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Ciao Giuseppe

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Oggi abbiamo ricevuto una triste notizia, la scomparsa di una persona molto importante per le comunità di Cinisi e Terrasini.

Giuseppe Ruffino, un uomo di grandi ideali, schierato da sempre a sinistra, un maestro che ha formato tanti bambini che anche da adulti continuavano ad amarlo, una persona per bene, di cultura, dalla spiccata ironia, che aveva a cuore l’informazione.

È stato protagonista della vita sociale e politica di Cinisi e Terrasini. Si è battuto per svelare le tante contraddizioni del territorio e dei palazzi, si è esposto in lotte per la difesa dell’ambiente, esprimendo la sua voce libera e coraggiosa, prima col giornale cartaceo Terrasini oggi e attualmente con la versione on line.

Fino a poco prima di stare male aveva partecipato a Casa Memoria alle riunioni in sostegno di Mimmo Lucano e contro il razzismo, con la realtà di Cinisi Solidale, arricchendo il dibattito sulla realtà politica di oggi e dando il suo contributo intellettuale e umano.

Giuseppe era una risorsa per tutti, era una persona gentile, dai modi corretti e garbati.

Giuseppe è un compagno, Giuseppe è un amico.

  

Mandiamo il nostro affettuoso abbraccio ai suoi familiari, in particolare alla moglie e ai figli. Eravamo in tanti a stimarlo ed a volergli bene.

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Maria lucrezia

Grazie alla diciassettenne Maria Lucrezia Rallo per la lettera a Felicia

Maria lucrezia

 

Sono molti i giovani che in questi anni si sono ispirati a Peppino e Mamma Felicia, al loro coraggio, voglia di giustizia e libertà. In qualche caso hanno intrapreso delle scelte importanti di vita, proprio a partire dal loro esempio. Alcuni sono diventati giornalisti, magistrati, artisti, scrittori, insegnanti, uomini e donne che si occupano di volontariato e di impegno civile e sociale. Lo racconta molto bene Giovanni Impastato nel suo libro “Oltre i cento passi”.

Sono tantissimi i ragazzi e le ragazze che quotidianamente vengono a trovarci a Casa Memoria, con loro si crea uno scambio di storie ed emozioni, ci insegnano molto, ci mostrano l’entusiasmo nel futuro, la possibilità del cambiamento, la voglia di conoscere e di stare insieme. Tanti ci inviano contributi artistici: disegni, dipinti, canzoni, racconti, poesie.

Oggi vogliamo ringraziare la diciassettenne Maria Lucrezia Rallo di Marineo che frequenta il Liceo Scientifico Basile nel quartiere Brancaccio di Palermo. Lo scorso anno è stata anche premiata per la sua lettera intitolata “Vivere a Brancaccio” contro i pregiudizi su questo quartiere e nei confronti di chi vi abita. Uno dei suoi insegnanti è Alessandro Chiolo, autore del libro edito da Navarra Editore “Squadra Mobile Palermo”.

Maria Lucrezia nel suo blog ha scritto una bellissima lettera a Felicia, sono i giovani come lei che costruiranno un futuro migliore, ragazzi vitali, appassionati, che coltivano i propri talenti e che si dedicano agli altri.

Grazie Lucrezia, il cambiamento inizia da qui, sei importante per noi!

Evelin Costa

Casa Memoria

 

Qui il link al blog di Lucrezia e la sua lettera a Felicia.

Cara Felicia,

“C’è un albero per ogni uomo che ha scelto il bene”, e ne esiste anche uno per te.

Mi chiamo Maria Lucrezia, ho 17 anni e sono una studentessa.

Ti scrivo da un paesino vicino Palermo, Marineo, non molto lontano da Cinisi eppure a volte ti sento così distante…

Entrambe Siciliane, entrambe donne ed entrambe amanti e sofferenti per la NOSTRA terra. Ci stiamo conoscendo qui, tra le parole che dipinte su un foglio lo animano e lo rendono capace di esprimere le emozioni del cuore.

Cinisi è rimasta esattamente come l’hai lasciata tu, il venticello scombina i capelli e le piccole strade giocano con le ombre delle giornate estive. Sono ritornata in questi luoghi perché sentivo il bisogno di ritrovarti… tra le finestre delle case, tra il verde delle aiuole e tra l’odore del mare.

Avevo bisogno di instaurare con te un rapporto di intimità che solo noi donne sappiamo creare e capiamo, fatto di molti silenzi più che di parole, di molta memoria più che azioni vane.

Ed ho ritrovato tra le pieghe di questa piccola cittadina di mare il nostro Peppino. Sentivo ancora l’urlo di giustizia che echeggiava senza sosta e senza stanchezza. Il suo entusiasmo non è mai svanito, così come il suo desiderio di verità.

Il tuo amore da madre è andato oltre ogni immaginazione. Non sei stata solo una madre, sei stata soprattutto una donna. Perché non ti sei lasciata sopraffare dal dolore ma hai lottato da cittadina per i tuoi diritti e per i diritti di tuo figlio. Un figlio che ti hanno ucciso due volte. La prima in dei maledetti binari, la seconda con l’accusa di essere un terrorista. Sei stata il punto di riferimento della memoria, del coraggio e non solo per te stessa ma soprattutto per chi voleva fare qualcosa ma forse aveva ancora troppa paura. Per prima hai aperto le porte della tua casa ed hai gridato il tuo “Eccomi” battagliero al mondo ancora troppo chiuso dentro di sé. Hai contribuito al cambiamento di una Sicilia che ora viene riconosciuta non più come “terra di mafia” ma come terra di sole, mare, arte e cannoli!

Non hai voluto vendetta, nelle tue parole non si è mai percepito quell’odio che incattivisce e rende vittime di un passato che diventa il tuo peggior nemico. Hai investito tutto ciò che rimaneva del tuo essere per noi giovani, affinché potessimo riconoscerci in un territorio che ci appartiene, affinché ricordassimo che profumo ha la libertà…

Hai lottato per me, che ora ti scrivo ed io non mi sento quasi degna e per questo forse distante. Ma conoscerti meglio mi ha permesso di prendere una decisione importante. Voglio essere una piccola “Felicia” nella quotidianità di una ragazza del 21º secolo. Voglio avere il tuo coraggio e la tua determinazione, lottare per ciò che è giusto e per ciò che i ragazzi come me reputano inutile.

Voglio essere bandiera della libertà e della giustizia. Grazie perché anche se da lassù non ci lasci mai, ti vedo ancora affacciata dalla tua casa, ora museo, che mi sorridi. Ed hai un bel sorriso… radioso ed immenso.

“La pace richiede quattro condizioni essenziali: verità, giustizia, amore e libertà.” (Papa Giovanni Paolo II)

Maria Lucrezia Rallo

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4° Giornata Nazionale dei Giochi della Gentilezza

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Ieri 22 Settembre la Consulta giovanile di Cinisi, di cui anche Casa Memoria fa parte, ha aderito alla 4° Giornata Nazionale dei Giochi della Gentilezza, la cui comunicazione è coordinata dall’Associazione Culturale Cor et Amor, una giornata di festa con l’obiettivo, attraverso il gioco, di diffondere la cultura della Gentilezza e della Buona Educazione. Il tema di quest’anno “bambini felici…con la buona educazione”.

 

La consulta di Cinisi, che è composta da tante associazioni del territorio e da tanti giovani, ha coinvolto molti bambini realizzando una iniziativa divertente ed educativa presso l’atrio comunale di Cinisi. Ogni associazione si è dedicata ad un diverso settore, l’associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato con Cristina Cucinella, Vicepresidente di Casa Memoria e Segretaria della Consulta, insieme alle giovani volontarie Alessia e Valentina, ha partecipato alla “Ruota delle pratiche virtuose” realizzata con agli scout di Cinisi. Un gioco utile a stimolare reazioni gentili e positive, per costruire relazioni fondate sul rispetto degli altri, sul dialogo e l’armonia. 

 

Altre attività hanno visto al centro un personaggio “spinoso”, ma bisognoso di amore: il riccio. La finalità, quella di trattare il tema della disabilità, contro i pregiudizi e per l’inclusione sociale, il rispetto degli esseri umani e dell’ambiente, favorendo anche la cultura del riciclo e  le buone pratiche. Altri giochi legati al linguaggio ed all’uso di parole gentili, perché la conversazione possa fondarsi su una terminologia che favorisca i buoni sentimenti e le buone azioni. E’ stato un bel pomeriggio di condivisione ed aggregazione.

 

 

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Evelin Costa

Casa Memoria

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Giancarlo Siani

A Giancarlo Siani, un “Giornalista Giornalista”

Giancarlo Siani

 

 

Oggi ricordiamo il giornalista napoletano Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985 quando aveva 26 anni. il 19 settembre di questo anno ne avrebbe compiuto sessanta.

 

Durante gli anni di scuola superiore aveva partecipato ai movimenti studenteschi e appena iscritto all’Università cominciò a collaborare con alcuni periodici napoletani interessandosi al disagio sociale e all’emarginazione che creavano manovalanza per la criminalità organizzata. Negli anni universitari fondò con altri giovani giornalisti il “Movimento Democratico per il Diritto all’Informazione” (MDDI), di cui fu portavoce in alcuni convegni nazionali sulla libertà di stampa.

 

Scriveva nel mensile della CISL “Il Lavoro del Sud”, era corrispondente per Torre Annunziata de “Il Mattino” di Napoli, collaborava con il periodico “Osservatorio sulla Camorra”. Fu attivista del Partito Radicale. Si dedicava principalmente a studiare i rapporti e le gerarchie delle famiglie camorristiche. Sognava di ottenere un contratto da praticante giornalista professionista per poi poter sostenere l’esame e diventare giornalista professionista, ma, come ha scritto il fratello Paolo in una lettera: “… resta per sempre un precario dell’informazione, un abusivo.”

 

Tante le sue denunce ed inchieste molto approfondite sugli affari di alcune famiglie di camorra come il Clan Nuvoletta (alleati dei corleonesi) e Clan Gionta. Inizia a scoprire le complicità, all’indomani del terremoto in Irpinia, tra esponenti politici e il boss locale, Valentino Gionta. Stava per pubblicare un libro sui rapporti tra politica e camorra negli appalti per la ricostruzione post-terremoto. Divenuto ormai molto scomodo, viene decisa la sua morte.

 

L’agguato mafioso avviene mentre era sulla sua auto proprio sotto casa, almeno due gli assassini che gli spararono dieci colpi sulla testa, scappando poi su di una moto.

 

Per catturare i suoi assassini ci son voluti ben 12 anni e tre pentiti.

 

Riguardo al “mestiere” del giornalista, Giancarlo diceva: “Da sempre sono esistite e continuano ad esistere due categorie di giornalisti: i Giornalisti Giornalisti e i giornalisti impiegati. La prima è una categoria così ristretta, così povera, così “abusiva”, senza prospettiva di carriera, che non fa notizia, soprattutto oggi. La seconda, asservita al potere dominante, è il giornalismo carrieristico, quello dello scoop e del gossip, quello dell’esaltazione del mostro e della sua redenzione”.

 

Il fratello Paolo, da anni cerca di tenere viva la memoria di Giancarlo, che ancora oggi molti ragazzi di Napoli ricordano in varie iniziative: “Era il mio più grande desiderio, riuscire a non far dimenticare Giancarlo, era l’unica arma che avevo per ribellarmi a quella violenza così brutale. Era la mia risposta civile alla camorra. Una battaglia lunga, dura e tenace.” Ultimamente ha denunciato anche lo stato di abbandono in cui versano le Rampe dedicate a Giancarlo nel quartiere Arenella a Napoli, come sappiamo i luoghi sono importanti per mantenere viva la memoria storica ed il degrado in cui certi simboli sono lasciati è una mancanza di rispetto per chi ha dedicato la propria vita per il bene della collettività, ma anche per tutta la società civile.

 

Di recente Giancarlo Siani è stato ricordato insieme a Peppino Impastato, a cui tanto lo accomuna (dalla lotta alla mafia, all’attività giornalistiche in nome della verità, al brutale assassinio subito in giovanissima età), in un evento a Malta dedicata a Daphne Caruana Galizia, giornalista uccisa nel 2017 con un auto bomba. Paolo Siani nel suo messaggio ha scritto che “quando un giornalista viene ucciso in questo modo, con un’autobomba, l’unico modo in cui può accadere è a causa del loro lavoro, a causa di ciò che conoscevano e a causa di ciò che stavano indagando o scrivendo. Ma soprattutto per quello che non avevano ancora scritto, ma che conoscevano. “. Ha espresso la sua solidarietà con la famiglia Caruana Galizia e il desiderio di costruire una nuova società “libera dalle mafie”.

 

E’ importante non cancellare mai la memoria di chi si è battuto per raccontare la verità, per la giustizia sociale, per la libertà, da questi esempi le nuove generazioni possono infatti trarre ispirazione e valori per costruire una società migliore.

 

Evelin Costa

Casa Memoria

foto tratta da internet 

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ORARI di apertura di Casa Memoria, per l’autunno e l’inverno

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Cari Amici e amiche, con la fine della stagione estiva vi comunichiamo i nuovi orari (autunno ed inverno 2019) per venirci a trovare a Casa Memoria. 

 

Siamo aperti tutti i giorni tranne la domenica.

 

MATTINA: dalle ore 9.30 alle ore 13.00

POMERIGGIO: dalle ore 16.00 alle ore 19.30

 

Casa Memoria si trova in Corso Umberto I, 220 a Cinisi

TEL 091 8666233

 

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Il racconto dei bambini di Casa Memoria ed il sogno della radio

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Ieri a Casa Memoria abbiamo vissuto un pomeriggio emozionante ed anche importante. 

I bambini di Casa Memoria hanno incontrato i propri genitori ed i visitatori della casa museo per raccontare il  percorso di questi mesi estivi ed il progetto di costruire una radio juniores.

 

Hanno raccontato, con Cristina Cucinella – Vice Presidente dell’associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, che ha seguito il lavoro di questi ragazzi, come è nata la volontà di entrare a far parte della storia di Peppino. 

Questo è un progetto atipico, perché è nato spontaneamente e per loro volontà, ringraziamo  infatti i genitori per averci dato fiducia nel poterli accogliere. 

I bambini sorridenti, vivaci ed appassionati hanno raccontato la loro esperienza. Tutto è nato dal piccolo Pietro, lui conosce casa memoria da molti anni per motivi di vicinato, si è legato a Cristina ed ha cominciato a frequentare saltuariamente la casa aperta per volontà di Mamma Felicia. Ha raccontato che quando aveva quattro anni rimase colpito da un incontro di Giovanni Impastato con un gruppo di studenti. Pietro ha anche un nonno speciale che gli racconta da anni la storia di Peppino e quella di Cinisi. Quest’anno Pietro ha proposto ai suoi amici di creare una radio perché non gli piace l’idea che i propri coetanei passino il tempo giocando al telefonino e con i videogiochi.

Tutti hanno accolto la proposta con entusiasmo, si chiamano: Niccolò, Maria Grazia, Giovanni, Vincenzo, Antonio, Davide, ma anche altri bambini e bambine sono stati presenti durante l’estate. La loro volontà è quella di creare aggregazione e costruire qualcosa di importante insieme. La Radio è l’occasione di raccontare ciò che vivono i ragazzi di Cinisi e non solo, i  sogni, le  preoccupazioni e le loro speranze.

Tra gli argomenti che hanno proposto il cyberbullismo, lo sport e la legalità. Per tutti Peppino è un esempio di coraggio e libertà e quindi vedono in Radio Aut è un modello di riferimento.

 

Per fare la Radio però bisogna studiare ed impegnarsi bene ed i ragazzi lo hanno capito. Hanno incontrato infatti Marcella, Giacomo, Giovanni, Salvo, il Prof. Giorgio e il Prof. Elio, che hanno vissuto l’esperienza della radio, chi Radio Aut con Peppino, chi altre radio. Stanno preparando le loro ricerche prima di cominciare.

 

In questi mesi estivi oltre ad aver incontrato i familiari e compagni di Peppino, hanno cominciato a vivere le accoglienze che quotidianamente avvengono a casa memoria. Hanno ascoltato le parole di Cristina, Giovanni Impastato, Luisa, Evelin, Daniela le giovani volontarie Alessia e Valentina ed hanno carpito tante informazioni. Tantissimi i turisti e gli studenti che li hanno incontrati e che sono rimasti molto colpiti non solo dal loro entusiasmo, ma anche dalla preparazione. Conoscono tutti molto bene la storia di Peppino, la vicenda che ha portato Felicia ad aprire la sua casa ed intraprendere un percorso di verità e giustizia, conoscono la storia della mafia ed anche alcuni esempi di lotta alla mafia, conoscono ogni angolo, ogni foto, ogni ogetto presente nella casa museo. 

A soli dieci anni di età hanno avuto la capacità di scegliere tutto questo, col supporto delle famiglie e senza alcun condizionamento. Fare questo a Cinisi non è così scontato come altrove, perché qui la storia di Peppino è molto viva ed ancora può creare delle controversie, anche se ormai grazie alla scuola, all’impegno di molti e al ruolo di Casa Memoria tante cose cominciano a cambiare. 

 

Siamo felici di averli con noi, ci regalano speranze e gioia, ci insegnano tante cose e ci impegneremo fortemente affinché il sogno della radio juniores possa cominciare.

Ringraziamo tutti i presenti all’evento, ringraziamo ancora tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di questa esperienza e soprattutto ringraziamo loro, i nostri fantastici ragazzi.

 

Evelin Costa

Casa Memoria

 

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Giustizia per Daphne Caruana Galizia

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Sandro Ruotolo è intervenuto ad una veglia a La Valletta, Malta in memoria di Daphne Caruana Galizia, giornalista e blogger uccisa da un’autobomba il 16 ottobre 2017; nel suo intervento ha criticato il governo maltese per non averla sostenuta ed aiutata: “Uno degli aspetti dell’omicidio che non posso tollerare è che aveva ricevuto minacce e temeva per la sua vita, e aveva chiesto allo Stato di aiutarla, invano.”

A pochi giorni dalla scadenza fissata dal Consiglio d’Europa per il governo maltese di aprire un’inchiesta pubblica sull’ omicidio, Ruotolo ha chiesto giustizia e risposte. “Quando un giornalista muore, muore un’intera fetta di democrazia”.

La giornalista stava indagando riguardo affari e centri di potere, con le sue numerose inchieste sulla corruzione aveva fatto tremare i palazzi della politica maltese. Svelare certe verità dovrebbe essere il mestiere dei veri giornalisti, quelli che mettono il servizio pubblico e l’informazione davanti a tutto.

Durante l’evento è stato letto il messaggio di Paolo Siani, fratello di Giancarlo ed anche il messaggio di Casa Memoria Impastato (di Giovanni e Luisa).

“Peppino, come Daphne, ha speso la sua vita in nome di un ideale, ha posto la ricerca della verità davanti a tutto il resto, alla famiglia, alla paura e alla sua stessa vita. Come Daphne ha denunciato la corruzione e il malaffare, le connivenze tra il potere e la mafia; lo ha fatto dalle pagine de “l’idea socialista” prima, giovanissimo, dai microfoni di Radio Aut, poi. Come Daphne, Peppino, faceva nomi e cognomi, e, come lei, non si è mai fermato neppure davanti alle minacce e alla paura. Peppino Impastato e Daphne Caruana Galizia, hanno dunque avuto in comune il loro amore per la verità, che ha portato Peppino a compiere la sua scelta di rottura con la famiglia mafiosa e a quella di dedicare la sua vita alla militanza politica, alla denuncia e alla lotta contro la mafia. Daphne, come Peppino, è stata fatta saltare in aria, lei con un’autobomba, lui con 5 chili di tritolo sui binari della ferrovia. Li hanno uccisi dilaniandoli, perché così fanno i poteri oppressivi quando vogliono colpire chi si batte a testa alta in difesa della giustizia e della legge, chi vuole raccontare i malaffari della politica e gli intrecci tra questa e la criminalità. Li hanno voluti zittire, spegnere le loro voci, come quelle di tanti che hanno subito la stessa sorte, i tanti, troppi giornalisti che come Daphne e Peppino, sono stati uccisi solo perché hanno tentato di raccontare la verità.

Noi non ci siamo arresi e grazie a chi si è speso in tutti questi anni, perché non calasse il silenzio sul caso Impastato, prima fra tutte Felicia, la madre, Peppino, dopo 24 anni, ha ottenuto giustizia. Adesso la stessa Giustizia la chiediamo per Daphne. Per lei e per chi come lei aspetta ancora una risposta giudiziaria, chi aspetta di ottenere una verità, quella verità in nome della quale hanno speso la propria vita. Sposare le cause di Peppino oggi, e rispettarne la memoria, per noi significa anche non lasciare soli quei giornalisti che, ancora adesso, quotidianamente, con coraggio svolgono la loro professione e si battono per la libertà di espressione, perché solo la solidarietà di tutta la società civile può permettere loro di non rischiare la vita, di non sentirsi soli e di poter continuare ad informarci, perché solo la salvaguardia di un’informazione libera è garanzia di un Paese libero e democratico.”

Evelin Costa

Casa Memoria

https://theshiftnews.com/2019/09/16/when-a-journalist-dies-a-whole-chunk-of-democracy-dies-sandro-ruotolo/

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Casolare: un tavolo comune tra le parti

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Come Casa Memoria e Giovanni Impastato condividiamo quanto scrive Umberto Santino, Presidente del Centro Impastato, in un comunicato che segue quello già a firma comune del 6 settembre scorso.

Come afferma Umberto, anche noi “nel rallegrarci per la decisione di restaurare il casolare dove è stato ucciso Peppino Impastato e farne un luogo della memoria” chiediamo che “si evitino contese e competizioni per non rischiare che si blocchi tutto e continui lo scempio.

Ci uniamo alla proposta “che le parti che hanno presentato i progetti: il Comune di Cinisi, la Città metropolitana di Palermo, la Regione siciliana, si incontrino in un tavolo comune per decidere, sollecitamente, il da farsi. A questo tavolo non possono non partecipare i familiari di Peppino, il Centro Impastato di Palermo, Casa Memoria di Cinisi, l’Associazione dei compagni di Peppino.”

Condividiamo la speranza che la decisione sia repentina e unitaria, affinché dopo anni di isolamento di chi ha portato avanti la lotta in nome di Peppino, si possa oggi “diffondere la conoscenza della sua attività, in tutta la sua ricchezza e radicalità.”

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I bambini di Casa Memoria raccontano la loro esperienza

 

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Lunedì 16 alle ore 16:00 i bambini raccontano la loro esperienza del periodo estivo trascorso a Casa Memoria, invitiamo tutti ad incontrarli!

 

Hanno cominciato questo loro percorso in maniera spontanea con l’idea di creare una Radio juniores, mentre si preparavano a questa idea hanno cominciato a conoscere meglio la storia di Peppino, Felicia e di Casa Memoria, con entusiasmo hanno voluto affiancare le attiviste della casa museo nelle accoglienze. Il loro supporto è bello, significativo, allegro e per i tanti visitatori che d’estate li hanno conosciuti sono stati una risorsa preziosa ed hanno donato grande vitalità e speranze in un futuro migliore. 

 

Ora che ricomincia la scuola il loro impegno sarà diverso, ma li aiuteremo a realizzare il loro desiderio di creare una radio per i bambini di Cinisi.

Abbiamo il piacere di incontrarli insieme ai genitori e di conoscere le loro idee e sogni.

I bambini sono seguiti da Cristina Cucinella, vicepresidente di Casa Memoria che con passione sta portando avanti l’intero percorso che, dalla conoscenza della storia di Peppino, l’impegno con le accoglienze, porterà alla realizzazione della radio. 

 

Evelin Costa

Casa Memoria

 

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Il Casolare alla collettivita’, una vittoria di tutti!

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La battaglia per restituire il Casolare alla collettività comincia molti anni fa e si fonda proprio sull’idea che i luoghi abbiano un forte significato simbolico nel mantenimento della memoria, come dice spesso Giovanni Impastato: “la memoria storica non è solo racchiusa nella nostra mente, ma è fatta anche di luoghi materiali che la alimentano, se il Casolare fosse crollato a pezzi o se lo avessero abbattuto, forse qualcuno nel futuro avrebbe potuto negare la verità o l’avrebbe potuta cancellare.”

Già nel 2003, durante la gestione commissariale del Comune di Cinisi da parte dei commissari prefettizi, si era riusciti ad ottenere il vincolo sul Casolare ritenendolo un “bene di interesse storico-culturale” (l’area veniva destinata dal Comune ad attrezzature culturali e/o sociali art.30).

Il 9 maggio del 2014, dopo una petizione popolare fatta da una rete di associazioni, dalla famiglia Impastato e da Radio cento passi, l’allora Presidente della Regione Siciliana Crocetta, accogliendo parte delle richieste, aveva consegnato il provvedimento di vincolo promettendo che a breve ci sarebbe stato l’esproprio che avrebbe consegnato il luogo alla collettività. Il governatore aveva consegnato a Giovanni Impastato la copia della delibera durante una visita.

Ma dopo quel momento un grande silenzio cominciava ad incombere sul Casolare. Le promesse di tanti politici rimanevano soltanto parole vuote.

Il silenzio veniva rotto in particolare dal fratello di Peppino tramite diversi appelli anche grazie al supporto del giornale La Repubblica. Anche le altre associazioni come quella dei compagni ed il Centro Impastato si erano unite alla famiglia per continuare a richiedere notizie e lottare insieme.

Negli anni il Casolare, pur rimanendo in uno stato di abbandono, continuava ad essere visitato da tutte le persone che arrivavano a Cinisi per onorare la memoria di Peppino e, durante la mattina del 9 Maggio, era diventato il luogo di aggregazione di giovani e studenti.

Anche all’inizio di quest’anno c’erano stati nuovi presidi e appelli pubblici alle Istituzioni.

Abbiamo appreso adesso con molta gioia la notizia dell’esproprio del Casolare da parte del Presidente della Regione Sicilia Musumeci. Giovanni Impastato davanti alla notizia ha affermato: “Questa è una vittoria della società civile e dei tanti giovani che negli anni hanno visitato Casa Memoria ed hanno partecipato alle manifestazioni in ricordo di Peppino, siamo felici che il Casolare venga espropriato. Appartiene a tutti noi come Casa Memoria che abbiamo voluto far diventare patrimonio collettivo ormai da molti anni.”

Questa vittoria arriva con notevole ritardo, anche per gli ostacoli posti dal proprietario dell’immobile.

Abbiamo saputo che il Sindaco Leoluca Orlando della città metropolitana di Palermo stava lavorando per ottenere un finanziamento per creare progetti di rispristino e valorizzazione di questo luogo. Dice Giovanni Impastato: “adesso speriamo che Regione e Città metropolitana collaborino per rendere il giusto merito a questo luogo di memoria”.

Evelin Costa

Casa Memoria

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