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Tanto Vale: immagini e parole di Valentina Di Mercurio – in ricordo di Felicia, Giovanni e Fanni

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Oggi la nostra vignettista e volontaria di Casa Memoria Valentina di Mercurio, che in questi giorni sta studiando per gli esami di maturità, ci ha voluto donare una vignetta che rappresenta tre persone molto importanti, che abbiamo ricordato in questa ultima settimana.

Mamma Felicia che abbiamo sentito ancora più vicina grazie anche al film tv trasmesso su Rai 1, seguito da tantissime persone che ci hanno dato una grande emozione con il loro affetto.

Il Giudice Giovanni Falcone che abbiamo ricordato il giorno dell’anniversario della strage di Capaci in cui oltre a lui persero la vita la moglie magistrato Francesca Morvillo e agli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, uomini e donne uccisi per aver lottato contro la mafia.

Fanni Vitale una delle fondatrici del Collettivo Femminista, nato in seno al “Circolo Musica e Cultura”, a Cinisi, amica e compagna di lotte di Peppino Impastato, che abbiamo ricordato a vent’anni dalla sua prematura scomparsa.

Grazie Vale!

 

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Ricordiamo la compagna Fanni Vitale

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Oggi, a vent’anni dalla sua scomparsa, vogliamo ricordare la compagna Fanni Vitale.

Fanni è stata una delle fondatrici del Collettivo Femminista, nato in seno al “Circolo Musica e Cultura”, a Cinisi, una grande esperienza di lotta in cui le donne hanno trovato voce, hanno potuto portare avanti importanti battaglie sociali e di autodeterminazione, sfidando la cultura mafiosa e patriarcale dominante, in un periodo e in un contesto in cui anche definirsi “femministe” era già considerato eresia.

Amica e compagna di lotte di Peppino, Fanni ci ha lasciato un vivo ricordo della sua straordinaria determinazione e una grande eredità tutta al femminile, che ci accompagna quotidianamente e che vive nella memoria di chiunque l’abbia conosciuta e abbia condiviso con lei le sue idee, un’eredità impressa anche negli sguardi delle sue figlie.

Fanni fa parte di quel filo rosso della memoria, che simbolicamente lega Peppino ai suoi compagni, ritratti nell’omonimo murale che accoglie chi viene a Casa Memoria. Il murale è un’opera di Pino Manzella, marito di Fanni e compagno storico di Peppino, che con le sue opere ha contribuito negli anni a raccontare attraverso la sua arte e non solo, questa grande storia collettiva, i cui effetti sono visibili ancora oggi anche in chi si impegna quotidianamente nel rispetto di quelle idee, come la nostra Mara, figlia di Pino e Fanni, che con il suo sorriso uguale alla madre, e non solo, è segno tangibile della forza di quella grande esperienza che raccontiamo ogni giorno a Casa Memoria.

Luisa Impastato

Casa Memoria Impastato

 

Qui link you tube dove si potrà ascoltare la voce di Fanni Vitale che conduce Spazio Donna a Radio AUT. Liberamente estratto dal video-documentario sull’esperienza del collettivo “1976 – Donne a Cinisi” a cura di Paolo Chirco.

 

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Murale di Pino Manzella che si trova a Casa Memoria Impastato a Cinisi (più particolare)

In copertina foto di Paolo Chirco con al centro Fanni Vitale

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Dona il 5×1000 a Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

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Care amiche e amici

Anche quest’anno vi chiediamo di donare il vostro 5×1000 all’Associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato. Quest’anno il vostro supporto sarà ancora più prezioso viste le difficoltà che, anche a noi, ha causato l’emergenza del Covid-19; difficoltà economiche che purtroppo hanno colpito tutti, in particolare le fasce più deboli della popolazione, le piccole attività ed anche il mondo della cultura, della formazione e dell’impegno sociale.

Per rispettare il lockdown abbiamo dovuto chiudere, per la prima volta dopo 42 anni, le porte di Casa Memoria, la Casa-Museo nata per volontà di Felicia Bartolotta Impastato, madre di Peppino Impastato, attivista che ha lottato contro la mafia, ucciso il 9 maggio del 1978.

Purtroppo tutti i gruppi prenotati in questi mesi (che rappresentano la nostra principale entrata e fonte di sostentamento) sono stati annullati. Sarà difficile sostenere le spese della casa e dell’associazione. Ma lotteremo per resistere. Mantenere la promessa fatta a mamma Felicia, di tenere aperta la sua casa per continuare a raccontare alle nuove generazioni la storia di Peppino, è per noi familiari, attivisti e volontari, molto importante, questa casa è infatti un luogo di incontro e confronto, presidio di libertà e democrazia, simbolo di lotta alla mafia e punto di riferimento per tanti.

Grazie a voi e al vostro contributo per noi sarà più facile continuare a tenere aperta la porta di Casa Memoria, per ricordare mamma Felicia e Peppino Impastato. Sarà possibile mantenere l’impegno di verità e giustizia; Felicia diceva ai tanti studenti che varcavano le porte della sua casa: “La mafia si sconfigge con la cultura e non con le armi” e noi, ancora oggi, cerchiamo di rendere la sua casa un luogo di cultura, memoria, impegno ed idealità.

Ogni giorno incontriamo centinaia di ragazzi e ragazze, continuiamo a far vivere la voce di Peppino e a trasmettere il suo messaggio contro la mafia, contro ogni forma di oppressione e per la giustizia sociale.

Come useremo il vostro 5 per mille

  • Per finanziare i costi di mantenimento di Casa Memoria, non usufruendo l’associazione di nessun contributo pubblico e privato.
  • Per garantire il percorso dei 100 passi e raccontare la storia di Peppino alle nuove generazioni.
  • Per organizzare la iniziative del 9 maggio in occasione dell’anniversario dell’assassinio mafioso di Peppino Impastato: dibattiti, incontri, musica, arte, teatro, corteo.
  • Per organizzare le iniziative del 7 dicembre in memoria di mamma Felicia.
  • Per potenziare i nostri mezzi di comunicazione, migliorare l’organizzazione e il fundraising.

Grazie di cuore a tutti voi, vi aspettiamo a Cinisi tutti i giorni (tranne la domenica) dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19.30, Casa Memoria, Corso Umberto I, 220, per maggiori info o prenotazione contattarci qui

Nel modulo della Dichiarazione dei redditi (730, CU, Unico) trovate il riquadro per la SCELTA PER LA DESTINAZIONE DEL CINQUE PER MILLE DELL’IRPEF.

Firmate e inserite il codice fiscale dell’Associazione 97253040824 nello spazio dedicato al “Sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale ecc”.

Per chi volesse contribuire con una sottoscrizione trova qui le informazioni.

Casa Memoria Impastato

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Scuole a contatto #distantimauniti – Liceo Aristofane di Roma

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Tantissime scuole ci stanno inviando materiali realizzati durante questi mesi. Siamo molto felici perché in questo periodo di pandemia ci sono tanto mancate le scuole che solitamente vengono a trovarci a Casa Memoria a Cinisi. Ci mancano i ragazzi ed i loro docenti, i momenti di accoglienza, di incontro, di racconto e testimonianza, ci mancano le loro domande, la loro curiosità e vitalità, i loro sguardi e sorrisi ed a volte anche le loro lacrime di commozione.

Ci è mancata molto la presenza delle scuole il 9 Maggio in corteo, quest’anno non abbiamo potuto sentire gli slogan, l’entusiasmo e la fantasia che solo le nuove generazioni sanno esprimere. Abbiamo molta fiducia nei giovani, sentiamo che hanno grandi capacità di resistenza, di reazione, ed un grande potenziale di idealità, lo hanno dimostrato anche in questi mesi di isolamento studiando a distanza ed in molti casi continuandosi a dedicare anche in percorsi di impegno. Non vediamo l’ora di riabbracciare i nostri studenti e far conoscere la storia di Peppino che con i suoi ideali di lotta alla mafia e all’oppressione può far crescere una coscienza critica in questi ragazzi e stimolare valori di libertà e democrazia.

Oggi pubblichiamo alcuni materiali che ci ha inviato il Liceo Aristofane di Roma. Ringraziamo la Dirigente Raffaella Giustizieri per il progetto NO mafia Memorial, curato dalle prof.sse PALUMBO, PIETROPAOLI, VENTURA con la partecipazione del prof. Filippo Luppi che ha realizzato con gli studenti il meraviglioso murales nelle pareti della scuola. Ringraziamo anche i professori Bassan, C. Tedeschi e Di Lorenzo che hanno collaborato.

Giovanni Impastato doveva recarsi i primi di Aprile al liceo Aristofane per incontrare i ragazzi, purtroppo l’emergenza del covid-19 non lo ha permesso, ma il progetto continuerà anche il prossimo anno. Grazie ai docenti ed agli studenti, vi abbracciamo ed appena possibile troveremo il modo per incontrarci. Un saluto speciale alla professoressa PALUMBO che è stata costantemente in contatto con noi.

In questa clip pubblicata sulla nostra pagina ufficiale di facebook troverete il percorso di creazione del murale.

Le scuole possono inviarci i loro materiali (alcuni video sono stati già pubblicati sulla pagina facebook) alla mail che trovate nei contatti.

 

Pubblichiamo sotto gli elaborati dei ragazzi e le foto del murale

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Elaborato 2

Elaborato 3

Elaborato 4

 

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Valerio

 

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Film Tv “Felicia Impastato”, 5 milioni e 27 mila volte grazie

 

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Oggi ringraziamo tutti voi amiche e amici che avete raccolto il nostro appello a restare uniti ricordando mamma Felicia, seguendo su Rai 1 la replica del film tv a lei dedicato, un film diretto dal regista Gianfranco Albano con la magistrale interpretazione di tutto il cast, a partire dall’intensa Lunetta Savino. Eravamo ottimisti dopo il 9 Maggio online e collettivo che è stato molto seguito in tutta Italia e non solo, ma né noi di Casa Memoria, né il regista e la stessa attrice protagonista potevamo immaginare un simile risultato.

Per questo diciamo 5 milioni e 27 mila volte GRAZIE, tanti grazie quanti sono stati gli spettatori che hanno fatto raggiungere al film, che è stato il programma più visto di tutta la serata, il 19.9% di share. Diciamo anche grazie a tutte quelle persone che nei giorni precedenti hanno condiviso i nostri comunicati, hanno diffuso l’appello di Giovanni Impastato; ringraziamo i giornalisti che ci hanno invitato a parlare del film e tutte le persone che ci hanno inondato, durante la serata, di un affetto immenso, commentando il film sui social, facendo entrare l’hashtag #feliciaimpastato nelle tendenze di twitter, ma soprattutto rivolgendo parole di grande affetto a Felicia, Peppino e a chi da 42 anni ha fatto di questa storia la propria ragione di vita: familiari, compagni ed il Centro siciliano di documentazione.

Il motivo che ci rende così felici non è una questione di audience o di numeri, ma una questione di esseri umani, perché dietro a queste grandi cifre ci sono pensieri, cuori, sguardi, idee, scelte e soprattutto speranze. Giovanni Impastato ha voluto lanciare una sfida culturale, in un momento di grande bisogno di impegno antimafia, per dimostrare che è possibile elevarsi culturalmente e che quando agli italiani si propone un “prodotto” valido, può esserci una buona risposta. Ringraziamo RAI 1 che ci ha dato questa possibilità, trasmettendo in prima serata la replica del film che già nel 2016, in prima tv, era stato visto complessivamente da otto milioni di spettatori.

Giorno 22 Maggio 2020 tantissime persone hanno ricordato Mamma Felicia, il suo coraggio ed il suo impegno di verità e giustizia, questo avviene quotidianamente a Casa memoria Impastato a Cinisi, una casa simbolo di resistenza, democrazia e coscienza antimafia, che rimane aperta per mantenere la promessa fatta a Felicia dai suoi familiari: continuare a tenere viva la memoria di Peppino, che ha lottato contro mafia e oppressione, coniugando la lotta politica all’impegno culturale, usando i mezzi di comunicazione per far veicolare capillarmente il suo messaggio.

In questo momento storico di grandi incertezze, successivo all’isolamento forzato a causa del covid -19, con il rischio che aumentino le diseguaglianze sociali e che le mafie possano usare il loro potere economico per far crescere consenso, condizionamento politico e controllo sociale, riteniamo che il messaggio di Peppino sia ancora più urgente e necessario. Sosteniamo quindi l’impegno sociale, culturale e pedagogico per il superamento delle logiche mafiose. Abbiamo imparato in questi mesi che si può essere distanti, ma bisogna restare uniti evitando inutili divisioni, per costruire uno spirito comunitario e unitario tra chi si batte per una società libera.

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Palermo chiama Italia al balcone, iniziative in ricordo di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina

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Quest’anno è il 28°anniversario della strage mafiosa di Capaci avvenuta il 23 Maggio 1992, costata la vita al Giudice Giovanni Falcone, alla moglie magistrato Francesca Morvillo e agli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.

A causa dell’emergenza del covid -19 non ci saranno le iniziative di piazza, quindi condividiamo l’appello della Fondazione Falcone, del Ministero dell’Istruzione (Misocial), della RAI e di Palermo Chiama Italia, per promuovere le iniziative di quest’anno: due dirette Rai in cui saranno raccontate storie del “coraggio di ogni giorno” e a cui parteciperanno anche esponenti delle istituzioni. Queste iniziative sono dedicate anche alle tante persone che con il loro impegno stanno consentendo al Paese di andare avanti in questo drammatico momento.

Alle 17.58, orario della strage, si terrà un minuto di silenzio in tutta Italia e alle ore 18.00 un flash mob: un lenzuolo bianco in ricordo di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina, ed anche di tutti gli eroi del quotidiano.

Ricordiamo Giovanni Falcone e tutti quegli uomini e donne che si sono schierati contro la mafia, combattendola cercando di affermare una nuova civiltà e i valori di democrazia e libertà.

“La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.” Giovanni Falcone.

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Tanto Vale: Immagini e parole di Valentina Di Mercurio – Il volontariato a Casa Memoria

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Valentina durante i mesi di isolamento pensa al suo volontariato all’interno di Casa Memoria, un luogo di incontri speciali e di crescita interiore.

Siamo pronti a riaprire e con l’occasione ringraziamo tutte le attiviste che in questi anni hanno aiutato i familiari di Peppino a mantenere la promessa fatta a Mamma Felicia: tenere aperta quella porta e parlare di Peppino. Ringraziamo anche le due più giovani volontarie di Casa Memoria che l’anno scorso sono state con noi ogni sabato pomeriggio e ci supportano con la loro passione e idee, Valentina Di Mercurio ed Alessia Di Ranno.

Valentina di Mercurio, l’autrice di questa rubrica è una volontaria di Casa Memoria, è appena maggiorenne e frequenta l’ultimo anno del Liceo artistico a Palermo. Il suo mondo interiore è molto ricco, come la sua sensibilità ed i valori che ha scelto nella vita; il modo che preferisce per esprimersi è l’arte visiva. Usando colori e pennelli ed anche la tecnologia, realizza Digital Sketch dove racconta e si racconta.

Per ricordare tutti insieme Felicia guardiamo giorno 22 Maggio alle ore 21:20 su Raiuno il film TV Felicia Impastato e commentiamolo sui social con l’hashtag #FeliciaImpastato.

 

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Mamma Felicia su RAI 1 il 22 Maggio 2020 #distantimauniti

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Continua il conto alla rovescia verso il 43°anniversario del 9 Maggio, nel 2021. Lo abbiamo promesso pochi giorni fa, dopo esserci incontrati ed abbracciati in tantissimi nel web con un 9 Maggio online e collettivo dedicato a Peppino Impastato; migliaia e migliaia di persone hanno seguito e partecipato creando una grande comunità, uniti anche a distanza, a dimostrare la forte adesione a questa grande storia.

Adesso siamo pronti per un nuovo passo, per stringerci ancora insieme, dando un segnale di vicinanza a quella grande madre che fu Felicia Impastato che, dal giorno dopo l’assassinio mafioso del figlio, lottò per la verità e la giustizia ed aprì le porte della sua casa continuando quel processo aggregativo e comunitario intrapreso da Peppino.

Vogliamo essere tanti e uniti per ricordarla al prossimo appuntamento che ci siamo dati, giorno 22 Maggio 2020 alle ore 21.20 seguendo insieme il film Tv “Felicia Impastato”, che sarà trasmesso su RAI 1.

Un’occasione per restare uniti, fare rete attorno alla storia di Peppino e della sua coraggiosa mamma Felicia, riflettere sul tema della lotta alla mafia proprio alla vigilia dell’anniversario della strage di Capaci dove persero la vita il Giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Ritroviamoci #distantimauniti a seguire il film tv su RAI 1, giorno 22 Maggio 2020 alle ore 21,20, ricordando Felicia e commentandolo insieme sui social tramite l’hashtag #FeliciaImpastato.

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A Silvia – Aisha Romano, donna libera

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Il 9 Maggio, durante le iniziative online dedicate a Peppino Impastato, emozionati dalla grande partecipazione, ma tristi per il mancato corteo per l’isolamento dovuto al covid-19, virus che ha causato tanti morti, abbiamo appreso della liberazione di Silvia Romano. Abbiamo esultato sentendo questo giorno, per noi così importante, ancora più significativo.

Silvia Romano è una cooperante, si trovava in Kenya per la onlus Africa Milele, come educatrice per i bambini del poverissimo villaggio di Chakama, a circa 80 km da Nairobi. Diciotto mesi fa, il 20 novembre 2018, è stata rapita, prelevata con forza da un gruppo di uomini armati di fucili e machete. Dalle indagini sembra essere emerso che dopo il sequestro, sia stata trasferita in Somalia da un gruppo islamista legato al Al-Shabaab, che da anni controlla alcune parti del territorio somalo, compiendo attacchi terroristici. La cooperante, insieme ai sequestratori, ha dovuto affrontare un lungo e faticoso viaggio per superare il confine e raggiungere la Somalia. E’ stata poi spostata in almeno sei abitazioni diverse, perché i suoi carcerieri riuscivano ad anticipare le operazioni delle forze di sicurezza. Nel corso dell’interrogatorio, dopo la sua liberazione, Silvia ha detto di essere stata trattata bene, di non aver subito violenze fisiche e di essersi volontariamente convertita, dopo circa cinque mesi di reclusione, alla fede islamica, prendendo il nome Aisha. Ancora non si sa molto dell’operazione che ha portato alla liberazione, le trattative sarebbero cominciate molti mesi fa. Come riporta il Corriere della Sera, nel gennaio del 2020, i funzionari dell’Aise hanno ricevuto un video della ragazza in cui diceva di stare bene. Da quel momento, l’Aise, insieme alla polizia locale e ad alcuni agenti segreti turchi hanno avviato il negoziato per procedere alla liberazione.

Quello che riteniamo importante è che questa ragazza, che ha scelto di dedicarsi ai più poveri del mondo, sia stata salvata. Giorno 11 maggio abbiamo festeggiato vedendo Silvia atterrare all’aeroporto di Ciampino e ci siamo emozionati soprattutto per l’abbraccio con la sua famiglia.

Eppure non per tutti è stato così, non tutti hanno festeggiato questa liberazione.

Questo episodio ha messo in luce, per l’ennesima volta, lo stato del nostro Paese, il modo di trattare le notizie da parte di alcuni giornalisti, la strumentalizzazione che una certa politica fa della vita delle persone, come i social siano il megafono di un odio sempre più diffuso. Abbiamo assistito ad un livello di violenza verbale preoccupante, una superficialità e un senso di impunità nel diffamare, attaccare, insultare. Proprio per gli insulti e le frasi minacciose (anche di morte) rivolte a Silvia Romano sui social ed anche in un volantino ritrovato vicino casa sua, l’antiterrorismo milanese ha aperto un’indagine per minacce aggravate contro ignoti e la Prefettura di Milano sta valutando misure di protezione.

Siamo il Paese dove donne come Liliana Segre, vittima della Shoa e adesso anche Silvia Romano, cooperante di 25 anni rapita e liberata, ricevono insulti e minacce, c’è poco da sentirsi sereni.

L’attacco a Silvia Romano, che da ora vorremmo chiamare Aisha, perché è così che lei ha scelto, è stato su vari fronti: le è stata contestata la conversione all’Islam e che per salvarla sia stato pagato un riscatto, cosa di cui ancora non si ha certezza; sono solo scuse, questo comunque non sarebbe né il primo, né l’ultimo caso. Salvare una vita umana dovrebbe essere sempre una priorità.

Forse molti avrebbero preferito che non fosse mai tornata o che fosse tornata morta, che fosse stata costretta a convertirsi, che avesse subito violenze dai suoi carcerieri; forse avrebbero avuto considerazione, forse, perché, già prima del suo rilascio, gli odiatori di professione avevano cominciato ad insultarla per la sua scelta di volontariato all’estero, perché per queste persone e per la mentalità che rappresentano e diffondono, una “brava ragazza” non dovrebbe scegliere di andare in Africa, dovrebbe rimanere nel suo paese, a casa, a svolgere lavori “congeniali alle femmine” e farsi una famiglia “normale” e se proprio non potesse fare a meno di aiutare qualcuno, avrebbe dovuto pensare “solo agli italiani”. Nel momento in cui la sua scelta di donna libera e indipendente l’ha portata verso altre direzioni è scattata la sua condanna, come quella che colpisce molte donne minacciate ed uccise quotidianamente, con il silenzio o la complicità di una società ancora fortemente maschilista.

La scrittrice femminista Lea Melandri ha detto: “L’accanimento vergognoso su Silvia Romano dipende dal fatto che è giovane, è donna e pure volontaria”, “A un uomo nessuno avrebbe riservato questo trattamento ignobile. I vestiti, la religione, la gravidanza, il corpo. Le donne sono sempre state giudicate per questi aspetti della vita privata”.

Aisha è stata insultata facendo leva sul suo corpo, sulle sue scelte, attaccando la sfera interiore della fede, quella più intima dei sentimenti e della sessualità, tipico degli attacchi contro le donne. Le parole che le hanno rivolto politici, giornalisti e persone comuni sono irripetibili e vergognose, da “oca giuliva volontaria” ad altre più volgari.

Fa riflettere che ad altri rapiti di sesso maschile non sia stato riservato un simile accanimento; lo scorso anno sono stati tre gli italiani rapiti e liberati, due di loro convertiti all’islam, nessuno ne ha parlato. Evidentemente il suo essere donna ha segnato la differenza. La donna è additata come “poco di buono”, accusata di complicità con i sequestratori, violata per una seconda volta, costretta ad una nuova prigionia: chiudersi a casa per paura delle minacce dei suoi connazionali. Purtroppo il sessismo e la frustrazione di questa società che non sopporta le donne libere di scegliere la propria vita, la propria sessualità e addirittura la propria fede, non è affatto una novità, ma quando si svela con tanta evidenza, non può non farci pensare e reagire.

Si pensava che questo virus, le tante morti, l’isolamento, potessero portare ad una crescita di sensibilità, ad una riflessione personale e collettiva, ma non è così. La crescita non può avvenire spontaneamente e nemmeno perché siamo stati a casa da soli a pensare; la crescita avviene solo costruendo cultura e solidarietà, impegnandosi dal basso e tramite una riflessione comune, per il superamento di una società triste, oppressa, violenta, impregnata da logiche mafiose e maschiliste, verso una nuova rinascita ideale, sentimentale ed umana. Questo è il momento di ri-cominciare.

Evelin Costa

foto da internet

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Nel nome di Peppino ci sentiremo comunque uniti – Luisa Impastato

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Il 9 maggio per noi è una data importante, da questo balcone di solito si vede il corso di Cinisi pieno di persone, venute a ricordare Peppino, molti dei quali sono ragazzi, ed è davvero incredibile, nonostante siano passati 42 anni, pensare a quanti di loro si ispirino a Peppino, che era un ragazzo anche lui, alla sua voglia di studiare, di impegnarsi, di lottare contro le logiche mafiose e far sentire la sua voce.

Questo è un 9 maggio sicuramente insolito, fa un certo effetto vedere questo corso vuoto, così come non nego che mi emoziona molto trovarmi di nuovo qui a Casa Memoria, perché Casa Memoria non è solo la casa dove ha vissuto mia nonna, in cui ho vissuto i miei momenti con lei, non è solo la casa di Peppino, ma oggi è custode della loro memoria, è un punto di incontro e di confronto democratico, un punto di partenza ma anche di arrivo. È un luogo collettivo, simbolo di una nuova coscienza antimafia, dove, come dice spesso mio padre, è passata l’Italia migliore, quella che si impegna, che crede ancora che si possa lottare per degli ideali, che crede che l’impegno antimafia sia anche sociale e culturale e che crede che fare memoria oggi, forse più di ieri, sia un forte strumento di resistenza. Casa memoria è l’eredita morale lasciataci da mia nonna Felicia, che non si è chiusa nel suo silenzio, tra le mura di questa casa , ma al contrario ha deciso di lasciare aperte le sue porte continuando da qui a ricordare Peppino.

E fa un certo effetto anche pensare che in questi mesi per la prima volta queste porte siano rimaste chiuse e per la prima volta dopo lunghi anni non abbiamo potuto onorare il nostro impegno, la continuità del percorso tracciato da mia nonna.

In questi mesi, infatti, qui dentro avremmo dovuto incontrare migliaia di persone, soprattutto studenti, così come le scuole sarebbero state anche al centro di questo 9 maggio, che avrebbe visto sfilare in corteo scuole arrivate da ogni parte d’Italia, da quella di Cinisi a moltissimi studenti provenienti tra l’altro da quelle che sono le cosiddette zone rosse, a cui da subito è andato il nostro pensiero.

I ragazzi continueranno ad essere al centro del nostro impegno, perché è da loro e con loro che si devono iniziare a costruire le basi per un radicale cambiamento, quei ragazzi che hanno dimostrato in questi mesi una grande capacità di pazienza e resistenza, continuando a impegnarsi e a studiare da casa.

Avevamo già iniziato a lavorare a questo 9 maggio da settimane, prima che partisse il lockdown, provando, come sempre, a contestualizzare le idee e le lotte di Peppino, che per altro sono sempre tremendamente attuali, nonostante siano passati 42 anni, e ad affrontare temi diversi, insieme alle realtà con cui condividiamo la nostra esperienza quotidiana, e partendo dalle urgenze sociali che coinvolgono il nostro presente che purtroppo l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo sta gravemente contribuendo ad alimentare e alle quali sarà necessario rispondere. La crisi economica colpirà le fasce più deboli in cui la criminalità organizzata tenterà di infiltrarsi, sostituendosi alle istituzioni, se non adotteranno misure adeguate, a causa dalla condizione di povertà a cui andranno incontro milioni di persone e in cui il distanziamento non sarà più solo quello interpersonale, ma sarà conseguenza delle disuguaglianze sociali.

Inoltre si corre il rischio che ad intercettare queste istanze possa essere chi sfrutta queste emergenze per interessi personali o peggio, chi fomenta rabbia, odio e intolleranza.

Anche per questo abbiamo pensato comunque di esserci, oggi.

In questi mesi, come molti, abbiamo perso persone a noi care, con cui avevamo condiviso percorsi e battaglie, abbiamo dovuto rinunciare alla nostra libertà individuale, alla collettività, all’aggregazione, ma abbiamo sentito comunque il dovere di essere presenti in qualche modo, oggi, utilizzando i social, non in sostituzione dei rapporti umani, ma veicolando contenuti ed idee: Peppino attraverso la radio, entrava dentro le casa di tante persone che non potevano andare nei comizi perché avevano paura della mafia, e noi oggi vogliamo entrare nelle case di quelle tante persone che non possono essere qui, a parlare di ciò che lui avrebbe voluto dire ancora oggi, parlare di antimafia e giustizia sociale, ecologia, libertà.

Perché riteniamo fondamentale continuare a dare voce e sostenere chi lotta con atti di solidarietà concreti e con l’impegno sociale e continuare ad onorare la memoria di chi come Peppino si è speso per una società libera dalle prevaricazioni e le prepotenze del sistema criminale mafioso.

Siamo dalla parte di chi in questi mesi ha curato gli altri, dai medici agli infermieri, dai professori agli studenti, dai volontari ed attivisti che hanno difeso il bene comune. Siamo dalla parte di chi ha difeso la vita e la natura, di chi è rimasto a casa, ma è rimasto umano. Siamo accanto ai familiari delle vittime di mafia, che in questi giorni hanno visto la possibilità che vengano messi ai domiciliari boss mafiosi che hanno ucciso i loro cari.

Vogliamo pensare a questo fermo a cui siamo costretti dalla pandemia, come un momento di pausa dalle vite e dai ritmi frenetici a cui eravamo abituati. È un momento di seria analisi e riflessione sulle priorità da cui ripartire, dalla difesa dei nostri bambini, dei nostri anziani, delle fasce meno protette, del diritto alla libertà, alla salute, al lavoro.

Forse è proprio la difficoltà di questo momento che rende necessario ricordare Peppino comunque oggi. E nonostante ci manchi la possibilità di aggregarci, più di assembrarci, sono certa che oggi, nel nome di Peppino ci sentiremo comunque uniti.

Luisa Impastato

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