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Assistiamo ai primi effetti del “decreto Sicurezza”, come la chiusura del C.A.R.A. (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo) di Castelnuovo di Porto vicino Roma, voluta dal Viminale entro il 31 gennaio. Una struttura che ospitava circa 550 persone, alcune con permesso di soggiorno, altre richiedenti asilo. Già ieri i primi 30 ospiti sono stati portati via in pullman per raggiungere la Campania e la Basilicata. Oggi è prevista la partenza di altri 75, la destinazione è sconosciuta. Alcuni migranti hanno lasciato la struttura da soli portandosi dietro i loro poveri averi.

L’operazione, come si apprende da fonti del Viminale, nasce con il crollo del numero degli sbarchi ed era già programmata nell’ambito dello svuotamento dei grandi centri. Quello che non viene detto dai media e dalla politica, che invece parlano quotidianamente di emergenza immigrazione e di sbarchi inarrestabili (creando panico nella popolazione), è proprio che non ci sono quasi più sbarchi, molti immigrati muoiono in mare e non riescono ad approdare e la maggior parte rimangono bloccati nei lager della Libia.

Il centro di Castelnuovo di Porto, attivo da oltre 10 anni, si è distinto per i progetti di integrazione. Con la decisione di chiuderlo diverse persone saranno costrette a lasciare il luogo dove avevano cominciato a costruire una nuova vita, i bambini dovranno abbandonare la scuola, molti giovani interromperanno i progetti di integrazione che stavano portando avanti da tempo. Saranno buttati via anni di impegno e buon lavoro per un’accoglienza fatta di progetti educativi, inserimento scolastico, corsi ricreativi, iscrizioni alle associazioni sportive del territorio, collaborazioni volontarie e lavori socialmente utili.

Ieri si è svolto un corteo pacifico di solidarietà a cui hanno partecipato tanti cittadini di Castelnuovo tra cui il Sindaco ed il Parroco, per dare vicinanza agli ospiti del C.A.R.A. in via di trasferimento ed anche ai lavoratori che operano nella struttura, psicologi, mediatori, educatori etc, che rischiano di perdere improvvisamente il lavoro. Durante la manifestazione tanti gli abbracci e pianti da parte dei migranti che dall’oggi al domani si troveranno da soli, a rischio di marginalizzazione, separati tra loro o portati in luoghi sconosciuti. Oggi dalle prime ore del mattino tanti cittadini italiani solidali hanno portato borse e valige piene di vestiti pesanti. I migranti saranno infatti trasferiti anche in luoghi molto più freddi del Lazio.

Crediamo che non ci sia nulla di positivo nell’agire con modalità simili, quelle di cui si parla sono persone che non possono essere sradicate senza preavviso e portate in gruppo in luoghi sconosciuti, sono esseri umani che vanno rispettati nella loro dignità. Scelte del genere, a parte gli slogan, non vanno nemmeno in direzione della sicurezza, ma proprio verso il suo opposto, perché non è l’emarginazione, ma l’inclusione a garantire la pace sociale.

Mentre apprendiamo questa notizia pensiamo a quanto accaduto anche molto vicino a noi, a Cinisi, un’esperienza che racconta la solidarietà di chi nella vita ha scelto la strada dell’accoglienza, speriamo che, come reazione alle politiche razziste, cominci un movimento dal basso di solidarietà, come il corteo a Castelnuovo, come le reazioni dei Sindaci al “decreto sicurezza”, come le azioni solidali di tante persone.

Ecco il piccolo esempio avvenuto a Cinisi.

Questa è una storia che dopo tante difficoltà ha avuto un lieto fine. Una storia vera che ha al centro le parole “solidarietà”, “impegno” e “amicizia”.

I. ed S. sono due ragazzi di appena diciotto anni arrivati in Italia da minorenni. Partiti dal Gambia, dopo aver attraversato il deserto e l’inferno della Libia, sono giunti in Italia su un barcone, uno di quelli che siamo abituati a vedere in Tv, anche se non è facile immaginare veramente cosa significhi per un ragazzino fare un viaggio sotto le intemperie, in balia del mare, stretto tra decine di sconosciuti, con il rischio della morte e la speranza nel cuore.

I ed S. sono due sopravvissuti, arrivati nella nostra terra senza famiglia. A Cinisi ricomincia la loro vita, vengono accolti in una Comunità per minori stranieri non accompagnati e grazie all’impegno degli operatori e tra mille difficoltà cominciano a integrarsi, studiano la lingua italiana, si inseriscono nel paese e cominciano anche a lavorare. Purtroppo il Sistema di Accoglienza in Italia ha tante falle ed ora è reso ancora più complicato dal nuovo “decreto sicurezza”. I ragazzi quindi, non appena raggiunta la maggior età, per “questioni burocratiche”, si ritrovano al punto di partenza, costretti a lasciare la Comunità per minori ed anche il paese di Cinisi, dove si erano ambientati. Devono rinunciare alle loro poche ma fondamentali amicizie, ai riferimenti umani ed anche al lavoro regolare che avevano finalmente trovato. Questa è una di quelle storie che purtroppo mette in luce il pregiudizio. I ragazzi in paese non trovano nessuno che voglia affittare loro una casa, pur potendola pagare. Dallo sconforto è nata però la volontà di riscatto e la speranza. Scatta la solidarietà grazie alla rete di Cinisi Solidale. Un operatore della Comunità per minori, durante una delle assemblee pubbliche dedicate alla questione di Riace, racconta la storia di questi ragazzi e nasce la voglia di fare qualcosa di concreto per loro. Padre Antonio Chimenti, parroco di Cinisi, decide di impegnarsi per questa causa in prima persona. Trova alcune difficoltà, non subito la comunità di Cinisi è pronta a superare i propri preconcetti, le false paure che ogni giorno vengono alimentate dai media, eppure grazie ad una grande tenacia di tanti, alla fine, con la garanzia della parrocchia, si trova un locatario disposto a mettere a disposizione un piccolo appartamento. Tra i parrocchiani e la rete di Cinisi Solidale si trovano mobili ed accessori per la casa e così I. ed S. potranno rimanere nel loro paese, Cinisi, un paese che amano, dove hanno amici, un lavoro e dove sperano di costruire un futuro e una nuova vita, iniziata con difficoltà, ma che grazie allo spirito umanitario ed alla solidarietà di tanti, potrà essere finalmente migliore, quella che tutti i giovani in difficoltà meritano di avere.

 

Foto da internet

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