricordo delle tante donne che tentano di sottrarsi ad un uomo violento e per questo molte volte vengono uccise.     

25 novembre     

giorno dell’appello, agli uomini ed alle donne per il dialogo, per la tolleranza, per il rispetto , per in rapporto costruttivo, in cui anche la separazione non sia causa di morte, ma inizio di nuove esperienze.”

A seguire le locandine dei prossimi appuntamenti.

locandina rassegna

 

violenza

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foto giovanni

Giovanni Impastato: Disobbedienza civile e globalizzazione

 

foto giovanni

 

Ieri 23 Novembre un’ importante iniziativa-convegno presso il bene confiscato ex casa Badalamenti sul tema della disobbedienza civile, dedicata alle esperienze di Rimaflow, Riace e del movimento No Muos. 

L’iniziativa è stata promossa da: Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Ass.ne Peppino Impastato, Fuori Mercato, Contadinazioni, No Muos, Associazione Radio Aut, Centro Studi Giuseppe Impastato, Rete 100 Passi, Ass.ne Asadin, Cooperativa Libera-mente Cinisi.

 

Riportiamo la relazione introduttiva di Giovanni Impastato. Anche se molto impegnativa e lunga vi invitiamo a leggerla e a dare un contributo per aprire un dibattito sui temi trattati.

 

 

Disobbedienza civile e globalizzazione

 

“In questo periodo si sono intensificate forme di repressione, intimidazione ed ingerenza da parte dei Poteri, non solo nei confronti di quelle singole persone che hanno portato e portano avanti un impegno per i diritti umani, contro la mafia, per la libertà e la giustizia sociale, finalizzato al cambiamento della nostra società, ma soprattutto verso quei movimenti che hanno tentato di difendere i territori da speculazioni, devastazioni ambientali e malaffari. Esempi di questo sono il movimento No Tav, No Tap, No Muos, il progetto di Mimmo Lucano a Riace che, oltre ad un innovativo sistema di accoglienza, ha anche dato vita ad un modello sociale ed economico alternativo, e poi la cooperativa sociale Rimaflow che ha tentato di riqualificare una fabbrica destinata alla chiusura creando una “Cittadella dell’altra economia”. Altri casi emblematici della violenza repressiva di Stato sono le dolorose vicende che hanno colpito Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi e le rispettive famiglie. Da non dimenticare è anche il caso di Giulio Regeni, il giovane ricercatore ucciso in Egitto, che ancora attende verità e giustizia. Il nostro ricordo va anche a Vittorio Arrigoni, attivista, pacifista e reporter, rapito e ucciso a Gaza da un gruppo terrorista dell’area jihādista salafita a cui le istituzioni italiane non hanno dato nessun riconoscimento pubblico.

 

Tutti gli attacchi subiti ci fanno comprendere che il potere costituito non accetta di essere messo in discussione e la fa pagare a chi si oppone e si ribella in maniera concreta, con denunce, con progetti politici e con programmi che possono mettere in difficoltà lo stesso potere.

 

La storia degli ultimi anni ci insegna molto bene tutto questo. Una storia che riguarda i movimenti di protesta nati alla fine degli anni ’90 ed inizi del ‘2000 che sono stati brutalmente cancellati con l’intento di scoraggiare ogni possibile tentativo di costruire un’alternativa al sistema dominante. Le speranze nate a Seattle, dove cominciava il suo percorso il variegato movimento no global, vengono spente a Genova dalla violenza repressiva dello Stato che distruggerà le potenzialità di questo movimento e colpirà un’intera generazione di cui cancellerà sogni e speranze.

 

Nel novembre del 1999 a Seattle iniziano i lavori del WTO (World Trade Organization, Organizzazione Mondiale per il Commercio), i potenti del mondo si riunivano per discutere la liberalizzazione del mercato, la deregulation, i nuovi accordi commerciali globali e le questioni climatiche, guardando solo alle dinamiche economiche del mercato mondiale, senza pensare alle conseguenze sociali e politiche delle loro decisioni. I governi di tutto il mondo abbracciano la fede nel libero-mercato, e nei “valori americani” della libera competizione e dell’individualismo già predicati fin dagli anni ottanta da Reagan. Nasce quello che può essere definito un nuovo totalitarismo, come scrive Ignacio Ramonet è “quello dei regimi globalitari fondati sui dogmi della globalizzazione e del pensiero unico, che non ammettono nessun’altra politica economica, subordinano i diritti sociali dei cittadini alla ragione competitiva e cedono ai mercati finanziari la direzione totale della società dominata.”. E’ quello che Toni Negri definirà un vero e proprio “Impero”, il mercato mondiale è infatti politicamente unificato intorno a quelli che da sempre sono stati considerati segni della sovranità: il potere militare, quello monetario e, infine, quello comunicativo, culturale e linguistico. Un ordinamento sovranazionale, mondiale, totale.”

 

Una grande reazione popolare dà vita al cosiddetto popolo di Seattle ed alla nascita del movimento NO global. Un movimento che, operando al di fuori della classica organizzazione partitica o sindacale, sfrutta al meglio la struttura del sistema di comunicazione globale e grazie a internet si espanderà geograficamente come non era mai avvenuto prima. Associazioni eterogenee e molto lontane tra loro si uniranno contro le guerre e contro le politiche dei potenti che guardavano solo al capitale e non al lavoro: il mondo cristiano, i partiti comunisti, i movimenti per i diritti umani, gli ambientalisti, i movimenti civili, gli anarchici e tutto il mondo anticapitalistico proveniente dai movimenti del ‘900. Il grande obiettivo comune era mettere un freno al potere del capitale finanziario globale. Scrive James O’ Connor: “Il movimento metterà a nudo il capitale globale evidenziandone le conseguenze negative sui mercati finanziari, la riduzione dei posti di lavoro, la distruzione della terra e delle altre risorse”. Erano movimenti che condannavano anche la violenza ed il militarismo quali strumenti della risoluzione dei conflitti e denunciavano il commercio di armi, la crescita delle spese militari e la crescente repressione nei confronti degli attivisti che si opponevano a tutto questo Sistema.

 

Dopo le proteste di Seattle, il movimento organizzò il primo World Social Forum, un controvertice organizzato a Porto Alegre in Brasile in contemporanea con il vertice del WTO che si teneva a Davos. Porto Alegre era un comune guidato dal Partito dei Lavoratori brasiliano, divenne simbolo di un modo diverso di concepire la globalizzazione, al WSF si incontravano decine di migliaia di persone provenienti da più di cento Paesi. L’intento era quello di costruire “un’ampia alleanza a partire dalle lotte e dalla resistenza a un sistema fondato sul patriarcato, il razzismo e la violenza, che privilegia gli interessi del capitale sui bisogni e le aspirazioni dei popoli”. 

 

Nell’aprile del 2000 in occasione del G7 di Washington, il movimento organizza manifestazioni che bloccano la città della Casa Bianca, a Praga nel settembre dello stesso anno il movimento scende in piazza contro un incontro della Banca Mondiale, a Montreal in ottobre si tiene l’incontro dei ministri delle finanze dei banchieri centrali dei 20 paesi più industrializzati del mondo, anche qui il movimento organizza manifestazioni e proteste,  a dicembre durante il Consiglio Europeo a Nizza il movimento scende ancora in piazza. Ad ogni riunione dei potenti, i no-global si organizzano per manifestare che un’altra idea di mondo esiste, lo slogan è “Un altro mondo è possibile”. 

 

I potenti cominciavano a temere questo esperimento di protesta e di elaborazione economica, politica e sociale. 

 

Sarà in Italia che verrà attuato il massimo grado di repressione. Il primo momento è nel Marzo 2001 a Napoli, in occasione del Global Forum. Scendere in piazza non era scontato, c’era ancora al governo il centrosinistra. I manifestanti vengono caricati duramente dalla polizia, alla caserma Raniero le violenze continuano e la democrazia quel giorno viene letteralmente sospesa.

 

La violenza raggiunge il culmine nel luglio 2001 a Genova. Il nuovo governo di centrodestra si era appena insediato nel mese di giugno. A Genova si riuniva il G8, la città per questa occasione si riempie di manifestanti provenienti da tutto il mondo. Genova viene militarizzata. Le forze dell’ordine colpiscono con una violenza cieca i tanti manifestanti pacifici riuniti in un grande corteo, invece i black block sono liberi di devastare la città. Mentre i potenti del mondo si riuniscono nei loro palazzi, si sperimenta una follia istituzionale, organizzata e mirata. Il 20 luglio durante gli scontri viene ucciso Carlo Giuliani, un giovane anarchico, che muore per il colpo di un proiettile sparato da un carabiniere. La repressione continua anche nella scuola Diaz dove i manifestanti dormivano e alla caserma di Bolzaneto. Nel 2012 la sentenza della Cassazione condannerà i vertici della polizia coinvolti in questa carneficina. Tuttavia dopo quel tragico luglio del 2001 è stato molto più difficile protestare o costruire un’alternativa a quel sistema economico globale che si è poi dimostrato fallimentare. Come infatti avevano previsto i movimenti no global, nel 2008 il capitalismo mondiale imploderà, avverrà il fallimento della quarta banca d’investimenti degli Usa, a dare la misura dell’immediato choc finanziario sarà il repentino crollo delle Borse, dagli Usa la crisi si sposterà velocemente in Europa. Questa grandissima crisi economica, non ancora superata, dimostrerà la fallacità delle politiche neoliberiste, del capitalismo selvaggio e del mercato globale finanziario. 

 

Nell’ambito della discussione riguardante la globalizzazione, bisogna affrontare oltre la questione del mercato così detto “legale”, anche l’esistenza di un mercato “illegale” ed analizzare la relazione tra globalizzazione e mafia.  Secondo l’analisi di Umberto Santino in “Breve storia della mafia e dell’antimafia” nel capitolo intitolato proprio “Mafie e globalizzazione”, “la globalizzazione non è solo il prodotto del progresso tecnologico e non riguarda soltanto l’economia”, ma “ha anche una matrice politica che si può riferire alla caduta del socialismo reale e all’espansione del modo di produzione capitalistico”. “Il mondo globalizzato non è però tutto omologato nel progresso, ma è solo il 20 % della popolazione ad usufruire delle ricchezze di questo sistema, il restante 80% vive nella povertà e nell’emarginazione. All’interno di questo quadro anche il crimine diventa transnazionale e globalizzato”. “Sono gli stessi processi di globalizzazione a produrre le condizioni che generano il crimine”. Per comprendere meglio è necessario partire dall’analisi del rapporto tra mafia e capitalismo. Scrive ancora Umberto Santino che in questo rapporto si possono distinguere tre fasi. Nella prima fase, che riguarda il passaggio dal feudalesimo al capitalismo, nascono organizzazioni mafiose laddove non si afferma il monopolio statale, un esempio è la mafia siciliana. Nei paesi a capitalismo maturo invece si trovano organizzazioni mafiose in presenza di determinate condizioni come l’immigrazione, il proibizionismo, le droghe. Infine, nel capitalismo globalizzato, la diffusione delle mafie si spiega con le opportunità offerte dagli stessi processi di globalizzazione. Molte aree del pianeta vengono tagliate fuori dalle logiche di mercato e per queste l’economia illegale è l’unica economia possibile o la più conveniente. Anche all’interno delle società più evolute aumentano le differenziazioni sociali, favorendo il ricorso all’accumulazione illegale. La crescita dell’economia finanziaria e speculativa si identifica con la globalizzazione stessa, il movimento giornaliero di capitali diventa sempre più alto ed in questo quadro è sempre più difficile distinguere i flussi legali da quelli illegali, proliferano i paradisi fiscali e nuove forme di circuitazione del denaro, i così detti futures, derivati, etc.”

 

Abbiamo sopra accennato a cosa succederà nel 2008 a causa dei derivati e dei fondi a rischio: il crac di Lehman Brothers, la crisi della finanza sregolata che causerà il tracollo economico peggiore della storia moderna con più di settanta paesi del mondo finiti in recessione.

 

Tornando al 2000, leggiamo sempre in “Breve storia della mafia e dell’antimafia” di Santino, nel mese di dicembre a Palermo si è svolta una conferenza delle Nazioni Unite che ha varato una convenzione sul crimine transnazionale, in contemporanea alcune associazioni e centri studi, tra cui il Centro Impastato, hanno svolto un seminario internazionale su “I crimini della globalizzazione”. Secondo alcune stime il traffico di droghe è la maggior fonte di guadagno mondiale per le organizzazioni criminali, segue il traffico di armi, le “ecomafie” (abusivismo edilizio, traffico di rifiuti ed il mercato dei “nuovi schiavi”.

A Cinisi nel 2002 sul modello dei social forum e sulla base della relazione, appena analizzata, tra globalizzazione e mafie, nasce il Forum Sociale Antimafia dedicato a Peppino Impastato, una delle più longeve esperienze di questo tipo, che si protrarrà fino al 2013. A dare vita al Forum Sociale furono la famiglia Impastato, l’Associazione Peppino Impastato, il Centro di Documentazione Antimafia Giuseppe Impastato e l’Associazione Radio Aut.

 

Si erano appena conclusi i processi contro i mafiosi incriminati come mandanti dell’omicidio di Peppino. Il 10 Marzo del 2001 veniva condannato il mafioso Vito Palazzolo e sempre a Marzo si concludeva il processo contro il capomafia Gaetano Badalamenti. La commissione parlamentare antimafia nel dicembre del 2000 aveva approvato una relazione in cui si diceva che alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine e della magistratura avevano depistato le indagini avallando la montatura orchestrata dai mafiosi che volevano far passare Peppino per terrorista e suicida.

Era il ventiquattresimo anniversario dell’assassinio di Peppino Impastato, il Forum volendo unire Cinisi a Genova organizza un incontro storico tra mamma Felicia e Heidi Giuliani. Felicia da allora diventa punto di riferimento costante della resistenza antimafia, l’ANPI la definisce Partigiana Antimafia. 

Il Forum diventa un luogo di confronto e di iniziativa unitaria, elaborando un progetto di riflessione e di lotta “contro la globalizzazione neoliberista, contro la guerra e il terrorismo, contro i processi di finanziarizzazione e di emarginazione che portano al proliferare delle mafie a livello locale ed internazionale, per l’affermazione dei diritti fondamentali e per un’autentica partecipazione democratica”. La proposta del Forum nasceva dall’esperienza di varie realtà impegnate in attività socio-culturali, nell’impegno per la pace, dai centri sociali e associazioni di immigrati che cercavano di riappropriarsi degli spazi territoriali, sottraendoli al dominio mafioso. 

 

Questa significativa esperienza si è prolungata per molti anni subendo poi i colpi della disgregazione politica e sociale e la crisi della sinistra. I movimenti sono stati altalenanti e divisi, la repressione ha avuto effetti sociali, mediatici e psicologici molto forti.

 

Mentre i movimenti sul piano locale, nazionale ed internazionale hanno subito questo forte arresto ed una crisi sempre più profonda, possiamo però affermare con molto orgoglio che la figura di Peppino, militante comunista, ha continuato ad essere un importante punto di riferimento di quello che è rimasto della sinistra e di tutti quelli che da diverse realtà e provenienze si battono per la giustizia e la libertà, un punto di riferimento che cresce ed emerge sempre più. Questo è avvenuto grazie ad un incessante lavoro ed impegno di Casa Memoria e del Centro Impastato, che hanno resistito difronte alle grandi difficoltà ed anzi hanno rilanciato la loro attività valorizzando una nuova generazione che non ha conosciuto Peppino, ma che ha continuato a portarne avanti i valori e gli ideali, tenendo aperta la casa di Felicia anche dopo la sua morte nel 2004, continuando, secondo la sua volontà, ad incontrare ogni giorno migliaia di persone provenienti da tutto il mondo. Una delle ultime iniziative è il No Mafia Memorial ideato dal Centro Impastato, che avrà sede a Palermo e che diventerà un luogo di memoria con l’obiettivo di far conoscere la vera storia della mafia e dell’antimafia. 

 

Come Casa Memoria abbiamo svolto un impegno sociale ed educativo che ha coinvolto principalmente le scuole.  Siamo stati a fianco di tutte le realtà che si battono per i diritti negati. Questo è stato il tema principale del trentanovesimo e del quarantesimo anniversario dell’uccisione di Peppino.

Ci siamo impegnati insieme ad altre associazioni e realtà del territorio anche per il caso riguardante l’attivista di Partinico Emiliano Puleo che Il 7 luglio 2017, durante il G20 ad Amburgo, è stato ingiustamente recluso nel carcere Billwerder insieme ad altri quattro ragazzi italiani: Alessandro Rapisarda, Riccardo Lupano, Orazio Sciuto e l’appena diciottenne Fabio Vettorel. Emiliano si era recato dove si riuniva il G20, per esprimere il proprio dissenso contro le politiche internazionali. E’ stato arrestato, non durante i tumulti, ma mentre si incamminava per fare ritorno nell’ostello in cui alloggiava. Le prove per il suo arresto erano inconsistenti. Dopo tre mesi di carcere in Germania il 4 ottobre Emiliano è stato liberato. Dal balcone di Casa Memoria abbiamo esposto lo striscione per Emiliano, mettendolo insieme a quello in solidarietà di Giulio Regeni. Successivamente abbiamo esposto lo striscione  a Terrasini durante la presentazione del libro Oltre i cento passi in presenza di Vauro che ha poi realizzato una vignetta per Emiliano.

 

Al 40° è stato realizzato un corteo con più di diecimila persone che si riconoscono ancora nelle idee di Peppino e che si battono per i diritti umani. Abbiamo avuto uncollegamento in diretta con la famiglia Regeni e speriamo, nel prossimo 9 Maggio di avere con noi questa famiglia che lotta per la verità riguardo il proprio figlio ucciso in Egitto, ed anche la presenza della famiglia Cucchi e Aldrovandi con cui siamo stati da sempre vicini e solidali. Vogliamo costruire insieme a tutte queste persone e realtà di lotta una grande manifestazione contro le mafie, contro il fascismo e contro la repressione. Continuando a coinvolgere il mondo delle scuole a cui è fondamentale trasmettere queste idee.

 

Oggi che la repressione si sta intensificando e colpisce sempre più duramente chi cerca di costruire alternative, spazi ed esperimenti di libertà, da Cinisi ricominciamo un percorso di impegno unitario e collettivo, propositivo e dal basso che riprenda e non disperda queste energie.

Abbiamo dato solidarietà a Mimmo Lucano, invitandolo a Cinisi nella sede di Radio Aut e con varie iniziative tra cui invitare i Sindaci del territorio a gemellarsi con Riace. Stiamo sostenendo Turi Vaccaro pacifista incarcerato per le sue azioni di disobbedienza civile contro il Muos, abbiamo dato solidarietà a Massimo Lettieri, presidente della cooperativa Rimaflow, arrestato a luglio ed attualmente agli arresti domiciliari, coinvolto riteniamo ingiustamente in un’inchiesta per un traffico illecito di rifiuti, probabilmente un pretesto per bloccare un’esperienza nata dal basso. 

 

Ci riuniamo oggi per riflettere insieme e solidarizzare con chi è direttamente colpito dalla nuova repressione, bisogna reagire a un clima che si sta facendo sempre più teso. Elementi che sembravano ormai acquisiti, come l’antifascismo sono nuovamente messi in discussione dall’emergere di nuovi e vecchi fascismi. Riteniamo che sia per questo fondamentale ripartire dai valori costituzionali e dell’antifascismo. 

Il governo sta cavalcando gli effetti della crisi economica e per creare consenso sta dando ai tanti che vivono una difficoltà sociale ed economica un capro espiatorio, gli immigrati. Il razzismo e l’odio sociale si stanno diffondendo, alimentati da scelte governative che con leggi e provvedimenti attaccano fortemente i più poveri del mondo e chi si batte per l’accoglienza, la solidarietà ed i diritti umani.

 

Ci teniamo a ribadire che la disobbedienza civile è uno strumento per opporsi a quelle leggi che negano i Diritti Universali dell’Uomo, ad iniziative politiche che vanno contro i principi della nostra Costituzione e che sono contro la democrazia e la libertà. 

La vera legalità, non è solo il rispetto delle leggi, ma soprattutto il rispetto della dignità umana e della giustizia sociale, è la capacità di alzare la testa, sapersi ribellare e lottare per i propri diritti, per la salvaguardia dell’ambiente, contro i soprusi dei potenti stando dalla parte degli ultimi del mondo, questo è quello che ci ha insegnato Peppino e questo è quello che continueremo a portare avanti.”

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DISOBBEDIRE NON E’ REATO, 23 Novembre 2018 a Cinisi

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“Disobbedire non è reato” è questo il titolo dell’iniziativa che si terrà giorno 23 Novembre a Cinisi nel bene confiscato ex Casa Badalamenti. Una riflessione comune contro ogni forma di repressione che colpisce chi si impegna dal basso per la libertà, per la solidarietà, per la creazione di spazi di cooperazione sociale, creando esperimenti economici e politici a misura umana e alternativi al sistema dominante.

L’iniziativa si svolgerà in più momenti.
Si comincerà alle 17.30 con la Relazione introduttiva di Giovanni Impastato (Casa Memoria), poi la testimonianza di Stefano Quitadamo della Cooperativa Rimaflow di Trezzano sul Naviglio (MI) e successivamente l’intervento di Carlo Bommarito, Presidente dell’Ass.ne Peppino Impastato.

Seguirà l’apericena intitolato “Rimaflow vivrà” con benefit per le spese legali di Rimaflow.

L’ultima parte dell’iniziativa, a partire dalle 20.30, è intitolata “Liberamente per Mimmo, Massimo, Turi” con poesie, brani e testimonianze.
Sarà proiettato un Video sull’esperienza No Muos e presentata la Campagna per Turi Vaccaro.
Interverranno: Elio Teresi (Movimento No Muos), Gisella Modica (scrittrice), Igor Scalisi Palminteri (pittore), Paolo Arena (Circolo Metropolis), Collettivo Impastato (musicisti). Seguiranno interventi aperti in estemporanea.

Sarà possibile seguire l’iniziativa in diretta su Radio 100 passi.

Durante l’iniziativa verrà esposta la mostra “Cartoline per la libertà, #emilianolibero#liberitutti” a cura dell’Ass.ne Asadin.

Le associazioni promotrici sono: Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Ass.ne Peppino Impastato, Fuori Mercato, Contadinazioni, No Muos, Associazione Radio Aut, Centro Studi Giuseppe Impastato, Rete 100 Passi, Ass.ne Asadin, Cooperativa Libera-mente Cinisi.

Da Cinisi, dove Peppino Impastato ed il suo collettivo si sono battuti contro la mafia, la politica collusa, l’oppressione e la repressione, ancora oggi ci incontriamo per dire che lotta alla mafia è anche lotta per i diritti umani, per la giustizia sociale e disobbedienza civile.

Diverse realtà del territorio promuovono questa iniziativa che va anche a sostegno di esperienze come quella di Rimaflow, di cui poco si parla e che rischia di essere cancellata. La cooperativa sociale Rimaflow è nata da un gruppo di lavoratori e lavoratrici licenziati nel 2012 dalla Maflow di Trezzano sul Naviglio, che hanno recuperato la fabbrica creando una “Cittadella dell’altra economia”. La cooperativa è stata coinvolta, riteniamo ingiustamente, in un’inchiesta per un traffico illecito di rifiuti e Massimo Lettieri, Presidente della cooperativa è stato arrestato a luglio, attualmente si trova agli arresti domiciliari dopo due mesi di carcere. E’ probabile che tutto ciò rappresenti un pretesto per bloccare un’esperienza nata dal basso.
L’iniziativa sarà anche a sostegno di Turi Vaccaro pacifista no muos arrestato per azioni di disobbedienza civile, Mimmo Lucano per l’attività di solidarietà svolta a Riace, ed altre vittime della violenza dello Stato come Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi. Il nostro pensiero va anche a Vittorio Arrigoni e Giulio Regeni della cui morte aspettiamo ancora di conoscere la verità.

Facciamo appello al mondo della cultura, dell’arte, del sociale, chiedendo di aderire a questa iniziativa. Daremo la possibilità di partecipare alla serata, durante la quale sarà lasciato uno spazio aperto per letture di poesie, brani e testimonianze sul tema. Chiediamo, a chi invece non potrà essere presente, di inviarci una frase sulla disobbedienza civile, che leggeremo durante la stessa serata.

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I giovani di Cinisi percorrono nuove strade. Al Teatro Biondo in nome di Peppino.

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Ieri sera eravamo in molti al teatro Biondo di Palermo ad assistere allo spettacolo “Dietro i tuoi passi”, a cura della compagnia Artiamo, che ha voluto rendere omaggio a Peppino portando in scena la sua storia. 

 

Allo spettacolo è seguita la prima edizione del premio “Teatro, cultura e impegno sociale”, promossa e curata dalla caparbia e instancabile Patrizia Gangi, che ha voluto sottolineare, insieme a Danilo Sulis, Presidente di Radio Cento Passi e prendendo spunto dall’opera di Pino Manzella intitolata “Il comizio”, esposta al centro del palco, quanto sia stata importante l’esperienza collettiva attorno a Peppino, fatta di giovani che credevano nelle sue stesse battaglie e che, insieme alla madre e alla famiglia e al Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato”, si sono impegnati dopo la sua morte per portarne avanti la memoria, come si propone di fare una nuova generazione, che Peppino non ha conosciuto, attraverso Casa Memoria. 

 

Sono stati premiati il giornalista e scrittore Antonio Calabro’, l’attore Luigi lo Cascio, che per primo diede il volto a Peppino nel film di Marco Tullio Giordana “I cento passi”, premiati, con sculture realizzate da Fabio Pilato, rispettivamente da Cristoforo Giordano, giovane imprenditore della Giordano Istruzione Trading e dai cugini Biundo, ideatori e produttori della birra Bruno Ribadi. Sul palco sono stati chiamati anche i rappresentanti di altre importanti realtà cinisensi, come Caterina Palazzolo, figlia di Santi, e Vincenzo Evola, del caseificio La vecchia mannara, entrambi, insieme ai Biundo e a Francesco Citarda della cooperativa Placido Rizzotto, hanno poi offerto un rinfresco portando i propri prodotti alla fine dell’ evento.

 

Quello a cui abbiamo assistito ieri al teatro Biondo, è quello a cui vorrei assistere sempre: una Cinisi che cresce, che porta alto il suo nome. Non nego che mi ha fatto un certo, strano, effetto, ritrovarmi a Palermo e sentire elogi per il nostro paese, il paese che ha dato i natali a Peppino, in cui la sua memoria si è trasformata in impegno ed è punto di riferimento per tante persone, soprattutto ragazzi; ma è anche un paese che vuole e deve riscattarsi dall’onta di un passato che l’ha vista protagonista, complice e vittima del potere mafioso esercitato per anni, anche da alcuni tra i più influenti capimafia dei nostri ultimi tempi, come Gaetano Badalamenti. 

 

Ma è proprio dalla sua casa che inizia quel riscatto, una casa che è stata centro (anche fisico, per la sua posizione centrale sul corso di Cinisi) del malaffare del nostro paese e che oggi invece ne è centro culturale, vivo e frequentatissimo, perché sede della Biblioteca Comunale, oltre che sede di Radio Cento Passi e luogo d’incontro in cui si svolgono spesso le iniziative di Casa Memoria e non solo. 

Ma è soprattutto dai giovani che deve iniziare il cambiamento e ieri è stato strano, e bello, e forte, vedere su quel palco tante realtà giovani che ci rappresentano e che portano orgogliosamente il nome di Cinisi in Italia e nel resto del mondo. 

Ma su quel palco ho visto tanti ragazzi di Cinisi, anche se non c’erano fisicamente: i ragazzi che studiano, che lavorano onestamente, che si impegnano per loro stessi e per la collettività, che producono, che creano, che si prendono cura del proprio paese. 

Cinisi da sempre è stato un paese controverso, in cui la storia di Peppino ha avuto ed ha ancora delle difficoltà ad essere riconosciuta, anche se la sua eredità non si può più ignorare. Iniziative come quelle di ieri non possono che fare bene a questo paese, che tanto critichiamo e tanto amiamo, che ci fa incazzare, ma che difendiamo, che ci fa scappare, ma che ci fa venir voglia di ritornare. 

 

Il contributo che Peppino e i suoi compagni hanno dato a questo paese è stato anche quello di aver sperimentato che esistono modelli di vita alternativi a quelli della mafia, il mio augurio dunque è quello che la loro esperienza e quella di chi oggi, partendo dalle risorse del territorio, è riuscito a creare qualcosa di positivo, facendo anche crescere l’economia di questo paese, possa essere esempio per molti e che questo cammino e questo dialogo intrapreso possano alimentarsi, permettendo a Cinisi finalmente di riscattarsi, grazie soprattutto alle tante e belle energie che partorisce.

 

Luisa Impastato

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23 Novembre a Cinisi riflessione sulla disobbedienza civile e sulle nuove esperienze di lotta

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Il 23 Novembre dalle ore 17.30 nel bene confiscato ex Casa Badalamenti a Cinisi si terrà un’iniziativa intitolata “Disobbedire non è reato” contro ogni forma di repressione che colpisce chi si impegna per la creazione di spazi di cooperazione sociale, chi si batte dal basso per la libertà, la solidarietà ed esperimenti di economia alternativa e a misura umana. Da Cinisi per dire che lotta alla mafia è anche disobbedienza civile.

A sostegno di esperienze come quella di Rimaflow, No Tav, No Tap, No Muos, Riace che sentiamo vicine. 

 

Giovanni Impastato assieme a Claudia Pinelli, nel giugno 2017 è stato in visita alla cooperativa sociale Rimaflow, nata da un gruppo di lavoratori e lavoratrici licenziati nel 2012 dalla Maflow di Trezzano sul Naviglio, che hanno recuperato la fabbrica creando una “Cittadella dell’altra economia”. Oggi questa esperienza rischia di essere cancellata, Massimo Lettieri, Presidente della cooperativa è stato arrestato a luglio ed è attualmente agli arresti domiciliari dopo due mesi di carcere, coinvolto riteniamo ingiustamente in un’inchiesta per un traffico illecito di rifiuti, probabilmente un pretesto per  bloccare questa esperienza nata dal basso.

 

L’iniziativa sarà anche a sostegno di Turi Vaccaro pacifista no muos arrestato per azioni di disobbedienza civile, Mimmo Lucano per l’attività di solidarietà svolta a Riace, ed altre vittime della violenza dello Stato come Stefano  Cucchi e Federico Aldrovandi. Il nostro pensiero va anche a Vittorio Arrigoni e Giulio Regeni della cui morte aspettiamo ancora di conoscere la verità.

 

Casa Memoria sostiene l’iniziativa realizzata da diverse realtà impegnate in queste battaglie.

 

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Claudia Pinelli assieme a Giovanni Impastato e Angelo Longhi Presidente dell’Anpi Niguarda in visita da Rimaflow

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Arte e Musica Konzert

Ad Hannover “Arte e Musica Ensamble” suoni del Mediterraneo ed omaggio a Peppino e Felicia

Arte e Musica  Konzert

 

Francesco Impastato, che nel ‘76 a Cinisi è stato tra i fondatori del Circolo Musica e Cultura e che attualmente vive ad Hannover dove porta avanti il suo impegno sociale e artistico come cantautore, il 9 novembre presenterà il nuovo CD, con la sua orchestra di musica popolare-etnica composta da 12 musicisti, nel centro culturale Pavillon di Hannover, un luogo dove si svolgono importanti manifestazioni culturali internazionali.

In questa ultima produzione, che prende il nome di “Mediterraneo”, saranno inclusi due brani dedicati alla vicenda di Peppino Impastato, “Ciuri di campu” scritta da Peppino e musicata da Carmen Consoli e “Lacrimi di matri” scritta e musicata da Claudio di Mercurio, un componente del Collettivo Impastato, di cui anche Francesco Impastato in passato è stato parte.

Del brano Lacrimi di matri, è stato realizzato un video che parteciperà al concorso nazionale di Musica contro le mafie.

Il repertorio del gruppo Arte e Musica Ensemble ha le sue origini nella Musica Popolare Mediterranea e rispecchia la cultura ed il modo di vivere del suo popolo.

Il repertorio si compone di due parti, la prima tratta brani della tradizione popolare rielaborati e presentati in chiave moderna. Nella seconda parte, il gruppo presenta nuovi brani di composizione propria che raccontano le abitudini, i sentimenti e le problematiche sociali. L’obiettivo del gruppo è quello di creare, sulla base delle tematiche affrontate, un dialogo tra l’artista e l’ascoltatore attivo trasformando la musica in messaggio sociale.

Il gruppo si avvale di musicisti che fanno parte della scena internazionale, provenienti sia dall’area mediterranea che da Africa, Asia e sud America. Il repertorio diventa così un quadro multicolore di suoni che arricchiscono il panorama musicale con varie sonorità multietniche.

L’arrangiamento segue in parte la tradizione della musica popolare etnica, con l’uso di strumenti tipici come il Marranzano, il Tamburello, il Friscalettu,   il Mandolino, la Tammorra, sono anche presenti strumenti come il Tabali, lo Djembé (Africa), il Darbuka (Turchia, Iran), il Bouzuki (Grecia) e strumenti come Cajon e Maracas (Sud America). A questi se ne aggiungono altri della scena classico/moderna come il Flauto traverso, il Violino, il Sassofono, il Clarinetto, la Fisarmonica, il Contrabbasso, il Fagotto, che costruiscono la struttura armonica del gruppo.

Per completare la composizione musicale c’è il ruolo vocale dei vari solisti che interpretano i brani personalizzati e diversificati. Tutto ciò crea un insieme di suoni, canti e grida che rappresentano l’identità di Arte e Musica Ensemble.