Il coraggio della memoria. Scritti, analisi e riflessioni dalla scomparsa di mamma Felicia ad oggi – libro di Giovanni Impastato

E’ appena uscito il nuovo libro di Giovanni Impastato “Il coraggio della memoria. Scritti, analisi e riflessioni dalla scomparsa di mamma Felicia ad oggi”. L’autore ha voluto dedicarlo a sua madre, la cui scomparsa avvenuta il 7 Dicembre del 2004, ha segnato un grande vuoto ed al contempo la scelta di mantenere fin da subito la promessa a lei fatta di “continuare a tenere aperta la sua Casa” e non fermarsi mai. Dopo 16 anni, è nata l’esigenza di raccontare la storia di questo arco di tempo facendo riaffiorare tanti episodi ed analisi che hanno riguardato la vicenda politica, sociale e culturale del nostro Paese. E’ un ulteriore incoraggiamento a continuare a costruire il futuro ed anche l’occasione per alimentare una discussione all’interno di quella parte della società civile che crede ancora in un possibile cambiamento. Il libro contiene un’articolata introduzione di Evelin Costa che ha collaborato con Giovanni Impastato alla ricerca e selezione dei testi.

Il libro è edito da CMI Casa Memoria Impastato, abbiamo raccolto la proposta di Giovanni Impastato per dare un messaggio di speranza in un momento di grandi incertezze; investire sulla cultura proprio in un momento di crisi ci è sembrato un contributo nei confronti di chi si dedica ogni giorno alla crescita culturale. Questo libro, nel suo piccolo, non rappresenta solo un sostegno per Casa Memoria, ma anche per quel mondo che ruota intorno alla nascita di un libro: dalla creazione, alla stampa, alla distribuzione. Giovanni Impastato ha rinunciato ai sui diritti di autore per garantire un supporto a tutti noi ed al nostro impegno quotidiano.

Siamo sicuri che per tutti quelli che lo acquisteranno sarà uno strumento di riflessione, per comprendere questi ultimi anni ed anche questo difficile momento che sta colpendo tutti. Un regalo che possiamo e ci possiamo fare in un Natale che necessiterà una grande riflessione sui valori umani e su cosa significhi costruire solidarietà e comunanza.

Grazie e buona lettura!

Associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

 

Il coraggio della memoria. Scritti, analisi e riflessioni dalla scomparsa di mamma Felicia ad oggi

di Giovanni Impastato

Formato: 14×21

Numero pagine: 272

Prezzo di copertina: € 15,00

ISBN: 978-88-940957-4-6

Per acquistarlo on line andare qui 

Tanto Vale: immagini e parole di Valentina Di Mercurio – poesie di Peppino “Era di passaggio”

La nostra vignettista Valentina Di Mercurio illustra la poesia di Peppino Impastato:

 

Il cuore batte con l’orologio

il cervello pulsa nella strada:

amore e odio

pianto e riso.

Un’automobile confonde tutto:

vuoto assoluto.

Era di passaggio.

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Violenza di genere, cultura patriarcale. Dobbiamo rassegnarci o possiamo cambiare?

Oggi 25 Novembre, giornata contro la violenza sulle donne pubblichiamo due contributi per alimentare una riflessione collettiva e invitiamo anche a seguire l’iniziativa su radio 100 passi.

Casa Memoria Impastato

 

Oggi è il 25 Novembre,  giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ed è il caso che non sia solo un momento di celebrazione dove si ascoltano ridondanti parole di cordoglio, ma che sia un giorno di lotta, impegno ed un momento concreto di riflessione che ci porti a conoscere le origini della violenza di genere, quella esercitata in nome della cultura patriarcale che colpisce persone discriminate in base al genere, ovvero la violenza compiuta dagli uomini contro le donne “in quanto donne”, che siano compagne, figlie, sorelle, madri, conoscenti, sconosciute etc, allo scopo di mantenerne la subordinazione e di annullarne l’identità attraverso la coercizione fisica o psicologica. Questa violenza è fondata su una cultura di potere e di sopraffazione non ancora superata, in Italia nel 2020 dagli ultimi dati, è stato calcolato che è stata uccisa una donna ogni tre giorni, quasi sempre in ambito domestico e quasi sempre per motivi di possesso.  E’ molto importante in un giorno come questo distinguere la violenza di genere da altre forme di violenza, proprio per comprenderne le cause e le conseguenze e non rischiare di attuare generalizzazioni che rischiano di farci perdere di vista il problema culturale e sociale. La violenza di genere che nasce dal sistema patriarcale è fortemente connessa a una società fondata su un potere esercitato non solo sul genere femminile, ma anche sulle minoranze, quello patriarcale è infatti anche un sistema omofobo, razzista e di guerra e in alcuni casi anche mafioso. E’ importante dunque mettere in discussione complessivamente questo sistema e questa cultura che si basano sull’oppressione, un sistema maschilista di cui il genere femminile è vittima, e purtroppo, in alcuni casi, anche complice.

Il processo di trasformazione di questo tipo di realtà è un percorso da fare insieme, donne e uomini. Il genere femminile dovrebbe mettere in discussione la propria complicità, superare lo status di vittima che la pone comunque in un ruolo subordinato, prendere coscienza di quanto la storia delle donne sia anche una storia di riscatto da continuare a trasmettere. Il genere maschile dovrebbe prendere coscienza della violenza di cui è stato protagonista storicamente, scegliere di rifiutarla e cambiare, valorizzare il percorso di quegli uomini che hanno cercato di fuoriuscire dalla cultura maschilista, rifiutando il ruolo di oppressori, del resto la cultura patriarcale penalizza anche quegli uomini che non sentono di voler appartenere al modello che li vuole necessariamente forti e dominanti, lo stesso che non consente e che ridicolizza la fragilità al maschile. Il cambiamento può avvenire solo se fatto insieme per fondare una società dove nessuno sia oppresso e nessuno sia oppressore.

Purtroppo dobbiamo constatare che la violenza di genere esiste ancora e non si tratta solo del cosiddetto femminicidio, dello stupro, dello stalking, ma anche di forme considerate più lievi, che però penalizzano la vita quotidiana delle donne. Le donne ancora oggi, nel 2020, devono aver paura di uscire da sole, di vestirsi come preferiscono, subiscono discriminazioni nei luoghi di lavoro, vengono molestate ed in molti casi sono doppiamente colpite perché accusate di aver provocato la violenza subita, non ricevendo nemmeno la solidarietà femminile, perché alcune donne non accettano che lo stato delle cose possa cambiare e preferiscono essere complici e portatrici della cultura dominante, probabilmente perché avendo storicamente subito e combattuto per ottenere qualche briciolo di potere, privilegio, benessere in questo tipo di società, sono portate a vedere le altre donne come rivali e non come compagne con le quali essere solidali, perché come abbiamo detto, la cultura patriarcale è fondata sullo scontro e la logica del più forte.

Un caso emblematico è quello che in questi giorni ha colpito una ragazza di 22 anni, una maestra di asilo che è stata licenziata dalla direttrice della scuola in cui lavorava. La ragazza aveva girato un video intimo con quello che allora era il proprio fidanzato, lui dopo la fine della relazione ha mostrato e divulgato ai suoi amici della chat del calcetto questo video, la moglie di uno di loro, mamma di un piccolo allievo della ragazza, ha parlato con la direttrice che ha costretto la giovane maestra alle dimissioni. Il gesto vile e vergognoso del ragazzo che ha tradito la fiducia della propria partner costituisce anche un reato chiamato “revenge porn”, è infatti un reato penale diffondere foto o video intimi senza il consenso dei protagonisti degli stessi, purtroppo però a subire le maldicenze della gente, le offese, ad essere colpevolizzata, oltre che licenziata, è stata la ragazza che non ha compiuto nessun reato se non fidarsi del suo compagno. Un aspetto molto triste di questa storia è che la giovane donna invece di ricevere la solidarietà delle mogli degli amici e della direttrice sia stata colpevolizzata fino ad essere considerata inadatta a svolgere il ruolo di maestra, secondo un’idea moralista e fuori da ogni logica per la quale un’educatrice non dovrebbe avere una propria vita sessuale, quel video infatti mostrava un momento di intimità tra due persone ed era frutto di un patto che non doveva essere assolutamente rotto; la divulgazione del video per molti è stata considerata una goliardata, mentre invece è un atto ripugnante, oppressivo, ricattatorio ed anche un reato da punire. Purtroppo il “revenge porn” è abbastanza diffuso e colpisce maggiormente le donne, soprattutto le più giovani, molte delle quali diventano vittime di ricatti di vario genere e spesso le immagini intime vengono pubblicate dai loro ragazzi come forma di punizione se vengono lasciati. Finché sarà la vittima ad essere colpevolizzata saremo complici di questi ricatti, allo stesso modo saremo complici quando si afferma che una donna viene violentata “perché aveva la minigonna”, nessun gesto, abbigliamento, comportamento giustifica la violenza sia fisica che psicologica, non dobbiamo avere esitazioni ad affermarlo, altrimenti chiedere alle donne di denunciare è solo un’ipocrisia. E’ una questione culturale che riguarda tutti, dovremmo insegnare non solo alle nostre figlie, sorelle e nipoti a saper difendere e affermare la propria libertà, ma in primo luogo ai nostri figli, fratelli e nipoti a rispettare la donna e la sua libera scelta, anche quella di lasciarli.

Possiamo cambiare questa cultura, possiamo essere consapevoli, solidali, liberi, e possiamo scegliere di lottare per un riscatto collettivo per creare una società, più umana e vivibile, in cui le differenze possano convivere in armonia, siamo in un momento di difficoltà a causa di una pandemia e forse è arrivato il momento di cambiare e ripensare ai nostri valori, alla felicità e libertà come beni collettivi. Basta solo cominciare.

Evelin Costa

 

Venticinque novembre giornata internazionale della violenza sulle donne, un venticinque novembre in un anno in cui tutte le certezze stanno venendo meno. Venticinque novembre, giornata da ricordare perché le donne oltre che denunciare la violenza che subiscono in questa società violenta, devono proporre, diventando sempre più protagoniste in un mondo che ha necessità di cambiamento, che non può più continuare ad andare avanti con il modo di pensare maschile violento e prepotente che si è affermato finora.  Venticinque novembre, giorno di denuncia della violenza degli uomini sulle donne, ma denuncia anche della violenza in tutte le sue forme, una violenza che non tiene conto dell’essere umano, che mira ad accumulare ricchezza noncurante del benessere delle persone, una violenza che è egoismo, individualismo ricerca del potere, indifferenza. Un Venticinque novembre in mezzo alla pandemia, in mezzo ad un evento che stravolge i nostri punti di riferimento e ci fa sentire tutti piccoli e fragili; anche gli uomini sono piccoli e fragili di fronte al virus che li assale, e perché allora non cominciare nuovi percorsi di collaborazione, di unione, di comprensione tra esseri umani , uomini e donne che devono affrontare grandi sfide, le grandi sfide che un mondo in cambiamento ci richiede e che necessita dell’intelligenza, dell’inventiva, della partecipazione di tutti quanti. Venticinque novembre giornata contro la violenza sulle donne in tutte le sue forme, giornata contro la violenza per un inizio di rinascita e di speranza per in mondo in cambiamento.

Maria Concetta Biundo

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Tanto Vale: immagini e parole di Valentina Di Mercurio – ricordare Peppino

La nostra Valentina racconta questo momento di difficoltà a livello mondiale, ricordare Peppino per lei è un modo per imparare a rispettare gli altri, fragili, importanti e unici come noi.

Casa Memoria in questi giorni è chiusa per il nuovo dpcm, ma continua a lavorare e ad impegnarsi.

Speriamo che questa situazione emergenziale possa presto risolversi, invitiamo tutti ad agire con prudenza e nel rispetto della salute di tutti, soprattutto dei più fragili. A presto!

 

A 45 anni dalla sua scomparsa ricordiamo Pier Paolo Pasolini, uno dei più grandi artisti e intellettuali del XX secolo. Fu ucciso il 2 Novembre del 1975, questo omicidio presenta ancora tanti punti oscuri. Peppino Impastato quando seppe dalla TV della sua morte, lanciò una scarpa verso lo schermo, moriva un grande punto di riferimento per lui. E con lui è morto un pensiero libero, audace, controcorrente, provocatorio e coraggioso.

Lo salutiamo con questa sua poesia:

 

Gli italiani

 

L’intelligenza non avrà mai peso, mai

nel giudizio di questa pubblica opinione.

Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

da uno dei milioni d’anime della nostra nazione,

un giudizio netto, interamente indignato:

irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

di questo popolo ormai dissociato

da secoli, la cui soave saggezza

gli serve a vivere, non l’ha mai liberato.

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza –

alzare la mia sola puerile voce –

non ha più senso: la viltà avvezza

a vedere morire nel modo più atroce

gli altri, nella più strana indifferenza.

Io muoio, ed anche questo mi nuoce.

Pier Paolo Pasolini

 

Nella foto in basso Giovanni Impastato a Casa Memoria accanto al manifesto dedicato a Pasolini

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A Riace vandalizzato il murale raffigurante Peppino Impastato

Apprendiamo che per l’ennesima volta è stato colpito il legame tra l’esperienza dell’ex sindaco Mimmo Lucano a Riace e la vicenda di Peppino Impastato.

L’anno scorso l’amministrazione comunale a maggioranza leghista, guidata da Tonino Trifoli, aveva fatto rimuovere il cartello in ricordo di Peppino Impastato che si trovava proprio sotto l’insegna “Riace, paese dell’accoglienza”, adesso invece è stato vandalizzato il murale raffigurante Peppino Impastato.

Sono modi per colpire i valori di solidarietà, accoglienza, libertà e lotta alla mafia, quelli che hanno caratterizzato la vita di Peppino e che sono stati al centro del sistema di accoglienza diffusa messo in atto a Riace dall’ex sindaco Mimmo Lucano, un percorso che non ha riguardato solo i migranti, ma che ha contribuito anche a valorizzare il territorio tramite la fuoriuscita dalle logiche mafiose, in particolare con forme di intervento nella gestione dei rifiuti e delle acque e mettendo al centro i valori umani di accoglienza e solidarietà.

Il murale, nato da un’idea di Francesco Cirillo, militante di sinistra da sempre vicino alle posizioni dell’ex sindaco Lucano e realizzato quest’estate all’ingresso del paese dall’artista Giusy Marruzzo, è stato coperto  con vernice bianca.

Cancellare l’immagine di Peppino significa offendere la memoria storica non solo di Peppino, ma anche di tutte le vittime di mafia che sono morte per una società libera, Peppino rappresenta un simbolo collettivo di impegno sociale di lotta alla mafia e all’oppressione ed è oggi un esempio per tantissimi giovani di tutta Italia.

Crediamo che il clima di odio di questi ultimi anni abbia contribuito ad atti vergognosi come questo, come ha detto Mimmo Lucano: “Ideali politici, giustizia e uguaglianza sociale, Peppino Impastato, accoglienza e umanità sono l’incubo delle destre e delle mafie.”

Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo.

Casa memoria Impastato