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Solidarieta’ all’ associazione Libera di Cuorgne’ (TO)

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Come Casa Memoria diamo solidarietà all’Associazione Libera di Cuorgnè (TO) per l’atto vandalico subito il 27 Ottobre in occasione dell’incontro con Giovanni Impastato durante un giro di iniziative in Piemonte. Alla vigilia dell’evento è stata divelta e danneggiata la targa della sede dell’Associazione Libera. Purtroppo non è la prima volta che questo accade in tutta Italia proprio in concomitanza di iniziative organizzate da Casa Memoria con le associazioni del territorio ed in presenza di Giovanni Impastato; avevamo allertato le istituzioni con la speranza di trovare qualche riscontro in merito alle nostre denunce.

 

Casa Memoria in questo mese è stata  impegnata in un giro di incontri in diverse Regioni di Italia: Puglia, Sardegna, Liguria, Lombardia e Piemonte. 

 

Copiamo l’articolo uscito sul Quotidiano Canavese

 

CUORGNE’ – Vandali contro Libera nel giorno di Giovanni Impastato

28 ottobre 2019 | Ignoti in azione poche ore prima della prevista visita di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, il giornalista ucciso dalla mafia.

 

CUORGNE – Vandali contro Libera nel giorno di Giovanni Impastato

Vandali in azione, nella notte tra sabato e domenica, ai danni della sede del presidio di Libera in piazza Morgando a Cuorgnè. Ignoti, poche ore prima della prevista visita di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, il giornalista ucciso dalla mafia nel 1978, hanno divelto la targa all’ingresso della sede, gettandola poi a terra. La stessa è stata ritrovata nei parcheggi della piazza dagli agenti della polizia locale. Sull’atto vandalico, messo a segno forse a scopo intimidatorio, sono in corso le indagini dei carabinieri della compagnia di Ivrea.

A darne notizia la biblioteca civica di Rivarolo Canavese che ha organizzato, insieme ad associazioni e istituzioni del territorio, la tre giorni di Impastato in Canavese. «Sarà una coincidenza? Un quadro astrale sfavorevole? Da stanotte (o forse da venerdi notte) è sparita la targa del presidio di Libera Cuorgnè, avvistata al suo posto – con certezza – fino a venerdi pomeriggio. Quando si dice “il caso”: si è “frantumata”, proprio in tempo, per la tre giorni di Giovanni Impastato in Canavese», scrivono dalla biblioteca sulla pagina social (dalla quale è tratta anche la foto).

 

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Proteste in Cile e nel resto del Sud America

In questi giorni tante proteste popolari stanno attraversando il Sud America.

A Santiago del Cile, venerdì 25 ottobre, dopo giorni e giorni di mobilitazioni, un milione di persone hanno manifestato pacificamente contro le disuguaglianze nel paese e contro il governo guidato dal conservatore Sebastian Piñera, di cui i manifestanti chiedevano le dimissioni.

La protesta è nata due settimane fa a causa della decisione del governo di aumentare il costo della metropolitana di Santiago da 800 a 830 pesos cileni. Questa misura antipopolare ha causato rabbia e sconcerto soprattutto nei giovani, facendo esplodere un malessere covato da tempo, il Cile è infatti il paese più ricco del Sudamerica, ma anche il più diseguale, il welfare è inesistente e nessun governo è stato in grado di ridurre l’elevata disuguaglianza nella distribuzione dei redditi.

Il 7 ottobre tante persone, guidate dagli studenti dei licei, sono entrate in massa nelle stazioni della metropolitana senza pagare il biglietto. Denunciavano anche la “mancanza di risorse” nell’istruzione cilena. Le manifestazioni si sono poi estese anche ad altri settori della società. Ne sono scaturiti scontri e proteste pacifiche, anche quelle con pentole e stoviglie (“cacerolazos”).

Il governo ha risposto con una forte repressione dando poteri straordinari a polizia ed esercito, dichiarando lo stato d’emergenza con militari che pattugliavano le strade; tante le cariche della polizia e l’uso di gas lacrimogeni, il governo ha dichiarato il coprifuoco a Santiago ed in altre grandi città cilene, come Concepción e Valparaíso dove erano cominciate nuove proteste. Tutte misure repressive che ricordano gli anni bui della dittatura di Pinochet.

In seguito agli scontri si contano 18 morti, centinaia di feriti e settemila arresti.

Dopo la grandissima manifestazione pacifica di venerdì, giornata definita “storica” da tanti, Sebastian Piñera ha dovuto prendere atto di quanto accaduto, non si è dimesso, ma ha revocato il coprifuoco a Santiago e annunciato un rimpasto di governo, dicendo che raccoglierà le lamentele del popolo. Bisognerà vedere cosa avverrà, ma intanto non è possibile accettare la grande limitazione delle libertà che è stata attuata. Si dovrà capire cosa è veramente avvenuto durante le proteste, il sito in lingua spagnola Diario Digital Femenino, ad esempio, ha raccolto la testimonianza di Sumargui Vergara, una sociologa cilena che ha raccontato che la polizia, impegnata nella repressione della protesta civile, si sarebbe macchiata di crimini tra cui anche la violenza sessuale delle donne detenute. Ha affermato: “Stanno succedendo molte cose, le donne detenute hanno dichiarato di essere state violentate. Ma non ci sono registri, non possono difendersi perché è tutto irregolare. Con la scusa del coprifuoco arrestano chiunque, a qualsiasi ora”. Ha affermato anche che è stata attuata una campagna di terrore nella quale il governo ha cercato di nascondere le violenze contro la popolazione civile “La tv mostra solo i saccheggi nei supermercati, sta succedendo molto di più. È una campagna di terrore. Ma stiamo cercando di diffondere queste informazioni via Internet”.

Intanto anche in Ecuador dal 3 ottobre sono cominciate proteste contro la decisione del presidente Lenín Moreno di revocare i sussidi per il carburante. Anche in questo paese negli scontri sono già morte due persone.

Un malcontento che si sta diffondendo anche in Perù, Bolivia e rischia di esplodere anche in Argentina, causato dal fallimento delle politiche neoliberiste e populiste e dalla crisi della globalizzazione che ha mostrato da tempo tutti i suoi limiti. La risposta dei governi alla propria incapacità politica sembra essere solo la repressione militare delle proteste.

Bisognerebbe prendere atto del grande fallimento politico ed economico globale che colpisce le popolazioni del Sud America, e che sta mostrando i suoi risultati in tutto il resto del mondo, Europa e USA inclusi. Gravi sono le difficoltà economiche che affliggono le popolazioni, il malcontento non potrà essere per sempre nascosto, né represso, servono nuove risposte sociali e dal basso, che partano da un’idea di solidarietà, uguaglianza e  giustizia sociale.

Evelin Costa

Casa Memoria

foto da internet

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Ciao Giuseppe, un mese senza di te

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Ad un mese dalla scomparsa di Giuseppe Ruffino, protagonista della vita sociale e politica di Cinisi e Terrasini, maestro di tanti bambini (ora adulti che continuano a ricordarlo), e appassionato raccontatore della verità del territorio (in particolare delle contraddizioni del potere e dei danni ambientali da questo provocati) tramite il giornale Terrasini Oggi, riportiamo il discorso che gli ha dedicato Alessia Di Ranno, giovane nipote di Giuseppe e volontaria di Casa Memoria. Aggiungiamo che Giuseppe Ruffino in passato è stato vicino a Peppino Impastato, condividendo con lui alcuni momenti di lotta alla fine degli anni ’60, che lui stesso ha raccontato, tra questi episodi La rivolta dell’acqua in “Somalia” (quartiere dei braccianti di Terrasini) del 1967. Momenti di lotta ormai caduti nell’oblio, che andrebbero ricordati per conoscere meglio la storia del nostro paese.

“In questi giorni ho riflettuto molto sul significato della memoria e del ricordo, due parole complementari ma opposte allo stesso tempo: la memoria è come un grande contenitore pieno di emozioni diverse, il ricordo, invece è un pezzetto della nostra vita che ritorna nel momento del bisogno. Nella mia famiglia abbiamo sempre vissuto di ricordi, e quelli con lo Zio Giuseppe sono sicuramente tra quelli più gioiosi e spensierati; semplicemente perché lui era così, sempre positivo e allegro, scherzoso ma anche attento e riflessivo. Io non ho avuto l’opportunità purtroppo di conoscere i miei nonni paterni, ma lo Zio Giuseppe insieme allo Zio Giovanni, hanno sempre fatto in modo che non mi mancasse mai la figura di un nonno, perché loro lo sono, per me. Lo zio Giuseppe era speciale, per chiunque lo conoscesse, sia personalmente che no, era discreto e gentile, aveva a cuore il suo paese e la cittadinanza intera, sempre presente all’interno della vita di Terrasini e Cinisi. Ma era anche un esempio per tutti, era coraggio, forza, determinazione, ma anche, pacatezza e riservatezza. Se oggi sono veramente consapevole di ciò che sono e di tutte le battaglie che ho intrapreso e che vorrò intraprendere nella mia vita è anche merito suo. Tutti i ricordi che ho accumulato fino ad ora di mio Zio Giuseppe sono vividi nella mia mente, la mia infanzia è tappezzata dei suoi gesti d’affetto, dei suoi insegnamenti, ma anche delle sue battute e dei suoi discorsi, quasi mi sembra di sentirli ancora adesso, mentre sto leggendo queste parole. Penso che il ricordo che le persone lasciano di sé sia la vera dimostrazione di quanto hanno fatto nell’arco della loro vita, e la vostra presenza qui, numerosa, affettuosa è veramente la prova che mio zio fosse unico e speciale. A questo punto non voglio dilungarmi oltre, è difficile trovare veramente le parole. Penso che adesso la migliore cosa da dire sia un semplice “grazie” come penso farebbe lui se ci vedesse tutti qui. Grazie Zio per quello che hai fatto per me, per noi, per tutti. Resti sempre nei nostri cuori. Ti voglio bene.”

Alessia

 

Qui il canale you tube di Terrasini Oggi dove tanti sono i reportage realizzati da Giuseppe Ruffino 

https://www.youtube.com/channel/UCJ7blQE1U06UOiWSMYhoFAw/videos

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Guido Celli Terrasini

Il poeta romano Guido Celli torna nel nostro territorio

Guido Celli Terrasini

 

Il 30 ottobre 2019 alle ore 21.00 Guido Celli prosegue il suo nuovo Tour alla Sala dell’Ex Antiquarium, a Terrasini (PA).

Questo nuovo Giro Performativo prevede la lettura dei due poemi editi quest’anno (ERA SOLO UN RAGAZZO, da Sensibili alle foglie, e DESIDERIO.EXCERPTA, da Sartoria Editoriale) e di un ulteriore poema ogni volta scelto da una rosa/lista di altri otto a sentimento (precedentemente oppure sul momento). L’evento è promosso dall’associazione Officina rigenerazione e Dall’associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, con il patrocinio del Comune di Terrasini.

L’evento ha il gratuito patrocinio del Comune di Terrasini ed è promosso dall’associazione Officina Rigenerazione e dall’ Associazione Felicia e Peppino Impastato.

I DUE POEMI SONO:

ERA SOLO UN RAGAZZO

Il rapporto violento fra padre e figlio. Per una pedagogia dei padri. L’infanzia in quanto luogo, in quanto racconto.

DESIDERIO. EXCERPTA

Sul desiderio e il suo dominio. Monarchia della sensazione.

Guido Celli è un poeta e nasce a Roma nel 1979, da padre romano e madre americana.

Nella vita precedente a quella di ora è stato: pugile, buttafuori, pulitore, facchino, manovale e magazziniere. Ora, per campare, prova a fare l’artista.

Lascia alle sue spalle tre oramai antichi ricoveri psichiatrici e molti momenti difficili. Ma è qui.

Ha avuto l’onore e il privilegio di collaborare artisticamente in varie forme e ruoli con Flavio Giurato, Joe Lally (Fugazi), Arash Irandoust, Emanuele Poki, Sara D’Uva, Pi Greco, Fumisterie, Isola Gay Posse, Emanuele Caputo Curandero, Daniele Aristarco, Giulia Tripoti, Luca Guidi, Caterpillar, Alessandro Stefanelli, Umberto Petrocelli, Lapingra, Elisa Abela, Alessandro Grasso, Vincenzo Drago, Vito Maria Laforgia, Cian Donnelly, Marco Bartolomucci.

La rivista di Milano “L’Almanacco de La Terra Trema” lo ha preso a ben volere e in ogni suo numero ospita le sue poesie più recenti.

Ha prodotto artisticamente gli ultimi due dischi di Flavio Giurato.

E’ la voce e la poesia del gruppo electro-noise spokenword Cor:unedo.

Porta, con Caterpillar, in giro per teatri, “Era solo un ragazzo (Per una pedagogia dei padri in poema)” e con Vito Maria Laforgia, il poema/concerto “Madre Materno”.

E’ regista di videoclip.

Bibliografia

2019: il poemetto “Desiderio.Excerpta” (Sartoria Editoriale, Catania)

2019: il poema “Era solo un ragazzo” (Sensibili alle foglie, Roma)

2009: la prosa poetica “pragerleben” con Daniele Aristarco (EditoriViktor, Anguillara)

2008: il poema “Tutte le cose con frutta” (Edizioni Nuova Cultura, Roma)

2004: il racconto “Un raggranellarsi al sole non più d’un quarto d’ora, superata la mezza” nel libro antologico “Il tuffatore” (No Reply, Milano)

Videografia

(Videoclip)

2019: “The Deepest Sea” di Saint Huck

2018: “Somewhere” dei Silent Carnival

2018: “Soundcheck” di Flavio Giurato

2018: “Reef” di Saint Huck

2018: “Hidden words” di Saint Huck

2018: “Italia Italia” di Flavio Giurato

2017: “L’ipocrisia” di Flavio Giurato

Discografia

+++come Guido Celli

2018: “Il volo che il cielo compie in cielo” (Entry Edizioni Musicali)

+++come Cor:unedo

2018: “Panormus Ex Machina” (Entry Edizioni Musicali)

2018: “FALSASCIENZA” (Entry Edizioni Musicali)

2018: “Amore Tritolo Vita!” (Entry Edizioni Musicali)

2018: “AGOSTODANESE/AGOSTOFRANCESE” (Entry Edizioni Musicali)

2014: “La vita familiare, il bestiame, le arti domestiche” (Galleria Non Illuminata Records)

+++come Pi Greco

1999: “Tonal request live” (Dischi Ludd)

+++con Flavio Giurato

2017: produttore artistico del disco “Le promesse del mondo” (Entry Edizioni Musicali)

2015: preproduttore artistico del disco “La scomparsa di Majorana” (Entry Edizioni Musicali)

Teatrografia

2019: il poema/concerto “Madre Materno” di e con Guido Celli e Vito Maria Laforgia

2019: la pièce teatrale “Era solo un ragazzo (Per una pedagogia dei padri in poema)” di e con Guido Celli e Caterpillar.

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Giuseppe Maniaci - Terrasini

Vie dei diritti. A Palermo intitolata una strada anche a Giuseppe Maniaci, sindacalista di Terrasini vittima di mafia.

Giuseppe Maniaci - Terrasini

 

Domani, martedì 22 ottobre alle ore 9:00 saranno intitolate tre strade del quartiere Bonagia di Palermo ai sindacalisti di Alia Girolamo Scaccia e Giovanni Castiglione e di Terrasini Giuseppe Maniaci, uccisi dalla mafia. Una iniziativa del Comune di Palermo e della CGIL Palermo, denominata “Vie dei diritti” a cui parteciperà anche il Centro Impastato di Palermo.

 

Già pochi giorni fa, il 14 Ottobre, Umberto Santino Presidente del Centro Impastato è stato presente al ricordo di Giovanni Orcel, dirigente sindacale della Fiom-Cgil che aveva provato a costruire l’unità tra gli operai e i contadini, colpito a morte da un sicario della mafia la sera del 14 ottobre 1920, all’angolo fra corso Vittorio Emanuele e via Collegio del Giusino. La targa era stata posta nel 2007 per volontà di Umberto Santino, della Cgil Sicilia e della Camera del Lavoro di Palermo. Adesso una targa si trova anche all’interno del No Mafia Memorial, nato dal Centro Siciliano di Documentazione Giuseppe Impastato.

 

Domani la via della Capinera sarà intitolata a Girolamo Scaccia e Largo dei Fagiani a Giovanni Castiglione, entrambi sindacalisti del movimento contadino, uccisi barbaramente durante una riunione della Camera del Lavoro ad Alia, il 22 settembre del 1946. A seguire, la via dell’Allodola sarà intitolata a Giuseppe Maniaci, segretario Confederazione Federterra di Terrasini, ucciso il 22 ottobre 1947. Uomini che lottarono per la conquista del lavoro e per l’affermazione dei diritti ormai dimenticati, a cui bisogna tornare a dare dignità, ristabilendo la memoria storica.

Il Centro Impastato ha proposto anche una iniziativa a Terrasini per ricordare Giuseppe Maniaci.

Qui sotto riportiamo la storia di Giuseppe Maniaci, Girolamo Scaccia e Giovanni Castiglione.

Giuseppe Maniaci, segretario Confederterra di Terrasini.

Giuseppe Maniaci era segretario della Confederazione Federterra di Terrasini e dirigente del partito comunista. Venne ucciso a colpi di mitra davanti alla sua casa, in contrada Paternella, a Terrasini, il 25 ottobre del 1947. Aveva 38 anni. Maniaci era contadino, era sposato e aveva un figlioletto di due anni. Era entrato in contatto con ambienti politici nel carcere di Porto Longone, dove era stato detenuto per reati comuni e aveva conosciuto i dirigenti comunisti Scoccimarro e Terracini. Il sindacato e le forze di sinistra denunciarono l’ennesimo delitto politico contro un loro esponente. Ma gli investigatori si orientarono subito verso un’altra direzione, la vendetta privata, escludendo il movente politico. I carabinieri scrissero che Maniaci aveva rubato delle olive in un fondo coltivato ad uliveto di proprietà di un certo Emanuele Badalamenti di Cinisi, che era stato venduto al noto pregiudicato latitante Procopio Di Maggio. E dissero che aveva rubato olive anche in un altro fondo, distante 500 metri, di proprietà degli eredi Ruffino, affittato a Leonardo Vitale e a suo cognato Giuseppe Di Maggio, cugino di Procopio. La tesi non si indebolì mai. E i tre mafiosi sospettati fortemente del delitto non furono neanche denunciati. La Sezione Istruttoria della Corte di Appello di Palermo, per l’omicidio di Giuseppe Maniaci, procedette contro “ignoti”. E il 7 aprile 1948 dichiarò di «non doversi procedere perché ignoti gli autori del reato». Un altro delitto impunito.

Giovanni Castiglione e Girolamo Scaccia, contadini, uccisi nella strage di Alia 22 settembre 1946.

Il 22 settembre del 1946 era in corso una riunione di contadini nella casa a piano terra del segretario della Camera del Lavoro di Alia, Giuseppe Maggio. Scopo dell’incontro era discutere sulla possibilità di occupare i feudi Rigiura e Vaccotto, nelle mani dei gabelloti mafiosi, per assegnarli alle cooperative di contadini, in attuazione dei decreti “Gullo”. All’improvviso, ignoti lanciarono una bomba a mano all’interno della casa. I contadini Girolamo Scaccia, bracciante agricolo di Alia, e Giovanni Castiglione, nato a Comitini, contadino e vice-segretario della lega dei contadini di Alia, morirono sul colpo. Gioacchino Gioiello, di 19 anni, e Filippo Ditta, di 29 anni, furono feriti gravemente, mentre altre cinque persone rimasero ferite lievemente. Il tenente dei carabinieri comunicò che il delitto presumibilmente era stato commesso per odio verso il segretario della Camera del Lavoro. Sulla strada fu trovata la cuffia con tutto il congegno di sicurezza automatico di una bomba a mano tipo “Breda”. L’ordigno, spezzati i vetri senza esplodere, era penetrato all’interno colpendo alla schiena Giovanni Castiglione e uccidendolo all’istante, assieme al suo vicino di destra Girolamo Scaccia, e ferendo, più o meno gravemente, le altre persone. La strage di Alia fu anticipatrice di quella che si sarebbe consumata il 1° maggio 1947 a Portella della Ginestra.

Foto di Giuseppe Maniaci, tratta da internet

 

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Dalla Francia e dal mondo

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Si è appena conclusa la stagione estiva e volevamo salutare i tanti turisti che per tutta l’estate hanno visitato Casa Memoria. 

Tantissime le persone che, da singoli visitatori o organizzati in gruppi di turismo responsabile, hanno scelto di varcare le porte della casa che mamma Felicia ha aperto per raccontare la storia di Peppino, ucciso dalla mafia dopo averla combattuta per quindici anni.

 

E’ un vero orgoglio e piacere per tutti noi far conoscere la storia di Peppino, di Felicia e di chi si è opposto alla mafia, anche oltre i confini italiani, raggiungendo persone di diversi luoghi dell’Europa e del mondo, dando la testimonianza di un’altra Sicilia, quella fuori dagli stereotipi e dal folklore, la Sicilia dei tanti che si sono battuti per la legalità, la Giustizia sociale, fuori dalle logiche mafiose.

 

Tra i tanti visitatori molti sono stati i turisti, in gran parte francesi, che alloggiavano al Florio Park Hotel di Cinisi; ringraziamo la guida ed interprete Adriana  che ha condiviso insieme a noi il racconto dell’essenza di Casa Memoria.

 

Invitiamo tutti a venirci a trovare anche durante i mesi autunnali ed invernali. Casa Memoria è sempre aperta ed accogliente, in linea con quello che fu la scelta di mamma Felicia.

 

Siamo aperti tutti i giorni, tranne la domenica, dalle 9.30 alle 13 e dalle 16.00 alle 19.30

 

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Difendiamo il popolo curdo

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Il Presidente degli USA Donald Trump, lunedì 7 ottobre, ha annunciato il ritiro dei propri soldati dal nord est della Siria, il Rojava (Kurdistan siriano), dando di fatto il via libera ad un’invasione della Turchia in quell’area.

Dall’inizio della guerra civile in Siria, i curdi siriani, all’interno delle Syrian Democratic Forces, alleandosi con gli Stati Uniti, hanno combattuto lo Stato Islamico (fondato dall’Isis che, approfittando del caos in Siria, si era infiltrato nel Paese fino a sconfinare anche in Iraq). Lo Stato Islamico, proprio grazie al contributo dei curdi-siriani, è stato sconfitto nel 2017, importante anche il contributo dell’esercito di donne che hanno combattuto e difeso le città.

Trump, dopo anni di guerra comune contro l’Isis, abbandonando i propri alleati curdi, ha dato al Presidente della Turchia Erdogan la possibilità di invadere il territorio con l’obiettivo di cacciare i curdi e creare una specie di zona cuscinetto al confine tra i due paesi per portare lì almeno due dei tre milioni e mezzo di rifugiati siriani presenti entro i confini turchi.

La Turchia, con la scusa del legame dei curdi siriani con il Pkk (Partito curdo dei lavoratori), considerato eversivo anche dagli USA, continua la storica oppressione e persecuzione del popolo curdo a cui viene negata l’autodeterminazione.

Ieri, quando i soldati statunitensi hanno evacuato le due postazioni di confine di Ras al Ayn e Tal Abyad, la Turchia ha dato inizio all’ “Operazione fonte di pace” contro il popolo curdo nel Rojava. Un’ operazione che non ha nulla a che fare con la pace, ma che è una vera e propria invasione di guerra, con bombardamenti che avrebbero già causato almeno 8 vittime civili.

Dopo i raid aerei segnalati anche su aree civili è cominciata anche l’offensiva di terra. Approfittando della situazione, sembra che anche i miliziani affiliati all’Isis abbiano attaccato, nelle ultime ore, le forze curdo-siriane nella zona di confine con la Turchia dove è in corso l’offensiva turca. C’è grande panico fra la popolazione dei villaggi.

Chiediamo che si fermi immediatamente il massacro del popolo curdo, che oltre ad essere stato in prima linea, con enormi sacrifici, nella lotta per frenare il terrore dello Stato Islamico, ha anche diritto alla propria autodeterminazione.

Evelin Costa

Casa Memoria

Foto da internet (repubblica.it)

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claudio domino

Ricordiamo Claudio Domino – la mafia uccide anche i bambini

claudio domino

 

La mafia uccide anche i bambini, chi dice il contrario nega la storia e la verità.

Claudio Domino aveva undici anni quando è stato ucciso dalla mafia, era il 7 ottobre del 1986 ed in quel periodo si svolgeva il maxiprocesso. Stava giocando con il pallone in strada, nel quartiere di San Lorenzo a Palermo, un sicario lo chiamò e gli sparò.

Lo Stato non è mai riuscito a fare chiarezza su questo omicidio, dopo tanti anni si attende ancora la piena verità e giustizia.

Alla vigilia del trentesimo anniversario dell’assassinio del piccolo Claudio (adesso siamo al trentatreesimo), i genitori Antonio e Graziella, che hanno trascorso anni di dolore immenso e rabbia, hanno cominciato a raccontare, in giro per le scuole, la storia di Claudio, ma anche quella di più di 108 bambini assassinati dalle mafie. Un gesto molto importante per far conoscere la loro testimonianza diretta ed anche per far sentire la voce di tante vittime innocenti, bambini invisibili e poco conosciuti, la cui vita è stata spezzata.

E’ importante la memoria per sconfiggere le logiche mafiose.

Ricordiamo Claudio che oggi avrebbe 44 anni ed abbracciamo i suoi genitori, chiedendo che possano avere finalmente verità e giustizia.

Casa Memoria

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riace

Perche’ a Riace è stato tolto il cartello in ricordo di Peppino?

riace

 

Pubblichiamo il comunicato comune di Casa Memoria, Associazione Peppino Impastato e Centro Impastato sui recenti fatti di Riace: il nuovo sindaco ha fatto rimuovere il cartello in ricordo di Peppino

 

Apprendiamo che Tonino Trifoli, nuovo sindaco di Riace, ha fatto rimuovere il cartello in ricordo di Peppino Impastato che si trovava proprio sotto l’insegna “Riace, paese dell’accoglienza”, anche questa tolta alcuni giorni fa e sostituita con una dedicata ai Santi Martiri Cosma (ribattezzato “Cosimo” dalla nuova giunta) e Damiano.

Come Casa Memoria, Associazione Peppino Impastato e Centro Impastato riteniamo molto grave quanto avvenuto ed esigiamo dall’Amministrazione di Riace delle risposte chiare che spieghino a tutto il Paese i motivi di questa scelta.

Proprio in questi mesi ed anche negli ultimi giorni la figura di Peppino ha subito atti vandalici da parte di ignoti che cercano di cancellarne la storia e l’esempio: targhe e luoghi di memoria intitolati a Peppino e Felicia Impastato sono stati devastati; abbiamo ritenuto queste azioni delle vere intimidazioni e oltraggi alla memoria.

Quello di Riace ci sembra una sorta di “vandalismo istituzionale” di cui non comprendiamo il motivo.

Riteniamo che la nuova giunta a maggioranza leghista stia cercando di portare avanti un tentativo di rimozione di tutto ciò che di positivo era stato fatto a Riace dall’amministrazione guidata da Mimmo Lucano, cancellando i valori di accoglienza e solidarietà, come se fossero da criminalizzare e annullare.

Abbiamo dato e continuiamo a dare la nostra solidarietà a Mimmo Lucano che in tanti anni ha intrapreso un percorso importantissimo, non solo in relazione al tema dei migranti, creando un modello accoglienza diffusa, ma contribuendo anche a valorizzare il territorio tramite un impegno di fuoriuscita dalle logiche mafiose, introducendo nuove forme di intervento nella gestione dei rifiuti e delle acque.

Usare la figura di Peppino, in questo caso censurandola, per lotte politiche personali è un gesto che non ci sembra corretto, perché Peppino rappresenta un simbolo collettivo di impegno sociale di lotta alla mafia e all’oppressione, è un esempio per tantissimi giovani di tutta Italia e non solo, un ragazzo che nato in una famiglia mafiosa ha speso la propria esistenza nel contrasto alla mafia e che per questo è stato ucciso brutalmente.

Cancellare l’immagine di Peppino significa offendere la memoria storica non solo di Peppino, ma anche di tutte le vittime di mafia che sono morte per una società libera dalla mafia. I nostri valori sono quelli di solidarietà, libertà e antimafia, ci chiediamo su quali valori la nuova giunta di Riace fondi il proprio consenso.

 

Ass.ne Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

Ass.ne Peppino Impastato

Centro Siciliano di Documentazione Giuseppe Impastato

 

foto da internet

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3 Ottobre, Giornata in memoria delle vittime dell’immigrazione

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Il 3 ottobre è la Giornata in memoria delle vittime dell’immigrazione, una ricorrenza istituita dal Parlamento nel 2016 per ricordare la “strage di Lampedusa” del 3 Ottobre 2013 nella quale morirono 368 immigrati, più 20 dispersi, che cercavano di raggiungere l’Europa. Si trovavano in un’imbarcazione libica a poche miglia dal porto di Lampedusa, si salvarono solo 155 migranti. 

Il mare si ricoprì di cadaveri, questo colpì l’opinione pubblica, anche se già in precedenza erano morti diversi migranti nel Mediterraneo, ma mai così tanti in un’unica volta. 

Il Mediterraneo era diventato un cimitero a cielo aperto e le coscienze non potevano non esserne toccate. 

Eppure dopo sei anni non si può dire che sia cambiato molto; dal 2013 a oggi sono oltre 15.000 i morti e dispersi: bambini, donne e uomini in fuga da guerre e povertà nella speranza di trovare una vita migliore. Dagli ultimi dati dell’Unhcr emerge che nei primi 9 mesi del 2019 sono 1.028 le persone decedute o disperse nel Mediterraneo. Questa è una vera e propria strage, non è solo una questione di numeri, ma si tratta di vite, storie, speranze, umanità.

Purtroppo viviamo un crescente razzismo che è stato alimentato quotidianamente dalla politica. Sono stati addirittura scoraggiati i salvataggi in mare, il decreto sicurezza, voluto dal precedente governo Lega/Cinquestelle, stabilisce che ad occuparsi del transito o la sosta di navi nel mare territoriale deve essere il Ministro dell’Interno e non solo quello delle infrastrutture, quando presupporrà che sia compiuto il reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” ed ha stabilito una sanzione che va da un minimo di 150mila euro a un massimo di un milione di euro per il comandante della nave “in caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane” ed il sequestro della nave. E’ previsto anche l’arresto in flagranza per il comandante. Si colpiscono così le ONG e le associazioni solidali e umanitarie che si occupano del salvataggio di vite umane nei nostri mari.  

La strage di migranti è ancora in atto, quindi non basta una giornata della memoria, ma è necessaria una politica che denunci i centri di detenzione libici dove si perpetrano le peggiori violenze e che si occupi di corridoi umanitari e di salvataggio degli esseri umani, per garantire un’accoglienza dignitosa a chi, provenendo da paesi che anche l’Europa ha contribuito a impoverire, cerca una speranza ed un futuro migliore.

Evelin Costa

Casa Memoria

 

disegno di Francesco Piobbichi

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