img 1126

img 1126

 

Articolo di Giovanni Impastato

Il 7 settembre inizieranno le riprese per la realizzazione di un film tv dedicato alla figura di mia madre. Noi come Casa Memoria e come famiglia Impastato abbiamo approvato questo grande progetto, proposto da Rai1 e prodotto dalla Casa di Produzione “11 Marzo” di Matteo Levi. Si ripete per noi, ma in maniera diversa, l’esperienza vissuta precedentemente con il film “I Cento Passi”di Marco Tullio Giordana, film di grande successo, girato a Cinisi nel 1999 con il coinvolgimento di buona parte della nostra comunità e che è servito a promuovere il nostro territorio e a far conoscere la figura di Peppino Impastato in tutto il mondo, con grande rispetto per il lavoro politico di denuncia, di impegno sociale e culturale portato avanti precedentemente dalla famiglia, da compagni di militanza e dal “Centro Impastato”di Palermo. Noi, come familiari prima e come “Casa Memoria” poi, abbiamo sempre dato il nostro sostegno a chi, con progetti di varia natura, offre un tributo, e un contributo, alla storia di Peppino e a quello che questa rappresenta ancora oggi; abbiamo sostenuto molti lavori, anche e soprattutto, dal basso portati avanti con pochi mezzi economici e di grande valore come nel caso di Antonio Carella e Gregorio Mascolo, che purtroppo non hanno avuto la visibilità sperata.

La stessa cosa vale per alcuni documentari realizzati da Giovanni Minoli come “La storia siamo noi”, da Pippo Crapanzano o da Carlo Lucarelli che al contrario hanno avuto un grande successo e sono stati trasmessi dalle reti Rai nazionali. Anche Canale 5 produsse, negli anni 80, un bel lavoro sulla storia di Peppino, il primo in assoluto :”I cinque delitti Imperfetti” , tratto dal famoso libro di Claudio Fava e diretto da un grande regista come Marco Risi, poi trasmesso in prima serata con un altissimo numero di telespettatori. Purtroppo qualche altro importante progetto non è andato in porto, come nel caso del famoso regista Gillo Pontecorvo, autore di grandi capolavori cinematografici, che voleva chiudere la sua carriera  nel 1982 con un film diverso sulla mafia, lontano dai soliti stereotipi. Proprio un suo amico, l’attore Gian Maria Volontè, gli aveva consigliato di dedicarsi alla storia di Peppino che lui, come militante politico di estrema sinistra, conosceva benissimo. Forse i tempi non erano ancora maturi ed abbiamo trovato delle grandi difficoltà e parecchie resistenze, ma per noi é stata una vera emozione conoscere ed ospitare questo grande maestro del Cinema.

È dunque innegabile che il nostro rapporto con il Cinema sia stato positivo e sicuramente ha contribuito tantissimo alla nostra crescita dal punto di vista dell’impegno sociale e culturale, permettendoci di raggiungere, con la nostra storia, il grande Pubblico. Non ci saremmo mai  riusciti con i nostri poveri mezzi. Purtroppo questo modo di gestire il rapporto con il Cinema e i Mass-media, negli anni, ha scatenato nei nostri confronti delle pesanti critiche e in alcuni casi accuse vergognose che ci portiamo fino ad oggi, anche da parte di alcuni compagni che forse si sono sentiti espropriati di qualcosa che pensavano in maniera sbagliata appartenesse solo a loro, cercando di ingabbiare la figura di Peppino all’interno della sua ideologia.

Altre accuse sono arrivate da chi, in malafede, sosteneva che per i soldi ci siamo venduti Peppino, compresa mia madre. Noi abbiamo sempre avuto un grandissimo rispetto per le sue idee politiche che sono sempre state condivise e mai nascoste soprattuto quando parliamo nelle scuole ai giovani studenti, anzi ne abbiamo fatto tesoro cercando di trasmettere alle nuove generazioni il suo grande messaggio di rottura, di impegno civile, di militanza politica e di lotta alla mafia, i  ploclami rivoluzionari fatti di chiacchiere e “Tabacchieri di lignu”, come diceva mia madre, non servono più a nulla. I protagonismi e gli “eccessi di coerenza” portati avanti fino all’ossessione senza un progetto di impegno politico e culturale, in mancanza di una vera alternativa e senza una presenza attiva con proposte concrete finalizzate alla difesa della memoria di Peppino non ci portano da nessuna parte. Lo studio, l’analisi, la ricerca, la denuncia, la memoria, debbono camminare assieme con l’umiltà e la concretezza, solo in questo modo possiamo raggiungere obiettivi importanti. Infatti, in mancanza di tutto questo, non si fa altro che attaccare e criticare il lavoro degli altri, non producendo (e non facendo produrre) niente di concreto, ma causando le, ormai tipiche, rotture di sinistra che dividono invece di unire, anche se si ha un fine comune.

Su “I Cento Passi” si é detto di tutto, si sono fatte tante inutili puntualizzazioni, addirittura é stato reso  pubblico l’elenco delle scene vere e quelle ritenute false, fino al punto di arrivare a contare  i passi per verificare se corrispondevano a cento o se fossero qualcuno di meno o di più. Anche sui dialoghi, in particolare quello sulla bellezza, abbiamo assistito a delle ridicole ed inutili polemiche portate avanti da persone che forse non si sono resi conto che la sceneggiatura é stata scritta e tratta da alcune pubblicazioni e dal racconto dei familiari e di qualche compagno di Peppino e che tutto non poteva essere preso alla lettera, considerando il fatto che il Cinema ha delle precise esigenze. O semplicemente che grazie a questo lavoro cinematografico, che nulla toglie all’impegno politico di mio fratello, Peppino adesso é riconosciuto come un simbolo della lotta alla mafia, una figura di riferimento, in cui riconoscersi, un esempio da seguire in un momento storico in cui ne siamo carenti. Dobbiamo pure riconoscere che alcuni rischi di strumentalizzazione  sulla sua figura ci sono stati, fino al tentativo di costruire il Mito o l’icona con l’obiettivo di congelare tutto e far passare in secondo piano  i veri contenuti che stanno dietro la storia di Felicia e Peppino.

In questo caso dobbiamo ringraziare chi ci ha aiutato a respingere queste forme di provocazioni, in particolare Umberto Santino ed Anna Puglisi, che hanno difeso fino in fondo la sua memoria. Nello stesso tempo non siamo affatto d’accordo quando veniamo accusati di organizzare “processioni e pellegrinaggi” a Casa Memoria solo per contare “I Cento Passi” e che la gente viene soltanto per vedere i luoghi  dove é stato  girato il film. Non é affatto così e solo chi é entrato in quella casa e ha sentito la nostra storia ( e non sono affatto pochi!) può testimoniarlo. E’ veramente offensivo nei nostri confronti  pensare e sostenere una cosa del genere, pensiamo che questo “Nove Maggio” ha smentito in parte queste teorie ma in merito non ci sembra il momento di  aggiungere altro o di parlare del nostro lavoro quotidiano. Sicuramente non saremo risparmiati da altre pesantissime accuse per quanto riguarda questo film su mia madre. Dire che  ci siamo abituati non mi sembra affatto giusto, é opportuno tenere conto delle critiche costruttive che ci aiutano a crescere, il confronto per noi é stato sempre importante, aprire un dialogo con culture e realtà diverse dalla nostra ci ha aiutato tantissimo, con evidenti risultati concretizzatesi giorno dopo giorno con il lavoro e la presenza attiva di Casa Memoria, che , in continuità con ” il lavoro” estenuante portato avanti da mia madre, mantiene viva la memoria di Peppino, con il contributo determinante del Centro Impastato. Se non ci fosse stata la presenza attiva del Centro Impastato a partire dagli anni 70, ancora prima dell’assassinio mafioso di Peppino, sicuramente la nostra storia avrebbe preso una piega diversa. Non penso che saremmo qui a parlare della prima manifestazione nazionale contro la mafia, dei depistaggi, dei processi con le sentenze di condanna contro i suoi assassini, della famosa relazione della commissione Antimafia e forse anche di Cinema e di tutto il resto che fa parte della nostra storia e che in molti conoscono.

Per concludere, mi sembra giusto ringraziare queste persone che fra qualche giorno con la loro troupe, invaderanno le strade del nostro paese: tecnici, operatori, attori, scenografi, sceneggiatori, fotografi e registi, persone che ho conosciuto e che stanno vivendo con emozione ed entusiasmo questo momento importante. Tutti si sono legati alla figura di mia madre e ognuno di loro, da quello che ho potuto notare, cercherà di dare il massimo. Per quanto riguarda il film non vogliamo anticiparvi nulla. Vi diciamo soltanto  che l’attrice che assumerà il ruolo di Felicia mia madre sarà Lunetta Savino, molto brava e conosciuta dal pubblico italiano. Il Regista sarà Gianfranco Albano, autore di film tra i più impegnati per la televisione, come ” Brancaccio ” a “il Figlio della Luna”. La sceneggiatura é stata scritta da Monica Zappelli e da Diego De Silva.

Noi ci auguriamo che questo lavoro possa servire a rendere sempre viva la figura di mia madre Felicia, che ha lottato con il suo grande dolore, non chiudendosi in esso, come imponeva la consuetudine mafiosa, ma trasformandolo in forza e desiderio di giustizia, sempre alla ricerca della verità, spesse volte condannata e lasciata sola per le sue scelte coraggiose. Un vivo ringraziamento da parte nostra a RAI 1 e al produttore Matteo Levi che ha creduto fino in fondo a questo progetto. Grazie a tutti e buon lavoro.  

20150804 134428

Nella foto i due attori della fiction su Felicia: Carmelo Galati e Linda Caridi

 

 

{jcomments on}