
Oggi ricorre l’anniversario dell’assassinio di Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio (in attesa del primo figlio), avvenuto il 5 agosto del 1989 a Villagrazia di Carini. A sparare furono due killer giunti a bordo di una moto. L’inchiesta ha subito molti tentativi di depistaggio contro i quali hanno preso fin da subito una netta posizione i genitori di Nino, Vincenzo e Augusta, entrambi purtroppo venuti a mancare senza aver ottenuto giustizia.
Oggi a continuare la battaglia per la giustizia sono i loro familiari ed in particolare il giovane nipote Nino Morana che ha ereditato dai nonni il testimone di questa storia.
Come il nipote ha raccontato di recente, gli appunti di suo zio Nino, che si trovavano dentro un armadio, scomparvero dopo la perquisizione. Questa sparizione “era motivata a cancellare non solo la persona, ma anche il suo lavoro” che poteva rappresentare un pericolo per determinati poteri occulti. Negli anni si è anche tentato di negare la matrice mafiosa dell’omicidio e di non indagare sui rapporti tra mafia e apparati deviati dello Stato. Lo scopo del depistaggio, come da anni affermano i familiari, era occultare il ruolo dell’agente Agostino nella lotta contro la mafia, nella ricerca di latitanti, nella conoscenza delle connivenze tra Cosa Nostra e appartenenti deviati delle forze dell’ordine e dei servizi segreti, in collaborazione con il Giudice Giovanni Falcone.
La famiglia Agostino ha dovuto sopportare tante ingiustizie, tra cui la sentenza in Cassazione del 30 gennaio, che ha annullato il processo in appello per l’omicidio di Nino Agostino rinviando a nuovo giudizio Nino Madonia, mentre per Ida Castelluccio è subentrata la prescrizione del reato, perché considerata solo una vittima collaterale e non un obiettivo premeditato, mentre non è difficile comprendere che chi la uccise lo fece volutamente, perché lasciarla in vita sarebbe stato troppo rischioso, in quanto testimone scomoda di tante verità custodite insieme al marito.
Nel trentaseiesimo anniversario dell’omicidio i familiari Annunziata Agostino, Salvatore Agostino e Flora Agostino hanno deciso di presentare ricorso alla Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo, ritenendo che lo “Stato italiano non abbia adempiuto ai propri obblighi di verità e giustizia”. Una scelta fatta “per ridare dignità al corpo di quella dolce ragazza massacrata, per ridare speranza alla vita spezzata di un’ appena 19enne in attesa del suo primo figlio. La sua unica colpa fu quella di amare un giovane e valoroso poliziotto che desiderava salvare la sua terra.”
Nessuna famiglia in attesa di giustizia dovrebbe essere costretta ad affidarsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per ottenere la tutela che questo paese non è stato in grado di assicurare. La decisione di adire la Cedu giunge dopo che, nei mesi scorsi la Cassazione ha annullato l’ergastolo inflitto in primo e secondo grado al boss Antonino Madonia per l’omicidio di Agostino, ritenendo le motivazioni “manifestamente illogiche e contraddittorie” e di dichiarare la prescrizione per l’uccisione della moglie. Il ricorso è stato affidato agli avvocati Vincenzo Ragazzi e Massimo Ferrante del Foro di Catania e all’avvocato Giovanni Romano del Foro di Benevento.
Come Casa Memoria Impastato siamo con i familiari di Nino e Ida, sostenendo anche questa ulteriore scelta di verità e giustizia.
