
Questi sono giorni in cui la Sicilia e una buona parte della sua popolazione vive una condizione di grande difficolta, una difficoltà di fronte alla quale, al momento, non si vedono grandi risposte politiche e di cui si sta parlando poco. Le forti piogge ripetute e persistenti degli ultimi giorni, in particolare legate al ciclone mediterraneo “Harry” hanno distrutto le coste di Sicilia, Sardegna e Calabria, con danni ingenti, situazione alla quale si è aggiunta la tragedia che si sta vivendo a Niscemi, un territorio già segnato dalla presenza del MUOS, dove da due giorni una grande frana sta mettendo a rischio la vita di tantissime persone: circa 300 famiglie (circa 1.000–1.100 persone) sono state evacuate e non potranno più rientrare nelle zone più pericolose, e sono stati chiusi importanti collegamenti viari. Il territorio di Niscemi, già fragile da un punto di vista geologico, non ha retto a questa recente emergenza climatica.
Un silenzio assordante e un senso di abbandono stanno accompagnando questi eventi, forse perché “non ci sono morti”, o forse perché c’è una tendenza a colpevolizzare la gente del meridione dinanzi alle tragedie da cui sono colpite, come se gli abusivismi e l’incuria dipendessero solo da loro, e non invece da scelte politiche nazionali, dalla corruzione e dai legami tra chi amministra le nostre regioni e le mafie, che hanno da sempre contribuito alla devastazione di questi territori. A fronte di tutto questo vediamo invece sorgere dal basso un impegno da parte di tanti volontari che si stanno adoperando in prima persona per dare aiuto a chi ha subito gravi danni.
Da anni assistiamo a una mala gestione dei nostri territori: abusati, feriti, colpiti da scelte scellerate dettate da interessi e malaffare e non basate sulla cura del bene comune. Lo segnalavano già Peppino Impastato e i suoi compagni negli anni ’60 e ’70 con le denunce e le mostre sul territorio e ambiente. Lotte attualissime in anni in cui si spende denaro pubblico per progettare opere dispendiose e inutili (come il ponte sullo stretto) in territori fragili da un punto di vista idrogeologico e ad alto rischio sismico, e non si pensa invece a curare il nostro patrimonio ambientale, per migliorare la vita degli abitanti e prevenire certi disastri.
Siamo vicini a tutti gli abitanti di Niscemi e dei territori che hanno subito e continuano a subire le conseguenze di quanto avvenuto, con la richiesta di un impegno da parte dello Stato di supportare chi sta vivendo queste difficoltà e soprattutto prevenire questi eventi che non si possono affrontare come emergenze, ma come questioni strutturali da gestire con cura e regolarità, nell’interesse del bene comune.
Casa Memoria Impastato

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Foto da internet
