Oggi 25 Novembre, giornata contro la violenza sulle donne pubblichiamo due contributi per alimentare una riflessione collettiva e invitiamo anche a seguire l’iniziativa su radio 100 passi.

Casa Memoria Impastato

 

Oggi è il 25 Novembre,  giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ed è il caso che non sia solo un momento di celebrazione dove si ascoltano ridondanti parole di cordoglio, ma che sia un giorno di lotta, impegno ed un momento concreto di riflessione che ci porti a conoscere le origini della violenza di genere, quella esercitata in nome della cultura patriarcale che colpisce persone discriminate in base al genere, ovvero la violenza compiuta dagli uomini contro le donne “in quanto donne”, che siano compagne, figlie, sorelle, madri, conoscenti, sconosciute etc, allo scopo di mantenerne la subordinazione e di annullarne l’identità attraverso la coercizione fisica o psicologica. Questa violenza è fondata su una cultura di potere e di sopraffazione non ancora superata, in Italia nel 2020 dagli ultimi dati, è stato calcolato che è stata uccisa una donna ogni tre giorni, quasi sempre in ambito domestico e quasi sempre per motivi di possesso.  E’ molto importante in un giorno come questo distinguere la violenza di genere da altre forme di violenza, proprio per comprenderne le cause e le conseguenze e non rischiare di attuare generalizzazioni che rischiano di farci perdere di vista il problema culturale e sociale. La violenza di genere che nasce dal sistema patriarcale è fortemente connessa a una società fondata su un potere esercitato non solo sul genere femminile, ma anche sulle minoranze, quello patriarcale è infatti anche un sistema omofobo, razzista e di guerra e in alcuni casi anche mafioso. E’ importante dunque mettere in discussione complessivamente questo sistema e questa cultura che si basano sull’oppressione, un sistema maschilista di cui il genere femminile è vittima, e purtroppo, in alcuni casi, anche complice.

Il processo di trasformazione di questo tipo di realtà è un percorso da fare insieme, donne e uomini. Il genere femminile dovrebbe mettere in discussione la propria complicità, superare lo status di vittima che la pone comunque in un ruolo subordinato, prendere coscienza di quanto la storia delle donne sia anche una storia di riscatto da continuare a trasmettere. Il genere maschile dovrebbe prendere coscienza della violenza di cui è stato protagonista storicamente, scegliere di rifiutarla e cambiare, valorizzare il percorso di quegli uomini che hanno cercato di fuoriuscire dalla cultura maschilista, rifiutando il ruolo di oppressori, del resto la cultura patriarcale penalizza anche quegli uomini che non sentono di voler appartenere al modello che li vuole necessariamente forti e dominanti, lo stesso che non consente e che ridicolizza la fragilità al maschile. Il cambiamento può avvenire solo se fatto insieme per fondare una società dove nessuno sia oppresso e nessuno sia oppressore.

Purtroppo dobbiamo constatare che la violenza di genere esiste ancora e non si tratta solo del cosiddetto femminicidio, dello stupro, dello stalking, ma anche di forme considerate più lievi, che però penalizzano la vita quotidiana delle donne. Le donne ancora oggi, nel 2020, devono aver paura di uscire da sole, di vestirsi come preferiscono, subiscono discriminazioni nei luoghi di lavoro, vengono molestate ed in molti casi sono doppiamente colpite perché accusate di aver provocato la violenza subita, non ricevendo nemmeno la solidarietà femminile, perché alcune donne non accettano che lo stato delle cose possa cambiare e preferiscono essere complici e portatrici della cultura dominante, probabilmente perché avendo storicamente subito e combattuto per ottenere qualche briciolo di potere, privilegio, benessere in questo tipo di società, sono portate a vedere le altre donne come rivali e non come compagne con le quali essere solidali, perché come abbiamo detto, la cultura patriarcale è fondata sullo scontro e la logica del più forte.

Un caso emblematico è quello che in questi giorni ha colpito una ragazza di 22 anni, una maestra di asilo che è stata licenziata dalla direttrice della scuola in cui lavorava. La ragazza aveva girato un video intimo con quello che allora era il proprio fidanzato, lui dopo la fine della relazione ha mostrato e divulgato ai suoi amici della chat del calcetto questo video, la moglie di uno di loro, mamma di un piccolo allievo della ragazza, ha parlato con la direttrice che ha costretto la giovane maestra alle dimissioni. Il gesto vile e vergognoso del ragazzo che ha tradito la fiducia della propria partner costituisce anche un reato chiamato “revenge porn”, è infatti un reato penale diffondere foto o video intimi senza il consenso dei protagonisti degli stessi, purtroppo però a subire le maldicenze della gente, le offese, ad essere colpevolizzata, oltre che licenziata, è stata la ragazza che non ha compiuto nessun reato se non fidarsi del suo compagno. Un aspetto molto triste di questa storia è che la giovane donna invece di ricevere la solidarietà delle mogli degli amici e della direttrice sia stata colpevolizzata fino ad essere considerata inadatta a svolgere il ruolo di maestra, secondo un’idea moralista e fuori da ogni logica per la quale un’educatrice non dovrebbe avere una propria vita sessuale, quel video infatti mostrava un momento di intimità tra due persone ed era frutto di un patto che non doveva essere assolutamente rotto; la divulgazione del video per molti è stata considerata una goliardata, mentre invece è un atto ripugnante, oppressivo, ricattatorio ed anche un reato da punire. Purtroppo il “revenge porn” è abbastanza diffuso e colpisce maggiormente le donne, soprattutto le più giovani, molte delle quali diventano vittime di ricatti di vario genere e spesso le immagini intime vengono pubblicate dai loro ragazzi come forma di punizione se vengono lasciati. Finché sarà la vittima ad essere colpevolizzata saremo complici di questi ricatti, allo stesso modo saremo complici quando si afferma che una donna viene violentata “perché aveva la minigonna”, nessun gesto, abbigliamento, comportamento giustifica la violenza sia fisica che psicologica, non dobbiamo avere esitazioni ad affermarlo, altrimenti chiedere alle donne di denunciare è solo un’ipocrisia. E’ una questione culturale che riguarda tutti, dovremmo insegnare non solo alle nostre figlie, sorelle e nipoti a saper difendere e affermare la propria libertà, ma in primo luogo ai nostri figli, fratelli e nipoti a rispettare la donna e la sua libera scelta, anche quella di lasciarli.

Possiamo cambiare questa cultura, possiamo essere consapevoli, solidali, liberi, e possiamo scegliere di lottare per un riscatto collettivo per creare una società, più umana e vivibile, in cui le differenze possano convivere in armonia, siamo in un momento di difficoltà a causa di una pandemia e forse è arrivato il momento di cambiare e ripensare ai nostri valori, alla felicità e libertà come beni collettivi. Basta solo cominciare.

Evelin Costa

 

Venticinque novembre giornata internazionale della violenza sulle donne, un venticinque novembre in un anno in cui tutte le certezze stanno venendo meno. Venticinque novembre, giornata da ricordare perché le donne oltre che denunciare la violenza che subiscono in questa società violenta, devono proporre, diventando sempre più protagoniste in un mondo che ha necessità di cambiamento, che non può più continuare ad andare avanti con il modo di pensare maschile violento e prepotente che si è affermato finora.  Venticinque novembre, giorno di denuncia della violenza degli uomini sulle donne, ma denuncia anche della violenza in tutte le sue forme, una violenza che non tiene conto dell’essere umano, che mira ad accumulare ricchezza noncurante del benessere delle persone, una violenza che è egoismo, individualismo ricerca del potere, indifferenza. Un Venticinque novembre in mezzo alla pandemia, in mezzo ad un evento che stravolge i nostri punti di riferimento e ci fa sentire tutti piccoli e fragili; anche gli uomini sono piccoli e fragili di fronte al virus che li assale, e perché allora non cominciare nuovi percorsi di collaborazione, di unione, di comprensione tra esseri umani , uomini e donne che devono affrontare grandi sfide, le grandi sfide che un mondo in cambiamento ci richiede e che necessita dell’intelligenza, dell’inventiva, della partecipazione di tutti quanti. Venticinque novembre giornata contro la violenza sulle donne in tutte le sue forme, giornata contro la violenza per un inizio di rinascita e di speranza per in mondo in cambiamento.

Maria Concetta Biundo

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