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I CoronaBond, la disperazione e l’indulgenza. Di Giovanni Impastato

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In questo momento di grande diffusione dell’epidemia che ci ha procurato gravissimi problemi riguardo tutto l’apparato economico globale, non poteva mancare la discussione su qualcosa che riteniamo fondamentale ed importante, il nostro ruolo all’interno dell’Unione Europea con le profonde contraddizioni che stanno venendo fuori.

Dopo le questioni sugli immigrati, oggi ci troviamo ad affrontare una situazione che ci porta a pensare che difficilmente riusciremo a dare continuità ad un processo unitario basato su un’azione comune per far fronte all’emergenza Corona-virus. Non a caso, in un momento difficile come questo, il Governo Italiano aveva proposto di rispondere ad una crisi straordinaria con strumenti straordinari, come istituire e lanciare il primo titolo di debito comune discutendo anche di CoronaBond, per reagire e rispondere alla recessione da Covid-19.

Un obiettivo che si persegue da giorni come una soluzione europea offerta a tutti gli Stati a condizioni paritarie per salvare appunto l’economia dall’impatto del virus. Questo è stato il motivo di una profonda spaccatura. Le resistenze arrivano dalla Germania, Olanda, Finlandia e da altri paesi del Nord Europa. Noi assieme alla Francia e alla Spagna, che sono sulle nostre posizioni, veniamo considerati il Sud. A questo punto si può toccare con mano che qualcosa continua a non funzionare come abbiamo sempre detto.

Noi non siamo stati e non saremo mai ne sovranisti e nemmeno populisti, però nel dramma che stiamo vivendo, con coraggio credo che si debba iniziare a discutere il nostro ruolo, quale futuro si pone questa Europa, e se sia il caso di continuare ad andare avanti in questo modo. Credo che sia venuto il momento di alzare la voce, farsi rispettare, rivendicare un ruolo paritario senza essere subalterni a nessuno. In questo momento di serio pericolo non possiamo lasciare questi contenuti e queste rivendicazioni in mano ad una destra che sa solo parlare alla pancia della gente, sfruttando situazioni del genere che fanno leva sulla rabbia e sulla disperazione. Bisogna stare molto attenti, il momento difficile verrà subito dopo quando magari abbiamo pensato di aver risolto il problema virus dal punto di vista della nostra salute fisica. I segnali non sono incoraggianti, le tensioni sociali si verificheranno nel momento cruciale quando centinaia di migliaia di persone si troveranno senza un reddito e non avranno la possibilità di garantire la loro sopravvivenza. Purtroppo c’è il rischio di dover pagare gli errori del passato. Gli ammortizzatori sociali, i decreti, il reddito di cittadinanza ed altre forme di assistenzialismo sono importanti, però non risolveranno i veri problemi. Bisogna iniziare ad essere consapevoli che oggi è fondamentale costruire delle vere alternative di sviluppo economico e sociale, portare avanti un progetto rivoluzionario adeguato alle nuove esigenze e alle prospettive di un futuro basato su nuove tecniche e nuove forme di comunicazione. Nello stesso tempo se non si riesce a politicizzare e canalizzare la protesta dal basso su contenuti ed obiettivi di vera ricostruzione del nostro paese, rifiutando la logica e la cultura del consumismo, si rischia di mettere in discussione la nostra Democrazia. Non limitiamoci alla retorica degli slogan fini a se stessi che non ci portano da nessuna parte, lasciamo stare le solite promesse che saremo più buoni e che siamo tutti pentiti per quello che abbiamo fatto. Le parole non hanno più senso, fatti concreti ed azioni dirette contro un sistema di potere che ci ha resi dipendenti da un capitalismo disumano e senza regole, contro ogni forma di equilibrio economico, senza rispetto per la natura e l’ambiente. Se Papa Francesco oggi ha dovuto compiere quel gesto senza precedenti dell’indulgenza plenaria al termine di una preghiera a piazza San Pietro vuota, questo significa che non possiamo più aspettare e che nessuno si salverà da solo, che ognuno deve cominciare ad agire per costruire un futuro migliore. L’indulgenza è stata motivata, come si legge in un comunicato della Chiesa Cattolica, dall’eccezionalità del momento storico “in cui versa l’intera umanità” ed è stata pensata per i malati, per i loro familiari, per i sanitari che li assistono: insomma per una situazione estrema che impedisce il dialogo, l’incontro e il contatto. Non bisogna pensare, come qualcuno si ostina, che l’epidemia in corso sia una punizione divina. Papa Francesco pensa a tutt’altro, parla “dell’impronta negativa che i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri, le contraddizioni, le violenze, le debolezze che ci impediscono di rendere migliore il mondo, di combattere il disastro ambientale, di cooperare tutti e a tutti i livelli per contrastare il covid-19 e le sue preoccupanti conseguenze”. Non dunque una punizione Divina dall’alto.

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Tanto Vale – immagini e parole di Valentina Di Mercurio. “Leggere e’ un modo per sentirsi liberi”

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Valentina Di Mercurio è una volontaria di Casa Memoria, è di Terrasini (PA), appena maggiorenne, frequenta l’ultimo anno del Liceo artistico a Palermo. Il modo che preferisce per esprimersi è l’arte visiva. Usando colori e pennelli ed anche la tecnologia, realizza Digital Sketch dove racconta e si racconta, questa è la sua rubrica Tanto Vale in cui descrive il suo mondo che si intreccia con la storia di Casa Memoria. 

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#distantimauniti – COVID19 NON E’ UNA MALEDIZIONE (parte seconda) di Marco Fraceti, Monza

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Pubblichiamo oggi la seconda parte dello scritto di Marco Fraceti dell’Osservatorio Antimafie di Monza e Brianza “Peppino Impastato”.

Abbiamo deciso di dare voce ai nostri amici che si trovano nelle zone che finora sono state tra le più colpite dal covid-19. Il covid-19 ci sta costringendo a non poterci incontrare di persona, speriamo così di accorciare le distanze ed essere #distantimauniti.

Cari amici scriveteci pure da tutta Italia, faremo il possibile per pubblicare i vostri contributi.

Non rappresentando il nostro sito una testata giornalistica, gli autori si assumono la responsabilità di quanto scritto, quelle riportate sono principalmente opinioni e non informazioni giornalistiche, se dovessero esserci imprecisioni o altro, se contattati siamo disponibili, avvisando gli autori, a rimuovere i contenuti o apportare le doverose rettifiche o modifiche.

#restiamoacasa e #restiamoumani alimentando i nostri ideali ed i nostri valori.

COVID19 NON E’ UNA MALEDIZIONE (parte seconda)

Ma se Covid19 non è una maledizione che cos’è? Coronavirus è un patogeno dell’influenza; un ceppo in continua evoluzione; studiato sugli animali per produrre antidoti antinfluenzali per l’uomo. Per chi vuole approfondire https://it.wikipedia.org/wiki/Orthocoronavirinae.

Covid19 è stato scoperto nei laboratori dell’OMS a Wuhan nell’autunno del 2019. Secondo alcune fonti giornalistiche(https://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/13556737/coronavirus-wuhan-programma-segreto-armi-batteriologiche-militare-israeliano-sospetto-contagio.html) un addetto di quel laboratorio è stato infettato, secondo altre (PANDORA TV E CONTRO TV) sarebbe stato un pipistrello infettato “scappato” e che a sua volta avrebbe infettato il mercato del bestiame di Wuhan città dove vivono 12 milioni di persone. Le autorità cinesi negano responsabilità dirette sulla diffusione del virus e accusano ufficialmente gli Stati Uniti di aver portato il virus con alcune persone infette, nel team della squadra nazionale, giunta in Cina e proprio a Wuhan, per i giochi mondiali per squadre militari dal 18 ottobre. Dunque sappiamo, che in un caso o nell’altro, il virus è stato diffuso nell’ambiente in maniera proditoria e calcolata. Ma perché?

Ma perché un attacco batteriologico alla Cina? Noi marxisti abbiamo imparato che la cultura del capitalismo ha una forte capacità distruttiva delle cose e delle persone. Questa propensione è data perché la guerra è null’altro che la prosecuzione più violenta della battaglia economica. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, le armi non hanno mai taciuto. Sono scoppiati più di 200 conflitti, in vari punti del pianeta con centinaia di migliaia di morti in gran parte civili. Questi conflitti sono sempre stati animati dalla necessità di controllare le risorse e le materie prime del pianeta (carbone, petrolio, gas, acqua) e tutti quei minerali utili per le nuove tecnologie come televisori al plasma, computer ultraveloci, cellulari, smartphone e tablet quali, zinco, rame, cerio, lantanio, terbio, disprosio, oro e argento.

A questa propensione alla distruzione delle persone si accompagna la cultura della decrescita felice e cioè quell’idea che sulla terra siamo in troppi e le risorse del pianeta non sono sufficienti per tutti. A tutto questo si abbina, come una miscela esplosiva, il fatto che molti stati fra i quali USA e Israele, non sottoscrivono i protocolli di Parigi e di Kyoto per raggiungere al più presto emissioni 0. Cioè una parte degli Stati non intendono cambiare i sistemi di sviluppo predatorio delle risorse. Ma se non cambia il sistema di sviluppo e le risorse vanno esaurendo cosa rimane da fare? Ridurre il numero delle persone, e il più rapidamente possibile, che pretendono di accedere all’acqua; di avere una casa, un lavoro, una istruzione.

Da quando si è insediato Trump alla Casa Bianca l’America ha stranamente abbandonato scenari di guerra come Afghanistan, Siria e altri teatri minori. Contestualmente ha attivato una battaglia senza esclusione di colpi sui dazi doganali contro il colosso cinese. Inoltre, ha accentuato l’embargo contro Iran aumentando l’egemonia militare di Israele nel M.O. Quali sono gli Stati più colpiti, nella fase inziale del contagio? Cina e Iran. Qui ritorna il protagonismo di COVID19 che dimostra di non temere le frontiere e prende l’aereo e contagia tutto il mondo.

Trump secondo W.P. sarebbe stato avvisato a gennaio dalla CIA dell’epidemia. Ancora recentemente ha minimizzato parlando di influenza stagionale. L’altro campione è Boris Johnson che alla prima uscita ha bellamente dichiarato che gli inglesi si dovevano abituare all’idea di perdere i propri cari. Queste istantanee sono la figura plastica di chi sa che COVID19 è un virus che sterminerà poveri, vecchi e malati e tutti quelli che per censo e per condizione geografica potranno accedere alle cure. Si tenga conto che mentre scrivo questo pezzo avremo raggiunto il mezzo milione di contagi e circa 20.000 morti. Ma siamo solo all’inizio, le stime dell’OMS sulla diffusione di COVID19 nel mondo parlano di cifre apocalittiche.

In definitiva questa è una epidemia di classe, diffusa dal capitalismo globalizzato, per ridurre la popolazione mondiale. Le menti sono sedute ai vertici delle multinazionali, delle banche, delle finanziarie che gestiscono questi maledetti fondi. Gli esecutori gli scienziati dei laboratori killer sparsi in mezzo mondo e finanziati apparentemente per attività umanitarie ma che in realtà lavorano metodicamente per costruire in laboratorio armi di distruzioni di massa come furono già HIV, Ebola, Sars1 che hanno fatto tanti morti quanto le guerre.

Non a caso più alto aumenta il numero dei morti, le borse e la finanza mondiale festeggiano facendo impennare i listini. Così si ripropone, a distanza di cento anni, il quesito di Rosa Luxemburg e cioè: all’uomo si ripresenta il bivio fra “Socialismo o barbarie”. (fine)

Monza, 24 marzo 2020

Marco Fraceti

Osservatorio Antimafie di Monza e Brianza “Peppino Impastato”

Nella foto Massimo Gatti, Marco Fraceti, Giovanni Impastato e Massimo Lettieri alla Ri-Maflow in un’ assemblea organizzata con l’associazione culturale Liberamente, Rifondazione Corsico, Una Casa Anche Per Te, Osservatorio  Antimafie di Monza e Brianza.

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#distantimauniti – Poche righe “dal fronte” di Franco De Pasquale dalla Valle Brembana

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Oggi pubblichiamo il contributo che ci è arrivato dalla Valle Brembana (Bergamo) dal nostro amico Franco De Pasquale. Domani pubblicheremo la seconda parte dello scritto di Marco Fraceti.

Abbiamo deciso di dare voce ai nostri amici che si trovano nelle zone che finora sono state tra le più colpite dal covid-19; il virus ci sta costringendo a non poterci incontrare di persona, in questo modo speriamo di accorciare le distanze ed essere quindi #distantimauniti. Cari amici scriveteci pure da tutta Italia, faremo il possibile per pubblicare i vostri contributi.

Non rappresentando il nostro sito una testata giornalistica, gli autori si assumono la responsabilità di quanto scritto, quelle riportate sono principalmente opinioni e non informazioni giornalistiche, se dovessero esserci imprecisioni o altro, se contattati siamo disponibili, avvisando gli autori, a rimuovere i contenuti o apportare le doverose rettifiche o modifiche.

Intanto #restiamoacasa e #restiamoumani alimentando i nostri ideali ed i nostri valori.

 

Ecco il contributo di Franco De Pasquale – Tavola della pace Valle Brembana – Circolo Don Andrea Gallo e Peppino Impastato.

 

“Vi scrivo da Zogno (Bergamo), dove ogni anno Giovanni ci raggiunge per ricordare Peppino nel corso di incontri nelle scuole e pubblici.

Vi scrivo dai luoghi dove il covid19 ha colpito (e colpisce) più duramente, solo nel mio Paese di 9.000 abitanti in un mese se ne sono andate 90 (novanta) persone!

Si vive costantemente nel terrore! Le foto dei camion militari che portano via le bare dei nostri concittadini fanno il giro del mondo!

Penso che in questo momento, in cui tutti ci siamo trasformati da commissari tecnici in virologi, da allenatori in infettivologi e in quelli che tutto sanno dopo (non prima), non sia l’ora delle polemiche.

Ma, quando tutto sarà finito, spero che chi ha fatto poco, o nulla, contro la diffusione del virus sia chiamato a rispondere di questa catastrofe.

Senza andare troppo lontano, magari fino a Roma, ci dovremo domandare perché ad Alzano Lombardo e a Nembro, da dove tutto è partito nella bergamasca, non sia stata istituita la zona rossa come a Codogno.

E’ una zona fortemente industrializzata e qualcuno ha anteposto l’economia alla salute dei suoi concittadini.

Io un’idea di chi dovrà risponderne ce l’ho, ma forse è meglio parlarne più avanti.

Un grande abbraccio a tutti”

Franco De Pasquale

Tavola della pace Valle Brembana – Circolo Don Andrea Gallo e Peppino Impastato

Nella foto Giovanni Impastato e Franco De Pasquale durante un’iniziativa antifascista su un sentiero partigiano in Valle Brembana

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#distantimauniti – COVID19 NON E’ UNA MALEDIZIONE DIVINA (prima parte) di Marco Fraceti

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Abbiamo deciso di pubblicare i contributi dei nostri amici che si trovano nelle zone che finora sono state tra le più colpite dal covid-19 per dare spazio alle loro considerazioni e ai loro racconti e per aprire un dibattito ed una riflessione collettiva su quanto sta accadendo.

Non rappresentando il nostro sito una testata giornalistica, gli autori si assumono la responsabilità di quanto scritto, quelle riportate sono principalmente opinioni e non informazioni giornalistiche, se dovessero esserci imprecisioni o altro, se contattati siamo disponibili, avvisando gli autori, a rimuovere i contenuti o apportare le doverose rettifiche o modifiche.

Cari amici scriveteci pure da tutta Italia e raccontateci cosa state vivendo e cosa pensate in questi giorni, il covid-19 ci sta costringendo a non poterci incontrare di persona, in questo modo speriamo di accorciare le distanze tra tutti noi ed essere quindi #distantimauniti. Abbiamo tantissimi amici in Lombardia, Veneto, Piemonte Emilia Romagna, come li abbiamo in tutta Italia, amici che soprattutto Giovanni Impastato va a trovare più volte l’anno e che vengono a Cinisi, in particolare il 9 Maggio. Dobbiamo resistere, alimentare la nostra vicinanza ed il nostro affetto. Siamo vicini alle vittime del covid-19 ed ai loro familiari, ai malati, a chi vive disagi economici, sociali e di salute (fisica e psichica) resi più gravi da questa situazione.

Restiamo a casa per il bene di tutti, per i medici e infermieri che stanno lottando per curare i tanti malati, evitiamo i contagi, non possiamo permetterci di abbassare la guardia, #restiamoacasa e #restiamoumani alimentando i nostri ideali ed i nostri valori.

Iniziamo oggi con il contributo di Marco Fraceti dell’OSSERVATORIO ANTIMAFIE DI MONZA E BRIANZA “PEPPINO IMPASTATO”, a cui seguirà una seconda parte.

COVID19 NON E’ UNA MALEDIZIONE DIVINA (prima parte)

Mentre tutto il mondo, Italia compresa, teneva la contabilità dei contagiati e dei morti in Cina, Coronavirus SARS2, prendeva l’aereo e si spandeva in tutto il globo. In Italia arriva a Codogno, in Provincia di Lodi, da una persona di 38 anni che si presenta in ospedale, al pronto soccorso, con sintomi influenzali. I sanitari lo visitano e lo mandano a casa. La persona torna al pronto soccorso, perché la terapia non funziona e sta sempre peggio. Allora vengono fatti esami più approfonditi, compreso il tampone faringeo, e scoprono che il paziente è contagiato da un coronavirus.

Nel frattempo, il paziente1 aveva contagiato 5 fra dottori ed infermieri che a loro volta, inconsapevoli, hanno contagiato altri ancora. L’epidemia si diffonde in maniera rapidissima ma la cosa viene sottovalutata in primo luogo dai vertici sanitari e politici della Regione Lombardia che addirittura minimizzano e accusano il governo di diffondere il panico. Quando l’Istituto Superiore della Sanità proclama l’epidemia in Lombardia in Regione cambiano completamente idea e chiedono di istituire la cosiddetta zona rossa. Di lì a qualche giorno viene istituita la zona rossa: non si entra e non si esce nei 14 comuni della bassa lodigiana individuati.

In Regione pur avendo competenze in materia di ordine pubblico, non fa nulla, così tutto procede come se niente fosse. Anche le partite di calcio si svolgono regolarmente e a San Siro e il 19 febbraio si gioca Atalanta Valencia. Dalla bergamasca e zone limitrofe arrivano a Milano 40.000 tifosi a sostegno della Dea. Ecco il perché Bergamo e Brescia e Cremona sono le zone più contagiate d’Italia.

Covid19 arriva in una nazione che insieme al Giappone ha una popolazione molto anziana. Da circa 20 anni le politiche sanitarie hanno visto il continuo taglio di posti letto e del personale sanitario con la chiusura di interi reparti ed ospedali in tutta Italia. Il tutto a favore della sanità privata che della salute degli italiani poco importa, perché ci vogliono tutti malati per fare affari sulla nostra pelle. Così COVID19 mette repentinamente a nudo tutto questo scempio e in men che non si dica, si scopre la necessità del sistema sanitario nazionale pubblico. Ma il virus è molto più rapido di una tardiva e colpevole presa di coscienza della politica a tutti i livelli.

La più esposta al contagio è la Regione Lombardia che immeritatamente aveva la fama di essere la regione con un sistema sanitario d’eccellenza. La banda dei ciellini, dei leghisti e dei mafiosi che governa incontrastata da 30 anni viene presa in contropiede, perché il sistema è più privato e meno pubblico. Allora per gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica iniziano il contenzioso con il Governo, in chiave autonomista e separatista. Ma Fontana, presidente della Regione Lombardia non è capace di contenere l’epidemia nemmeno negli ospedali. Idem Zaia, presidente della Regione Veneto che in carenza di mascherine fa stampare mascherine di carta che non hanno nessun valore sanitario, ma che fanno solo scena e propaganda. In questo teatrino, la gente continua a morire a centinaia ogni giorno. Oltre a non esserci posto nelle terapie intensive, non c’è posto per le bare negli ospedali che vengono portate nelle chiese; ma non c’è più posto nemmeno nei cimiteri. Si muore anche fra il personale sanitario: secondo l’ISS l’8% dei contagiati è personale medico sanitario.

La tipologia di virus non permette di poterlo combattere da subito perché va prima individuato e lo si individua solo dopo circa 10/14 giorni. Solo un comportamento rivolto alla prevenzione del contagio, da parte delle persone, può fare da argine alla sua diffusione. Le regioni del nord con i poteri a loro conferite da un demente sistema che ha distrutto la coesione nazionale, dopo che il governo aveva chiuso scuole ed università avrebbero dovuto bloccare studenti e professori che senza pensarci due volte hanno assaltato treni, aerei e autobus per tornare in famiglia al sud. Una gigantesca mobilità nazionale che ha esportato il virus in tutta Italia. Ora l’epidemia è totale; è diventata pandemia in tutto il mondo.

Mentre i Paesi del blocco di Visegrad, i famosi sovranisti alleati di Salvini, Fontana, Zaia etc…, fermano e sequestrano le partite di materiale sanitario che doveva arrivare in Italia, dalla Cina, da Cuba, dal Vietnam e dalla Russia arrivano importanti e concreti aiuti di personale medico e di strumentazioni. Ognuno di noi, anche al sud, faccia le sue considerazioni e ne tiri le coerenti conseguenze.

Dopo la Cina siamo il Paese con più contagi, ma siamo i primi per i decessi. Oggi solo le persone e i loro buonsenso possono aiutare il personale medico a contenere e salvare più vite umane possibili, perché di COVID19 non si muore e si guarisce se curati in tempo. Dunque, stiamo a casa, ma non facciamoci prendere in giro. COVID19 non è una maledizione divina, ma è un patogeno modificato, per uccidere la popolazione malata, anziana, gli emarginati e poveri della terra. Ma questa è un’altra storia che racconterò nella seconda parte.

Monza, 23 marzo 2020

Marco Fraceti

OSSERVATORIO ANTIMAFIE DI MONZA E BRIANZA “PEPPINO IMPASTATO”

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50 anni dalla Radio dei poveri cristi di Danilo Dolci

 

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Oggi sono trascorsi precisamente cinquant’anni da quando Danilo Dolci, Franco Alasia e Pino Lombardo, il 25 marzo 1970, diedero vita alla “Radio dei poveri cristi”, la prima radio libera in FM in Italia, una voce clandestina che, rompendo il monopolio di Stato sulle trasmissioni via etere, lanciò un urlo di protesta proveniente dalla Sicilia più povera, denunciando le condizioni di degrado in cui versavano le zone della Valle del Belìce dopo il terremoto del 15 gennaio 1968 e le speculazioni del potere mafioso.

 

Questo il messaggio: “Sos, Sos… siamo i poveri cristi della Sicilia occidentale e questa è la radio della nuova resistenza. Qui si sta morendo…».

 

La trasmissione proseguì per 26 ore, fino all’arrivo delle Forze dell’Ordine che sequestrarono le apparecchiature e denunciarono i responsabili.

 

Peppino Impastato ed i suoi compagni, nel 1977, presero spunto anche dall’esperienza di Danilo Dolci nella progettazione e realizzazione di Radio Aut. Peppino era già entrato in contatto con Danilo Dolci alla fine degli anni ’60, partecipò alla Marcia della protesta e della speranza nel Marzo del 1967, scrivendo poi un dettagliato ed interessante resoconto della marcia nel giornale L’Idea Socialista.

 

Danilo Dolci ha amato molto la Sicilia dove si trasferì nel ’52; a Trappeto e Partinico promosse lotte contro mafia, disoccupazione, analfabetismo e povertà, usando il metodo della nonviolenza. Fondò la maieutica reciproca, nelle riunioni ognuno imparava a confrontarsi con gli altri, ad ascoltare e decidere. Negli anni ’70 avviò l’esperienza del Centro Educativo di Mirto, frequentato da centinaia di bambini.

 

OGGI la Navarra Editore offre la possibilità di SCARICARE GRATUITAMENTE il volume “la radio dei poveri cristi”, scritto da Salvo Vitale e Guido Orlando andando al seguente link.

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                        Danilo Dolci e Peppino Impastato

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Per l’amico Preside Michele Nicastri di Bergamo che purtroppo ci ha lasciati

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Ci uniamo a Gaspare D’Angelo, amico di Casa Memoria Impastato, insegnante originario di Cianciana (AG) che vive a Bergamo da tantissimi anni, per dare il nostro ultimo saluto a Michele Nicastri, che per 29 anni è stato Preside dell’Itis Paleocapa di Bergamo, grande amico di Giovanni Impastato e vicinissimo a tutti noi con il suo impegno per la Legalità che svolgeva con i tantissimi allievi della sua scuola. Michele Nicastri purtroppo è scomparso a soli 72 anni. 

Pubblichiamo sotto il ricordo del Preside Nicastri scritto da Giovanni Impastato ed a seguire quello di Gaspare D’Angelo.

“Mi è stato presentato da Gaspare D’Angelo 15 anni fa in occasione di un incontro nella sua scuola sulla figura di Peppino e sulla Legalita. Ricordo che era rimasto entusiasta del mio intervento e da quel momento siamo diventati amici e ci siamo ritrovati a condividere momenti importanti che hanno scandito il percorso del nostro impegno. Lo ricordo sempre disponibile ed affettuoso, molto legato ai suoi studenti, con una carica umana che ci coinvolgeva in pieno e ci incoraggiava ad andare avanti. Assieme a Gaspare abbiamo vissuto momenti importanti, da Ponteranica al 9 Maggio, dove lui é stato sempre presente assieme ai suoi studenti che organizzava per venire a Cinisi. Per non parlare dei momenti di svago, ci si ritrovava a tavola con compagni ed amici nei ristoranti della Bergamasca e nella mia pizzeria durante le serate del 9 Maggio. Purtroppo ci ha lasciato un vuoto enorme, una persona ed un vero amico che non riusciremo mai a dimenticare.”

Giovanni Impastato

“Il poeta metafisico inglese John Donne scriveva che la campana suona per tutti noi. A maggior ragione, per la inaspettata dipartita di Michele Nicastri.

Per 29 anni è stato Preside dell’Itis “Paleocapa” di Bergamo quindi è facile immaginare quanti docenti e studenti lo hanno avuto come Dirigente.

Con lui io ho avuto un lungo rapporto a volte conflittuale nei collegi, ma è anche così che si misura la vera amicizia.

Senza Nicastri la storia dell’EDUCAZIONE alla LEGALITA’ nella nostra scuola sarebbe stata diversa: molto più formale e meno sostanziale.

Nel lontano 1996 presentammo all’Esperia- Paleocapa il libro di Claudio Fava (presente l’autore) “Nel nome del padre”. Era l’ultimo giorno di scuola e non ci aspettavamo l’aula magna così gremita essendo i ragazzi liberi di andare a casa.

Un giorno, al bar, davanti a tanti colleghi mi disse: “Ti ho visto ieri sera al Conca Verde assieme a Gino Strada. Sei sempre impegnato, ma non tanto qui. Perché non prendi la Funzione Strumentale “Cultura” (che poi diventò Educazione alla Legalità)?”.

Risposi che qualche componente del suo staff mi avrebbe ostacolato. E lui di rimando: “Ti do carta libera”. Fui eletto in Collegio ed inizio questa lunga avventura; prima con Giovanni Impastato che ha incontrato i nostri studenti per ben 12 volte prima della settimana della legalità in Sicilia. Ricordo che Rita Borsellino ci accolse all’Assemblea Regionale Siciliana e dopo l’incontro ci offri una visita guidata in quel meraviglioso palazzo.

Altri significativi incontri con il Giudice Nino di Matteo all’aula bunker, Paolo Borsellino a Cinisi.

Con Giovanni Impastato ebbe un vero rapporto d’amicizia e ogni volta che, con Giovanni, ci sentivamo mi raccomandava di dargli i suoi saluti.

Tornando a scuola per gli incontri sulla Legalità propedeutici al Viaggio della Legalità (sempre a cavallo del 9 maggio, data in cui fu massacrato Peppino, ricordiamo la presenza di Giulio Cavalli (con la sua scorta) per ben quattro volte. Salvo Vitale e Faro di Maggio, la rappresentazione teatrale “Chistu nun è Pippino” di Antonio…e le quattro giornate al teatro della Casa del Giovane con Lucia Sardo, la mamma di Peppino nel film “I cento passi”.

La lista degli eventi potrebbe allungarsi Ma a me piace pensare che senza Nicastri la storia della EDUCAZIONE alla LEGALITA’ nella nostra scuola, sarebbe stata diversa: molto più formale e meno sostanziale.”

Gaspare D’Angelo

Nella foto il Preside Michele Nicastri si trova vicino a Giovanni Impastato, tra gli studenti della sua scuola.

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#NOIRICORDIAMOTUTTELEVITTIMEINNOCENTIDIMAFIA

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Come Casa Memoria Impastato aderiamo all’iniziativa di Libera contro le mafie.

“In questi giorni di emergenza è fondamentale rimanere a casa. Ma la memoria non si ferma come non si ferma il ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie. Quest’anno il 21 marzo sarà social per far sentire la nostra vicinanza a tutti i familiari delle vittime innocenti delle mafie.”

Quindi anche noi di Casa Memoria Impastato oggi 21 Marzo ricordiamo tutte le vittime innocenti di mafia in questa giornata di memoria e impegno.

#noiricordiamotuttelevittimeinnocentidimafia #noiricordiamopeppinoimpastato

#iorestoacasa #21marzo2020 #memoriaeimpegno

#casamemoriaimpastatoricordatuttelevittimeinnocentidimafia

#iorestoacasa #21marzo2020 #memoriaeimpgno

Anche i ragazzi/e di Radio Aut Young e Casa Memoria aderiscono alla giornata

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Covid-19: Quale futuro? Di Giovanni Impastato

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In queste terribili giornate mi vengono subito in mente i ricordi del passato, di una vita diversa più vera ed autentica di quella che abbiamo trascorso in questi anni, nei quali si è quasi smarrito il valore umano della nostra esistenza.

Purtroppo abbiamo dovuto aspettare il Corona Virus con tutte le gravi conseguenze che ci sta causando per iniziare a riflettere e a valorizzare quello che era per tutti noi superato, poco considerato e nello stesso tempo bruciato dalla nostra corsa frenetica verso un consumismo dove l’economia è riuscita a dominare su tutto distruggendo i veri valori umani. Il mio pensiero va subito ai racconti di mia madre durante le lunghe notti d’inverno accanto al braciere, ci parlava della guerra che lei aveva vissuto, della fame e della miseria esistente ancora prima della ricostruzione del nostro paese. Per non parlare dei problemi che venivano affrontati e superati dalla spontanea solidarietà di tutte le persone che resistevano con tenacia e che si aiutavano l’uno con l’altro. Ricordo che aveva paura per noi e si augurava che quei tempi non tornassero mai, però ci metteva in guardia dalle insidie e dai pericoli della vita. La stessa paura che io ho nel guardare i miei due nipotini. Noi eravamo due fratelli piccoli e spensierati, ascoltavamo con interesse quando ci parlava del regime fascista, del confino di nostro padre ad Ustica e di tutte le brutture che avevano lasciato la guerra e il fascismo. Proprio in questi giorni la mia memoria viene alimentata da questi ricordi che si legano alle preoccupazioni di mia madre in quegli anni. Adesso stiamo vivendo momenti che le nuove generazioni non si sarebbero mai aspettate e che nessuno aveva mai previsto.

Pensavamo tutti di essere invincibili, eroi pieni di tatuaggi ed immuni a tutte le intemperie. Ci credevamo perfetti, non a caso si correva e non c’era il tempo di riflettere, non c’era il tempo per stare assieme. Oggi improvvisamente scopriamo che tutto quello che rincorrevamo rischia di apparire, davanti a noi, un’illusione dettata da un potere che ci impediva di uscire dalle sue regole neo-liberiste. In questi giorni leggo sui giornali e sui Social alcune testimonianze sconvolgenti che mi hanno fatto capire che alcune nostre abitudini di vita erano sbagliate e sotto certi aspetti anche disumane. Racconti come quello della signora che finalmente ha scoperto la gioia di stare accanto ai suoi bambini e di assaporare il calore della sua casa. I canti dai balconi e i messaggi di solidarietà che arrivano dal vicinato, finalmente scopriamo che di fronte a noi abitano degli esseri umani con cui bisogna scambiare uno sguardo ed un saluto. Questo non avveniva prima, non ci conoscevamo l’uno con l’altro e si correva, perché eravamo sempre in ritardo.

Oggi ci siamo fermati, il Coronavirus ci ha bloccati tutti senza guardare in faccia nessuno e senza distinzioni, ha bloccato anche noi, in 42 anni della nostra storia nessuno era riuscito a farci chiudere le porte di Casa Memoria aperte da mia madre dopo l’uccisione di Peppino e adesso purtroppo è successo, anche se noi siamo pronti a reagire e andare avanti. Il coronavirus ha bloccato anche alcuni giovani che uscivano da casa dopo la mezzanotte per andare nelle discoteche per poi rientrare nella mattinata carichi di alcol e di droga, ha bloccato gli aperitivi del tardo pomeriggio e le palestre per rimanere tutti in forma, i parrucchieri e le estetiste che ci curavano e ci rendevano belli tutti con il ventre piatto senza peli e cellulite, ha bloccato pure i viaggi low cost di 20 euro in giro per l’Europa ed il Calcio che mai nessuno si era permesso di mettere in discussione considerando gli interessi economici che ci sono dietro.

Oggi siamo tutti a casa a leccarci le nostre ferite, nello stesso tempo per riflettere e preoccuparci di quello che può succedere in futuro. Bisogna sperare sempre bene, ma c’è un limite a tutto da rispettare senza eccedere verso un “libertinaggio” superficiale e privo di valori, ci siamo pure permessi di infrangere i limiti della dignità umana. Avere tutto ad ogni costo nel più breve tempo possibile per poi disprezzare l’essenziale che fa parte della cultura della solidarietà e dell’accoglienza.

Molta gente sta morendo, un bilancio destinato a crescere che lascerà un segno sulle nostre coscienze, auguriamoci tutti che questa desolazione che sembra interminabile possa dare un contribuito per tutti noi a diventare più sensibili ed umani di quanto lo siamo stati.

Bisogna gestire il dopo che non sarà affatto facile, evitare che questa grande crisi che verrà non ricada come sempre sulle fasce deboli del nostro sistema. Non è il momento di fare polemiche, però è giusto e corretto ammettere che alcuni settori del nostro sistema sociale sono stati sottovalutati e disprezzati, in particolare la sanità dove i nodi stanno venendo al pettine, con la grande difficoltà nel gestire questa difficile emergenza, abbiamo medici e infermieri bravissimi che si trovano a lavorare in situazioni di disagio e difficoltà causate dai continui tagli, messi persino a rischio, da soli non possono farsi carico di quello che sta accadendo, ora li chiamano eroi, c’era bisogno di questo per accorgersene? A questo punto penso sia importante sperare di andare avanti cercando di non continuare a ripetere gli stessi errori che tutti noi abbiamo fatto, rifiutando questo consumismo, questa frenesia di una vita finalizzata solo a produrre e a spendere, non cadendo però nel tranello di chi ci dirà che servono nuove regole e più autoritarismi, ma facendo rinascere dal basso valori per il bene comune. Dopo tutti questi anni dove abbiamo cancellato quello spirito che c’era nelle lotte che facevamo negli anni ‘60 e ‘70 quando i giovani chiedevano libertà e antifascismo, abbiamo visto nascere un “fascismo libertinista” che è durato fino ad ora, i lavoratori sempre più sfruttati, le lotte soffocate, cancellati i diritti elementari, ci facevano credere che la libertà fosse quella di vedere in tv seni e sederi, grandi fratelli etc. Speriamo che adesso, dopo quello che sta avvenendo, non ci diranno che dopo questo libertinismo serviranno delle leggi liberticide, per ritornare a quanto era bello il passato, quando “si stava meglio anche se si stava peggio”, e c’erano i bei valori patriarcali, “Dio, Patria e Famiglia”. Noi preferiamo la libertà, ma quella vera, dei valori, della lotta, dei grandi ideali, della solidarietà, della cultura, della democrazia, della nostra Costituzione.

Cerchiamo di dare valore ed apprezzare con umiltà quello che si presenta davanti a noi e con coraggio nel rispetto dei nostri valori non possiamo e non dobbiamo fermarci.

Casa Memoria in questo momento è chiusa, ma rimaniamo impegnati con le idee ed il coraggio di Peppino e andiamo avanti e non ci fermiamo.

Mandandovi i miei più affettuosi saluti continuiamo ad invitare tutti a restare a casa, al di fuori delle strette necessità, per permettere che tutto questo finisca prima possibile.

#IORESTOACASA #RESTIAMOACASA

Giovanni Impastato

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Tanto Vale – Rubrica di immagini e parole di Valentina Di Mercurio

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Valentina di Mercurio è una volontaria di Casa Memoria, è di Terrasini (PA),  appena maggiorenne frequenta l’ultimo anno del Liceo artistico a Palermo. Il suo mondo interiore è molto ricco, come la sua sensibilità ed i valori che ha scelto nella vita; il modo che preferisce per esprimersi è l’arte visiva. Usando colori e pennelli ed anche la tecnologia, realizza Digital Sketch dove racconta e si racconta.

Nel nostro sito la sua rubrica di immagini parlerà di Casa Memoria Impastato, di quello che avviene all’interno di queste mura da cui riecheggia la voce di Peppino e sua madre Felicia ed anche quella di tantissimi che credono e portano avanti le loro scelte di giustizia, libertà e lotta alla mafia.

Abbiamo deciso di chiamare questa rubrica Tanto Vale, a partire dall’importanza che ha, per tutti noi attivisti di Casa Memoria ed anche per i familiari di Peppino, l’impegno di una giovanissima donna, la scelta di trascorrere parte del proprio tempo in una Casa che è un presidio di libertà, questo rafforza la speranza nelle nuove generazioni. Nella rubrica ci sarà Tanto di Vale, perché lei racconterà il suo mondo che si intreccia con la storia di Casa Memoria, tramite le immagini.

Il primo Digital Sketch racconta il momento difficile che stiamo vivendo dovuto alla temporanea chiusura della casa-museo, per l’emergenza Covid-19, ma questa casa, come dice Valentina, “Respira anche nel buio del silenzio perché c’è chi combatte ancora oltre quella porta.”.

 

Per aderire alla campagna #SOSTIENICASAMEMORIAIMPASTATOELIBRERI’ per permetterci di riaprire la Casa Museo dopo l’emergenza covid-19 clicca qui

 

E da ora in questa rubrica daremo spazio alle immagini ed a Valentina.

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