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Basta con la retorica della legalita’, ricominciamo a parlare di Giustizia sociale!

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Credo siano maturati i tempi per avere il coraggio di chiudere con la retorica della Legalità che, nel modo in cui è stata posta e percepita, ha creato danni notevoli, e nello stesso tempo, ha favorito l’integrarsi di un sistema basato su molte leggi Anticostituzionali, dove si è messo in discussione il vero valore della Democrazia nel nostro paese.

Tanti hanno approfittato di questa parola per cercare di costruire il loro potere all’interno di un contesto dominato dalla cultura dell’odio, della paura e del razzismo.

In alcuni casi anche la lotta contro la mafia è stata strumentalizzata da quei settori che hanno alimentato sempre di più la connivenza e la corruzione, coprendosi col paravento della Legalità. Molti sono gli esempi dal processo Montante, al processo Helg, al processo Saguto. Montante, da vicepresidente nazionale e delegato per la legalità di Confindustria e presidente di Confindustria Sicilia, veniva considerato un imprenditore-bandiera della legalità, ma invece è stato poi accusato di costruire un sistema di corruzione e dossieraggio, vicino agli ambienti mafiosi. Roberto Helg, da vice presidente della Gesap e figura centrale dell’antimafia palermitana (è stato anche presidente della Camera di Commercio), chiedeva a Santi Palazzolo, pasticciere di Cinisi, una tangente da 100 mila euro per non perdere lo spazio della pasticceria all’ interno dell’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo; la tentata estorsione è stata scoperta grazie alla denuncia di Palazzolo. Il Giudice Silvana Saguto è ora accusata di avere creato un sistema illecito nella gestione dei beni sequestrati mentre era Presidente della Sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo.

Erano tutti paladini della legalità e grazie a questo avevano costruito un sistema di potere.

Ma non sono gli unici, ci sono ancora numerosi episodi che ci dovrebbero far riflettere. Dalla “Legalità” usata per propaganda, si è arrivati al grido di “Onestà”… quanta ipocrisia. Anche Berlusconi e Salvini hanno usato questa parola. Il primo ex Presidente del Consiglio, il secondo ex Ministro dell’interno. Dallo stalliere mafioso Mangano, siamo passati al tesoriere Belsito, per poi completare il tutto si è arrivati ai decreti sicurezza, che rappresentano la negazione della Democrazia.

Sembra che qualcosa in questi giorni si muova in direzione della Disobbedienza Civile e della Giustizia Sociale; un grande movimento per la salvezza del clima sta crescendo con l’obiettivo di impedire la catastrofe e di contrastare l’ingiustizia globale ed il mancato rispetto dei diritti umani. Decine di migliaia di donne sono scese in piazza per le manifestazioni “Non una di meno” al grido di “Basta Femminicidi”. Si incomincia a intravedere nei cortei qualche bandiera rossa, una lieve ripresa delle lotte sindacali, manifestazioni nel ricordo dei Partigiani all’insegna dell’Antifascismo. L’ultimissima novità viene rappresentata da questo Movimento “delle Sardine”, che si sta allargando a macchia d’olio al canto di Bella Ciao, con l’obiettivo di sconfiggere la Lega di Salvini e tutto l’apparato fascista, razzista e sovranista che gira attorno a loro. Penso che anche questo sia un fenomeno di Disobbedienza Civile. E’ bastato che quattro ragazzi riuscissero a comunicare in maniera positiva e far funzionare il rimbalzo on line della loro manifestazione, per ricominciare finalmente a parlare di ritorno della sinistra e della politica.

Mi auguro a questo punto che possa crescere dentro di noi la consapevolezza che bisogna lottare e ribellarsi fino in fondo per costruire un mondo migliore basato su una vera democrazia sociale, politica ed economica e non fondata sulle leggi di mercato, ma sul bene di tutti. La retorica non serve se vogliamo fare sul serio. La Giustizia Sociale ci può salvare dalle insidie che si nascondono dietro la parola Legalità. La nostra protesta deve essere continua ed asfissiante. Non dobbiamo fermarci un attimo, dobbiamo scendere in piazza per il nostro futuro e per le future generazioni. Dobbiamo rischiare qualcosa per la nostra Libertá e per i nostri Diritti. Così come ha fatto Peppino in quindici anni pieni di attività, così come abbiamo fatto noi in quarantadue anni camminando con il suo coraggio e le sue idee.

Giovanni Impastato

(Nella foto in alto Giovanni Impastato nel quartiere Ballarò di Palermo sotto lo stancill che raffigura Peppino da bambino realizzato da Marco Siracusano)

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Stop violenza sulle donne, strage quotidiana

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Migliaia e migliaia di manifestanti sono scese in piazza il 23 Novembre a Roma dicendo “Non una di meno”.

Un corteo principalmente di donne che rivendicano le loro libertà, una marea “femminista e transfemminista contro la violenza che segna le nostra vite e diventa sistema”, così era scritto nell’appello.

Le mobilitazioni sono molto importanti e sempre più urgenti. Purtroppo non si arresta il fenomeno del così detto “femminicidio”. Ogni 72 ore una donna in Italia viene uccisa da una persona di sua conoscenza, solitamente il partner o l’ex. Ad essere colpite principalmente le donne che rifiutano il modello patriarcale, che si ribellano a molestie, stalking, violenza domestica, sessuale etc. Donne attaccate anche nei tribunali o dai media, accusate di “essersela cercata”.

A pochi giorni dal 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, nel nostro territorio, a Partinico, l’ennesimo assassinio. Ana, una ragazza di trent’anni è stata uccisa dall’uomo che amava, perché gli aveva rivelato di essere incinta. Hanno cercato di criticare le sue scelte di vita, come se queste potessero giustificare un omicidio così brutale perpetrato da un uomo (coniugato con un’altra donna) che ha considerato la ragazza ed il proprio figlio che portava in grembo, come un problema da cancellare, con la morte.

Continuano a manifestarsi forme di violenza patriarcale, non solo all’interno delle mura domestiche: violenza politica e di Stato contro donne che lottano. In Sud America, Medio Oriente, Asia, Africa, ed anche in Europa molte donne sono in prima fila nelle rivolte contro la violenza patriarcale, razzista, istituzionale, ambientale ed economica, affermando che “non sono possibili processi di democratizzazione e liberazione senza una trasformazione radicale dell’esistente”.

Abbiamo assistito alla brutalità dei militari cileni durante le proteste contro la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi. La repressione ha colpito centinaia di persone, principalmente le donne. La polizia, secondo varie fonti, si sarebbe macchiata di crimini come la violenza sessuale alle detenute. Una giovane artista di strada Daniela Carrasco, detta Mimo, secondo quanto ha affermato il coordinatore di Ni Una menos “è stata violentata, torturata e impiccata perché simbolo delle proteste”. Anche la fotografa freelance Albertina Martinez Burgos, divenuta celebre per i suoi scatti nel corso delle proteste, è stata trovata morta nella propria abitazione a Santiago del Cile.

Le donne curde stanno portando avanti un processo rivoluzionario femminista, ecologista e democratico all’interno della lotta per la liberazione da ogni fondamentalismo e contro l’autoritarismo turco. Appena un mese fa Hevrin Khalaf, attivista per i diritti e l’emancipazione delle donne, è stata uccisa dai miliziani filo-turchi in Siria.

In Somalia, Almaas Elman, giovane attivista che lottava per la pace è stata assassinata con un proiettile alla testa, era incinta.

Non possiamo dimenticare Daphne Caruana Galizia, giornalista uccisa da un’autobomba il 16 ottobre 2017. Stava indagando su affari e centri di potere, aveva fatto tremare i palazzi della politica maltese. Aveva ricevuto minacce e chiesto aiuto allo Stato, invano.

La violenza ha varie forme. In questi giorni in Italia, Liliana Segre, donna di 89 anni, testimone attiva della memoria dell’Olocausto ha ricevuto attacchi antisemiti, razzisti e fascisti manifestatisi sui socialnetwork, ma anche con striscioni da parte di forze di estrema destra.

Questi sono solo i casi più noti, sono tante le donne che stanno mettendo in gioco la propria vita per cambiare il mondo e che malgrado questo terrore e questa violenza, continuano a lottare.

La giornata internazionale contro la violenza sulle donne è stata istituita nel 1999 dall’assemblea Generale delle Nazioni Unite, in ricordo dell’ assassinio delle tre sorelle Mirabal avvenuto durante il regime domenicano di Rafael Leonidas Trujillo nel 1960. Come abbiamo visto le lotte delle donne non si sono arrestate, ma molto c’è ancora da fare. Questo giorno può servire a riflettere sulla possibilità di trasformare una cultura che, malgrado i cambiamenti già in atto, è ancora patriarcale: fondata sul possesso, sulla prevaricazione, sulla violenza. Un sistema sociale in forte crisi, e che anche per questo, continua a mietere vittime.

Bisogna battersi per l’indipendenza economica che è la condizione fondamentale per affrancarsi e per essere libere di scegliere; lottare contro lo sfruttamento, i licenziamenti (la maternità può costare il posto di lavoro), la disparità salariale, e per difendere i centri antiviolenza e gli spazi femministi dai tagli economici che ne rendono difficile il lavoro. Bisogna portare avanti una rivoluzione culturale contro ogni forma di maschilismo, che è una piaga per tutta la società, non solo per le donne.

Questo impegno contro la violenza di genere lo portiamo avanti nel nome di donne come Felicia Bartolotta Impastato che, da oggetto di violenza (le è stato ucciso il figlio Peppino attivista contro la mafia) si è resa soggetto di liberazione e trasformazione culturale: aprendo le porte della propria casa ha reso collettiva la sua lotta per la giustizia e contro le logiche mafiose, dando un messaggio sociale di riscatto e di libertà.

Evelin Costa

Casa Memoria

foto da internet

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Giovanni Impastato: il movimento delle sardine va sostenuto

Sembra muoversi qualcosa all’orizzonte, piccoli segnali che ci fanno sperare e che sembrano orientati verso una prospettiva politica di Sinistra. Dico Politica e penso che nessuno si debba scandalizzare o porsi qualche problema. Purtroppo i nostri guai sono iniziati proprio quando in questo nostro paese inizia a diffondersi la cultura dell’antipolitica con il diniego delle idee. Lo stereotipo famoso “Né di destra e né di sinistra” ha fatto breccia, ha spianato la strada verso la logica dell’indifferenza e del qualunquismo, verso forme di rivolta senza una coscienza ideologica e senza un vero progetto politico alternativo. Non a caso ci troviamo in una situazione che possiamo definire stagnante, vuota e priva di valori e di punti di riferimento.

Il Popolo delle Sardine (non so se è giusto definirlo in questo modo), formato soprattutto da giovani, mi incoraggia e mi fa sperare tantissimo per il semplice fatto che finalmente si apre uno spiraglio verso contenuti e valori della Sinistra. Schierarsi apertamente contro il fascismo, il razzismo, il sovranismo, il populismo, il leghismo e definirsi di Sinistra (almeno fino al momento attuale) non è affatto una cosa di poco conto; penso sia il caso di incoraggiare l’inizio di questo loro percorso e di contribuire alla loro crescita con grande umiltà.

Dall’appello sui social, che è stato utilissimo, bisogna subito passare alla concretezza per dare un senso a queste grandi mobilitazioni che si sono verificate negli ultimi giorni, costruire qualcosa dal basso che possa coinvolgere le realtà di lotta nei territori. Dare spazio a quei movimenti che difendono i valori della democrazia contro tutte le forme di ingerenza e di sopraffazione. Non bisogna ripetere gli errori del passato, bisogna razionalizzare l’emotività, la spontaneità e l’entusiasmo del momento per evitare le brutte esperienze, come avvenne per il Movimento dei Girotondini, il Popolo Viola e lo stesso Movimento 5 Stelle.

Non c’è tempo da perdere è venuto il momento di coinvolgerci e di guardarsi attorno per affrontare i problemi che ci affliggono e tormentano. Lo studio, l’analisi, la denuncia sono fondamentali per la crescita e il futuro delle “Sardine”, però penso sia il caso di stare lontani dai fanatismi ridicoli e infantili che hanno affossato i veri valori della Sinistra, dove non si è fatto altro che distruggere invece di costruire, e soprattutto bisogna difendersi dai nuovi “Masturbatori dell’intelletto” che sono molto bravi a criticare, a schierarsi contro tutti per distinguersi e per cercare di emergere dalla loro mediocrità. Noi come Casa Memoria ci sentiamo orgogliosi per il fatto che in questi ultimi 25 anni il nostro intervento nelle scuole, in mezzo ai giovani studenti, a contatto con le realtà politiche e sociali in difesa dei valori della Democrazia, dei diritti e della dignità umana, possa aver contribuito a far crescere qualcosa di positivo che sta venendo fuori, speriamo bene, con questo grande Movimento. Per noi è stato importante trasmettere alle nuove generazioni il messaggio di Peppino. Le aspettative sono tante e le speranze crescono assieme alla voglia di costruire un mondo diverso e un futuro migliore per le nuove generazioni. Da uomini liberi non aspettiamo prima gli altri per agire, dobbiamo renderci protagonisti del nostro futuro, lottare fino in fondo e non perdere mai la fiducia nei nostri mezzi e nella nostra crescita. Andiamo avanti con le idee e il coraggio di Peppino.

Giovanni Impastato

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(foto da internet)

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Noi siamo con Liliana Segre

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Come Casa Memoria ci uniamo ai tanti che stanno dando solidarietà con manifestazioni, iniziative o con semplici con gesti di civiltà, a Liliana Segre, testimone attiva della memoria dell’Olocausto e per questo vittima degli attacchi antisemiti, fascisti e dell’odio sui social. 

Liliana Segre è nata a Milano il 10 settembre 1930 in una famiglia ebraica. Viveva col padre ed i nonni, la mamma era morta quando non aveva nemmeno un anno. La sua famiglia era laica, infatti la consapevolezza del suo essere ebrea avviene solo in seguito alle leggi razziali fasciste del 1938, volute da Mussolini. Iniziano le persecuzioni, viene espulsa dalla scuola, è costretta a nascondersi da amici di famiglia, fugge a Lugano insieme al padre e due cugini, ma vengono respinti dalle autorità della Svizzera. A soli tredici anni viene arrestata ed incarcerata per quaranta giorni a Varese, Como e San Vittore; il 30 gennaio 1944, consegnata alle SS, venne deportata al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, dove fu subito separata dal padre, morto pochi mesi dopo. Anche i nonni furono uccisi ad Auschwitz. Nel gennaio del 1945, dopo l’evacuazione del campo, affrontò la “marcia della morte” verso la Germania. Venne liberata dall’Armata Rossa il primo maggio 1945 dal campo di Malchow. Liliana fu tra i venticinque sopravvissuti dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati ad Auschwitz. Dopo la liberazione ha vissuto con gli zii ed i nonni materni, non riuscendo per molti anni a raccontare la propria storia. Nel 1948 conobbe Alfredo Belli Paci, cattolico, reduce dai campi di concentramento nazisti per essersi rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò. I due si sono sposati nel 1951 ed hanno avuto tre figli.

Liliana Segre è stata nominata Senatrice a vita il 19 gennaio 2018 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, oggi ha 89 anni. Dopo molti anni di silenzio, quando è diventata nonna, è riuscita a trasformare il grande dolore subito nella propria infanzia in un messaggio di memoria per tutti, contro ogni forma di discriminazione. Nonostante l’età, continua ad andare dove la invitano a parlare della Shoah, è stata in tantissime scuole, incontrando migliaia di ragazzi a cui ha offerto la propria preziosa testimonianza. Malgrado abbia subito delle violenze atroci durante l’infanzia, ha affermato di “non dimenticare, ma non odiare nessuno, perché l’odio è un sentimento degradante”.

Liliana Segre, testimone di una verità dolorosa che molti preferiscono cancellare, quotidianamente è colpita da insulti e minacce sui social network. E’ stata la prima firmataria al Senato per la creazione di una Commissione parlamentare “per il contrasto ai fenomeni dell’intolleranza, del razzismo, dell’antisemitismo e dell’istigazione all’odio e alla violenza”. La Commissione è stata istituita il 31 ottobre del 2019 con l’astensione di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia; i senatori del centrodestra sono rimasti in silenzio durante l’applauso nell’aula di Palazzo Madama.

Alla Segre da allora non sono più arrivati solo gli attacchi dei così detti haters, sono apparsi striscioni di Forza Nuova in occasione di sue uscite pubbliche a Milano e minacce più concrete che, su segnalazione della prefettura di Milano, hanno portato l’UCIS (ufficio centrale interforze per la sicurezza personale), un ufficio del ministero dell’Interno, ad assegnarle una scorta composta da due carabinieri, una tutela che non è  un privilegio, è una necessità che però rende sicuramente più complicata la vita di chi la ottiene.

Anche l’assegnazione della scorta ha suscitato numerose polemiche che si sono unite a quelle di chi non ha visto con favore la nascita della Commissione contro l’odio. 

In realtà le polemiche nascono da un clima costante di campagna elettorale e di scontro politico. C’è una parte dell’Italia che sceglie di mettere al centro l’odio, il razzismo e far leva sulle paure, creando un disprezzo continuo nei confronti di chi è il più emarginato dalla società e trovando come capro espiatorio di tutti i problemi della nazione gli immigrati. In questa situazione, il racconto di cosa hanno potuto significare nella storia le discriminazioni razziali, dà fastidio. Liliana Segre si è anche schierata dalla parte di chi accoglie gli immigrati affermando: «La politica che investe nell’odio è sempre una medaglia a due facce che incendia anche gli animi di chi vive con rabbia e disperazione il disagio dovuto alla crisi e questo è pericoloso. A me hanno insegnato che chi salva una vita salva il mondo intero, l’accoglienza rende più saggia e umana la nostra società»

Difendiamo e solidarizziamo con Liliana Segre, una donna che come Mamma Felicia ha fatto del suo dolore un messaggio per tutti, soprattutto per i giovani, che si è resa testimone della verità e che fa della memoria un mezzo per costruire un futuro migliore.

Evelin Costa

Casa Memoria

foto da internet

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Grazie a tutti voi

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Dopo l’incendio doloso nell’attività della famiglia Impastato, abbiamo ricevuto da tutta Italia e da tutto il mondo una solidarietà che ci ha veramente commosso. 

Sono arrivati messaggi, telefonate, commenti su tutti i nostri social, visite di amici e compagni a Casa Memoria. 

Un fiume di amicizia ed affetto che ci dà la forza per reagire e rilanciare sempre più il nostro impegno. 

E’ davvero difficile nominarvi tutti, perché siete tantissimi, ogni persona per noi è importante, ogni vostra parola è stata essenziale. Tutto ciò ci dimostra quanto questi quarantuno anni di impegno abbiano creato legami importanti.

Vi ringraziamo con tutto il cuore e vi aspettiamo qui a Cinisi.

Casa Memoria Impastato

 

Con questa occasione pubblichiamo il comunicato del Centro Impastato – No Mafia Memorial. Li ringraziamo tanto per le loro parole e per aver da sempre condiviso la nostra storia.

 

Dopo i ridicoli problemi di geopolitica che fanno passare i confini tra due comuni proprio al centro del locale, ora un atto teppistico-mafioso che più che a un’attività commerciale, è rivolto a colpire un’esperienza antimafia tra le più coraggiose ed emblematiche del nostro tempo.

Il Centro Impastato e il No Mafia Memorial sono accanto a Felicia, a Giovanni, a Luisa, a tutte le persone che lavorano con loro, esprimono indignazione per un gesto che dimostra la vigliaccheria di chi l’ha eseguito, e assicurano la disponibilità a contribuire alla ricostruzione e alla ripresa dell’attività.

Intanto il casolare dove è stato ucciso Peppino, attende ancora di essere recuperato per diventare un luogo della memoria che ricordi la brutalità della violenza mafiosa e l’immortalità dell’impegno di Peppino.

 

Umberto Santino Presidente del Centro Impastato

 

 

La vignetta in copertina è di Vauro, tratta dal libro Oltre i cento passi

La vignetta sotto è di Tiziano Riverso

 

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BUILDING BRIDGES NOT WALLS. Costruire ponti, non muri

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Oggi presso il Teatro Wojtyla del Liceo Regina Margherita di Palermo, si è tenuto l’incontro dal titolo Basta Muri, per commemorare il trentennale dal crollo del muro di Berlino e per riflettere sui tanti muri ancora oggi fatti di omertà, ingiustizia e disumanità. Ad intervenire, su invito della professoressa Rosaria Cascio, il caporedattore di Rai Sicilia, Rino Cascio con l’intervento “Si all’accoglienza, no alla morte” e Giovanni Impastato fratello del militante politico Peppino Impastato, trattando di “Si alla libertà, no alla mafia”. La mattinata ha preso avvio con la proiezione del documentario “La grande storia – La caduta del muro di Berlino”, un racconto di un evento storico e unico nella storia del mondo, di rottura con un sistema che divideva il mondo in due blocchi distinti tra modello capitalista e regime comunista. Il muro era un simbolo che imprigionava un popolo, ne limitava la libertà per lasciare il posto al potere del totalitarismo. La popolazione di Berlino Ovest e di Berlino Est, cerca attraverso varie vie l’opportunità di un cambiamento, scendono in piazza con proteste e marce, pressando il potere politico verso una riforma, ed è così che si arriva alla storica notte del muro e del suo abbattimento. A partire dalla visione di un video in cui sono raccontate battaglie e tematiche ancora oggi attuali, prendono avvio gli interventi dei relatori. 

 

Rino Cascio si è occupato a livello giornalistico dei recenti flussi migratori dalle zone africane verso le porte dell’Europa, frutto delle primavere arabe a partire dal 2011. Le motivazioni delle migrazioni, per lui, vanno ricercate fin dai tempi antichi, da quando l’uomo per ragioni come fame, lavoro e guerra decideva di spostarsi per prospettive diverse secondo svariati flussi. Attualmente questi flussi sono visti dall’opinione pubblica come invasioni, questa paura viene alimentata da una politica nociva e comunicazione allarmista; mentre in passato, la civiltà greca considerava il multiculturalismo come fonte di arricchimento umano e di crescita della civiltà. Lo strumento che, in prima persona Cascio individua per contrastare questi muri di indifferenza, paura dell’immigrato, è il vedere con i propri occhi quello che avviene nei “porti di arrivo” e incontrare l’altro che da lontano, in mare, al televisore tanto ci spaventa.

 

 A seguire Giovanni Impastato, prende la parola a partire dal grande lavoro svolto in questi quarantuno anni dalla morte del fratello, assassinato dalla mafia per aver rotto quel muro di omertà, silenzi, ingiustizia e criminalità. Il riconoscere ad oggi il desiderio da parte di alcuni esponenti politici mondiali, di costruire muri per imprigionare e limitare la libertà di alcune popolazioni, come in Israele, Messico, Ungheria, fa riflettere sull’importanza della memoria, come strumento contro il dilagare del senso di rassegnazione e di obbedienza ad un sistema razzista, individualista. Giovanni fa riferimento a moltissimi muri invisibili creati nella storia dell’uomo e sconfitti dai movimenti di disobbedienza civile contro leggi e logiche ingiuste nei confronti della dignità dell’uomo. Fa riferimento a Peppino, Gramsci, Don Milani, Rosa Parks e Martin L. King, portando all’attenzione dei ragazzi che è possibile un cambiamento nei confronti di una situazione sempre più allarmante. Tra un decreto sicurezza uno e bis, tra il dilagare di una politica qualunquista e reazionaria, la paura, la tecnologia in grado di risucchiare la capacità di ragionare e riflettere, l’incapacità di distinguere il buono dal cattivo, i ragazzi chiedono una soluzione ai relatori, in questa prospettiva senza apparente via d’uscita. Concludendo con una citazione della studiosa Hannah Arendt: “ I vuoti di oblio non esistono, nessuna cosa umana può essere cancellata completamente e al mondo c’è troppa gente perché certi fatti non si sappiano: qualcuno resterà sempre in vita per raccontare e perciò nulla può mai essere praticamente inutile, almeno non a lunga scadenza”. La soluzione virtuosa, a mio avviso va ricercata nella creazione di reti interconnesse, tra scuola-famiglia-gruppo dei pari basate su un’educazione ai valori di responsabilità, impegno civile-sociale-politico, giustizia e rispetto del genere umano affinché il mondo sia libero da ogni forma e tipo di muro, ma comunichi attraverso ponti.

Ornella Tirone

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Durante l’incontro

 

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Giovanni Impastato durante l’intervista degli studenti

 

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Locandina dell’evento

 

 

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Gli studenti della scuola di Cinisi al cinema con “MAI PIU’ SOLO. tug of war”. Il racconto di Luisa Impastato

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Uno dei momenti più significativi quest’anno, per me, a Casa Memoria, è stato accogliere gli studenti della scuola di Cinisi e raccontare loro la storia di Peppino. Per me che ho vissuto in una famiglia e in una realtà che, per svariati motivi, spesso si è sentita avulsa dal contesto cittadino, che non si è spesso sentita supportata o capita e ho vissuto accanto a una donna, mia nonna Felicia, che di questo ha sempre sofferto, è stato un grande traguardo.

È innegabile che di cose ne siano cambiate tante e che nei confronti della storia di Peppino e di Casa Memoria sia maturato un atteggiamento diverso rispetto ad anni in cui era molto più doloroso scontrarsi con il pregiudizio, con la ritrosia, lo scetticismo e con buona dose di ostilità. Per fortuna, però, negli anni, di passi ne sono stati fatti tanti e segni di avvicinamento, di abbattimento di questi muri immaginari che spesso ci hanno separato sono tangibili, a partire dal coinvolgimento delle realtà locali, delle associazioni e soprattutto della scuola, che in questi ultimi anni ha aperto un dialogo fondamentale, per noi, con la nostra storia, ma anche da parte dei singoli cittadini.

Fino a qualche tempo fa non avrei nemmeno immaginato, ad esempio, che una delegazione di bambini delle elementari, spinti da uno di loro, (il grande) Pietro Titone, potesse decidere spontaneamente di avvicinarsi alla nostra realtà, di voler iniziare un progetto con noi, di volersi fare carico della storia di Peppino, anche accogliendo i visitatori a cui raccontano con grande impegno e serietà la storia di Peppino.

La serata che si è svolta al Cine Alba, lo scorso 6 novembre, è frutto e sintomo di questo percorso, ed è stato un momento molto intenso e molto importante per me e per chi è coinvolto nel processo di memoria della storia di Peppino e Felicia. Abbiamo assistito al corto “Mai più solo”(tug of war)”, diretto dal regista Totò Galati, ma ideato, realizzato e interpretato dagli studenti dell’Istituto Comprensivo della scuola di Cinisi, grazie ai fondi del progetto cinelab, finanziato dal Miur. L’idea di voler incentrare il corto sulla storia di Peppino, è partita principalmente dalla preside Benedetta Bartolotta, che dal suo insediamento si è mostrata aperta a una collaborazione con Casa Memoria e con l’associazione Peppino Impastato, attraverso diversi progetti e che ha portato anche alla partecipazione della scuola al corteo del 9 maggio e quest’ anno anche al casolare dove è stato ucciso Peppino. Ma sono stati soprattutto i ragazzi a lavorarci, dopo essersi documentati, dopo aver incontrato i compagni di Peppino e conosciuto la realtà di Casa Memoria, a dare vita a questo encomiabile lavoro, che ha visto la storia di Peppino proiettata ai giorni nostri. I ragazzi hanno di scelto rendere Peppino “uno di loro”, un giovane ragazzo contemporaneo che si trova a dover affrontare tematiche e situazioni che vivono oggi i nostri ragazzi, dal bullismo, all’emarginazione, dalla tutela dell’ambiente, alla necessità impellente di creare una forza collettiva, un potere comunitario in grado di vincere le ingiustizie e le brutture dei nostri tempi. Sono pertanto riusciti a riprodurre tanti dei temi cari a Peppino e al centro delle sue battaglie, come la necessità di utilizzare la comunicazione come strumento di denuncia e di lotta.

Per me è stato un momento molto importante e molto emozionante.

Per questo più dei complimenti, meritatissimi, per l’impegno e l’evidente passione che sono riusciti a trasporre in questo prodotto, per me è fondamentale ringraziarli, ringraziare quanti si sono spesi per portarlo al termine, in modo particolare docenti e genitori di questi ragazzi che hanno dimostrato, accompagnandoli, di accogliere questo dialogo da noi sempre auspicato.

Io sono convinta che oggi la sua storia e la sua memoria, a distanza di 41 anni, siano veicolo di messaggi positivi soprattutto per le nuove generazioni, dalla lotta alla mafia e alla corruzione, dall’uguaglianza, alla giustizia sociale, dalla difesa del territorio, all’idea della cultura come strumento di libertà e riscatto sociale. Se i ragazzi della scuola di Cinisi si sono avvicinati alla storia di Peppino, che fa parte della storia del loro paese e che quindi è un po’ lo loro storia, anche attraverso questa piccola, ma importante esperienza cinematografica, ne saranno certamente usciti arricchiti.

Peppino in fondo era solo un ragazzo, un ragazzo come me, come loro, che amava profondamente la sua terra e il suo paese, per questo non hai mai accettato di vederlo alla mercé del potere mafioso.

Sono certa che questo sarà solo un altro passo di tanti che percorreremo insieme e che farà bene ai ragazzi, aiutandoli a prendere coscienza di una parte della loro storia, ma soprattutto a noi, a sentirci meno soli.

Luisa Impastato

Foto di Giovanni Cassarà (da Facebook)

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La nostra opinione sull’ergastolo ostativo

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Dopo che a giugno la Corte europea dei diritti dell’Uomo e, successivamente, il 22 ottobre, anche la Corte Costituzionale italiana hanno dichiarato l’illegittimità del 4 bis, facendo cadere il divieto assoluto per gli “ergastolani ostativi” di accedere a permessi premio durante la detenzione anche in assenza di collaborazione, è scaturito un importante dibattito che ha coinvolto magistrati, studiosi del fenomeno mafioso, giuristi, familiari delle vittime di mafia, giornalisti etc.

Un dibattito che si spera serva ad aiutare la lotta alla mafia, riflettendo su tematiche importanti quali il rispetto dei diritti umani, senza cadere nel pericolo di favorire la criminalità.

Anche noi che curiamo il sito di Casa Memoria vogliamo dare un contributo alla discussione e lo facciamo con Giovanni, fratello di Peppino, che insieme alla madre Felicia si è costituito parte civile al processo contro gli assassini mafiosi del fratello.

 

 

A questo punto, Giovanni, ti chiediamo insieme ai nostri lettori, cosa hai provato nel venire a conoscenza di queste sentenze? Anche tu, come molti familiari delle vittime di mafia, le ritieni un’offesa alla memoria di tuo fratello?

Noi familiari di Peppino non ci consideriamo solo vittime di mafia, dietro il nostro impegno c’è una grande storia, c’è la lunga militanza politica di Peppino che ha contestato il potere dei boss della mafia di Cinisi ed anche quello di alcuni politici, loro complici. Peppino si è anche battuto per i diritti umani e per difendere gli oppressi da questi potenti. La sua era una lotta alla mafia sociale e partigiana, fondata sui valori dell’antifascismo e giustizia sociale. Aveva un concetto rivoluzionario di legalità, che significava difendere i diritti degli sfruttati e che prevedeva anche la disobbedienza civile verso le leggi oppressive e contrarie ai diritti umani. Ponendoci dalla parte degli ultimi della società, non siamo stati mai giustizialisti che invocano “manette per tutti”; abbiamo appreso dalla storia la lezione che, dietro ai proclami di chi chiede a gran voce “onestà”, non sono quasi mai i privilegiati a pagare, ma chi vive ai margini della società. Siamo d’accordo con chi dice che: “nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”, ma penso che la Corte europea e la Corte costituzionale dovrebbero anche riflettere sul fatto che la nostra società sia ancora impreparata al fenomeno mafioso, non c’è maturità, il 41 bis è nato proprio per questo. La mafia è dentro lo Stato ed i suoi legami sono difficilissimi da spezzare. Come l’Europa o l’Italia pensano di intervenire quando i mafiosi rientrano nella società? Possono garantire il loro controllo o il reale cambiamento? Molti mafiosi, anche quelli che sono sottoposti al 41 bis e che non hanno mai mostrato l’intenzione di pentirsi, che non ammettono di aver sbagliato e non collaborano, sono uomini di potere che hanno sottomesso, sfruttato, trucidato, ucciso e torturato e quindi non possiamo rischiare che continuino a farlo. Il legame mafioso può valere per tutta la vita, ma pensiamo si debba dare a tutti una possibilità di cambiamento, questo però deve essere sincero e non fatto solo per convenienza e per avere sconti di pena.

 

 

La mafia vuole la vendetta, tu e tua madre avete scelto la Giustizia, dando continuità alla rottura che Peppino aveva operato negli anni della sua attività fino ad essere ripudiato dal padre mafioso. Avete buttato fuori dalla vostra casa i parenti mafiosi e deciso di costituirvi parte civile al processo contro gli assassini di Peppino. Cosa significa per voi essere diversi dalla mafia?

Per noi ha significato, e significa tuttora, rifiutare la loro logica, la loro cultura e il loro codice comportamentale. La lezione di mia madre è stata fondamentale per difendere i nostri valori di giustizia ed emancipazione. Quando, alla fine del processo, ha puntato il dito contro l’assassino del figlio, indicandolo come l’autore ed il mandante del delitto, ha avuto una grandissima dignità, non ha mostrato odio, ma molta serenità, tanta forza e tanto coraggio.

 

Vuoi dire che avete perdonato gli assassini di Peppino?

Ti rispondo con alcune frasi di Primo Levi che riguardano il fascismo, ma possono benissimo essere usate anche per la mafia: “Sono stato tentato dall’odio, ed anche con una certa violenza: ma io non sono un fascista (mafioso), io credo nella ragione e nella discussione come supremi strumenti di progresso, e perciò all’odio antepongo la giustizia. Non vorrei tuttavia che questo mio astenermi dal giudizio esplicito fosse confuso con un perdono indiscriminato. No, non ho perdonato nessuno dei colpevoli, né sono disposto ora o in avvenire a perdonare alcuno, a meno che non abbia dimostrato (con i fatti, non con le parole, e non troppo tardi) di essere diventato consapevole della colpa e degli errori del fascismo (dalla mafia) nostrano e straniero, e deciso a condannarli, a sradicarli dalla sua coscienza e da quella degli altri…”

 

Come pensi che oggi si possa contrastare la mafia, mantenendo sempre un livello di civiltà e democrazia?

Bisogna fare un grandissimo lavoro preventivo nella società civile. Ci sono quartieri, luoghi della società dove non vengono garantiti i diritti umani ed elementari che assicurano la libertà di scelta e dove è molto presente il rischio che si cada nelle mani della mafia. Abbiamo un altissimo livello di disoccupazione, in molti quartieri c’è sporcizia e mancanza di igiene, povertà, non ci sono case per tutti, non ci sono servizi, luoghi di aggregazione per i giovani, la sera in molte città c’è il coprifuoco. Le persone che si impegnano nel sociale sono lasciate sole, non si investono fondi sufficienti per le scuole, per la sanità, per combattere il degrado, per l’associazionismo, per aprire palestre, librerie e soprattutto luoghi di cultura. Tutto ciò fa attecchire la criminalità, la disgregazione, la diffusione di droghe, il vandalismo, il fenomeno delle baby gang. E’ questo il terreno fertile in cui attecchisce la mafia. Se non si farà un lavoro preventivo e non ci sarà una maturazione della società, non si potrà mai pensare di poter risolvere in profondità e per sempre il fenomeno mafioso; prima di pensare a provvedimenti come quelli discussi in questi giorni, bisognerebbe dare priorità a questi problemi. In questo caso saremo nelle condizioni di affrontare ciò che ha posto la Corte europea e la Corte costituzionale italiana.

Evelin Costa

Casa Memoria

 

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Foto in copertina da internet: Gaetano Badalamenti durante uno dei suoi processi

Foto in basso di Letizia Battaglia

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Giudizio Universale in Sicilia, ora mettici la firma!

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Dopo il successo del primo incontro di Giudizio Universale, è arrivato il momento di metterci la firma.

 

Si tratta di una chiamata collettiva rivolta a coloro che hanno a cuore il presente e il futuro dei territori e del pianeta. Per permettere a tutti e tutte – singoli, associazioni, comitati informali – di aderire alla causa civile rivolta contro lo Stato italiano per non aver agito sul cambiamento climatico in atto sarà presente Luca Saltalamacchia, uno degli avvocati che ha scritto l’atto di citazione che verrà depositata a fine anno. 

1. La nostra mobilitazione parte da Partinico, giorno 3 novembre, dove saremo presenti all’iniziativa Cambia il clima? Curiamo il pianeta, i beni comuni, le persone: con Partinico Solidale, Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Contadinazioni e Associazione Peppino Impastato, si cercherà di capire insieme come essere i guardiani di quello che di bello c’è già nel mondo e per cambiare tutto ciò che rende invivibile il nostro pianeta a partire dalle nostre vite quotidiane.

Inoltre giorno 4 mattina l’avvocato Saltalamacchia sarà presente a Cinisi, presso la sede di Casa Memoria in corso Umberto I 220, per permettere di firmare il mandato di Giudizio Universale.

2. A partire dalle ore 18, sempre lunedì 4 novembre, il legale della causa sarà presente insieme agli attivisti palermitani al circolo Arci Porco Rosso (piazza Casa Professa, a Ballarò) per spiegare nel dettaglio la strategia legale e i motivi della causa che intende premere sul governo italiano, affinché si rispettino gli accordi internazionali sul clima che sono stati più volte firmati ma mai attuati.

3. Martedì 5 novembre ci si trasferisce a Milazzo, dalle ore 19 presso il circolo Arci Scambio (piazza Marconi), per coinvolgere le realtà della Sicilia orientale che intendono partecipare a Giudizio Universale.

“L’adesione e il dibattito che abbiamo avuto al lancio in Sicilia della campagna Giudizio Universale ci ha confortato – spiega l’attivista Mara Manzella – Ecco perché crediamo che sia arrivato il momento di agire: chiediamo a chi fosse interessato a sostenere la causa ad aderire al mandato che il nostro legale porterà con sé. Sono necessari una fotocopia del documento d’identità e, nel caso delle associazioni formalmente costituite, una copia dello statuto e il codice fiscale. D’altra parte la crisi climatica è in atto, e oggi più che mai è urgente e necessario attivarsi in prima persona”.

 

 

Nella locandina in basso il programma dettagliato dell’incontro del 3 Novembre, a cui aderisce anche Casa Memoria, che si svolgerà a Partinico presso l’Ex Areno Lo Baido, a partire dalle 10 del mattino. Il pomeriggio dalle ore 17.00 il dibattito  sui cambiamenti climatici, i beni comuni e la solidarietà.

 

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incontro sul tema degli immigrati presentazione libro oltre i cento passi

Breve diario di un lungo viaggio

incontro sul tema degli immigrati presentazione libro oltre i cento passi

 

Dal 22 Settembre al 28 Ottobre, con sosta a casa il solo giorno 29 di Settembre, ritorno dalla Puglia per poi ripartire verso la Sardegna e di seguito Lombardia, Liguria e Piemonte.

Per me è stata un’esperienza costruttiva e carica di umanità. Gli incontri come al solito organizzati con il massimo impegno dai nostri referenti di Casa Memoria nelle varie Regioni d’Italia hanno lasciato il segno. Ho motivo di ringraziarli tutti con grande affetto perché ci stanno dando la possibilità di allargare sempre di più il raggio delle nostre attività fino ad essere riconosciuti come un’associazione nazionale con la sua identità e con la sua struttura organizzativa. Senza essere vincolati da direttive di vertice o da rigorose linee di espressione.

Per noi è importante seguire il pensiero di Peppino ed organizzarci per diffonderlo al massimo, con totale umiltà, cercando di costruire un vero dialogo con le nuove generazioni. Non a caso gli ultimi due anniversari del 9 Maggio hanno espresso contenuti di grande valore, partendo dai diritti e dal rispetto della dignità umana come base fondamentale per costruire una società migliore rispetto a quella che abbiamo. La presenza di migliaia e migliaia di persone su questi obiettivi fondamentali ci fa pensare che ancora esiste una speranza per poter andare avanti.

In Puglia ho incontrato il gruppo di Valentina Pierro, Antonio Fanelli e Patrizia Zodiago che mi hanno accompagnato dal Gargano al Salento per tutta una serie di iniziative nelle scuole, nelle Parrocchie ed in luoghi pubblici per la presentazione del libro “Oltre i Cento Passi.”. Emozionante è stata la manifestazione nel ricordo di Giorgio Di Ponzio (www.giorgioforever.it) bambino morto di cancro a causa dell’inquinamento prodotto dall’Ilva. Cerignola, Taranto, Novoli, Muro Leccese e Bari sono stati i territori che ho toccato con la mia presenza.

In Sardegna ho incontrato ed abbracciato Antonella Simula, una vera amica e compagna, è stata una delle prime referenti da quando abbiamo costituito il Coordinamento Nazionale, con le compagne di Macomer, sempre vicine a noi e presenti in tutte le nostre iniziative più importanti. Ad accompagnarmi in tutta la Sardegna per undici giorni è stato il Direttore della Biblioteca Gramsciana Beppe Manias, un vero intellettuale e profondo conoscitore del pensiero di Antonio Gramsci. Da Cagliari fino ad arrivare in Barbagia sono state giornate intense e faticose, ma piene di contenuti, con delle vere emozioni. Questi sono i centri dove si sono svolte le iniziative: Cagliari, Ortacesus, Villa Cidro, Sanluri, Villamar, Terralba, Isili e Bitti (Barbagia) e Oristano. Con scuole e pubblico.

Giorno 11 Ottobre lascio la Sardegna per raggiungere la Lombardia. La prima tappa è Monza, in tutto il territorio mi accompagna Marco Fraceti (il Mitico Marchino), un compagno irriducibile, scrittore e profondo conoscitore della Mafia Brianzola. Incontri affollatissimi e scuole molto attente. Nell’occasione ho voluto visitare due luoghi di Memoria importanti: il primo, il posto dove è stata uccisa dalla ‘ndrangheta Lea Garofalo e bruciato il suo corpo nel quartiere San Fruttuoso a Monza; il secondo, il luogo dove è stato giustiziato dall’Anarchico Gaetano Bresci, il Re Mitraglia Umberto I, sempre a Monza.

Buccinasco, Lodi e Milano sono le tappe successive, in particolare mi sono fermato nella fabbrica riqualificata Rimaflow per un’assemblea affollatissima: “Peppino uno di noi”, ho incontrato le associazioni e persone del sud-ovest milanese impegnate nell’antimafia per parlare di mafie di ieri e mafie di oggi, per poi trasferirmi in Liguria.

La prima tappa è stata Alassio, un meraviglioso posto turistico balneare e storico. Tre iniziative in una sola giornata: scuola media, Alberghiero e pubblico la sera. La stessa cosa ad Albenga.

Finalmente Giovedì 17 inizia il momento un po’ più rilassante, con la tre giorni del “Premio Tenco” di Sanremo, al Teatro Ariston che noi, come “Casa Memoria”, sosteniamo già da diversi anni. Un’altra grande e meravigliosa esperienza che ci ha fatto vivere tante emozioni. Quest’anno ho avuto la possibilità, come gli altri anni, di ascoltare dal vivo artisti di grande valore. Alcuni di loro, invitati da noi, sono venuti ad esibirsi a Cinisi in occasione del 9 Maggio in omaggio a Peppino.

Alla fine del “Premio Tenco” saluto il mio amico e referente di “Casa Memoria” per la Liguria Claudio Porchia, che assieme alla sua famiglia mi ha accolto, ospitato ed ha organizzato tutte le iniziative. Da Sanremo mi trasferisco a Genova. Ad accogliermi un’altra meravigliosa persona, Davide Capone, vecchia conoscenza tante volte presente il 9 Maggio a Cinisi.

Genova, Borronasca, Cicagna e Recco (il paese dove ha vissuto Luigi Tenco) e dove qualche anno fa sono stato ospite proprio della famiglia Tenco. Un piacevole ritorno in quella realtà.

Dopo la Liguria l’ultima Regione è il Piemonte. Torino, Cuneo (ospite di Giovanni Arusa) e Rivarolo Canavese sono le ultime tappe di un lungo giro conclusosi purtroppo con un atto intimidatorio nella sede dell’Associazione Libera alla vigilia del nostro incontro. L’indomani abbiamo visitato due beni confiscati alla ‘ndrangheta. Per chiudere ringrazio il mio carissimo amico Pasquale Lo Tufo, anche lui referente di Casa Memoria, che è stato presente all’iniziativa con Libera.

La notte del 28 Ottobre arrivo a Cinisi dopo una stupenda avventura durata più di un mese. Qualche giorno di riposo. Il 14 Novembre si riparte per l’Emilia Romagna.

Giovanni Impastato

 

Nelle foto: in alto incontro organizzato dalla Parrocchia di Borzonasca (provincia di Genova) sul tema dell’immigrazione e presentazione del libro Oltre i cento passi. In basso incontro e presentazione del libro Oltre i cento passi ad Ales, paese di nascita di Antonio Gramsci, insieme a Beppe Manias Direttore della Biblioteca Gramsciana.

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